Il 1994 è finito. Di giustizialismo e democrazia.

Ora che dopo anni abbiamo una lista quasi infinita di politici indagati, gettati nel fango, annientati e poi assolti in via definitiva abbiamo tre scelte: o pensiamo che lo Stato sia corrotto fino al midollo, fino a controllare i giudizi per via definitiva assolvendo persone in realtà colpevoli (sarebbe una teoria molto eversiva) o chi indaga lo fa male (e magari fa le cose in fretta per motivi mediatici e rovina le inchieste) e non riesce a produrre prove oppure lo fa in malafede sopratutto sotto elezioni (o magari alcune inchieste vengono conservate per essere fatte uscire al momento giusto).

Ecco io faccio parte di quei cittadini semplici ai quali oggi un avviso di garanzia NON fa più alcun effetto e forse non vorrei nemmeno saperlo.

Diteci le cose quando avete finito e avete le idee chiare perché molte inchieste finite in un nulla di fatto hanno cambiato la storia del Paese e questo è grave. Quindi anche la magistratura (e sono nipote di un magistrato) senta addosso la responsabilità dell’impatto mediatico che ha il loro prezioso lavoro di “terzo potere”.

Cominciamo ad invertire la tendenza che ci ha fagocitato nel 1994 e a tornare democraticamente e costituzionalmente garantisti (ovvio che le sentenze devono essere veloci, lo Stato si organizzi per fare funzionare la giustizia, perché anche una giustizia lenta NON è indice di una buona democrazia)

Gli intellettuali (gasp) e le periferie.

Si dice sempre che la politica non frequenta più le periferie e di solito a dirlo sono gli intellettuali, i giornalisti, insomma quella categoria di persone che parla di politica molto spesso, ma tenendola a distanza. Torno adesso da un pomeriggio al Parco delle Palme (siamo sulla Palmiro Togliatti) dove un gruppo di ragazzi ha animato un reading di letture e poesie (ho avuto la fortuna di ascoltare Carla Di Veroli raccontare di Settimia Spizzichino, sopravvissuta all’Olocausto, ed è stato molto toccante) e con gli esercenti della strada hanno messo su una biblioteca diffusa (Miriam Agnese Patacchiola poi qui sotto lo racconti per tutti?). C’era anche Simone del Parco di Torpignattara che è una specie di Svizzera – come dice Miriam – dei parchi autogestiti (confermo, l’ho visto è bellissimo). Ci doveva essere Alessandra Laterza e lei è come se ci fosse stata (a proposito, fissiamo questa data, sono pronta!).

Ora…

…ogni volta che finisco in luoghi di trincea a parlare del mio libro mi sento sempre dire che gli autori famosi in questi posti non ci vanno mai (me lo hanno detto in una libreria di una cittadina di provincia della Lombardia, me lo hanno detto in un paesino di Avellino e in mezzo ai monti dell’Abruzzo). Io capisco il tema del business letterario (quanta gente ci sarà, quante copie venderete, quanti giornalisti famosi amici vostri ci saranno per fare una recensione che poi magari voi ricambierete), ma se non ci andate voi scrittori famosi e intellettuali fighi, ma chi ci deve andare in questi posti? Io? Io comunque ci vado sempre, non chiedo mai quante persone ci saranno. Sono felice anche se c’è una persona, mi onora pensare che in posti così remoti qualcuno si sia letto il mio libro e voglia parlare con me. E poi finisce sempre che imparo qualcosa io, che mi smonta un pregiudizio e sopratutto finisce sempre con del vino buono e qualcosa di locale e tanta allegria e felicità. Io vado sempre via grata per l’invito. Grazie Miriam Agnese Patacchiola mi hai fatto un pomeriggio felice.