Lettera ad un indeciso tra Renzi e Grillo.

23 maggio 2014 § 4 commenti

Ad onor del vero avrei dovuto scrivere nel titolo “Lettera ad un indeciso tra M5S e PD” perché per me prima esiste il collettivo e poi i singoli. Anche se so che se domani Grillo impazzisse ed entrasse nel PD, il M5S morirebbe perchè oggi si regge sul carisma di uno, al massimo di due, compreso Casaleggio. Di uno, cioè, famoso che ha messo su un movimento con l’aiuto di un guru della comunicazione che gli dice ogni minuto ed ogni secondo cosa esattamente vuole sentirsi dire il Paese. Mi ricorda tanto gli ultimi venti anni.

Se invece accaddesse il contrario e cioè che Renzi abbandonasse il PD per entrare nel M5S, il PD reggerebbe. Ebbene sì. Questione di storia forse, ma anche racconto di una diversità anche se sì, è vero, Renzi catalizza consenso con il suo carisma più di quanto Veltroni, Franceschini o Bersani abbiano fatto.

Ma così sembro troppo di parte. Lo so.

Allora secondo me il tema è questo. Lo affronto da un punto di vista non politico, che è vero che sono in direzione nazionale del PD ma forse sono tra i pochi di quelli che stanno in Direzione Nazionale che ha un lavoro “non politico” e, come per la maggior parte del Paese, la mia giornata è scandita dal cartellino da timbrare, da colleghi di vario tipo, da persone che si incontrano per caso e quindi diverse. Diverse per classe sociale, per censo, per tutto. Le stanze del potere sono asfittiche e selettive, la strada ha di bello che ti porta addosso tutto.

Dicevo, il tema.

C’è un sacco di gente che vota Grillo perché ci crede. Bon, non voglio dire niente a te. Non condivido, ma ti rispetto. Fai come credi, è la dannata democrazia.

Poi ci sono quelli, tantissimi che “voto Grillo per dare un segnale al PD.”

Eh, no. Scusami, ma scrivo questa lettera proprio a te. E te la scrivo io che mi incazzo quando ricevo gli sms di Gasbarra targati “PD” che a Roma fa finta di essere il PD ufficiale che invita a votarlo, cioè lui o chi per lui, casca così in basso da confondere il bene collettivo con quello individuale, magari per farsi la zavorretta di voti e poi dire: “Ehi, se non vi piace il sindaco Marino come vedete dai miei voti, se volete, posso davvero sacrificarmi e candidarmi per quando siete comodi.”

E sul tema ho già ampiamente scritto qui.

Dunque dicevo che ti scrivo (a te che sei nel dubbio) io che nel PD non vedo ancora fatta tutta la rottamazione che volevamo e nemmeno vedo portati avanti i temi del nuovo millennio come vorrei. E chi lo nega, anzi. Non vedo tutto questo perché al governo c’è il PD del 2012 che non è-  e non sarà –  il PD del 2014: però questo dipende da te. 

Ti faccio lo scenario.

Se Grillo supera il PD (ecco questo è l’accostamento corretto), il PD di Renzi si indebolisce e quelli che sono avvinghiati al potere da anni si rafforzeranno e limiteranno la sua azione politica. Qualcuno da mesi lo aspetta al varco, alla prima difficoltà tenterà di limitarlo.

Se il PD, invece fa un grande risultato, ci sta che ci portiamo a casa le riforme e alle prossime politiche (magari presto così ci liberiamo anche dell’NCD) un segretario forte, finalmente candidato, possa finalmente fare la pulizia doverosa e mandare a casa tanta brutta gente, perché se noi del PD negassimo che nel PD c’è ancora tanta brutta gente da mandare a casa, fareste bene a venirci a portare davvero l’olio di ricino a casa.

Così. Secondo me, le cose stanno così. O diamo fiducia alla speranza di cambiamento o diamo un segnale di rabbia, come l’Italia ha fatto tante volte: all’inizio del fascismo, all’inizio del craxismo, all’inizio del berlusconismo. In momenti in cui il vecchio sistema stava cercando di “cambiarsi”, qualcosa si dirompente ha interrotto quel cambiamento sano, per distruggere e fondare, semplicemente, un regime diverso. Il grillismo, se me lo consentite, è questo. Abbiamo già visto. Soprattutto dato.

Io, per quanto gli voglia bene come a un fratello, non lo so se Renzi ce la fa a cambiare tutto come ha promesso da anni. Ma è l’unico che può provare a farlo in modo sano e poiché siamo in una democrazia, da solo non lo può fare.

Ora: il voto al PD è – certo – un voto anche  a lui (esprimete però le preferenze, mi raccomando, purtroppo ci sono e se ci sono tocca usarle) e, soprattutto, al PD come lo intendiamo noi.

Se questo PD non vince non è che viene qualcun altro ancora, semplicemente tornano quelli di prima, quelli che ancora non abbiamo cacciato del tutto. 

Se vince Grillo alle europee (ma non accadrà) semplicemente arrestiamo un percorso sano e non otteniamo nemmeno il governo del popolo, tanto Grillo la maggioranza non l’avrà mai. Avrà, come sempre, quel tanto che basta per fermare il cambiamento e non cambiare nulla.

I miei due centesimi per chi, oggi, è ancora in dubbio. E sono tanti, lo so.

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A morte il PD, lunga vita al PD.

18 maggio 2014 § 18 commenti

Sono tra le persone che ha sempre dato bastonate al PD, che anche oggi che Renzi è segretario continua a vedere tante, ma tante cose ancora da cambiare in questo partito. Ci sono tantissime cose e persone che vorrei fuori dal PD, ed è un fenomeno normale in un partito che è appena nato, ma si è formato dall’incontro di partiti che hanno attraversato il novecento. Cosa debba fare ed essere un partito dobbiamo ripensarlo, è vero. Oggi troppa somma di comitati elettorali contro il tanto disinteresse (lo dico in senso buono….sono coinvolti come gruppo, non come singoli interessati a se stessi) della gente dei 5 stelle che ha voglia di un cambiamento radicale, lo stesso che molti di noi vogliono.
Ma quando sento Casaleggio e Grillo, mi viene la pelle d’oca dalla paura, riconosco i germi del totalitarismo più pericoloso e penso che non possiamo di nuovo precipitare nella follia del pensiero di uno solo e penso che tutti noi dobbiamo dare una possibilità alla democrazia, ma dando un segnale forte. Io per esempio voterò PD ma NON voterò nessun esponente del PD Roma che è pronto a voltare le spalle al suo sindaco, un sindaco che è del PD ma che sta scardinando ogni vecchio potere, anche quelli creati da noi (nel senso di PD romano o delle sue radici negli ultimi venti anni) e che va aiutato, non attaccato continuamente.

Nella mia circoscrizione voterò per Simona Bonafé, per Nicola Danti e per Manuela Bora e vi invito a fare lo stesso. Votando PD rafforzerete l’impegno di Ignazio Marino, ma non votando nessuno del PD Roma darete un segnale fortissimo di cambiamento in una città dove alle scorse ammnistrative l’astensione è stata altissima ed è anche colpa di come siamo stati partito a Roma se questo è accaduto e solo Marino nel suo essere “fuori dal partito” in una certa maniera, poteva farci vincere.

Nella circoscrizione Italia Nord Orientale vi invito a votare Elly Schlein e nella circoscrizione Nord Occidentale per Daniele Viotti.

Odio le preferenze, lo sanno tutti, ma visto che ci sono è importante che TUTTI le esprimano, altrimenti le esprimeranno come al solito una piccola percentuale di persone che vota per conoscenza o per tornaconto.

E’ un vostro dovere-diritto esprimere la preferenza, se non lo fate aiutate spesso le parti peggiori dei partiti. Il Partito Democratico va ancora fatto, siamo indietro su un sacco di cose – io non lo nego – ma votare Grillo o Berlusconi vuol dire rassegnarsi alla rabbia e alla disperazione, è troppo facile cavalcare la crisi. E’ molto più difficile tentare di dare al Paese un disegno complesso.

I professionisti della democrazia.

9 marzo 2014 § 7 commenti

Scrive Gustavo Zagrebelsky su il Fatto Quotidiano:

«Mi colpisce che la legge elettorale sia decisa dagli accordi d’interesse di tre persone (Berlusconi, Renzi, Alfano), invece che dalle ragioni della democrazia, cioè dalle ragioni di tutti i cittadini elettori. Mi colpisce tanta arroganza, mentre con un Parlamento delegittimato come l’attuale, si tratterebbe di fare la legge più neutrale possibile. Mi colpisce che si pensi a una legge che, contro un’indicazione precisa della Corte costituzionale, creerebbe una profonda disomogeneità politica tra le due Camere. Mi colpisce che si dica con tanta leggerezza che non importa, perché il Senato sarà abolito. Mi colpisce che nel frattempo, comunque, si sospenderà il diritto alle elezioni, perché la contraddizione tra le due Camere impedirà di scioglierle. Mi colpisce che non ci siano reazioni adeguate a questa passeggiata sulle istituzioni». 

Ora lungi da me dare lezioni di “Costituzione” a GZ che ne sa molto più di me e che leggo spesso con piacere, ma dire che la legge elettorale si sta facendo con l’accordo di tre persone è una frase in malafede e che non rende merito alla bravura del suddetto. Renzi, Berlusconi ed Alfano non sono un triumvirato nominato da Dio, ma sono i capi di tre partiti che messi insieme hanno la maggioranza parlamentare (Grillo come sappiamo si limita allo show, quindi è inutilizzabile in parlamento). Qualcuno di loro è stato acclamato segretario, qualcuno votato a delle primarie, qualcuno si è autonominato e su questo sì, che varrebbe aprire una bella discussione politica e non a caso quando si parlava di riforme ho aggiunto che la riforma dei partiti e della loro democrazia interna è una cosa fondamentale, certo non con un panorama politico dove due due tre più grandi partiti hanno una forma padronale: M5S e FI. Ma quando avremo (se l’avremo) la maggioranza bisognerà mettere mano anche a questo. E magari fare anche una legge elettorale migliore dell’Italicum.

Capisco invece moltissimo il punto sollevato da GZ sulla legge elettorale dedicata alla sola Camera e non estesa al Senato, paura che ha manifestato anche il prof. D’Alimonte: è chiaro ed evidente che Alfano sta cercando di incastrare Renzi e si sta costruendo un lasciapassare, temendo che Renzi dopo l’approvazione della legge elettorale, alla prima crisi porti tutti a votare. Alfano è come Casini, sguazza nelle dinamiche di palazzo, ma teme le elezioni. Ne avevo già parlato qui.

Detto questo però trovo assurde le critiche di personalismo, sanno di professionisti della democrazia: ma come dopo tutte le adunate di Repubblica nelle piazze per la difesa della Costituzione non abbiamo imparato che siamo una democrazia parlamentare e che finché c’è un governo con la fiducia le camere non si sciolgono? Ci piace? A me no, infatti preferirei un sistema elettorale che determina un governo chiaro e se quel governo non va, si torna al voto. Quello che il PD sta cercando di fare. Renzi che piaccia o no oltre ad essere premier è anche segretario del più grande partito del Paese e in questa veste (non quella dell’individuo singolo, ma della rappresentanza) sta cercando (con molte difficoltà e molti ostacoli sui cui il cammino delle riforme sta malamente inciampando) di portare a casa un risultato che alle prossime elezioni NON costringa nessuno a dovere fare inciuci innaturali o larghe intese paludate. Ce la farà? Non lo so, vedo molte cose che non mi piacciono e questa della legge elettorale dedicata alla sola Camera è una porcata perchè è fatta apposta per non andare a votare se dovesse servire.

Ecco questo passaggio è importante: non è vero che in questo momento il popolo è delegittimato o la democrazia svuotata come alcuni sostengono. Potrebbe accadere che le larghe intese non funzionino prima che le riforme siano completate ed è giusto farsi la domanda: cosa accadrebbe in quel caso? Me lo chiedo anche io. Ovvio.

Ma come ho detto spesso quale alternativa c’è in questo momento se non provarci? Provare con questi numeri e questi equilibri. Non vedo alternative. Tornare al voto per ricominciare da capo? Chiedere a Grillo di fare il maggioritario uninominale? Non ha voluto nemmeno parlare con Renzi. Insomma vorrei davvero sapere quali sono le alternative se non non toccare nulla, lasciare tutto così, far passare il tempo, fino alle prossime elezioni, fino al prossimo parlamento monco di possibilità.

E per finire consiglio a tutti noi questa bellissima lettura sulla crisi della democrazia (“La democrazia è stata la vincitrice degli scontri ideologici del XX Secolo: se vuole rimanere vittoriosa anche ne XXI, deve essere allevata con costanza quando è giovane e premurosamente curata quando è matura”), dentro ci sono molte riflessioni che è doveroso fare.

Esercizio: se voi foste il segretario del PD…(sulle preferenze, sul cavallo a simmetria sferica e altri ammenicoli)

26 gennaio 2014 § 17 commenti

Davvero non capisco.

Stiamo assistendo da anni ad una serie di scandali che travolgono le regioni e i gruppi delle regioni causato (come ho detto nel mio intervento in Direzione) proprio da una legge elettorale che “personalizza” le campagne elettorali e fa spendere dai 100mila euro ai 200mila euro ai candidati che poi passano. Candidati che poi devono restituire quei soldi, a meno che non vogliamo dire che li raccolgono tra i sostenitori (e allora fateci vedere le rendicontazioni). Che devono restituire quel favore a quel finanziatore. E allora Comuni e Regioni ed persino il Parlamento si sono dotati di quelle cose che si chiamano “marchette”, quei soldi senza controllo che gli eletti possono destinare al proprio territorio, alla propria associazione, al progetto di pincopallo che nessuno va a verificare se faccia bene alla collettività.

Qualcuno mi cita Danimarca, Finlandia, Belgio, Austria (scusate se la Grecia non la considero) come Paesi che hanno le preferenze. Perdonatemi se mi viene da sorridere. In Danimarca e Finlandia (e anche in Belgio ed Austria) non c’è il tasso di corruzione che c’è nel nostro Paese e la democrazia è un pochino più matura della nostra. Vogliamo non tenerne conto? E allora non vogliamo il bene del Paese, stiamo facendo l’esercizio del fisico teorico con il cavallo a simmetria sferica.

Continuo a fare notare a tutti che in Sicilia il PD prende pochi voti ma l’84% degli elettori esprime una preferenza (il M5S siciliano solo il 56%). In Piemonte nemmeno il 40%, ma il PD è un po’ meglio del PD siciliano. Qualcuno si offende? Io no.

Da leggere su preferenze, collegi uninominali, collegi plurinominali: Corrado Truffi e il costituzionalista Aldo Giannulli del M5S che sul tema dice cose sacrosante.

Aggiungo: certo che in ogni sistema la capacità dei partiti di selezionare individui è alla base di tutto. Se avessimo un sistema sano di partiti (se avessimo un Paese sano, perché la classe politica è lo specchio del Paese: nn è arrivata da Marte perché per uno che fa favori ce ne sono 100mila che li chiedono!) andrebbe bene qualsiasi sistema. Se tutti i partiti avessero a cuore il bene comune le larghe intese sarebbero una cosa bellissima. Come si fa a negare il contesto politico e di crisi democratica (cit.) in cui versa l’Italia? Come si fa a negare che serve uno sforzo collettivo per uscire dalla palude?

Sull’Italicum l’unica perplessità che ho è sulle candidature plurime (che non erano previste nella bozza votata in direzione, su questo dobbiamo batterci, qui potete firmare la petizione) e sulla distribuzione dei resti. Sul rapporto cittadini elettori saranno i collegi piccoli a determinare quella relazione che ha comunque dei limiti (rimando a Giannulli sul blog di Grillo che sul tema NON dice affatto fesserie)

Ma il premio di maggioranza è congruo (c’è il doppio turno, si andrà a votare due volte se nessuno arriva al 35%, gli italiani potranno determinare tra i primi due partiti, non avremo un secondo Partito Fascista che va al potere come accaduto quando il premio di maggioranza era al 25%) e può consentire ai 3 grandi partiti di poter governare senza inciuci. Vorrà dire che SeL invece di fischiare Bonaccini, costringerà Renzi ad un accordo prima del voto. Vorrà dire che Scelta Civica dovrà fare una scelta. E anche il NCD. Ed anche la Lega. Insomma la soglia di sbarramento semplicemente costringerà alla maturità politica il sistema di partiti italiano. 

Tutto questo improvviso sbraitare, anche di Scalfari o di altri notabili ex PCI da sempre contrari alla preferenze, da dove proviene? Qual’è il problema? Che qualcuno sta cercando di uscire dalla palude? Certo che non è la riforma elettorale perfetta. E certo che andrà cambiata se avremo la maggioranza. Ma non l’abbiamo. Santa pazienza: abbiamo perso le elezioni. Siamo in una crisi economico-sociale profonda e che non accenna a migliorare. Disoccupazione giovanile, esodati che non ritrovano un posto di lavoro, pensionati ed invalidi che non arrivano alla fine del mese. Vogliamo per favore “fare presto”? Che non significa “lasciare fare a Matteo”.

Anzi. Come vedete se ho da dire qualcosa la dico, non me la tengo in tasca in silenzio. Anzi.

Ora facciamo un esercizio. Se voi voste il segretario del PD cosa fareste per “fare presto” e per dare al Paese governabilità e assetto istituzionale che consenta di “agire” senza annegare nella burocrazia? Devono sussistere entrambe le condizioni, attenzione. E dovete farlo con questa configurazione parlamentare. Vediamo che sapete fare.

Renzi, Berlusconi e il metronomo della politica.

18 gennaio 2014 § 4 commenti

Sono tra quelli che storse il naso quando Renzi andò ad Arcore (come pure ho pensato che la riunione di segreteria che si è svolta a Firenze poteva benissimo essere fatta in un circolo del PD, sapendo la malafede con cui tutto, anche il luogo di una riunione, viene interpretato), pur capendone tutte le ragioni intriseche in quel gesto e in quel momento: “tutti mi trattano come un ragazzino presuntuoso, pronto ad allinearmi agli schemi a cui tutti i giovani del mio partito alla fine si allineano, io non ho paura, e con questo atto dimostro che faccio di testa mia, non obbedisco a nessuno.”

In quell’atto, per chi aveva capito come stavano andando le cose e come sarebbero andate c’era dentro un po’ di tutto, anche un po’ di ubris, ma c’era dentro anche tanta voglia di scrollarsi di dosso gli schemi ipocriti della classe dirigente al potere che alla fine con Berlusconi ci trattava eccome (e non parlo di Bicamerale). I ruoli di allora erano totalmente invertiti a quelli rivestiti oggi da gli attori di quell’incontro. All’epoca Renzi non avrebbe mai potuto dire a Berlusconi vieni tu o incontriamoci da un’altra parte per parlare di Firenze. E Berlusconi comunque era il presidente del consiglio, non solo il capo di una parte di una parte politica che ancora oggi (ahinoi) pesa 1/3 dei votanti (dei votanti, certo).

Oggi Matteo Renzi è il segretario del PD e non ignora che incontrare Berlusconi è camminare bendati su terreno minato, colpisce al cuore la natura stessa di cui si è nutrita un’intera classe dirigente: l’antiberlusconismo in purezza, quel fenomeno che ci ha tenuti bloccati per venti anni a parlare si lui e delle sue malefatte e che non ci ha fatto produrre uno straccio di visione se si esclude quella puramente elettorale: la grande alleanza di Prodi (sempre in chiave Berlusconiana) o lo spirito maggioritario esclusivo veltroniano (che comunque di quell'”anti” era figlio).

Matteo Renzi ha la mia età e da quando va a votare c’è Berlusconi e, come me, non vede l’ora di buttarsi alle spalle quei venti anni. Lo fa in modo diverso e anche questo è già un segno che il tempo della politica ha cambiato ritmo, come se all’improvviso qualcuno avesse dato una schicchera al metronomo, aumentandone la velocità. In questi venti anni tutti hanno trattato con Berlusconi. E’ stato fatto sulle nomine nelle aziende partecipate, dalla Rai a Finmeccanica. Sulle leggi da fare e da non fare. Sui tempi da dare alle riforme, perché anche la lentezza con cui le cose si fanno o no è una forma di patto tacito (penso alla legge elettorale ferma sotto la sedia di Anna Finocchiaro).

Io di Berlusconi, della sua cultura sguaiata, della sua Milano 2, della sua simpatia piaciona, delle sue battute offensive sulle donne, sui gay, della sua amicizia con Putin, ma soprattutto della sua totale inadempienza politica (ed è l’unico che ha potuto governare così tanto e a lungo da non so quanto e con una maggioranza che gli obbediva in ginocchio, Lega compresa), cioè la cosa su cui in questi venti anni abbiamo spinto di meno, penso tutto il male possibile. Perché penso tutto il male possibile di quel pezzo d’Italia di cui Berlusconi (non dimentichiamolo mai, per pietà) è rappresentante: quello che vuole abolire la burocrazia per liberalizzare l’anarchia edilizia e non per favorire la libera ma giusta impresa, che vuole la riforma della giustizia per avere impunità e non per rendere il Paese giusto. E potrei andare avanti all’infinito a raccontare come non siamo stati in grado di ribaltare la sua prospettiva su giustizia, burocrazia, statalismo. Matteo Renzi (non da solo, ma con tutti noi) questa prospettiva la sta ribaltando.

Berlusconi oggi entrerà nella sede del PD. Non infetterà nulla, non sarà sacrilegio. Il sacrilegio è stato lasciarlo imperversare per venti anni, facendo finta di combatterlo, alimentandosi della sua esistenza per opposizione, riconoscendogli la centralità come in un sistema solare, invece di cercare una luce propria, come se fossimo la Luna e non un altro sole. Scusatemi se anche io ho fretta e vado oltre. Sì, è un pregiudicato. Sì, tutto quello che sappiamo. Ma rappresenta un terzo degli elettori. Parlando con lui, parliamo con loro.

Suggerirei quindi ai detrattori  dell’incontro di sperare soprattutto in un buon esito per il Paese (qualcuno su twitter fa la battuta: speriamo che finisca come a Canossa e non come a Troia, io dico che non finirà in nessuno dei due modi), non per le proprie poltrone al governo. E basta con questa storia tra Governo e maggioranze trasversali in parlamento, anche questo aspetto fa parte della crescita e della maturità di una democrazia. Lo facciamo sulle unioni civili per non minare il governo, perché non possiamo farlo sulla legge elettorale? Su, non prendiamoci in giro.

Ecco, io non tollero che un pezzo del mio partito, dietro la questione Berlusconi, anteponga il proprio destino personale e politico al bene del Paese e a dirvela tutta penso anche che Renzi stia rischiando moltissimo davanti a tutti perché se non si porta a casa l’accordo tutti saranno pronti a puntargli il dito contro, ma l’unico modo di battere Berlusconi è anche questo: fare tutto alla luce del sole, davanti al Paese.

Ma quello che più di ogni altra cosa sta avvenendo oggi è che Matteo Renzi sta applicando un principio fondamentale che tutto il partito dovrebbe apprezzare: non una legge elettorale per qualcuno o contro qualcuno, ma una legge elettorale che garantisca al Paese governabilità. Non una legge elettorale che si limiti a fare contente le forze di governo dove c’è l’anomalia NCD che è lì grazie ai voti di Berlusconi (con cui il PD del vecchio corso ha governato negli ultimi anni, tra l’altro) e che ha paura di rimanere fuori al prossimo turno.

Per fare questo si incontra anche Berlusconi che poi insieme a Grillo è quello che, con il PD, rappresenta il Paese per l’80% circa di chi ha votato. E per favore mettiamoci in testa, una volta per tutte, che il Paese viene prima del governo e questi 20 anni di berlusconismo, magari, si archiaviano proprio oggi, mettendo la prima pietra per la governabilità.

p.s. segnalo il post di Gad Lerner, notoriamente non vicino a Renzi (“meglio l’azzardo di renzi che immolarsi per Alfano)

p.s.2 l’ho detto in modo superficiale ma ci ritorno. Le unioni civili non devono passare per il governo altrimenti non si trova l’accordo e akkora è meglio lasciare la materia al Parlamento? Perché sulle Uniuoni Civili sì e sulla legge elettorale no? Premesso che non ci penso nemmeno di andare a discutere di unioni civili con Alfano, perché il modello tedesco NON si discute essendo già un compromesso nel PD.

Non festeggerò, ma…..

27 novembre 2013 § 7 commenti

Non vorrei parlare più di Berlusconi e non festeggerò perchè non ho tempo. Ne ho già perso troppo in questi venti anni. Preferisco pensare al Paese che avrei voluto e vogliamo e che, maledizione, faremo. Però il manifesto che ritrae Berlusconi prigioniero delle BR come lo fu Aldo Moro è un’immagine politicamente violenta e culturalmente ignorante. È il ribaltamento dei principi democratici, l’espressione del senso di Paese che questa destra ha cavalcato, diffuso, generato. Ora non cadiamo nel tranello del suo vittimismo. Parliamo del Paese, parliamo di lavoro, parliamo, finalmente, di futuro.

Se Berlusconi firma i referendum…

31 agosto 2013 § 4 commenti

…la penso come il  mio amico Francesco Nicodemo.

Il problema non è che Berlusconi firmi i referendum. Il problema è che noi non lo abbiamo ancora fatto.

Dove sono?

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