Il problema non sono le donne con gli ombrelli, ma sono gli uomini con il potere.

3 luglio 2017 § 3 commenti

DDwTPgwW0AIMEwzIn questi giorni sta facendo discutere una foto scattata a Sulmona qualce giorno fa.

Sette uomini (tra cui un ministro e un governatore di Regione) discutono e sei donne gli fanno ombra.
C’e’ qualcosa di ancora piu’ grave dell’iconografia delle donne con l’ombrello in stile formula uno o ring di Boxe.
C’e’ quella degli uomini con il potere. Perche’ la vera cosa grave e’ che a parlare di cose serie, ci sono solo uomini. Dove sono le donne? A reggere l’ombrello? Sette di loro si’. Le altre sono altrove, altrove dal potere, perche’ le donne non hanno tempo (e spesso nemmeno voglia) di perdersi nei giochi di potere. Sono troppo abituate a correre da una parte all’altra delle nostre trafficate citta’ per tenere insieme il lavoro e la famiglia. E anche se non hanno figli, hanno piu’ la tendenza a fare squadra che a fare la guerra. Non a caso anche il dibattito politico di questi giorni interno ed esterno al PD e’ tutto, rigorosamente (purtroppo) maschile.
Noi non abbiamo tempo.
Ecco se vogliamo cambiare quella fotografia dobbiamo redistribuire il tempo, una delle ricchezze della nostra era.
Questo non si fa con i bonus, non si fa con interventi “toppa”, ma si fa con politiche strutturali (una di queste la legge che tutela le partita Iva e che consentira’ alle donne “autonome” di poter avere la maternita’), si fa rendendo la paternita’ un dovere come la maternita’. Si fa (e qui ho un po’ discusso con il nostro segretario) non mettendo tra le 3 parole la parola mamma. Basta la parola donna o la parola uguaglianza che a me piace di piu’ perche’ e’ piu’ universale anche se abusata e che racchiude (per chi vuole) anche la parola mamma. Perche’ abbiamo donne che si occupano di anziani parenti che non sono necesariamente mamme. Sono quasi sempre, solo, donne il welfare del nostro tempo. Ecco, quindi serve un welfare per tutti. Serve uno Stato forte, presente: con asili, sostegno, supporto, presenza. Quella foto e’ da cambiare immediatamente, ma non dal lato degli ombrelli. Dal lato delle sedie.

Odiavo Fantozzi.

3 luglio 2017 § Lascia un commento

Odiavo Fantozzi. Non mi faceva ridere mai. Tutta quella umiliazione, quella bruttezza, quel maledetto enorme ufficio (che ci penso ogni volta che passo sotto il Palazzo della Regione Lazio). Che fastidio. La stessa cosa mi era successa con Marcovaldo di Italo Calvino.
Poi crescendo mi sono rappacificata con quella narrazione: le avventure dell’antieroe (L’impiegato!) al tempo delle ideologie, del superomismo postbellico e della mitologia operaia.

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per lunedì, luglio 3rd, 2017 su NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: