D’Alema e Bersani si amano ancora, tranquilli.

Ha ragione Chiara Geloni. E’ una montatura giornalistica. In realtà non è successo niente:

Bersani: “Io non chiederò a D’Alema di candidarsi. Io non chiedo a nessuno di candidarsi. Io non sono quello che nomina i deputati. Io farò applicare la regola, chi ha fatto più di quindici anni per essere candidato deve singolarmente chiedere una deroga alla direzione nazionale”

D’Alema: “Sono del tutto d’accordo con Bersani: ha giustamente ricordato una procedura che mi è nota, cioè che è l’organismo collegiale che decide. Ha ragione, non spetta a lui e d’altro canto non mi ero rivolto a lui ma al partito”.

p.s. ma non abbiamo altro di cui parlare in Italia? Lo dico ai giornalisti…..Bersani non rottama D’Alema, non può. Sarà l’assemblea del PD a dare o no la deroga a D’Alema. L’assemblea cammellata di tanti dalemiani, quindi state sereni: o si fa da parte o sarà candidato. Amen.

 

Se SeL è una corrente del PD

Questo post non vuole essere affatto offensivo. Vuole solo registrare un dato: la Carta di Intenti della coalizione è praticamente quasi identica alla Carta di Intenti del PD. Questo significa che dentro il PD le istanze di SeL ci sono già sui macrotemi che apparentemente distinguono SeL dal PD: lavoro e diritti. Nel PD c’è la posizione sui matrimoni gay come c’è la posizione schiacciata sulla FIOM. E’ per questo che alla fine la carta di intenti di coalizione rappresenta il compromesso interno di un partito che ancora non c’è sulla carta ma sta nascendo e questa è l’unica bella notizia della giornata di ieri. Così il partitone delle alleanze di stampo dalemiano non è niente altro che un partito a vocazione maggioritaria di veltroniana memoria. Sarà difficile oggi per Vendola venirci a dire in cosa è diverso da Bersani. La battaglia, a volerla guardare con coraggio è tra Bersani e Vendola da una parte e Renzi dall’altra. E ridurla ad una battaglia tra la destra del partito che ancora non c’è e la sua sinistra, sarebbe leggerla con gli occhiali del secolo scorso.

Mi permetto di sottolineare di nuovo l’incongruenza tra un Vendola che dichiara il liberismo da rottamare (incarnandolo in Renzi impropriamente e non vedendo i tratti socialdemocratici di quel liberismo) e poi firma una carta d’intenti in cui la coalizione di cui fa parte si impegna a cercare alleanze di legislatura con un centro liberale. Il tutto in chiave europeista che non può non far pensare che l’agenda Monti, seppur non nominata, è lì.

E mi permetto di far notare che se la Carta di Intenti del PD parlava di riconoscimento giuridico delle coppie di fatto io mi sarei aspettata che l’allargamento a SeL avrebbe comportato una frase ancora più coraggiosa, altrimenti il compromesso dove sta? La verità è che la discussione interna al PD aveva già esaurito anche la posizione di SeL, ma questo la dice lunga a questo punto sul senso di essere due partiti invece che uno.

Non è una critica a SeL, figuriamoci. E’ una riflessione che vuole accelerare quel processo di evoluzione in senso maggioritario della nostra democrazia. Che non vuole carte di intenti firmate all’ultimo momento tra partiti per vincere le elezioni, ma programmi costruiti lungamente, discussi e infine digeriti che diventano dna comune e quindi politica applicabile sulla pelle delle persone, insomma: governo.

Ne avevo parlato lungamente qui, a proposito di IDV, tema quanto mai attuale dopo il recente arresto di Maruccio che sfata ogni mito di superiorità morale, definitivamente.

Per vostra cultura personale qui trovate la Carta di intenti del PD e qui la Carta di Intenti di coalizione.

Il biscotto di Vendola e Bersani

E’ stata firmata oggi la carta d’intenti (vedi sotto l’errata corrige) tra i segretari del centro sinistra tra cui due candidati alle primarie, Vendola e Bersani.

Presumo verrà chiesto anche a Renzi di firmarla e che qualsiasi dubbio venisse sollevato da parte sua farà gridare allo scandalo, alla rottura, alla presunzione, al poco rispetto per il proprio partito e via dicendo.

Vedo già alcune cose che non sono propriamente quello che mi aspetterei da una coalizione di centro-sinistra, in particolare da Vendola.

Ve le elenco:

Sulle alleanze.

“Qui vive la ragione che ci spinge a cercare un accordo di legislatura con le forze del centro moderato.” Cioè noi facciamo le primarie tra di noi e poi cerchiamo alleanze con l’UDC? Registro che malgrado questa frase, Casini si è lamentato che non ci fosse nemmeno un accenno all’agenda Monti. In effetti suona strano che sia considerato dal PD tutto da buttare visto che da 10 mesi lo stiamo votando. E’ un po’ schizofrenico. No?

ERRATA CORRIGE: nel link di cui sopra c’e’ la Carta di Intenti di qualche settimana fa del solo PD. Qui trovate quella di coalizione firmata anche da Vendola in cui a pag.2 si parla di centro liberale e non piu’ moderato (“Qui vive la ragione più profonda che ci spinge a cercare un terreno di collaborazione con le forze del centro liberale. Per questo i democratici e i progressisti s’impegnano a promuovere un accordo di legislatura con queste forze, sulla base della loro ispirazione costituzionale ed europeista e di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni. Collocare il progetto di governo italiano nel cuore della sfida europea significa costruire un progetto alternativo alle regressioni nazionaliste, anti-europee e populiste, da sempre incompatibili con le radici di un’Europa democratica, aperta, inclusiva.”) Sono sempre piu’ confusa. Ma Vendola non ha esordito dicendo che il liberismo e’ roba da rottamare?

Sui gay.

“Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico.” Scusate non ho capito. Vendola è per i matrimoni e per le adozioni. Renzi per le Civil Partnership nei primi 100 giorni e per aprire dibattito su matrimoni e adozioni, Bersani per il modello alla tedesca anche se non ha mai specificato quale delle fasi del modello tedesco….e allora perché siamo stati così vaghi? Sempre in ottica di alleanza con l’UDC?

Le regole delle primarie.

“b) la registrazione, dal 4 novembre fino al giorno del voto, con la sottoscrizione dell’Appello pubblico, l’iscrizione all’Albo delle elettrici e degli elettori, e la consegna a ciascun elettore, ai fini dell’esercizio del voto, del “Certificato di elettore del centrosinistra per l’Italia Bene Comune”. Tale registrazione dovrà avvenire con procedure distinte dalle operazioni e dall’esercizio del voto. Le iscritte e gli iscritti all’Albo costituiranno la base elettorale delle primarie e avranno automaticamente diritto di voto all’eventuale secondo turno.  Il Collegio dei Garanti disciplinerà le modalità di iscrizione all’Albo da parte di coloro che si sono trovati  nell’impossibilità di  registrarsi nel periodo dal 4 al 25 novembre.” Cioè fatemi capire. Posso pagare le tasse via internet, avere i referti medici, usare il mio conto in banca…ma non posso iscrivermi on-line alle primarie del PD e magari mi fate andare ad iscrivere (a me che ho la tessera) in un posto diverso da quello dove devo votare. Dobbiamo vincere le elezioni, non le primarie! Ve lo immaginate l’elettore mandato via alle primarie poi come sarà contento di votarci? Ma sì, perché la cosa importante non è vincere le elezioni ed usare queste primarie come volano elettorale. La cosa fondamentale è arginare Renzi, anche a costo di perdere le elezioni. E poco importa che fino ad ora ad usare pulmann prezzolati di extracomunitari disperati, truppe cammellate di gente del PDL siano stati anche ed in parte quelli che oggi votano Bersani (vedi Napoli, vedi Lazio e poi….).

Il quadro è chiarissimo a chi vuol vederlo. Vendola e Bersani sono alleati, voteranno l’uno per l’altro in caso di doppio turno, sono già d’accordo per allearsi con l’UDC, sostanzialmente con un partito clericale e liberista in stile confindustria (non liberale). Il nemico è uno solo, quello che se vince cambia tutto e modifica la prospettiva. Quello che continuiamo a dire che è di destra, liberale e via dicendo. Insomma meglio Casini di Renzi, ci stanno dicendo Vendola e Bersani.

Mi perdonate vero se preferisco votare uno che dice le cose chiare, anche quando sono scomode sul tema del lavoro, dei gay e di altro. Almeno so che se lo voto farà esattamente quello e posso discutere con lui anche quando non sono d’accordo. Meglio questo che tanti bei programmi socialisti che verranno disciolti nell’acido clericale e confindustriale dell’UDC il giorno dopo le elezioni.  Sempre che poi si possa governare una buona volta oltre che vincere.

p.s. per me oggi la questione centrale è la questione morale. Prima del lavoro. Prima di ogni altra cosa. E questa passa anche per il superamento di un’intera classe dirigente collusa in qualche modo con il ventennio passato. Abbiamo bisogno di occhi nuovi, anche ingenui che possano ricostruire un tessuto di relazioni sano, pulito, nuovo. Senza di questo qualsiasi promessa, qualsiasi programma, qualsiasi carta d’intenti è carta straccia.

Perché voterò Matteo Renzi.

Chi prende posizione si prende la responsabilità dei propri atti, delle proprie scelte. Ho deciso di farlo, in modo netto ed anche lacerante.

Voterò per Matteo Renzi alle primarie per un motivo molto semplice:  non voglio solo vincere le prossime elezioni. Vorrei un governo che duri almeno dieci anni e che sappia incidere sul Paese, trasformandolo radicalmente. Ad oggi Matteo Renzi è l’unico che ha le carte in regola per vincere ed è l’unico che consenta attorno a se spazi per poter partecipare a quel progetto anche se non si proviene dalla tradizione di partito o da una qualche corrente benedetta. Bersani fa parte della classe dirigente degli ultimi venti anni. E’ una brava persona, forse un po’ ingenuo considerato che ha nominato Penati suo responsabile della campagna elettorale da segretario.

Bersani, come Veltroni, non ha saputo smarcarsi dal giogo correntizio della fusione fredda di due partiti.

Renzi oggi pur provenendo da una storia e da una tradizione diversa dalla mia, è un democratico a tutti gli effetti. Ha persino un senso molto meno reverenziale nei confronti del partito, non perché i partiti debbano essere spazzati via come professa Grillo. Ma perché devono tornare ad essere strumento di democrazia e non fine ultimo di interessi di parte. E questa la terza via tra Grillo e D’Alema, Dei partiti utili. Trasparenti. Non di proprietà. Non ostaggio. Contendibili. Lo abbiamo visto nel Lazio con la candidatura di Bachelet. Avevamo contro tutti. Tutti i consiglieri regionali che hanno tappezzato il Lazio di manifesti abusivi per Gasbarra e cammellato truppe per impedire che Bachelet potesse occupare anche solo un po’ di spazio nel partito con la sua gente. Tutto chiuso. Sbarrato. Di proprietà.

Matteo Renzi oggi viene dipinto come il male assoluto. E’ il sindaco del PD di Firenze. A Piazza Pulita hanno elencato i personaggi che lo elogiano: Berlusconi, Iva Zanicchi, Lele Mora, Flavio Briatore, Marcello dell’Utri.  Tutti personaggi del ventennio che hanno in comune una cosa agli occhi di un osservatore con un minimo di cultura politica. Sono soggetti alla fascinazione del carisma. Se chiedete loro se gli piaceva Berlinguer vi risponderanno di sì. Il fatto che Matteo Renzi abbia carisma non può essere un’affermazione ontologica che lo collochi a destra. E’ una follia propagandistica. Il carisma non è l’arte di imbonire. Lo è nella declinazione berlusconiana.  Esiste anche il carisma che proviene dal “sentire” il proprio tempo. Dal sapere cosa dire.

Voterò Matteo Renzi perché parla agli elettori e non alle sigle.

Voterò Matteo Renzi perché non voglio lasciarlo nelle mani dei post democristiani che saltano sul suo carro perché odorano il buon risultato. Fa bene Matteo a non volere comitati centralizzati. In questo modo (lo dico chiaro con nomi e cognomi così non lascio dubbi) se a Viterbo ci sono 10 comitati, Fioroni non potrà intestarsi il risultato. Così Moscardelli a Latina. O i lettiani eretici in giro per il mondo.

Voterò Matteo Renzi perché vive da contemporaneo il problema del precariato, sa cosa è. Sa cosa passa una donna a 34 anni sul lavoro. Sa cosa significa fare il creativo e non pagare l’affitto. O l’operaio nella fabbrichetta dove ti schiavizzano davvero, dove la sicurezza non esiste, mentre tutti parliamo dell’operaio della grande industria, quello che sul contratto ha persino descritti i pesi che può caricare. Una cosa che nessun cameriere, nessun falegname, nessun saldatore sa cosa sia. E nemmeno i lettori dei giornali da salotto, tutti occupati a sparare altrove, dove fa più audience. Consiglio il bel libro di Santarossa “Viaggio nella notte” per sapere cosa significa lavorare in una fabbrichetta di provincia. Preparate il Maalox.

Voterò Matteo Renzi perché non credo all’Europa dei mercati, ma all’Europa “abitata” dai suoi cittadini (vedi la proposta di servizio civile europeo). Non ho paura di vederlo parlare con la Merkel. La cosa importante è cosa si fa in Italia, non il capello brizzolato che fa autorevolezza. Che se sei autorevole di aspetto, ma poi sei ostaggio delle correnti del tuo partito, non decidi nulla davvero.

Voterò Matteo Renzi perché ha il coraggio di dire che in Italia spendiamo poco per i dipendenti pubblici. E’ che spendiamo male.

Voterò Matteo Renzi perché è un cattolico che dice che se i gay si sposano a lui non frega nulla. Il sacramento è una cosa privata. Lo voterò anche per essere la sua goccia cinese sulla questione dei figli. Ha una cosa, Matteo. Non fa finta che i problemi non esistano. Li affronta. Prende posizione. Vi dice come la pensa. Per questo in molti lo odiano – lo odiate – perché siamo assuefatti ad una classe politica che quando ha paura di dire la sua e di perdere consenso non parla. Tace. Tanto il tema è vincere le elezioni, non governare.

Voterò Matteo Renzi perché incarna meglio di chiunque altro il motivo per cui abbiamo fondato il PD, la casa comune dei progressisti che superava l’accrocco delle alleanze, dei giochetti, della spartizione.

Lo voterò perché ha capito che tra la gente che ha votato a destra c’è qualcuno da recuperare, altrimenti – banalmente – si perde.

Lo voterò perché abita il futuro, come me, e mi sono stufata degli interventi per i giovani come se fossero degli interventi straordinari per chissà quale categoria protetta. Da oggi gli interventi per il Paese SONO gli interventi per i giovani perché in tutti i luoghi del mondo è così, perché esiste identità tra progresso e futuro e quindi tra i giovani e la loro esistenza.

Lo voterò sapendo che molta gente non prenderà posizione o alla fine voterà Bersani, per sicurezza. Per comodità. So che queste primarie saranno laceranti. Chi promette di lasciare il PD se Matteo Renzi vince. E’ una battaglia strana, che coinvolge tante cose. Generazioni piantate ancora nel secolo scorso, con i loro giovani sodali e fedeli che governano i meccanismi decisionali. Non è una questione di generazioni, infatti. E’ una questione epocale che riguarda il Paese, le sue dinamiche corporative, il modo con cui si va al potere e quello con cui si governa. Ed io so da che parte stare. Non sto dalla parte di chi è parte del ventennio appena passato, anche se ha solo 20 anni. Sto dalla parte di chi ha una visione complessiva, anche avesse 90 anni.

Non lascio a Matteo Renzi quello spazio. Lo occupo con lui nella speranza di ridare futuro a chi non lo ha, alla mia generazione e a quella dopo la mia. Quelli che i figli no, il mutuo no, il contratto no. Per trasformare quei no, in sì.

Il suo programma è qui, per chi volesse leggerlo. Così parliamo di contenuti e non di ceroni televisivi.

Metti l’UDC, togli l’UDC

Se non ci fossero in gioco le terga delle generazioni future (e forse ancora anche la nostra se questi non fanno l’ennesimo pastrocchio) ci sarebbe da ridere per il livello di ridicolaggine che il centro sinistra sta raggiungendo.

I sondaggi ci danno la vittoria in tasca nel 2013 e solo un magheggio con la legge elettorale può consentire al PDL di non essere cancellato, e noi che facciamo?

Nell’ordine.

Tabacci (ex UDC ora API) partecipa alle primarie del centro sinistra….quindi Rutelli sta di nuovo con noi? E quando lo abbiamo deciso?

Vendola dice che l’UDC non fa parte della casa del centro sinistra (perifrasi politichese per dire che ci candidiamo PD + SEL, ma poi potremmo anche allearci con loro.

Di Pietro va da solo un po’ perché se lo merita con i suoi toni da leghista della prima ora, un po’ perché l’UDC non lo vuole, un po’ perché lo maltrattiamo.

Gli elettori di PD, SeL e IDV dice che sono incazzati e sono quelli (vi comunico) tra loro più simili e che governano non si sa più quanti comuni e ad andare separati gli sembra contro natura.

Insomma, dai, che ce la facciamo a perdere anche nel 2013, ancora un po’ di impegno. Daje.

Prendete un foglio. Scrivete 10 cose NON vaghe su lavoro, diritti, economia, ambiente e sviluppo…cose NON vaghe,  non cose su cui siamo tutti d’accordo. Cose chiare: contratto unico o flessibilità spinta (e vedrai che l’UDC lo fai fuori già così), uguaglianza delle coppie gay o strumentino giuridico (e vedrai che l’UDC lo fai fuori già così), nucleare o biomasse (e vedrai che l’UDC lo fai fuori già così), privatizzazione dell’acqua o rilancio delle aziende pubbliche (e vedrai che l’UDC lo fai fuori già così).

Non so. A me pare tutto lì, bello chiaro. Certo se ragioniamo con i numeri per vincere e non con le cose da fare per il Paese è tutto più difficile.

Uscire dalla gabbia dei numeri. Subito.

Non ci sono più i moderati

La carta di intenti presentata oggi da Bersani parla di patto tra democratici e progressisti.

Quindi i progressisti non sono democratici?

E chi sono i progressisti? Lo chiedo perché se i moderati che per me erano estremisti sono diventati democratici, allora anche la parola progressisti potrebbe assumere altri significati. Sono quelli che vogliono il progresso? Di cosa? Dei diritti? Della tecnologia? Del siderurgico?

E i moderati che fine hanno fatto? E in ogni caso che voleva dire moderati?

E democratici, non dovremmo essere tutti?

Insomma ma davvero pensiamo che cambiando democratici con moderati potremo digerire l’alleanza con l’UDC?

Non e’ che bastano due paroline sulle unioni civili per convincerci. E l’acqua? E il nucleare? E Cuffaro? E quelli del sudpontino?

Sui manifesti e sul femminicidio politico: riflessione notturna sulla Festa dell’Unità romana.

Abbiamo talmente rotto le palle che nell’ultimo esecutivo del PD Roma addivenirono ad un compromesso.

Meno manifesti dell’anno scorso: solo per i BIG e generici per il lancio della Festa e cose particolari. Vago, ma sfidante.

Traduzione di Big: D’Alema e Veltroni (Big ontologici a prescindere a dimostrazione che anche se non si ricandidano: comunque comandano). Bersani (segretario). Enrico Letta (vicesegretario). Rosy Bindi (Presidente). Capogruppi (Finocchiaro, Franceschini, Sassoli). Punto.

Questa decisione è stata vissuta dagli aspiranti big (cioé da quelli che NON lo sono) come un boicottaggio. Anche perché in effetti D’Alema, Veltroni e Marini rappresentano delle eccezioni. Sono BIG del partito? Ad onore del vero fanno solo parte della direzione nazionale. Alla faccia del “ci siamo fatti da parte”.

Pare che qualche giovane (turco) ed anche qualche meno giovane veltroniano di primo pelo si sia arrabbiato. Qualcuno si è scaricato il formato dal sito e si è fatto i manifesti da solo.

Non è bello, visto che il partito aveva preso una decisione e  i manifesti continuano ad essere tutti, maledettamente, abusivi.

Ma superiamo per un attimo l’abusivismo. Facciamo finta che per noi non sia un mantra politico di legalità, lavoro nero da fare emergere, inquinamento, bellezza di Roma e chi ne ha più ne metta. Insomma: Alicata formàttati.

E riflettiamo.

Per esempio. Lo psicologo Fagioli (quello di Bertinotti per intenderci per cui i gay si possono sposare ma sono psicologicamente ciechi, già cacciato dalla società psicanalitica italiana nel 1976 ed editore della rivista Left recentemente gemellata con l’Unità i cui applausi degli adepti ieri sera riempivano inquietamente le Terme di Caracalla) non ha avuto i manifesti e ha portato più gente di D’Alema che è stato quello che ha avuto più ripassate di manifesti e si era accoppiato con la glamourissima Chiara Gamberale, scrittrice e conduttrice radiofonica, simpaticissima (almeno a me).

Quindi? I manifesti servono o no? Boh.

E ancora. Manifesti solo per maschi. Palchi pieni di maschi. (d’altronde le donne di potere si contano sulle doppie punte di un calvo).

Ma insomma. Se proprio dobbiamo fare i manifesti non dovremmo farli ai più sconosciuti? Non so, a Orfini per esempio che invece se li è pagati di tasca sua (istituzionalmente parlando)?

Tutti i big non hanno già la tv e i loro settemilioni di mandati parlamentari?

E ancora.

Abbiamo dei candidati alle primarie da sindaco. Non li invitiamo sul palco della festa a dirci come pensano Roma?

Quello sì che sarebbe un dibattito figo e appassionante (yawn).

No, c’è la festa del PD e invece Zingaretti riempie una piazza il 16 luglio.

La Prestipino ha fatto un evento qualche giorno fa altrove.

Ecco, appunto.

Altrove. Tutto è altrove.

Le donne sono altrove. Pare a ragionare sulla portavoce, nel frattempo i palchi della festa sono infestati di soli maschi. Un femminicidio politico quasi totale, d’altronde l’impresa più ardua nel PD è convincere una donna intelligente a candidarsi (lesbiche escluse, lo ammetto).

Problema culturale? Remissività compulsiva? Incapacità di partecipare al gioco di “chi ce l’ha più lungo?”. Ma cambiare tutto, no?

I candidati a sindaco sono altrove, ma vengono a parlare di altro. Come se niente fosse.

I giovani non sono ammessi se non i fedelissimi e in modalità autoreferenziale. Figuriamoci.

Non resta che esprimere solidarietà ai dirigenti del PD Roma oggetto delle pressioni collettive. Si viaggia a un centinaio di sms di pressione al giorno cadauno. Roba da stressare anche un amministratore delegato di una multinazionale (ahem).

Quasi quasi chiamo anche io, mi incazzo perché nessuno mi ha invitato a parlare di nulla e chiedo pure i manifesti.

(nel caso a qualcuno venisse il dubbio: scherzo).

Però pensiamoci seriamente.

Non sarebbe bello che invece di far salire tutti quelli (vecchi) che pestano i piedi sul palco ci fosse una regia (non solo tematica, ma politica) mirata a far vedere il talento e le cose da dire? Ma non alle 19 sul palco del PD Roma tra gli arancini e il caffé macinato. Dico proprio in prima serata.

All’apparenza mi pare che i palchi siano seguiti dalle solite persone. Tanta gente che mangia, poca gente interessata a ciò che abbiamo da dire, malgrado la diffusa competenza che abbiamo messo in campo negli ultimi lunghi mesi.

Farsi qualche domanda e darsi molte risposte. Prima che sia troppo tardi.

Il 2013 incombe.

Renzi no. Casini sì (Primarie del PD, diario di viaggio. #5)

Cioè ma quelli che odiano tanto Matteo Renzi, che si taglierebbero le vene, non andrebbero a votare se vincesse, imbraccerebbero le armi e salirebbero sulle montagne…invece se andiamo con Casini va bene? No così, tanto per capire la schizofrenia delle ultime ore.

Casini e Vendola detestano Renzi.

Bersani prima dice che vuole le primarie aperte ora non si capisce aperte a chi.

Io direi: a chi firma un programma comune e chiaro. Se Casini non lo firma niente alleanze. Se Vendola, Renzi, Di Pietro e Bersani lo firmano si facciano tra loro. Se Casini rinuncia a Confindustria e Chiesa di cui è il cavaliere, e firma il programma, parliamone.

Ma ci vuole tanto? A me sembra tutto semplice.

Alleanze: la scelta è tra un programma laico e di sinistra o un programma clericale e confindustriale. Le sigle vengano dopo. Decidiamo quale idea di Stato, di laicità, di società. Chi ci sta firma e partecipa alle primarie. Chi non ci sta va per i fatti suoi. Si chiama maggioritario inclusivo e trasparente.

Cioè diciamo ai cittadini il programma e POI facciamo le alleanze. Sarebbe geniale, che dite?

Primarie del PD, diario di viaggio. #4

Io vi avevo avvisato che uno dei temi tra Renzi e Bersani sarebbe stato questo.

Bene Renzi, (qui trovate l’intervista intera) anche se da un under 40 mi aspetto di meglio. Mi aspetto tutto. Di sicuro, a sorpresa, meglio di Bersani. Quindi bene.

Per ora: Civil Partnership all’inglese (anche se no alle adozioni), tutela dei figli delle coppie omosessuali e una particolare differenza comunicativa. Renzi non scrive alle associazioni in occasione di date speciali o magari di aggressioni: parla direttamente ai gay italiani e li innesta in un progetto sostanziale e complessivo. Questa è una novità destabilizzante. Per me moderna.

Ovviamente non basta. E lui lo sa.

Considerando la sua provenienza e che anche Obama, oggi paladino dei matrimoni, era contrario…fa ben sperare. Stiamo a vedere.

Primarie del PD, diario di viaggio. #2

Ieri Fabio Chiusi (che vede in Renzi una specie di Bonolis-conduttore) ed oggi Gotor (biografo di Bersani sparato democraticamente in prima pagina di Repubblica) sono intervenuti sul modello comunicativo di Matteo Renzi.

A parte che secondo me Gotor ha letto Fabio Chiusi (almeno sulla parte della comunicazione e grazie ad Arianna Ciccone per avermi invitato ad aggiungere un “secondo me”), in ogni caso ci sono delle cose giuste nelle critiche che vengono sollevate a Renzi: troppo show rischia di distogliere l’attenzione dai contenuti e rischia di berlusconizzare così tanto la forma da infettare anche la sostanza.

Gotor ha ragione sul fatto che Renzi appare troppo anti-PD.

Ma non si domanda perché il PD è da sempre anti-Renzi.

Peccato, inoltre, non riuscire a vedere la trave nel modello comunicativo bersaniano, modello che io trovo totalmente fallimentare da sempre. Oppure diamo per scontato che non sappia comunicare? E troviamo giusto il non sapere comunicare? Attenzione: comunicare non è fare una bella e costosa campagna pubblicitaria. Comunicare è riuscire a raccontare cosa siamo davvero, cosa vogliamo, con maniacale coerenza e testardaggine. E’ riuscire a valorizzare tutto il PD e non solo i pezzi comodi. La comunicazione è una roba legata al prodotto. Il marketing, per chi non lo sapesse, è anche “costruire” il prodotto e fare in modo che la comunicazione abbia il giusto e corretto mandato per comunicare il prodotto. Applicato in politica: se abbiamo delle idee giuste dobbiamo comunicarle in modo coerente. Per dirne una a me cara: è inutile parlare di rifiuti e fare manifesti abusivi. E’ una forma di menzogna politica.

In ogni caso, alcune cose divengono chiare.

1) Bersani dovrà comunque rispondere ad una richiesta di rinnovamento e già pare che le deroghe al secondo mandato saranno solo 30 (che già sono troppe)

2) che lo scontro sarà durissimo e speriamo che il PD sopravviva (sempre pensando che se il PD non sopravvive il Paese ne avrebbe da soffrire, secondo me)

3) che Renzi fa paura e persino Gotor perde di lucidità quando dice che Renzi sta aspettando per capire se le regole possono farlo vincere. Più che altro sta aspettando di capire se può partecipare alle primarie senza essere espulso dal PD.

4) che Franceschini non ha ancora deciso con chi schierarsi

5) che una cosa importante nella scelta sarà anche chi andrà con chi. Nel senso che non è solo Renzi vs Bersani, ma sarà quelli con Bersani vs quelli con Renzi. Uno dei motivi per cui molti di noi sono in attesa, è questo.

Come dico da sempre le differenze le vedremo prevalentemente sulla questione lavoro e sulla questione diritti (ci saranno anche altre differenze ma è su questi due temi che ci giocheremo l’enfasi, la passione, la rabbia, il desiderio di vittoria).  Sperando che non diventi uno scontro tra gay e famiglia tradizionale o tra Fiom e Marchionne. Il PD era quello che doveva stare al di sopra e rappresentare tutti, facendo lo sforzo sovrumano di non cascare nelle vecchie logiche. Il Paese ha bisogno della Fiat? Forse no. Forse la politica potrebbe trasformarla e andare oltre. Il Paese deve restare schiavo della Chiesa? Forse ne può rielaborare il rapporto. L’importante è non inseguire il tesserato Fiom o l’imprenditore in cerca di mercati selvaggi. Oggi una giovane architetta a 300€ al mese era felice per avere avuto una proposta di contratto a tempo determinato ad 800€ al mese per due anni. Meno di quanto guadagna un operaio Fiat. Quanti sono gli operai della Fiat di cui parliamo da mesi? Quanti sono i giovani come Elisa (il nome è di fantasia)? A questo dobbiamo rispondere.