Diario di bordo di un tutore e di un migrante non accompagnato #6

Questa sera abbiamo portato Y a mangiare la tajine (dice che in questo posto la fanno come la sua mamma in Marocco). Prima di cena mi sono fermata a fare due parole coi volontari di Sant’Egidio (grazie di esistere!) che tengono aperta la scuola d’italiano tutta l’estate per capire a che punto sta con l’italiano e se quindi potrà accedere al corso per barbiere (è già diplomato barbiere in Marocco e taglia già i capelli ai ragazzi della Casa Famiglia dove è ospitato).
La sorpresa è stata che con grande fatica si è messo a leggere il menù…non so cosa si prova a vedere un bambino di 5/6 anni imparare a leggere, per noi tutti la lettura e la scrittura sono ormai riflessi incondizionati, vedere che riesce a mettere insieme (ad allineare) i suoni delle lettere, che questo genera un suono complessivo che è una “parola” e che ha un senso è come una piccola magia.

p.s. Ovviamente il fatto di avere conosciuto una coetanea italiana sta accelerando il processo di apprendimento della lingua italiana…dove non arriva lo Stato e i volontari, sta arrivando una 17enne italiana. Alla faccia del racconto di superficie, esiste un’Italia silenziosa e sommersa in direzione ostinata e contraria.