Due libri da leggere (Shernikau e Bonfigli)

24852324_10155954970602838_2638172877661355331_nDue libri da leggere, due maschi. Uno morto e uno vivo. Uno nato queer (nel senso che ha educato la parola per dirsi e non il contrario), l’altro maledettamente eterosessuale.

Nel primo (Canzone d’amore da un tempo difficile, Shernikau, L’Orma, 2017) un adolescente improbabile (la casa editrice tedesca, non erano ancora gli anni settanta e nessuno credette che avesse scritto questo libro a nemmeno venti anni) viene svegliato da sua madre (come un Gregor Samsa qualsiasi e infatti di metamorfosi si tratta!) e inizia la sua giornata di merda. Un libro da far leggere a chiunque, da distribuire fuori dai cancelli delle scuole: Shernikau ci insegna come si sopravvive a 17 anni, in provincia, se sei una checca. E sì, dannazione, si può sopravvivere. Come ha fatto un ragazzo di diciassette anni ad essere Stonewall tutto da solo in una cittadina di provincia? Come ha fatto a scrivere di bullismo, di metodi di insegnamento, della crisi del maschio moderno (che ancora non esisteva)? Come ha fatto a salvarsi (al contrario di Gregor Samsa) anche se poi Shernikau morirà a 31 anni, tedesco dell’ovest che prese la cittadinanza dell’est, comunista marxista che faceva la maglia sul treno con le compagne di scuola. Come ha fatto. p.s. bellissima la storia di come Stefano Jorio, il traduttore, lo abbia scoperto nel racconto di un ossessionato da Shernikau in una discoteca Techno di Berlino.

Il secondo (Memorie dal suolo, cronache urbane di un food pusher, Matteo Bonfigli, 2017, Ed. Duende) un non più adolescente, pittore, grafico, illustratore (e cinico battutista alla Groucho Marx) si trova senza lavoro e si mette a fare il food pusher (uno di quegli omini in divisa che porta cibo a domicilio). Il libro senza dolore, senza giudizio sociale, racconta qualche mese di consegne. Con le consegne ci sono le buche di Roma, le donne che aprono in reggicalze, i citofoni in cui scompaiono i nomi. Pieno di solitudine eppure ricolmo di umanità (un’umanità imprescindibile) , a tratti sembra un fumetto in  bianco e nero, un Dylan Dog (alla fine di ogni capitolo c’è la colonna sonora che accompagna) bonelliano che vive in un altrove. Ecco questo libro è pieno di altrove: il protagonista come quando era bambino, non sopravvive al lavoro umile con la rivendicazione politica, ma con la fantasia e l’immaginazione. Forse i soli motivi per cui, in fondo, tutti sopravviviamo. Il libro di Matteo Bonfigli lo presentiamo.sabato 16 dicembre alla Libreria Equilibri alle 19. 

 

Neve, Cane, Piede.

nevecanepiedeCome sapete in queste ultime settimane ho partecipato ad un concorso letterario “Modus Legendi”. Mi sa – tra l’altro – che ho esasperato più di qualcuno e me ne scuso: ho mandato whatsapp a persone che non sentivo da anni e in qualche caso è stata un bella occasione per riprendersi.

Devo ringraziare tutti: Hacca Edizioni e la sua meravigliosa squadra, i savi di Modus Legendi che hanno selezionato 5 libri da 182, le 920 persone, anzi 919 Perché un voto era il mio, per avere dedicato il loro tempo a votar(mi), anzi a votare per “Ho dormito con te tutta la notte” (se non lo avete ancora letto a questo punto fatelo!) aderendo con allegria a questa piccola rivoluzione.

Siamo arrivati secondi e ne sono personalmente molto felice. E’ stata un competizione divertente e rivoluzionaria, non a caso editori e librerie indipendenti la stanno definendo una rivoluzione gentile. Chi votava la cinquina non doveva avere letto tutti i libri, ma votare il libro che avrebbe voluto leggere, leggendo le bellissime schede di Angelo Di Liberto. Perché? Perché è esattamente quello che vi capita quando comprate un libro. Non lo avete letto, ma il più delle volte se non avete un libraio di fiducia (a proposito Perché non abbiamo più un librario di fiducia? Di questo dovremmo parlarne, eh) lo trovate in vetrina, ne leggete una recensione su giornali importanti, insomma i libri che vi raggiungono e che avete voglia di leggere non sono libri che avete letto, ma che vorreste leggere Perché qualcuno vi ci fa inciampare. Modus Legendi si propone di farvi inciampare su libri buoni di piccole case editrici che altrimenti incontrereste con difficoltà.

Ha vinto Neve, Cane, Piede di Claudio Morandini Exorma Edizioni. Adesso così come prevede il regolamento andremo tutti a comprarlo (dovete farvi battere lo scontrino dal 12 al 18 febbraio!) per farlo andare in classifica. Cominciate ad ordinarlo, la sola cosa che dovete verificare è che la libreria faccia parte del circuito Arianna. Perché lo facciamo andare in classifica? Perché così altri lettori lo conosceranno e potranno leggerlo! Si chiama innesco di generosità letteraria.

Due parole sul libro di Claudio o meglio sul perché voglio leggerlo e regalarlo.

Non ho ancora letto “Neve, Cane, Piede” ma gennaio è stato un mese strano e questo libro “mi” sta capitando in un mese “pieno” di neve. Non è solo il libro che mi ha “battuto”.

Credo se lo sia meritato, prima cosa. Ovvio. Poi c’è qualcosa d’altro che in queste settimane è stato solo mio. Ho cominciato a leggere le “Otto Montagne” di Cognetti e ho ritrovato brandelli di ricordi. Paterni e di quel bisogno di camminare con lo stesso ritmo senza fermarsi o accelerare. Era il mantra di mio padre.

Poi l’Italia è stata travolta di neve con le conseguenze tragiche che tutti sappiamo.

Era dal 1985.

Me lo ricordo, era un gioco allora stare a casa e fare fortini nella neve, ma mi ricordo anche il sangue dal naso, perché la neve diventa ghiaccio e quando diventa ghiaccio diventa pericolosa. Poi sporca di sangue perde tutto il romanticismo. Lo avevo scordato. Ho amici in Abruzzo che hanno vissuto giorni bloccati in casa dalla neve con le scosse di terremoto che rendevano impossibile pensare alla neve come ci pensavamo e la dimenticavamo da bambini. Avevo notizie per il mio ruolo in Anas delle turbine che andavano a salvare famiglie in paesi isolati. Ed anche notizie di quelli che aspettavano le turbine. Senza luce. E tre metri di neve. Qualcuno dei miei amici più cari ha avuto dei morti questo mese. In montagna. E poi ieri. Ancora. Una mia amica geologa in lacrime, dopo l’incidente dell’elicottero nel quale sono morte due persone che conosceva, mi ha detto: E’ come se ci stesse dicendo qualcosa. Chi? Ho domandato. La montagna. La montagna e la neve mi stanno inseguendo in queste settimane. Come se mi parlassero e nel libro di Claudio c’è un solo essere umano che vive isolato in montagna e si potrebbe pensare sia un libro silenzioso invece a quando pare non lo è perché nel libro tutto parla. Anche il cane. Anche io parlo con il mio cane, a volte seriamente. E lui risponde. A volte seriamente. In queste settimane questa “somma” narrativa di neve e montagna ha esaurito il suo carico infantile. Ehi se non lo avessi ancora capito la neve e la montagna possono essere pericolose. Devi essere preparato. Devi stare accorto. Maneggiare con cura. La vita, la neve la montagna. Tutte cose da maneggiare con cautela. La lettura di libri che parlano della montagna e della sua durezza e della voce che ha, forse ci faranno bene, in questi giorni difficili. In fondo la montagna è anche il luogo della riconciliazione – persino nel Vecchio Testamento – e dobbiamo concederglielo.

Ultimi due giorni per votarmi!

Allora, in perfetta scuola Guzzanti, ho fatto anche la televendita. Pigliatela con autoironia.

Ma sopratutto per votare il mio libro “Ho dormito con te tutta la notte”per MODUS LEGENDI dovete andare RIGOROSAMENTE qui:

http://ultimapagina.net/forum/topic/749-modus-legendi-2017-la-votazione/

Vi ricordo che per votare non dovete avere letto ne’ il mio libro ne’ gli altri, il gioco funziona cosi’: una giuria di qualita’ molto ampia ha selezionato 5 libri su 182 e si propone di farvi desiderare un libro tramite delle schede d’autore, il libro che vince lo compriamo tutti insieme nella Settimana Santa e lo facciamo andare in classifica. Poi se non riuscite a dormire leggetevi la bellissima intervista che mi ha fatto Anna da Re su Chicafterfifty

Modus Legendi: se non avete ancora votato

15977123_1703664289945890_1522434807903140158_nTolgo alcuni dubbi che molti di voi mi stanno ponendo.
Non dovete avere letto tutti i libri per votare (ma siete belli che lo chiedete perche’ siete “etici”), non dovete a dire il vero nemmeno avere il letto il mio. Potete andare sulla pagina di Modus Legendi qui https://www.facebook.com/moduslegendi/?fref=ts e leggere le 5 schede.

Potete votare il libro che “vorreste” leggere esattamente come fareste entrando in libreria e comprando il libro che trovate in vetrina. Lo scopo della “competizione” (brutta parola, ma tant’e’…) e’ quello di scegliere il libro che vorreste leggere e poi tutti insieme lo compreremo nella settimana prescelta per farlo andare in classifica esattamente come fanno le case editrici che vi mettono il libro in vetrina. Capito? Ora se volete potete votarmi senza avere sensi di colpa (vi adoro per questo…)

http://ultimapagina.net/forum/topic/749-modus-legendi-2017-la-votazione/

 

 

“Ho dormito con te tutta la notte”e Modus Legendi.

Il mio libro (anche se faccio fatica a dire “mio”, i libri non sono di chi li scrivi, di certo non dopo che sono finiti, ma la lingua italiana non aiuta se non con giri di parole…) “Ho dormito con te tutta la notte” (edito da Hacca Edizioni) è entrato nella cinquina -in uno schiaffone di libri – del bellissimo progetto di Modus Legendi che si pone l’obiettivo di fare andare in classifica autori di editori piccoli seguendo un meccanismo che non risponde alle logiche commerciali.

Modus Legendi ha un obiettivo: portare in classifica [dal basso, è questa la rivoluzione, gentile come la definisce Loredana Lipperini] il libro che risulterà vincitore.

Dunque, se volete mandare “Ho dormito con te tutta la notte” in classifica, votate [rigorosamente fino al 22 gennaio] a questo link: http://ultimapagina.net/forum [basterà registrarsi tramite un account Facebook, Twitter o Google+].

E non comprate ora il libro: il tema non e’ leggere 5 libri e votarli, ma seguendo i consigli e leggendo le schede sceglierne uno e poi partecipare all’operazione di “acquisto” tutti insieme. Solo durante la “settimana santa” (sulla pagina di Modus Legendi tutte le info] andremo tutti insieme a comprare il libro che ha vinto.

Quante volte entrando in libreria vi siete sentiti bombardati come in un supermercato pensando che magari in mezzo a quelle migliaia di libri c’era un capolavoro che non avreste mai scoperto? Ecco Modus Legendi vuole dimostrare che con l’aiuto di libri e lettori che selezionano libri “belli” ma con pochi soldi per finire in vetrina, si puo’ mandare in classifica un “bel” libro.

Tre scrittori per il terremoto

Con Maura Chiulli Profilo Pieno e Luigi Pingitore abbiamo deciso di devolvere gli incassi delle vendite dei nostri libri editi da Hacca Edizioni (Hacca Edizioni) al progetto Futuro Infinito: Il terremoto dell’ottobre 2016 ha distrutto intere comunità, le loro abitazioni, il tessuto economico, produttivo e
sociale. Centinaia di comuni delle zone montane, tra i quali il comune di Visso, sono stati evacuati e le loro
comunità trasferite sulla costa adriatica. Il percorso di ricostruzione di questo territorio sarà molto lungo: è in
questo difficile contesto che si inserisce l’iniziativa Futuro Infinito immaginata dalla libreria Kindustria (Hacca Edizioni) e dalla biblioteca comunale di Visso: una biblioteca itinerante per generare, dove non ci sono piu’, luoghi di memoria, cultura e condivisione.
I nostri libri li trovate qui https://hacca.it/bookshop-hacca-edizioni/
Se altri scrittori ed altre case editrice volessero aderire ne saremmo tutti felici.

Non è vero che non esiste uno storytelling dell’Europa come dice Baricco

Non è vero che non esiste uno storytelling dell’Europa come dice Baricco . Il testimone della letteratura passa continuamente di mano in mano. Ci sono stati tempi in cui la narrazione era comune. Perché il vissuto era comune. La guerra era un vissuto comune. L’olocausto è stato un vissuto comune. Il bombardamento di una città era vissuto comune. La perdita dei figli in guerra era vissuto comune. L’esilio. La fame persino e il pane nero lo erano. Gli anni di piombo, la guerra del Vietnam sono stati vissuto comune. La nostra generazione appartiene al vissuto che ci doveva vedere immuni dalla guerra, presi da microguerre individuali incondivisibili. Lo dico ogni volta che presento i miei libri che in realtà esiste una narrazione del nostro tempo, ma la sua bellezza sta nel microcosmo narrativo. Se lo si ascolta c’è un vissuto comune e profondamente solitario. Speriamo che un’altra guerra non generi vissuto comune di cui raccontare. Ma se fossi Baricco invece di far lavorare la sua scuola, semplicemente, leggerei. Tantissimo.

Volevo ricordare anche io Pasolini…

D419-27…poi ho trovato questa foto.

Sono Pier Paolo Pasolini e Mario Alicata ad una mostra di Gottuso. Uno intellettuale ribelle, l’altro responsabile cultura del PCI come lo si faceva a quei tempi.

Ecco quello che ci manca di questi tempi è riuscire a far stare insieme due così che erano gli opposti. Perchè uno pensava profondamente che la cultura dovesse essere un esercizio fortemente connesso al bene comune e ad esso mirato fino a piegarla persino, l’altro pensava cose anche scomode, anche anarchiche e non si domandava a cosa servissero le cose che pensava. E per questo era un pericoloso rompicoglioni. Forse oggi nel 2015 possiamo dire che questa dialettica tra due modi di intendere il bene comune (uno di volerlo manovrare secondo una visione, uno di considerarlo irraggiungibile e forse solo raccontabile attraverso la scrittura e la pellicola) servirebbe come il pane a questo Paese. Manca come il pane un luogo dove litigare di cultura, dove convivano stili diversi. Non è nemmeno una questione di fusione tra case editrici. Mi fa specie che nessuno si fosse accorto che tra recensioni incrociate, in fondo, tutte le grandi case editrici sono già fuse in un monolite al netto di poche, pochissime eccezioni. Vabbè sarebbe un discorso lunghissimo.

Nola terra di camorra. E di speranza. (diario di un “piccolo maestro”)

Tempo fa, molto umilmente e con il complesso che mi accompagna anche dopo avere scritto 3 libri (se me lo chiedete non mi definisco una scrittrice, ma “solo” una a cui piace scrivere) ho aderito almeno virtualmente al bellissimo progetto dei Piccoli Maestri*

Tra il lavoro e il nomadismo compulsivo alla fine non mi era mai riuscito di trovare la quadra….e questa mattina finalmente è toccato a me andare a fare la “piccola maestra” al Liceo Carducci di Nola, provincia di Napoli.

Ho portato L’Amica geniale di Elena Ferrante (al quale sono arrivata di recente e comunque prima del casus “Strega”) per 3 motivi.

Perché parla di Napoli e di camorra come nemmeno Gomorra ha saputo fare: ne narra la contaminazione quotidiana e nel tempo, le sfumature apparentemente irrisolvibili, la complessità della convivenza. E di Napoli racconta la voglia di fuga e l’incapacità di fuggire.

Perché parla di infanzia e di adolescenza.

E infine perché l’autrice, nell’era dei social e dei selfie, non ha un volto, ma fa parlare ciò che fa prima di ciò che è ed era una questione che volevo provare a porre a dei ragazzi giovanissimi che molto più di noi vivono questo tempo di socializzazione e condivisione senza scampo.

Nola è terra di camorra. Leggendo di Don Achille tutti hanno capito di che parlavamo. Anche la professoressa aveva da raccontare di classi in cui avevano convissuto figli di una parte e figli dell’altra parte e in mezzo chi conviveva con entrambi.

Ho chiesto ai ragazzi chi si vede qui, a Nola, tra venti anni e chi si vede altrove. Solo in 3 si vedono qui tra cui la più brava della classe. Chissà come andrà, sarei curiosa di saperlo tra ventanni. Ho detto loro che a questa domanda non c’è una risposta giusta, sono tutte giuste e si può anche cambiare idea. Più volte.

Abbiamo letto di infanzia (poi questa è una fissazione tutta mia che l’infanzia sia il nostro tempo mitologico ed è interessante parlarne con chi ne è appena uscito per vedere che percezione ne ha: se di fuga felice o già di ricordo nostalgico) e abbiamo letto di trasformazione ai tempi della propria era di adolescenti.

Abbiamo parlato di cattiveria e di quanto amore e amicizia si riconoscano quando riconoscono e non mutano sentimento nei confronti dell’imperfezione.

Quando poi ho raccontato la storia di Elena Ferrante ho visto tantissime teste annuire, grate che stessimo parlando di un libro e non di una persona. Qualcuno ne aveva sentito parlare, moltissimi no. Non ha importanza, esattamente come vorrebbe lei, ma oggi hanno sentito parlare del suo libro. Ci siamo promessi di rivederci in autunno quando avranno letto i 4 libri della Ferrante e di riparlarne insieme.

Dopo aver letto qualche pezzo del libro per fargli venire la voglia di leggerlo, ho chiesto ad ognuno di loro qual era l’ultimo libro che avevano letto. Sono spuntati “L’amore ai tempi del colora” di Marquez, “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Kundera e grande successo del “Giovane Holden” di Salinger: qui c’è stata la ola e ho promesso, dopo avere proposto “Maurice” di Forster che avrei cercato altri titoli sul tema da mandargli…quindi se avete suggerimenti, fatelo qui che io li giro ai ragazzi.

Sono uscita con un sorriso ebete, una speranza per questa terra (che non sono solo i 3 che vogliono restare e però bisogna dargli un motivo per farlo e non farlo essere un è andata così, che sono rimasto qui) e tanti pregiudizi in meno come al solito sulla provincia: ne dichiaro ufficialmente la superiorità culturale per mancanza di riferimenti e quindi di cementificazioni intellettuali, vedere alla voce salotti e licei storici e sulle nuove generazioni.

*Il progetto Piccoli Maestri, nato nel 2011 da un’idea di Elena Stancanelli, su ispirazione del lavoro di Dave Eggers negli USA (826 Valencia) e Nick Hornby a Londra (Il ministero delle storie coinvolge scrittori e scrittrici che se ne vanno nelle scuole a leggere e raccontare libri ai ragazzi delle scuole.

Napoli 7/03/2015

C’è qualcosa di così maledettamente spagnolo in questo riversarsi in strada, in questa perenne estate che non conosce stagioni. Tutto esiste per uscire all’aperto, per spalancarsi. La stessa sguaiatezza, le grida, la lingua sfrontata, non sono altro che un uscire da sè. Come il gesto di spalancare finestre al sole. Così. 

Napoli 3/03/2015

(Il muro di cui scrivevo qui sotto il 3/03/2015 è caduto oggi pomeriggio per la pioggia. Era un bellissimo muro) 

Lo senti questo odore d’estate? Che non importa se domani torna il gelo, basta che si faccia meno freddo, anche solo per un giorno, e lui sale dalle pietre della strada, è come un sudore dal petto quando sei accaldato. Siamo a Napoli e per un attimo, ingannevole, mi e’ sembrata Palermo. Basta pochissimo per tirare fuori le giacche leggere, abitare i marciapiedi dei bar, fumare in balcone e dare indicazioni a chi, come noi, inciampa sui lavori in corso di un pezzo di palazzo crollato e perde la strada, sentire l’odore di piscio senza che sia ammazzato dal freddo o ostentato dalla calura mischiato ai calcinacci. Il sud sa tantissimo di calcinacci, lo stesso odore delle città del dopoguerra. È stato trattenuto. La guerra si annida ancora nei vicoli. 

E’ tutto lievissimo qui, non c’è ancora alcuna strafottenza, ma niente riesce a resistere. Non si attende alcun consolidamento. Nessun prontipartenzavia. 

Siamo scesi con A. per una strada di ciottoli irregolari, una strettola come recitava la pietra. Un muro alto e scorticato nascondeva un albero di mandarino e altre piante. C’e’ sicuramente un giardino d’inverno, ben celato dove si consumano nuove infanzie. Siamo scesi. A Napoli si scende di corsa verso il mare. Per un attimo siamo stati altrove. Non qui.