Perché Calenda (e Minniti) sui migranti si sbagliano (e anche sulla globalizzazione)

Quando leggo che i migranti non arrivano più e qualcuno del PD rivendica che il merito è di Minniti (per dire che non è merito di Salvini) non posso fare a meno di pensare a quanti ne muoiono nel Mediterraneo, a quanti sono nei lager libici di cui ormai abbiamo prove evidenti (che siano lager illegali o che siano lager di stato se in Libia di stato si può parlare) e di quanti si stiano incamminando dai loro paesi per arrivare in Europa. Per inciso quello che dice Calenda è vero. 

Dopo il tweet di ieri di Calenda sui migranti difficilmente integrabili e sugli arrivi diminuiti grazie a Minniti  mi ero ripromessa di affrontare il tema con un approccio diverso.

Siamo in un momento molto complicato rispetto alla questione migranti che sta apparentemente dividendo l’Italia, ma che in realtà vede i due fronti contrapposti non incontrarsi mai sullo stesso piano.

Mi spiego meglio.

  1. c’è un pezzo di Paese razzista che sta emergendo grazie alla violenza verbale che parte del governo sta scatenando
  2. c’è un pezzo di Paese che non si considera razzista ma che ritiene che i migranti siano troppi, che vi sia un’emergenza e che gli sbarchi vadano fermati, che alla fine le ONG facciano il gioco dei trafficanti. In questa parte di Paese si è andato collocando anche un bel pezzo di PD, tutta una schiera di personaggi che si sente “razionale” e “intelligente” davanti ad un effettivo (secondo loro) problema
  3. c’è un pezzo di Paese dichiaratamente antirazzista che appoggia e finanzia le ONG che vanno recuperano i migranti in mare e che non riesce a convivere con la propria coscienza pensando di non fare nulla per salvarli, ma che spesso non si concentra su cosa accade dopo

In realtà le 3 categorie di cui sopra, come sempre, sono molto fluide e più complesse di come appaiono. Se si frequenta il mondo senza starsene seduti solo nel proprio ambiente si scopre che spesso dietro al razzismo (come dietro all’omofobia) c’è la paura. La paura legata alla sicurezza, la paura legata alla concorrenza sleale sul lavoro (e questo vale sia per i lavoratori di bassa professionalità, ma vale anche per i commercianti), la paura legata alla diversità. Si scopre anche per esempio che la categoria n°2 è una categoria politicamente cinica (chiamiamoli i Calendaminnitiani) che ritiene che dicendo che gli sbarchi debbano diminuire in fondo si sta riconquistando un pezzo di elettorato da Salvini e che recuperandolo si tornerà al governo e si farà molto meglio di Salvini. C’è anche un pezzo nella 3 categoria che non si pone minimamente nei panni di questa maggioranza (stando almeno ai sondaggi) per cercare di capire cosa sta accadendo nel Paese. Ecco io penso che la soluzione sia solo nella terza categoria di persone (e che una volta trovata quella soluzione può: riconquistare alla ragione la categoria 2 e abbassare la presa della categoria 1).

Parliamo di questo.

E’ vero che abbiamo un’emergenza in termini di quantità? No. l’Italia ospita il 7% di stranieri NON nati in Europa e solo il 3% di nati in Europa. Per capirci: l’Olanda ne ospita il 9% di non nati in Europa e il 3.4% di nati in Europa (senza contare tutti i naturalizzati e le seconde generazioni che ovviamente sono olandesi, quindi non mi venite a dire: eh però le colonie!), la Germania l’8,8% e quasi il 6% di nati in Europa, il Regno Unito l’8,6% di nati fuori dall’Europa e il 5,5% di nati in Europa. Ripeto: senza contare chi è inglese ma viene da colonie, seconde generazioni, ecc. Mi direte: è normale, questi paesi sono molto appetibili, vanno meglio di noi, quindi è giusto che abbiano più immigrati di noi.

E’ vero che abbiamo un’emergenza in termini di migranti? Certo. E’ vero. l’Italia è stata fino a qualche anno fa un porto di passaggio. Il che significa che l’Italia, in quanto punto di approdo, riceve (riceveva) tutti i migranti a prescindere dalla loro nazionalità, religione, preparazione scolastica. Molti migranti passavano dall’Italia per raggiungere parenti già integrati in altri paesi. Molti migranti arrivati da soli e magari con livelli di alfabetizzazione bassi sono rimasti in Italia e il più delle volte sono finiti a fare i braccianti, i lavoratori in nero nelle nostre terre, nelle nostre fabbriche, nei nostri cantieri. O le prostitute sulle nostre strade. Insomma sono finiti ad alimentare una sorta di economia sommersa facendo quei lavori che gli italiani NON vogliono più fare. Aggiungo che abbiamo un enorme problema di applicazione della legge. Il tema non è se un negozio cinese evade il fisco o se un migrante compie un reato. Il tema è che gli italiani sono insicuri perché in Italia far rispettare le leggi a TUTTI sembra un miraggio.

Guardate questo è un passaggio importante. Nessun italiano vuole raccogliere i pomodori. Nessun italiano vuole pulire il culo di un vecchio. Nessun italiano vuole arrampicarsi su un cantiere edile. Nessuno per quella paga. Qui si apre tutto un mondo che coinvolge il reddito minimo e il reddito di cittadinanza. E’ tutto collegato. E’ collegato anche alla competitività. Mi spiego meglio: se io ho una fabbrica di alluminio e pago la manodopera più che in Cina sul mercato globale sono destinato a fallire. Quindi ho due opzioni: pago in nero e comunque di meno i migranti (o gli italiani se lo accettano…difficile) oppure voto un governo che mi garantisce dazi ai competitor cinesi. Queste sembrano essere le uniche due soluzioni. La destra e il PD dei calendaminnitiani vi dicono questo: la globalizzazione è un casino, ripensiamola e intanto siccome non possiamo gestire i migranti, blocchiamo gli sbarchi. Non siamo cattivi, ma è l’unica strada per salvare il nostro piccolo mondo. Anche Trump e Salvini (e Corbyn qualche sovranista di sinistra) possono iscriversi a quel partito, hanno l’unico difetto di essere maleducati rispetto ai primi due.

E’ questa l’unica soluzione? Chiudere tutto o pagare in nero la gente? Secondo me no.

Esiste un’opportunità a mio avviso e questa opportunità si chiama integrazione. Per assurdo l’Italia sta vivendo quello che gli altri Paesi hanno vissuto 20/30 anni fa solo che gli altri ne hanno approfittato mentre noi ci stiamo rotolando per terra disperati. Ci sono mestieri che gli italiani non vogliono più fare anche se sono pagati il giusto e in regola.

E’ un dato di fatto. Pensate all’appello di Fincantieri, ma basta chiedere a qualsiasi imprenditore di qualsiasi lavoro che richieda manodopera specializzata. Non è vero che in Italia non c’è lavoro altrimenti non ci sarebbe spazio per moltissimi mestieri che ormai fanno solo gli stranieri. Perché li fanno gli stranieri? Perché molti di loro vive un’altra epoca rispetto alla nostra e questo è un’opportunità reciproca. L’abbiamo vissuta anche noi emigrando all’estero o da sud a nord.

L’accoglienza in Italia è un business? Sì. Buttiamo una marea di soldi per dare un tetto e cibo da migliaia di migranti senza dare loro alcuna opportunità. Questo modello di accoglienza (che NON è un modello di integrazione se non in pochi casi) genera paura ed alimenta il razzismo.

Cosa dovrebbe fare l’Italia? Ripensare il suo modello di accoglienza. I centri di prima accoglienza siano veramente dei luoghi di riconoscimento veloce (mentre spesso sono luoghi di detenzione in cui si resta per mesi, se non per anni) e nascano piccoli luoghi di professionalizzazione e di insegnamento della lingua italiana in tutta Italia in stretta collaborazione con le aziende e gli enti pubblici. Magari che siano aperti anche agli italiani (sì, è vero, abbiamo ucciso le scuole professionali!) che volessero imparare un mestiere che poi dia opportunità di lavoro. Perché no? Stiamo perdendo (e questo certo non per colpa dei migranti) tantissima professionalità che era tipicamente italiana (la carpenteria, l’edilizia, l’artigianato, ecc) perché tutti vogliono fare lavoro d’ufficio e guadagnare tanti soldi (questo è quello che sta accadendo, è naturale che accada, perché stiamo vivendo un’altra epoca come popolo rispetto a quella che vivevamo negli anni 50/60).

Come facciamo a farlo se non lo facciamo nemmeno per gli italiani? Ottima domanda. Questa è LA domanda che dovremmo farci quando pensiamo al Paese che vogliamo. La soluzione della politica basata sul consenso immediato (l’approccio dei calendaminnitiani) è sbagliato, secondo me, perché parte da una posizione di difesa dello status quo, è una politica di resa. Serve una politica di visione che dica: i migranti in mare si salvano sempre, ma abbiamo un problema. Quel problema non si risolve chiudendo i porti o diminuendo gli sbarchi, ma si risolve ripensando il Paese. Ripensare il Paese davanti ai flussi migratori significa ripensarlo (e qui veniamo a quello che DEVE accadere) per tutti, anche gli italiani. Raccontare agli italiani che è meglio chiudersi, mettere i dazi, significa raccontare al Paese dei prossimi 3/4 anni. Raccontare al Paese che i flussi migratori sono la storia dell’universo, che vanno governati, che il Paese deve ri-dotarsi di un sistema scolastico professionalizzante, che la giustizia e il rispetto delle leggi devono essere veloci ed efficaci per TUTTI, che vanno individuate soluzioni e cambiamenti profondi che portino beneficio a tutti è raccontare al Paese i prossimi 20/30 anni.