Una cosa sull’ultimo tentativo di voto dello Ius Culturae (meglio noto, erroneamente, come Ius Soli)

26 dicembre 2017 § 5 commenti

Una cosa sull’ultimo tentativo di voto dello IUS Soli (che poi è uno Ius Culturae). Ci ho pensato tanto perché questa corsa al massacro del PD per qualsiasi cosa non mi piace e spesso anche a me viene voglia di stare in silenzio per non aumentare l’entropia in questi tempi di buio e di mancanza di alternative. E poi perché è vero che mancava il 30% del PD, ma mancava anche il 20% di Liberi e Uguali (o MDP, come diavolo si chiama) però si parla solo del PD. Per non parlare della vigliaccheria fascistella del M5S che si riempie la bocca di diritti e poi li tradisce ogni volta quando deve votarli (e mi chiedo come assessori come Marco Alessandro Giusta possano tollerarlo per esempio). Però io ho la tessera del PD. E quindi non me ne frega nulla di cosa fanno gli altri. Mi frega di cosa fa o non fa il PD. Se il Senato sta aperto il 23 dicembre, si suppone che i senatori del mio partito debbano stare in aula, a meno di missioni importantissime e autorizzate dal segretario. E si suppone che se si prova a votare lo Ius Soli il PD sia presente, anche se ha notizie che gli altri faranno mancare il numero legale (che poi questa cosa che vi mettiate d’accordo tra di voi in anticipo del tipo: allora voi non venite? stiamo tranquilli, giusto? Possiamo andarcene a casa un giorno in anticipo, ecco questa cosa fa un po’ brutto e presa in giro per noi qui fuori). E’ una questione di principio. E’ una questione per cui un partito serio precetta i senatori (eh sì, abbiamo un segretario e avrebbe dovuto precettarli) e soprattutto i senatori evitano di scrivere di avere fatto bene ad andarsene a casa e stare coi figli, perché è proprio una battuta di cattivo gusto visto che si sta parlando di altri figli senza diritti. E non me ne frega nulla se state lontano da casa e non vedete l’ora di tornarci. Siete pagati per questo. Io che ho lavorato fuori casa più della metà della mia vita so cosa vuol dire, perché Natale e Capodanno, cascano di fine anno e si lavora fino all’ultimo. E’ il lavoro che ho scelto e mi piace così. Nessuno vi ha obbligato a sacrificarvi a fare i senatori anzi, adesso c’è il momento di fine legislatura della corsa alla ri-poltrona, quindi proprio schifo questo lavoro non vi fa, quindi cortesemente onoratelo fino all’ultimo. Vi paghiamo anche per questo: per essere presenti in Senato. E sì, anche solo per questione di principio, anzi, volesse Iddio, che tornassimo a mettere nella Politica qualche questione di principio.

(p.s. astenersi antipiddini di professione, come vedete l’autocritica interna sopravvive ed è il bello, irrinunciabilissimo, almeno per ora, del PD)

L’astensione e il meno peggio (e del perché l’appello al voto utile può essere inutile)

17 dicembre 2017 § Lascia un commento

C’è e ci sarà un pezzo di astensione che non andrà a votare per il meno peggio. Che si è rassegnata a pensare che il meno peggio alimenta il peggio e che forse è la causa stessa del problema. È quel meno peggio che dobbiamo fare diventare il “meglio”. Per diventare il “meglio” si deve cominciare a tagliare quei piccoli rivoli di collusione, le piccole vigliaccherie, il chiudere un occhio perché tanto “è sempre stato così”, smettere di perdonare piccoli vizi, dimenticanze, etiche borderline. Abbiamo bisogno soprattutto sui territori di ricostruire la fiducia sulle piccole cose. Di pensare che gli elettori si riconoscono (o NON si riconoscono) anche nelle facce dei riferimenti politici locali. C’è chi dall’astensione potrebbe persino saltare al peggio. Pensando che votare il peggio può radere al suolo il meno peggio. E quindi generare il meglio. Il che ha i suoi enormi rischi. Ma è pur sempre una strategia che qualcuno può pensare e che quindi va considerata. Buona domenica.

Due libri da leggere (Shernikau e Bonfigli)

10 dicembre 2017 § Lascia un commento

24852324_10155954970602838_2638172877661355331_nDue libri da leggere, due maschi. Uno morto e uno vivo. Uno nato queer (nel senso che ha educato la parola per dirsi e non il contrario), l’altro maledettamente eterosessuale.

Nel primo (Canzone d’amore da un tempo difficile, Shernikau, L’Orma, 2017) un adolescente improbabile (la casa editrice tedesca, non erano ancora gli anni settanta e nessuno credette che avesse scritto questo libro a nemmeno venti anni) viene svegliato da sua madre (come un Gregor Samsa qualsiasi e infatti di metamorfosi si tratta!) e inizia la sua giornata di merda. Un libro da far leggere a chiunque, da distribuire fuori dai cancelli delle scuole: Shernikau ci insegna come si sopravvive a 17 anni, in provincia, se sei una checca. E sì, dannazione, si può sopravvivere. Come ha fatto un ragazzo di diciassette anni ad essere Stonewall tutto da solo in una cittadina di provincia? Come ha fatto a scrivere di bullismo, di metodi di insegnamento, della crisi del maschio moderno (che ancora non esisteva)? Come ha fatto a salvarsi (al contrario di Gregor Samsa) anche se poi Shernikau morirà a 31 anni, tedesco dell’ovest che prese la cittadinanza dell’est, comunista marxista che faceva la maglia sul treno con le compagne di scuola. Come ha fatto. p.s. bellissima la storia di come Stefano Jorio, il traduttore, lo abbia scoperto nel racconto di un ossessionato da Shernikau in una discoteca Techno di Berlino.

Il secondo (Memorie dal suolo, cronache urbane di un food pusher, Matteo Bonfigli, 2017, Ed. Duende) un non più adolescente, pittore, grafico, illustratore (e cinico battutista alla Groucho Marx) si trova senza lavoro e si mette a fare il food pusher (uno di quegli omini in divisa che porta cibo a domicilio). Il libro senza dolore, senza giudizio sociale, racconta qualche mese di consegne. Con le consegne ci sono le buche di Roma, le donne che aprono in reggicalze, i citofoni in cui scompaiono i nomi. Pieno di solitudine eppure ricolmo di umanità (un’umanità imprescindibile) , a tratti sembra un fumetto in  bianco e nero, un Dylan Dog (alla fine di ogni capitolo c’è la colonna sonora che accompagna) bonelliano che vive in un altrove. Ecco questo libro è pieno di altrove: il protagonista come quando era bambino, non sopravvive al lavoro umile con la rivendicazione politica, ma con la fantasia e l’immaginazione. Forse i soli motivi per cui, in fondo, tutti sopravviviamo. Il libro di Matteo Bonfigli lo presentiamo.sabato 16 dicembre alla Libreria Equilibri alle 19. 

 

Gerusalemme: il mondo isoli Trump.

8 dicembre 2017 § Lascia un commento

wall-oIo credo che sia responsabilità del mondo cercare la pace in Medio Oriente. Credo che Europa e USA, attanagliati da un senso di impotenza per quanto accaduto durante il nazismo, non abbiano saputo gestire Israele. Credo che dovremmo smettere di restare intrappolati nell’equazione che dire che Israele deve ritirarsi dai territori occupati (e non previsti dagli accordi) contenga una sorta di antisemitismo. Credo che Gerusalemme sia una città troppo delicata per tutte le religioni per prendere una posizione così radicale come quella presa da Trump. Credo che il conflitto tra Israele e Palestina abbia giustificato troppi morti. E credo che l’Europa dovrebbe prendere per mano quel pezzo di terra e imporsi e risolvere quel conflitto. Risolvere un conflitto vuol dire azzerare tutto, fermarsi un momento e costruire qualcosa di completamente nuovo, che superi le rivendicazione delle due parti e porti ad un nuovo equilibrio. Da quel luogo e dalla sua NON risoluzione sono scaturiti odio e morte. E’ ora di dire basta. L’Europa isoli Trump in questa follia e non sia un luogo politico ignavo e vigliacco. Dovunque c’è un muro c’è un errore.

Dove sono?

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