La Sapienza dall’altro lato.


Questa mattina ho avuto l’onore di fare un breve speech (non oso chiamarla lezione) agli studenti del Corso di Laurea magistrale in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione D’Impresa a La Sapienza.

Entrare nella mia università dall’altro lato della barricata è stato molto emozionante e come ho detto agli studenti stipati nell’aula 3 delle aule blu (quelle dove noi andavamo ogni tanto a studiare al biennio al freddo) era come un reciproco viaggio del tempo. Io a vedere com’ero 20 anni fa e loro a vedersi (o non vedersi) tra venti anni.

Parlare di innovazione e di leadership per me non è solo raccontare una storia, ma è anche raccontare la visione che i manager di domani devono avere per non fallire. Sviluppo sostenibile significa non solo avere una buona idea, ma averla in un contesto aziendale che non discrimina, che si riorganizza in funzione dei cambiamenti. Sviluppo Sostenibile è esattamente quello che dice la parola: crescita, ma sostenibile. La sostenibilità è accessibilità, è inclusione. Senza questi fattori non esiste innovazione.
Prima di me un professore ha stimato che il tempo che i manager europei passano a risolvere i conflitti in azienda pesa 700 mln di euro.

Non che il conflitto non sia una cosa sana quando è dialettica costruttiva che supera i vecchi schemi gerarchici (e tu Antonio Castagna ce lo hai insegnato benissimo).

I conflitti dannosi sono quelli che umiliano, che discriminano, che demotivano.

In mezzo al customer value (Hamburger di Mc Donald vs Hamburger di Bottura, Panda vs 500) ho raccontato loro il caso di una vignetta che ieri mi ha fatto pensare (grazie alla segnalazione di Igiaba Scego). E’ una vignetta uscita su un giornale di sinistra che aveva probabilmente uno scopo nobile e invece è il tipico epic fail comunicativo (Francesco Nicodemo che ne pensi?) che nasce dalla mancanza di ascolto autentico (altro tema importantissimo in azienda come in politica prima di prendere decisioni o indirizzi): questa vignetta racconta di una bianca enorme, quasi una dea che salva dei piccoli neri dalle acque. Grande vs Piccolo. Bianco vs Nero. Certo, voleva elogiare i salvataggi in mare. Ma finisce per contribuire ad una narrazione razzista e pietistica nei confronti della popolazione africana che emigra: inferiore, bisognosa di aiuto, meritevole di pietà e in realtà alimenta il razzismo della destra becera (sono un peso, sono un problema, sono un costo, sono inferiori, ecc).

p.s. ho sentito tanto orgoglio per essere de “La Sapienza” come lo avevamo noi all’epoca. Bello. Peccato che le infrastrutture siano ancora al palo e non mi ricordavo che la città universitaria fosse un parcheggio a cielo aperto invece che un luogo “pedonale” fatto per camminare tranquilli, respirare pulito, giocare a palla nelle pause. Non sarebbe più bello?

 

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