Questi mondiali femminili

Questi mondiali femminili mi stanno evocando un sacco di ricordi.
Quando ero piccola vivevo per il calcio. Ho sognato di giocare a calcio dai 3 ai 10 anni e ci giocavo ogni giorno per strada, sull’asfalto, in un piccolo paese del bergamasco.
A torello, a squadre, a gara di palleggi.
Ero l’unica femmina.
A scuola ogni tanto non mi facevano giocare solo per il fatto che ero femmina. 
Un giorno all’oratorio l’allenatore dei pulcini mi convinse che potevo entrare nella squadra dei maschi che non c’erano regole precise, l’unico problema erano gli spogliatoi.
Mi mandò a casa con una sacca con la divisa e gli scarpini e rassicurazioni per mio padre che avrei fatto la doccia nei bagni degli arbitri.
Immaginatevi la faccia di mio padre e la fine che fece quella borsa di tela piena di cose preziosissime che avevo desiderato per anni.
Poi ho giocato a calcetto, allenato una squadra amatoriale (Elisa Valeria e Giu Bucky voi ve lo ricordate di sicuro) quando la spalla lussata non mi ha più permesso di giocare.
Quando vedo queste ragazze 20 anni dopo urlare gli inni delle loro nazionali mi viene da piangere, sono quello che viene dopo, quello che poi ce la fa, quello che viene dopo le nostre lotte a mani nude contro padri, oratori, cultura, strada. Contro tutti.
Orgogliosa di voi #ragazzemondiali