Cosa non condivido dell’analisi di Renzi sulla sconfitta e due postille sul futuro.


Ho ascoltato con attenzione il discorso di Matteo Renzi in assemblea.

Sull’analisi della sconfitta:

1. se in controtendenza con le altre sinistre mondiali arrivi a prendere il 40% e poi lo dilapidi non puoi dire che tutte le sinistre perdono quindi sei nella norma. Perché da sinistra eri riuscito a catalizzare un enorme consenso perché vedevano nel PD una forZa di cambiamento soprattutto delle posizioni autoreferenziali che invece la gestione degli ultimi anni ha esaltato. C’è un motivo per questo: gli equilibri in parlamento erano diversi da quelli del partito, basta ammetterlo.

2. Vero: non si è rottamato abbastanza. Ma non solo al sud. Anche a Roma per esempio

3. Roma: non è vero che è stata una legittima decisione del PD romano. Se Matteo si fosse opposto e avesse lavorato con Marino altro che rottamazione del vero cancro della politica romana. Anche perché gli effetti di quella scelta sbagliata sono sotto gli occhi di tutti. È stato un errore romano e nazionale. Prima lo ammettiamo, prima si riparte. Persino gli elettori lo stanno dicendo in tutte le tornate elettorali romane. Persino loro. Pensate!

4. Non è vero che il PD non è stato sui social. Purtroppo c’è stato e male facendo il verso al M5S invece che raccontando le cose fatte e da fare in una strategia chiara e decisa dall’alto a cui purtroppo tutta la corte ha aderito. Ammettere di avere sbagliato nella comunicazione e nelle scelte delle persone che dettavano la strategia ufficiale ed ufficiosa sarebbe un gran passo avanti

5. Non è vero che la colpa è solo di Matteo. La colpa è di tutti quelli che non gli hanno rotto le palle quando sbagliava, quindi cambiare Renzi e tenersi il resto servirà a poco. La leadership mancata è stata soprattutto quella della dirigenza diffusa che se è mancata con Renzi mancherà anche con gli altri.

6. È vero che gli scissionisti altro non volevano che distruggere Renzi e perpetuarsi e del Paese non gliene importava nulla, ma abbiamo visto quanto contavano quindi direi che la sconfitta va cercata in casa e non in Bersani, Civati, Fassina e via dicendo

7. Rivendicare la politica Minniti significa NON capire che quella svolta la scorsa estate è stata un errore e che quella svolta ha aperto la strada al Salvini di oggi perché ha destrutturato l’identità della sinistra e autorizzato il rompete le righe anche su questo tema

8. Avere parlato di ottimismo e delle cose belle e che cominciavano a funzionare meglio dell’Italia non è stato un errore. L’errore è stato non continuare a dire in parallelo che c’erano ancora tante cose da fare e tanta crisi ancora da risolvere.

9. La politica dei bonus è stata fallimentare e non era nella natura di una sinistra moderna. Ammettere anche questo sarebbe un bellissimo passo in avanti.

Infine. Continuo a pensare che Renzi sia stata la più grande occasione di una sinistra moderna e non vedo in giro qualcosa di simile e ripetibile, non nell’immediato almeno. Ma a Renzi va il merito di avere delineato quel luogo politico che ora andrà riempito nuovamente di contenuti prima fra tutte quella che tenga insieme le sfide del precariato e le necessità di fare impresa senza conflitto sociale ma generando un circuito virtuoso di protezione e investimenti e formazione e trasformazione con una forte presenza dello Stato. Questa per me è la sfida di una sinistra moderna che non sia feticcio del passato, ma nemmeno destra: Occasione (quella di Matteo) che è fallita non per colpa di qualcuno fuori ma perché quell’occasione è stata sprecata nella gestione del partito a livello locale, nella rinuncia all’ascolto, nell’arroganza di sminuire il dissenso quando era dissenso sano. Non era facile e come ho detto prima le responsabilità non sono solo di Matteo. Ma sono diffuse e collettive.

Aggiungo: per me se il PD riparte dai potentati romani e laziali (gli intoccabili potentati romani) e sull’idea di mettere insieme tutto solo per governare (il vecchio principio veltroniano) NON ha alcuna speranza. La ricerca del leader che tenga insieme tutto l’abbiamo già sperimentata. Non serve un cumulo di sigle, interessi e poteri per ricostruire il PD (una cosiddetta Pace interna che non significa unità sulle idee) ma servono un’identità politica precisa (e quindi andrebbe innescata una dialettica interna dura e coraggiosa) e una questione morale elevata di nuovo all’ennesima potenza cosa, quest’ultima, che a mio avviso da tutti può essere rappresentata tranne che dalla classe politica romana e laziale degli ultimo venti anni.

Dico queste cose da sempre (da quando il PD aveva ancora il 40% e non le diceva quasi nessuno) e continuerò a dirle.

2 pensieri riguardo “Cosa non condivido dell’analisi di Renzi sulla sconfitta e due postille sul futuro.

  1. Condivido tutto ma credo sia troppo tardi. C’è una evidente guerra tra bande e nessuno rinuncia ad un alleato per schifo che faccia. È quello che lei ,insieme a me e a molti altri cerca non è più di casa nel pd, se mai ci fosse stato veramente. Le reazioni stizzita a Calenda e/o a suo tempo a Perotti o Marino dicono che il pd è morto e resta, come i 5s, un ufficio di collocamento. U partito che mi vada iscritto non può consentire a un personaggio come Emiliano neppure di salutare da lontano

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  2. Gentilissima amica, io, che milito a sinistra da mezzo secolo ti dico che bisogna diffidare dei tribuni, di coloro che aizzano i supporter come in curva sud, che considerano la politica come una finale della coppa del mondo, o vincere o perdere , sulla base di un gol in piu’ o in meno , per i quali l’ascolto degli altri non esiste. Coloro che li seguono è piu’ logico si iscrivano ad una setta piuttosto che ad un partito politico. Il PD( ma anche tutti gli altri partiti e movimenti ) devono ricominciare da zero , senza la fretta delle prossime elezioni, con studio, dibattito, ascolto, capacità critica. cordialmente

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