Della disobbedienza civile, di Socrate e di quello che è giusto o sbagliato.

Il tema della disobbedienza civile dei sindaci (al di là di come la si pensi) è un tema importante nel dibattito di un Stato democratico dotato di regole.
Fa bene chi sottolinea la contraddizione di Salvini che esortava i sindaci a disobbedire nell’applicazione delle Unioni Civili e fa bene anche chi ricorda quando noi sostenevamo che i sindaci non potessero disobbedire ad una legge dello Stato.
E’ un tema antichissimo affrontato da Platone nell’Apologia di Socrate dove il vecchio filosofo beve la cicuta (morte a cui fu condannato) pur pensando che fosse ingiusto per dare il messaggio che la legge dello Stato anche quando è ingiusta si deve rispettare.
Nel secolo appena passato, eppure, abbiamo imparato che la disobbedienza è stata spesso resistenza. E’ stata spesso argine alla follia degli Stati. Si pensi ai partigiani (tacciati di terrorismo) o a chi nascondeva gli ebrei per proteggerli dall’olocausto. Come ci dobbiamo porre davanti a questo tema per non scardinare il nostro senso del dovere, il nostro senso per lo Stato? Non applicare la legge sulle unioni civili cosa significava? Privare degli essere umani di un diritto. Non applicare il decreto sicurezza cosa significa? Non privare degli esseri umani di un diritto. Ecco io penso che la risposta sia qui dentro. Solo qui dentro.