Siamo diventati razzisti?

Migranti. Proviamo a raccogliere le idee e a fare chiarezza.
Siamo diventati razzisti?
Un pochino sì e secondo me lo siamo diventati perché l’Italia non ha mai messo in piedi un vero sistema di integrazione. Se non esiste un sistema di integrazione esistono migliaia di uomini a cui diamo un tetto e del cibo che non hanno nulla da fare. Non ha importanza che siano bianchi, neri, africani o italiani, semplicemente quella condizione è pericolosa. Da cosa siamo spaventati? Dai parcheggiatori abusivi. Bene, sono abusivi, perché il ministro dell’Interno non interviene? Paura della criminalità organizzata? Equilibri intoccabili? Abbiamo paura delle baraccopoli, però non vogliamo costruire alloggi come accade negli altri paesi europei. Certo che le baraccopoli sono pericolose. Per chi ci vive e per chi ci vive accanto. Abbiamo paura dei ladri? Certo, persone senza un salario, per sopravvivere ruberanno come hanno fatto anche gli italiani. Anche gli italiani hanno portato le donne italiane a fare le prostitute con la promessa del matrimonio nei primi del 900 (leggetevi l’Orda di Gian Antonio Stella). Si dice: non è vero gli italiani andavano a cercare lavoro. In parte è vero: perché il lavoro c’era. Umile e schifoso. Anche per loro ci sono lavori umili e schifosi e sottopagati che nessuno vuole fare. Raccogliere i pomodori sotto il sole tutto il giorno. Pulire il culo dei nostri vecchi. Pulire i nostri bagni. Ci sono due cose che servono a questo Paese: la certezza della pena (che non va invocata quando ruba un nero o un rom) per tutti coloro che delinquono e delle carceri che siano davvero luoghi di recupero e non luoghi dove le cose peggiorano e l’integrazione. Leggete questo pezzo del 2016 e guardate cosa fa la Germania. Ah, un’ultima cosa:la maggior parte dei paesi europei che stiamo criticando perché ci lasciano da soli, sono anche quelli che hanno accolto centinaia di migliaia di italiani, se avessimo davvero le “palle di titanio” come ho letto in queste ore con riferimento a Salvini, cercheremmo di onorare la nostra storia di migranti in modo più dignitoso. Lo dico di nuovo: integrare, integrare, integrare è la sfida più grande.