Gli italiani di ieri sono gli stessi di oggi (e poi ci ritorno)

Come potete immaginare ho voglia di scrivere tantissime cose. Ma visto che me lo posso permettere ho deciso di stare in silenzio e fare sedimentare. Di una cosa sono certa: gli italiani di oggi, sono gli italiani di ieri. Non eravamo socialdemocratici 3 anni fa, riformatori e poi all’improvviso fascisti o stupidi che votano secondo fake news. E’ un tempo difficile in Italia come nel resto del mondo. E’ il nostro Paese con tutti i suoi limiti. Siamo un popolo strano che di sicuro dagli anni 90 in poi (con Berlusconi, con la Lega, con Di Pietro, con Renzi e infine con Di Maio) ha chiesto in tutti i modi una sola cosa: un cambiamento. Un cambiamento che voleva scardinare, in piena crisi economica, una classe politica postbellica (e i suoi figli e i suoi nipoti porta borse e sottopanza). Secondo me non esiste nessuna deriva fascista. Ne esiste una populista (sì) che anche il PD renziano in una certa forma aveva interpretato: quella di volere una rivoluzione immediata, come se dopo decenni di DC e penta partito e inciuci, quel cambiamento fosse diventato improvvisamente non procrastinabile e questo si è annodato con la crisi economica, con la fine delle ideologie, con i flussi di migranti in un paese che aveva appena finito di migrare (e che forse non ha mai finito di). Alla fine ho scritto fin troppo. Consentitemi una nota personale: un abbraccio a Matteo Renzi (che ho criticato, preso a parolacce, consigliato, implorato di fare scelte diverse per tutti questi anni, anche quando aveva il 40% e tutti gli dicevano bravo). Tutto si può dire tranne che abbia galleggiato. Ci ha provato. Non è andata. Ora aiuti la ricostruzione di un campo socialdemocratico largo e innovatore (la rottamazione ieri, 4 marzo, è comunque avvenuta) e si liberi dei cattivi consiglieri (Roma docet). Ne riparleremo. A volte è più facile costruire sul deserto che su palazzi a metà.