Perché il M5S vinse a Roma e la parola Mafia non c’entra. 

22 luglio 2017 § Lascia un commento

Non è vero che il M5S ha vinto a Roma perché l’inchiesta parlava di Mafia e oggi decade quell’accusa. È falso. Il M5S vinse a Roma perché il PD (come il PDL) venne travolto da un’inchiesta con imprenditori, cooperative e dirigenti pubblici. 

E perché purtroppo invece di tenere botta (e la magistratura aiutava nella pulizia) in una città in ginocchio dove c’erano da rifare gare per la cura del verde e dove in Ama e Atac erano stati finalmente nominati due bravi amministratori fece cadere la sua giunta (non solo un sindaco con un carattere difficile) e un’intera classe dirigente (tutti i MUNICIPI!!!). 

Finché il PD non farà autocritica su cosa accadde in quegli anni (con l’aggiunta di attori e giornalisti stranieri del salotto romano schierati a spalare merda sulla città a livello internazionale) non vincerà più. Lo dico perché voglio bene a Roma e voglio bene al PD. Solo una sana autocritica e una sana rilettura degli ultimi 20 anni e di quanto accade alla giunta Marino può ricostruire un partito sano e una classe dirigente con una visione del futuro che non sia il potere del presente. 

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Non era mafia, ma.

21 luglio 2017 § 1 Commento

Non c’è niente per cui essere sollevati per il fatto che l’associazione mafiosa sia caduta.  E cosa sarebbe cambiato se invece di chiamarla Mafia a livello mondiale si fosse chiamata in altro modo? Dagli editoriali del giorno dopo sembra che cascando la teoria del sistema mafioso la questione sia meno grave e, almeno io, ho il timore che si tenda a ridimensionare i fatti che sono stati (e forse ancora sono) di una gravità enorme per una capitale europea. Le dimensioni non erano (e lo dimostra l’entità delle condanne emesse) così vaste, da essere comunque un segnale preoccupantissimo dello stato di salute della cosa pubblica romana e di alcuni comuni dell’hinterland? Secondo una fonte del Campidoglio il 30% dei dirigenti romani sono indagati dalla Magistratura

L’inchiesta chiamata Mafia Capitale scoperchiò (parzialmente) un malaffare diffuso, un’organizzazione criminale tra imprenditori, tra partiti politici, dipendenti comunali che andava avanti da anni e che probabilmente NON è arrivata dappertutto.

Una delle persone condannate è stato uno dei miei più grandi accusatori quando (con altri) denunciavamo comportamenti poco chiari nel PD e fummo accusati di infangare l’immagine del partito.

Speriamo che Roma tiri fuori gli anticorpi per reagire davvero adesso. Purtroppo il malgoverno e l’inettitudine del M5S a cui abbiamo colpevolmente consegnato la città non aiuteranno.

Ciao Fiat.

6 luglio 2017 § 2 commenti

(english version below)

Ciao Fiat. Eh, ciao Fiat pare facile a dirsi dopo 14 anni.

Allora invece di Ciao, dirò Grazie.

Grazie, sentite quanto è una bella questa parola, dovremmo imparare tutti a dirla più spesso. Le Grazie erano le figlie di Venere e Giove e la parola Grazie, come potete immaginare, contiene anche la parola bellezza. Pensate quante cose si trasmettono quando diciamo grazie a qualcuno.

Grazie perché in questi 14 anni ho imparato tutto, girato l’Italia e anche un piccolo pezzo di mondo.

Ho imparato moltissimo da colleghi di ogni grado, livello e provenienza. Ho imparato dagli imprenditori che ho incontrato. Ho imparato moltissimo dagli operai, soprattutto dai “miei” colleghi operai di Napoli. Da chi si è preso il diploma di notte, da chi sta crescendo i figli da solo, da chi si vuole sposare, da chi non riesce a sposarsi. Ho imparato dai manager che mi hanno gestito, dalle persone che ho gestito dai colleghi con cui ho lavorato e condiviso. Ho imparato dagli imprenditori a cercare idee per sopravvivere al tempo della crisi. Cambiare, evolversi, imparare. E’ stato uno spettacolo meraviglioso vederlo accadere. E’ stato uno spettacolo meraviglioso poter “ascoltare”. Solo con l’orecchio a terra puoi prendere la decisione giusta e il rumore non è mai solo quello del mercato, deve essere anche quello delle persone con cui lavori.

Grazie a chi di voi ha avuto fiducia in me. Grazie a chi mi ha lasciato sbagliare, a chi mi ha insegnato a far girare le informazioni e non usarle come arma di potere, ad essere trasparente fino all’ingenuità, a condividere, parlarsi, rispettare le persone, a difendere le proprie persone, ad accompagnarle perché non c’è niente di male a chiedere e dare aiuto sul lavoro, ad accettare la dialettica come valore e non come indisciplina. Grazie a chi mi ha insegnato (facendolo con me) che fare il manager “bene” ha anche un risvolto etico, una responsabilità sociale, un dovere politico. Che un altro modello di leadership è possibile.

(Grazie anche a chi è stato l’esatto contrario. A volte, purtroppo, capitano anche loro, sono come i sassolini nelle lenticchie: anche se pochi fanno danni ingentissimi. Anche da loro si impara tantissimo, se si sopravvive)

A mia volta ho imparato, spero, a fare lo stesso con le “mie” persone. Ogni giorno. Soprattutto quando le cose non andavano bene. Soprattutto in quel caso, se no, come si dice a Roma, so’ boni tutti. A mia volta grazie a tutte le persone che ho gestito. Grazie perché si sono presi la libertà e l’hanno trasformata in responsabilità. Grazie a chi si è fatto accompagnare un po’ di più, a chi mi ha chiesto aiuto senza avere paura di farlo (non abbiate mai paura di farlo) e a chi invece mi ha chiesto “lasciami fare” (non abbiate mai paura di farlo) e se lo meritava e ha sfidato la parte più difficile del manager: dare delega. Non è stato sempre facile neanche per me, presuppone fiducia e profonda capacità di comunicazione emotiva.

Grazie a tutte le persone che hanno cominciato a scrivermi in questi giorni per chiedermi come stavo perché la notizia che me ne vado cominciava a girare. Grazie agli amici, tantissimi amici, che resteranno per sempre, come è normale che sia quando si costruiscono ponti e si “sta” nelle cose davvero. Non sarei quello che sono senza questi 14 anni, senza ognuno di voi. Sono stati gli anni più belli della mia vita e a volte anche i più difficili, certo.

E’ stato un onore fare parte di “questa” storia, difendere il lavoro fatto con quelli che fuori non ci credevano, combattere il pregiudizio (eh, sì) ed essere insieme consapevoli delle cose ancora da fare e da cambiare, perché in questi 14 anni non ci siamo mai fermati, non eravamo mai, giustamente, contenti. Io non lo ero mai. Vi auguro di continuare a scrivere quella storia.

Nel farlo vi auguro anche, però, di trovare il tempo di alzare la testa e di guardare sempre le vostre persone, di ascoltarle. Trovare il tempo per loro, sempre. Trovare il tempo di costruire valore. Di lasciare qualcosa. A volte di dire no se pensate che la direzione non sia quella giusta per l’azienda, malgrado possa essere quella giusta per la vostra carriera (uno degli aspetti più pericolosi e dannosi in un’azienda, da cui ci dovrebbe difendere con sistemi di allarme avanzatissimi).

Gli inglesi usano una bellissima parola, dicono “engagement”. Il fattore che fa la differenza tra il poter “andar bene” e il poter eccellere. L’engagement è un fattore emotivo. Non costa nulla, ma è uno dei patrimoni più preziosi di un’organizzazione. Ed è la cosa più difficile da generare. Non rinunciate mai ad ingaggiare le vostre persone, i vostri colleghi, i vostri partner.

Vi auguro di rifiutare compromessi e scorciatoie, di poter essere “consistenti” e credibili e soprattutto di lasciare sempre le cose migliori di come le avete trovate. Ecco se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che le cose vanno sempre lasciate meglio di come le si è trovate e credo di avere sempre lavorato per questo.

Ciao Fiat, adesso è davvero il tempo di dire Ciao.

“Se vuoi costruire una barca, non radunare gli uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito. Antoine de Saint-Exupéry”

Cristiana.

Ciao Fiat. Eh, Ciao Fiat. after 14 years it seems easy to say. Then instead of Ciao, I’ll say Grazie. Grazie, hear how beautiful this word is, we all should say it more often. The Grazie were Venus and Jupiter‘s  daughters and the word Grazie, as you can imagine, also contains Beauty. Think about how many things we convey when we say Grazie to someone.

Grazie for all I have learned in these 14 years. I had the opportunity to see a big part of Italy and a small piece of the world. I have learned a lot from colleagues of every degree, level and provenance. I learned from the entrepreneurs I met. I learned a lot from the workers, especially from my fellow workers in Naples.  From whom get their diploma studying during the night, from whom is bringing up their children alone, from whom want to marry his or her spouse, from those who can not get married. I learned from the managers who managed me, from the people I managed, from the colleagues I worked with and shared with. I learned from entrepreneurs who were looking for ideas to survive during crisis times.

Change, evolve, learn. It was a wonderful show to see it happening. It was a wonderful show to be able to “listen”. Only with the ear on the ground you can take the right decision and the noise is never only the market, it must also be the one of the people you work with. Grazie to you who trusted me. Grazie to you who let me being wrong, to those who have taught me to turn the information around and not use them as a power weapon. Grazie to whom taught me to be so transparent to seem ingenuous, to whom taught me to share, to talk, to respect and to defend their own people. Grazie to you who taught me to support people because there is nothing wrong in asking for and giving help, accepting dialectic as a value, and not as a rebellion.

Grazie to whom taught me (doing it with me) that being a good manager is also an ethical and social responsibility, a political duty. Through this I learned that another leadership model is possible.

(Grazie also to those who were exactly the opposite. Unluckily, sometimes there they are, like pebbles in the lentils: even if few people, they do great damage. If you survive to them, you can also learn a lot from them).
In my turn, I learned, I hope, to do the same with my “people”. Every day. Especially when things did not go well. Especially in that case. Grazie to all the people I managed. Grazie for having taken freedom and turned it into responsibility. Grazie to those who have been supporting a bit more, to those who asked for help without being afraid to do so (do not ever be afraid to do it). Grazie to those who asked me “let me do” (do not ever be afraid to do it), they deserved it and they challenged the hardest part of the manager: to delegate. It has not always been easy for me, it required trust and deep emotional communication skills.

Grazie to all the people who started writing to me these days to ask me how I am. Grazie to all the friends, lots of friends, who will stay forever, as it is normal when you build bridges. I would not be what I am without these 14 years and without each one of you. These 14 years were the most beautiful of my life,  sometimes even the most difficult, of course.

It was an honor to be part of this “story”, to defend the work done with those who did not believe in it, to fight prejudice (eh, yes) and to be together, with the awareness about the things to do and to change direction. In these 14 Years we never gave up, we were never satisfied. I never was. I hope you continue writing this story. In doing so, I also hope that you will find time to raise your head and always see your people and listen to them. I hope you will find time for them, always. Find time to build value. Leave something. Sometimes say no, if you think that the direction taken is not the right one for the company, although it may be the right one for your career (one of the most dangerous and damaging aspects in a company that we should defend with very advanced alarm systems). The British use a beautiful word, “engagement”. It is the factor that makes the difference between being able to “go well” and to be able to excel.

Engagement is an emotional factor. It does not cost anything but is one of the most precious assets in an organization and it is the hardest one to generate. Never give up in engaging your people, your colleagues, your partners. I wish you to reject compromises and shortcuts, to be “consistent” and reliable  and above all to leave things better than they were. Here it is what I have learned in these recent years: things should always be better than they were. I think I have always tried to do this.

Ciao Fiat, now it’s really the time to say Ciao.

If you want to build a ship, don’t drum up people to collect wood and don’t assign them tasks and work, but rather teach them to long for the endless immensity of the sea. Antoine de Saint-Exupery

Cristiana.

Il problema non sono le donne con gli ombrelli, ma sono gli uomini con il potere.

3 luglio 2017 § 3 commenti

DDwTPgwW0AIMEwzIn questi giorni sta facendo discutere una foto scattata a Sulmona qualce giorno fa.

Sette uomini (tra cui un ministro e un governatore di Regione) discutono e sei donne gli fanno ombra.
C’e’ qualcosa di ancora piu’ grave dell’iconografia delle donne con l’ombrello in stile formula uno o ring di Boxe.
C’e’ quella degli uomini con il potere. Perche’ la vera cosa grave e’ che a parlare di cose serie, ci sono solo uomini. Dove sono le donne? A reggere l’ombrello? Sette di loro si’. Le altre sono altrove, altrove dal potere, perche’ le donne non hanno tempo (e spesso nemmeno voglia) di perdersi nei giochi di potere. Sono troppo abituate a correre da una parte all’altra delle nostre trafficate citta’ per tenere insieme il lavoro e la famiglia. E anche se non hanno figli, hanno piu’ la tendenza a fare squadra che a fare la guerra. Non a caso anche il dibattito politico di questi giorni interno ed esterno al PD e’ tutto, rigorosamente (purtroppo) maschile.
Noi non abbiamo tempo.
Ecco se vogliamo cambiare quella fotografia dobbiamo redistribuire il tempo, una delle ricchezze della nostra era.
Questo non si fa con i bonus, non si fa con interventi “toppa”, ma si fa con politiche strutturali (una di queste la legge che tutela le partita Iva e che consentira’ alle donne “autonome” di poter avere la maternita’), si fa rendendo la paternita’ un dovere come la maternita’. Si fa (e qui ho un po’ discusso con il nostro segretario) non mettendo tra le 3 parole la parola mamma. Basta la parola donna o la parola uguaglianza che a me piace di piu’ perche’ e’ piu’ universale anche se abusata e che racchiude (per chi vuole) anche la parola mamma. Perche’ abbiamo donne che si occupano di anziani parenti che non sono necesariamente mamme. Sono quasi sempre, solo, donne il welfare del nostro tempo. Ecco, quindi serve un welfare per tutti. Serve uno Stato forte, presente: con asili, sostegno, supporto, presenza. Quella foto e’ da cambiare immediatamente, ma non dal lato degli ombrelli. Dal lato delle sedie.

Odiavo Fantozzi.

3 luglio 2017 § Lascia un commento

Odiavo Fantozzi. Non mi faceva ridere mai. Tutta quella umiliazione, quella bruttezza, quel maledetto enorme ufficio (che ci penso ogni volta che passo sotto il Palazzo della Regione Lazio). Che fastidio. La stessa cosa mi era successa con Marcovaldo di Italo Calvino.
Poi crescendo mi sono rappacificata con quella narrazione: le avventure dell’antieroe (L’impiegato!) al tempo delle ideologie, del superomismo postbellico e della mitologia operaia.

Ho molto rispetto per la sinistra.

2 luglio 2017 § 1 Commento

Quindi alle soglie della campagna elettorale nasce un soggetto di sinistra (o piu’ a sinistra di qualcun altro). Come sempre negli ultimi 20/25 anni. Per poi sgretolarsi in faide interne. Far cadere governi. Mettere veti.

Ho molto rispetto per la sinistra. Per chi crede in un’Italia piu’ uguale. Un’Italia che possa avere un programma di lunga visione per creare lavoro, per proteggere il lavoro, per restituire lavoro. Per un’Italia in cui si possa essere davvero tutti uguali.

Chi e’ nato qui, ma anche chi viene da fuori per fame o per guerra. Per un’Italia in cui io e la mia compagna possiamo adottare un bambino, magari un bimbo che non vuole nessuno. Ho molto rispetto di quell’Italia, la rispetto se ieri stava a Milano o piazza Santi Apostoli, la rispetto se vota M5S pensando che serva ad arrivare li’.

Ma non ho rispetto di chi usa quella parola ogni volta per calcoli elettorali, per la poltrona. I cognomi sono sempre gli stessi. Persino i nomi importanti di chi si schiera a favore. Non ho rispetto per chi ha votato la legge Fornero e ora fa lo scandalizzato. Per chi aveva promesso i Dico e poi per convenienza elettorale si e’ tirato indietro. Il PD non e’ ancora al 100% sulle posizioni che piacciono a me e come molti di noi, continuero’ a rompere le palle per farlo crescere ed evolvere ancora, ma ho rispetto per chi ci ha provato in un parlamento senza maggioranze. Ecco ho molto rispetto per chi sta provando a fare le cose. Quella e’ sinistra. Il resto e’ posizionamento. Piu’ democristiano che sinistra. Non e’ una bandiera rossa che fa la sinistra.

5 cose da fare adesso soprattutto se non siete Matteo Renzi. 

27 giugno 2017 § 1 Commento

Analisi del voto spossante tranne alcuni sprazzi di lucidità. 

Il tema ovunque è solo Renzi. Renzi ha vinto 60qualcosa a 50qualcosa. No, non è vero ha perso perché prima il CSX governava di più (quello che gli ho scritto un minuto dopo, che non è un Gran Premio e il giudizio lo dai sul delta vs precedente, funziona così ovunque la legge dei numeri) Il voto locale non è quello nazionale. Bisogna fare la coalizione (insinuando che Renzi non la voglia), ma in realtà anche dove si è perso la coalizione c’era, il candidato era bersaniano, vedi Genova. No non bisogna farla! Per lo meno non con Renzi, dice qualcun altro. Renzi non sa più perdere. Renzi non sa più vincere. RenZi non ha girato per il ballottaggio! Renzi non venire, non servi. 

Brevemente.

PD e M5S hanno pagato (secondo me) due cose: l’incapacità di crescere classe dirigente (che si fa in anni non in mesi, che deve promuovere il merito e la competenza non la fedeltà) e l’offerta politica poco chiara. Il M5S si sta trasformando da movimento di quasi estrema sinistra in movimento di quasi estrema destra con spinte di resistenza. Quindi messaggio poco chiaro. Anche il PD ha subito una trasformazione inutile negarlo. Il tempo di Renzi doveva traghettare il PD nel futuro, è finita che Renzi sta traghettando il notabilato bersaniano, d’alemiano e franceschiniano nel futuro (nel senso nel futuro parlamento) ma senza D’Alema e Bersani. E Franceschini vediamo quanto resiste (ma lui è più intelligente, i suoi se li porta).

Si potrebbe dire che Renzi ha sbagliato tutto. La tattica del breve (non lasciando il PD nel 2013, scalzando Letta nel 2014) e quella del lungo (personalizzare le riforme). Si potrebbe dire che è un problema politico e di politiche, la lista è lunghissima, ma la cosa buffa è che il 99% di quelli che si lamentando di Jobs Act sono quelli che hanno votato la Legge Fornero e le lacrime e sangue di Monti (Fassina e Speranza inclusi). Quindi è questione personale più che politica. 

Si potrebbe dire che Renzi non sa comunicare o non ha capito che a quel livello non ti servono garzoni di bottega col sogno di approdare in parlamento e sistemarsi, in quel caso servono professionisti anche per contenerti se non sai farlo (i veri capi fanno così: oltre a scegliere le competenze si scelgono collaboratori compensativi, io faccio così sul lavoro, se sono un vulcano ho bisogno di chi mi contraddica e mi tenga coi piedi per terra, lo sparring partner mi aiuta a non commettere errori). Perché se sbagli a comunicare la Buona Scuola o nessuno si è accorto che hai fatto una legge sulle partite Iva (i veri poveri del millennio) o che sei stato il governo più di sinistra della storia in termini di avanzamento dei diritti civili un problema di comunicazione lo abbiamo. 

Si potrebbe dire che il caso Roma ha ucciso il M5S, ma ha raso al suolo il PD romano e ha fatto danni anche nel resto dell’impero perché possiamo dire che Firenze è bellissima ma la fai felice con 10 km di tram, a Roma ci vuole altro. E forse quelle scuse mancate contano ancora. Per me contano. 

Si potrebbe dire che la narrazione degli indicatori economici, quell’attaccarsi allo zerovirgola non fa scopa con la sofferenZa delle persone, coi grandi mutamenti che l’Europa sta vivendo, la trasformazione del lavoro che tutti gli altri a sinistra del PD non hanno manco capito continuando a chiedere welfare alle imprese invece che riconversione e formazione allo Stato. Che non puoi dire va tutto bene quando non è vero o non ha ancora effetto sulle persone. E sì le persone vogliono sentirsi dire la verità, vogliono la chiarezza. 

Si potrebbe dire tutto a Renzi. Bene. Bravi tutti. Bis. 

Poi potremmo dire che Renzi andava bene a tutti finché vinceva. Perfetto pilota di vagoni di treno su cui saltare. Lo stesso motivo per cui questo parlamento non farà una legge elettorale che dia un premio di maggioranza. Perché in questo scenario incerto il deputato X si dovrebbe suicidare? Il proporzionale è la migliore assicurazione per la cosiddetta casta. Il bene del Paese ma per favore. Il bene della Poltrona. Renzi andava bene quando era forte e lo si votava in parlamento se però sui territori lasciava fare a “quelli di prima”.  Insomma questo PD sta in crisi ed è responsabilità collettiva, scissionisti inclusi. Non è colpa di Renzi. Per lo meno non solo. È colpa anche di chi come noi ha un lavoro e non può passare il tempo a costruire consenso sui territori. E forse una questione è stata proprio questa. Non fare quella famosa fusione che doveva unire il PD alla cosiddetta società civile che ovviamente doveva prevedere sistemi nuovi di partecipazione (e non mi citate BOB, arrivato tardi e che manca di interazione). Tranne qualche piccolo maquillage in vista di elezioni quella fusione non è mai avvenuta. Il PD all’80% è del notabilato politico che c’era prima di Renzi. Ma la colpa è solo di Renzi? E Cosa dobbiamo fare adesso? 

1) La destra ha da sempre in tutto il mondo idee chiare. Dimentichiamo i cognomi di tutti e definiamo 5 priorità. Chiudiamoci in una stanZa troviamole e poi facciamole diventare il volto della prossima campagna elettorale. chiedere al PD o al centro sinistra di dire cose chiare. Cose chiare sul clima (le città stanno soffocando di smog, leggi restrittive su impianti di riscaldamento e auto diesel per esempio). Basta mezze misure: per esempio matrimonio gay. Per esempio paternità obbligatoria. Semplificare il Paese: tutti i cittadini stanno morendo di burocrazia. 

2) chi ha fatto due mandati (in qualsiasi partito, in qualsiasi era) stia fuori al prossimo giro. A tutti i livelli anche a Rocca Cannuccia. Tu chiamala se vuoi rottamazione. P.s. Sì lo so che ci sono eccezioni che confermano la regola. Serve un segno forte di cambiamento. 

3) attivare subito una piattaforma on line vera. Dove si possa davvero discutere e non essere propagandati. Magari facendola aperta a tutto il CSX in modo che divenga un luogo di discussione che però approdi ad una visione di paese. 

4) smettere di basare il 90% della comunicazione contro qualcosa. Basta. Siamo ridicoli. Il Paese vuole sapere cosa faremo non cosa non stanno facendo gli altri. Non vogliono votarci per NON votare gli altri. Per questo la destra ha vinto. Perché è andata sui suoi temi di destra mentre M5S e PD si pestavano a sangue. Pappapero. 

5) smettere di dire che è tutta colpa di Renzi aspettando che sia lui a decidere. Si cominci a spiengere il segretario del PD nella giusta direzione invece di osservarlo barcamenarsi tra capicorreni e giovani rampanti. Insomma venite a farmi compagnia a rompergli le palle. Ora o mai più. 

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