L’astensione e il meno peggio (e del perché l’appello al voto utile può essere inutile)

17 dicembre 2017 § Lascia un commento


C’è e ci sarà un pezzo di astensione che non andrà a votare per il meno peggio. Che si è rassegnata a pensare che il meno peggio alimenta il peggio e che forse è la causa stessa del problema. È quel meno peggio che dobbiamo fare diventare il “meglio”. Per diventare il “meglio” si deve cominciare a tagliare quei piccoli rivoli di collusione, le piccole vigliaccherie, il chiudere un occhio perché tanto “è sempre stato così”, smettere di perdonare piccoli vizi, dimenticanze, etiche borderline. Abbiamo bisogno soprattutto sui territori di ricostruire la fiducia sulle piccole cose. Di pensare che gli elettori si riconoscono (o NON si riconoscono) anche nelle facce dei riferimenti politici locali. C’è chi dall’astensione potrebbe persino saltare al peggio. Pensando che votare il peggio può radere al suolo il meno peggio. E quindi generare il meglio. Il che ha i suoi enormi rischi. Ma è pur sempre una strategia che qualcuno può pensare e che quindi va considerata. Buona domenica.

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