DDLZan: numeri e politica. Perché non è tutta colpa di Italia Viva, ma è tutta colpa di Italia Viva.


Credo che vada fatto un po’ d’ordine tra numeri e politica riguardo il #ddlzan.Il Senato è composto da 320 membri. Durante la votazione per il #ddlzan erano presenti 288 senatori.

Il #ddlzan è stato seppellito con la tagliola (in sostanza) con 154 voti a favore (della tagliola) e 131 contrari. I senatori di Italia Viva sono 16, ne erano presenti 12 (per esempio Matteo Renzi era assente), i voti mancanti era 12, ma il voto è segreto e non sappiamo chi sono questi 12.

Quindi primo punto: numericamente NON sappiamo se è colpa di Italia Viva se il #ddlzan non ha continuato a proseguire il suo cammino in parlamento. Lo dico perché il dibattito “è colpa di Italia Viva” o “è colpa del PD” va riportato sul terreno politico e non numerico.Il tema infatti è tutto politico. Il #ddlzan come è stato approvato alla Camera in prima lettura era già un enorme compromesso e ricordo a TUTTI che la legge è in discussione da più di 20 anni! Il fronte progressista alla Camera ha votato compatto e poi qualcuno ha cominciato (dopo!) a sollevare dei dubbi su due temi fondamentali: la definizione di identità di genere e la giornata facoltativa di sensibilizzazione nelle scuole (ripeto: UNA giornata facoltativa!). I due temi insieme, se stralciati, avrebbero generato una legge che:non proteggeva sopratutto i più giovani che sono i maggiori destinatari di violenza (spesso da parte di minori, quindi non perseguibili giustamente) e non dava alcun modo di portare “cultura della diversità” nelle scuolelasciava fuori un pezzo di comunità, quella più fragile perché quella non definita secondo i canoni tradizionaliPer questo tutta la comunità LGBTQI (tranne rarissime e minoritarie eccezioni e alcune pochissime femministe uniti all’estrema destra clerico-fascista) si è opposta ad ulteriori modifiche: perché era meglio niente che una legge che NON proteggeva i più deboli e li discriminava. Questo soltanto è il punto. Non era un punto ideologico. Era un punto di principio, di valori. Bene ha fatto il PD in questo caso (e forse Letta ha sbagliato ad aprire il dialogo prima del voto perché doveva sapere che quell’apertura poteva essere usata contro di lui) a non mollare. E’ stato meglio così. Nessuno di noi, nessuna delle persone che vivono sulla propria pelle gli effetti della mancanza di questa legge (la maggioranza!) non voleva una legge cambiata in quei punti. Punto, non c’è niente altro da discutere. Italia Viva si è messa fuori dal terreno progressista con quella mossa. Non con il voto, ma con la politica quando ha proposto quelle modifiche e quando accusa il PD di ideologia per avere tenuto il punto. Spero sia chiaro. Nei numeri. E nella politica.

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