L’aborto e l’uso terroristico delle parole

25 gennaio 2009 § 1 Commento

Ieri “La Stampa”, giornale che stimo moltissimo, titolava in prima pagina: Obama riabilita l’aborto.

Oggi, in piazza San Carlo, una banda suonava, circondata da famigliole con palloncini con su scritto “W la vita“.

Ridare dignità ai luoghi dove una donna può scegliere di porre fine ad una gravidanza per milioni di motivi è riabilitare l’aborto? Soprattutto senza considerare che Obama, nello stesso tempo, si è impegnato (in linea con il senso della legge italiana, per esempio) a mettere in campo strumenti per diminuire il più possibile il ricorso all’aborto. Non è che l’aborto è una festa da riabilitare. Semplicemente si consente alle donne di potervi accedere con dignità e senza il marchio infamante dell’epoca Bush.

Quelli di “W la vita” sono centri in cui si aiutano le donne a non abortire…sottile però è il limite delle parole, diabolica l’accusa. Come se una donna che abortisce non sia capace di amare la vita. Sbattere in faccia così una distinzione al posto di una comprensione. E’ terrorismo.

Se provassimo ad usare le parole rispetto, comprensione e dignità?

Dove sono?

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