Umbria, lesson number one: back to basics

Ogni elezione locale fa storia a sé.

In Umbria vince una coalizione che non ha mai governato la Regione ma sta già governando tutti i comuni importanti. Si chiama ricambio, si chiama alternanza. Si chiama mancanza, da parte di chi ha tenuto il governo della regione per 49 anni, di capacità di rinnovamento. Ora l’alternanza nei comuni e in regione deve determinare un cambiamento forzato. Speriamo che la lezione serva. A Roma purtroppo non sembra sia servito molto, forse serve stare fuori dai giri più di un giro?

M5S al 10% (così sembra). Cosa vi aspettavate dagli elettori che votavano M5S solo per scardinare il sistema? Che gli piacesse l’alleanza col PD che in Umbria è il sistema? Per gli Umbri il cambiamento radicale è Salvini. Piaccia o no.

Un altro piccolo tema. Leggo che Salvini ha pianificato questa candidatura da almeno 2 anni. La Tesei era sindaca. La candidano in senato per darle visibilità nazionale e ora in regione. Ma con un piano che nasce da lontano. Quindi la candidata sono due anni che lavora e probabilmente incontra cittadini con questo obiettivo.

La nostra capacità di pianificazione a sinistra dove sta? Prendiamo una città a caso. Prendiamo Roma. Abbiamo un piano per evitare la Meloni sindaco? La coalizione di centro sinistra cosa aspetta a mettere in campo una candidatura e fargli fare una campagna elettorale sul territorio che non duri un mese con un candidato sconosciuto nato a tavolino come un mostro di laboratorio?

Non si vince sommando i voti dei partiti a livello locale, scordatevelo. Non funziona più, non esiste più la fedeltà al marchio.
Si vince mettendo in campo candidature che convincono e si perde mettendo in campo candidature che non convincono.
Torniamo ai basics.

Le bande armate (!)

Mi ero ripromessa di non commentare la Leopolda per molti motivi.

Per prima cosa perché la considero (ancora) una casa e un luogo che (piaccia o no) è stato importante per il Paese, un luogo in cui idee e istanze hanno trovato residenza (quando altrove si faceva fatica a pronunciarle persino) e poi sono diventate legge (ne cito due veloci Fisco 2.0 e Unioni Civili) e poi perché so che la Leopolda è sempre stato il lato bello e poi viene la parte difficile: trasformare le idee in fatti, promuovere davvero il merito e non ascoltare i canti delle classi dirigenti dei territori che saltano sul carro (quelle che saltano sempre sul carro comodo portando rendite di posizione, non le classi dirigenti in generale!)

Per cui una cosa annullava l’altra e avevo deciso di stare in silenzio, in attesa.

Leggo molto come sempre e leggo commenti alla Leopolda e compagni del PD, fatevelo dire…la rivolta alla parola “bande armate” usata da Teresa Bellanova, non si può sentire.

Per anni molti di noi – dalla provenienza più disparata – hanno denunciato cosa accadeva nei territori. I signori delle tessere. Le primarie dopate. Le regole buttate nel cesso per “farsi venire” il risultato politico o elettorale. Lo ho fatto io con un gruppo romano vastissimo che poi a furia di porte chiuse in faccia (meglio annientarci e mandarci via che ascoltarci e poi vi chiedete dove finiscono i voti) e non campando di politica si è liquefatto, lo ha fatto Marianna Madia, lo ha fatto Giovanni Bachelet che osò candidarsi alla regione Lazio contro il candidato unitario voluto da TUTTI. Tutti in qualche modo lo abbiamo pagato. Come la vogliamo chiamare questa? Lotta politica? Competizione? Scusatemi se le chiamo bande armate. E sì, è una metafora, ma rende l’idea di cosa è stato il PD e di cosa è ancora con la differenza che quella parte che si batteva per il rispetto delle regole, per la democrazia interna ora non c’è più. O ha ceduto al sistema e dal sistema è stata inglobata, o se ne è andata. Il PD ha perso completamente quel pezzo di “lottatori”, le lotte sono tornate ad essere quelle nascoste, che si risolvono nel caminetto.

Però quella battaglia è servita (credo e spero) a sensibilizzare un pezzettino di Paese ad essere attento quando vota.

Persino Più Europa nel suo atto di nascita si è fatta cammellare da quella dinamica e si (almeno per me) condannata all’estinzione politica.

Il discorso è un altro. Invece di sentirsi offesi per lesa maestà si sarebbe dovuto rispondere che nemmeno Matteo Renzi è riuscito a far fuori quelle bande armate quando è stato segretario ed è uno degli errori più grandi che gli imputo (con il caso Roma e la politica Minniti)

Caro PD e cara IV se volete riportare un pezzo di Paese a votare dovete restituire credibilità alla politica.

E a quasi 44 anni so che la credibilità non si misura sulla condivisibilità delle idee (per questo non volevo commentare la Leopolda) ma su chi si porta quelle idee sulle gambe. Non basterà qualche nome altisonante della società civile a coprire la candidatura di qualche fedele portaborse o capobastone. Almeno non a me.

Fate davvero quello dite e la gente tornerà a votare.

Ho sognato il Family Act.

Sì, in Italia serve un Family Act o più semplicemente serve trovare una strada per consentire alle famiglie italiane di fare figli.

La domanda che mi pongo da sempre, però, è: servono soldi?

Certo che servono soldi per crescere un figlio. Servono per comprare pannolini, vestiti (anche se tutte le mie amiche si stanno girando gli stessi vestiti tra i figli in un immenso gioco di valigie che a distanza di nascite si muovono da una casa all’altra), per pagare l’asilo, per pagare la baby sitter, il pediatra, i libri di scuola, i giocattoli (che secondo me i ragazzini di oggi ne hanno troppi e questo non aiuta la loro crescita, ma vabbè).

Ma se invece di dare dei soldi a chi fa figli (leggo di 240€ al mese fino a 18 anni) si erogassero servizi? Ogni voce di cui sopra, quasi tutte, potrebbero essere erogate dallo stato o da enti parificati. Non sarebbe più equo, più economico e più sicuro?

Più equo perché chi è davvero ricco poi le cose se le fa a spese sue e non graverebbe sullo stato. In ogni caso andrebbe fatta per reddito.

Più economico sempre per il motivo di cui sopra. Non eroghi a tutti, ma solo a chi accede ai servizi.

Più sicuro perché si eviterebbero le storture del tipo facciamo 5 figli così ci entrano 1200€ al mese poi sti cazzi dei figli.

Lo so che la politica dei governi appesi agli umori del proporzionale non può permettersi riforme epocali, ma sarebbe così bello fare davvero un family act. se abbiamo creato questa stronzata dei navigator, potremmo creare una task force di baby sitter (e fare un servizio civile?), una task force anche medica e di assistenza dedicata ai bambini, aprire con quei soldi asili nido in ogni quartiere, magari dando bonus alle aziende che si fanno sede di asilo (cosa che fece Prodi), incentivando le Tagesmutter condominiali, la paternità paritaria (10 giorni non sono nulla) e sopratutto obbligatoria che introdurrebbe automaticamente la parità di genere.

Ok, torno a dormire.