Bene Di Pietro sul matrimonio gay.

Di Pietro presenta una proposta di legge sull’estensione del matrimonio che si va ad aggiungere tra quelle presentate da altri partiti a quella dei Radicali.

Molto bene.

La chiarezza fa pulizia (si è già dimesso un dirigente IDV contrario ai matrimoni gay a riprova che dentro IDV c’era anche tanta destra e ce ne è ancora, almeno questo è stato coerente).

E quanta ne servirebbe nel PD di pulizia, ma mica per fondamentalismo, chiariamoci: per avere almeno la chiarezza che su i temi che riguardano la libertà e la felicità di ogni singolo individuo, la sua socialità, il suo modo di relazionarsi e “produrre” energia vitale da immettere nel tessuto collettivo, il PD non può avere libertà di coscienza come per esempio sta accadendo a Milano sul Registro delle Unioni Civili.

p.s. a chi se lo sta chiedendo: io non entrerei mai nell’IDV di oggi. Plaudo alla loro posizione sul matrimonio perché ogni cosa che può migliorare la condizione della comunità omosessuale va sostenuta. Anche se provocatoria.

Il PD resta per me l’unica ed ultima spiaggia dell’agire politico dentro un partito. Lo sogno con dentro tutto il centro sinistra, come è noto. Più largo ma più chiaro. Più evoluto rispetto al secolo scorso. Meno chiuso. Lo sogno simile ad Ilda Curti, la mia candidata a sindaco a Torino che non si presentò, che oggi sull’Unità dice delle cose bellissime. Magari questo partito fosse più simile a lei ed ai tanti che dalla Sicilia alle Alpi sull’idea del matrimonio esteso e a tutti senza più giri di parole ci sono già, eccome.

Ma vabbè, mi ripeto. Lo so.

Renzi no. Casini sì (Primarie del PD, diario di viaggio. #5)

Cioè ma quelli che odiano tanto Matteo Renzi, che si taglierebbero le vene, non andrebbero a votare se vincesse, imbraccerebbero le armi e salirebbero sulle montagne…invece se andiamo con Casini va bene? No così, tanto per capire la schizofrenia delle ultime ore.

Casini e Vendola detestano Renzi.

Bersani prima dice che vuole le primarie aperte ora non si capisce aperte a chi.

Io direi: a chi firma un programma comune e chiaro. Se Casini non lo firma niente alleanze. Se Vendola, Renzi, Di Pietro e Bersani lo firmano si facciano tra loro. Se Casini rinuncia a Confindustria e Chiesa di cui è il cavaliere, e firma il programma, parliamone.

Ma ci vuole tanto? A me sembra tutto semplice.

Alleanze: la scelta è tra un programma laico e di sinistra o un programma clericale e confindustriale. Le sigle vengano dopo. Decidiamo quale idea di Stato, di laicità, di società. Chi ci sta firma e partecipa alle primarie. Chi non ci sta va per i fatti suoi. Si chiama maggioritario inclusivo e trasparente.

Cioè diciamo ai cittadini il programma e POI facciamo le alleanze. Sarebbe geniale, che dite?

Il ritorno dei venditori di nulla e degli immobilizzati.

Mentre negli Stati Uniti Santorum parla con Dio (clinicamente è una psicosi, qualcuno glielo dica), Alfano si spara le poche cartucce del solito repertorio, affermando che se vince l’alleanza Bersani, Vendola, Di Pietro ci sarà una deriva zapaterista e ci saranno le nozze gay.

Insomma i venditori di nulla stanno per tornare con il solito condimento clericale di ispirazione putiniana e machista.

Fossi Alfano starei zitto, ricordando che la loro idea di famiglia è stata in questi anni un brutto inciucio tra il Bunga Bunga e le sparate di Giovanardi, e si è scaricato brutalmente solo sul corpo morto di Eluana Englaro.

Inoltre lo informiamo che, purtroppo, il PD non è ancora arrivato a tanto (magari!) e che forse, se ci arrivasse e infilasse le nozze gay, in un grande disegno di avanzamento della società italiana in senso europeo, loro apparirebbero per ciò che sono: dei maschi primitivi che declamano valori che nella notte divorano, una tribù ipocrita fondata sul malaffare e sulla difesa del più furbo, categoria che contiene un insieme ampio: dall’evasore fiscale al marito fedifrago che però la domenica sfila a messa con moglie e figli, passando per lo sfruttatore di minorenni, impalmate secondo alcuni, nei luoghi più fantasiosi e condivise spesso da tutta la combriccola.

Insomma appare evidente l’ennesima anomalia di questo Paese. Un centro destra clericale e machista che vende il nulla e segna voragini tra le proprie parole e le sue pratiche e un centro sinistra ancora pavido, ancora pauroso di scardinare una regola non detta, insomma immobilizzato.

Tutto questo non per governare, ma per vincere.

Ecco, ho il desiderio profondo di una classe politica che voglia governare e che anteponga questo desiderio alla vittoria. Spiccherebbe il senso dello Stato, del bene comune, sul senso della poltrona e del bene privato.

E concludo augurandomi che per fare stare zitto Alfano su questi punti basta dirgli: sì, lo faremo perché è giusto e faremo anche questo, questo e questo. Lo avremmo seppellito. Invece girare intorno alle sue parole come ha fatto Bersani, viene letto, ancora una volta come un tentennamento, una mancanza di coraggio. In politica, ora lo dovremmo sapere, il peggiore fianco che si può offrire, a prescindere dal tema in questione.

Un errore che costerà caro in termini di astensione.

La minchiata di Palermo.

La cosa assurda è che a Palermo hanno perso tutti:

Ferrandelli e la linea Lombardo (minoritaria) vincono ma non sfondano e visto che gli altri 3 candidati sono anti-lombardo il tema è evidente: alle primarie del centrosinistra se vogliamo leggerle come voto a Lombardo, quest’ultimo pesa solo il 30%…a meno che Ferrandelli non divenga il sindaco di un altro asse buono solo per il laboratorio sicilia.

Faraone (che ha comunque fatto un gran risultato) appoggiato da Renzi, non ce la fa a superare la Borsellino che era la vera avversaria per il rilievo nazionale della sfida. E forse come a Genova i due litiganti in cui si giocano altre questioni che non hanno a che fare con la città finiscono per elidersi a vicenda.

La Borsellino e il trio di Vasto (Bersani, Vendola e Di Pietro) che a Palermo con un nome famoso e un centrodestra allo sbando pensava di fare una passeggiata di salute per rinvigorire il famoso scatto e fare fuori il giovane rottamatore.

Ma soprattutto ha perso Palermo.

Ricordarsi che al sud ci si sta e non ci si scende quando serve. Palermo è allergica a Roma più di quanto lo sia Bergamo. E non a caso i Mille erano bergamaschi e a Palermo si aspettano ancora la distribuzione della terra promessa secoli fa.

Ed è allergica anche a chi da quella terra se ne va e torna solo ad imporre scelte.

L’errore il PD lo ha fatto tanto tempo fa quando ha concesso alla Finocchiaro di tornare a Roma dopo avere perso le regionali. Bastava girare per le strade del centro sinistra per sapere che quel tradimento non sarebbe mai stato perdonato. Siamo siculi, altro che celodurismo. Ma Sciascia lo avete letto? Il verbali di Buscetta? Noi siamo così.

Non mafiosi, badate bene. I siciliani hanno una caratteristica che gli altri italiani non hanno. I siciliani ricordano, anche quando non sembra.

Bersani e Vendola e Di Pietro sono stranieri a Palermo e la Borsellino se ne è andata in Europa, bella sistematina.

Faraone è stata una sorpresa visto che aveva solo Renzi, niente partiti nazionali e poco apparato. Ma non è bastato, non a Palermo.

Ferrandelli è un caso particolare forse più complesso di ciò che pensiamo. Perché accanto a Lumia e Cracolici c’era anche Sonia Alfano e Rosario Crocetta, la prima vicinissima a De Magistris notoriamente “l’altro IDV” rispetto a Di Pietro ed il secondo  eurodeputato PD. Da solo non può vincere, cerchiamo di capire se questo ragazzo di 31 anni, magari anche usato dall’apparato PD filo-lombardo per dare un segnale a Roma, può rappresentare il capofila di una grande squadra che comprenda l’offeso Orlando (che aveva minacciato di candidarsi, ma dovrebbe rassegnarsi per non fare la fine di Rutelli e Bassolino) fino alla bravissima e coraggiosa Antonella Monastra e ai movimenti a cui ha dato voce.

Astenersi analisi nazionali. Palermo non è considerabile laboratorio Italia visto che è solo terra di conquista e saccheggi. L’unico laboratorio Italia è l’Italia che comprende Torino e Palermo insieme passando per Napoli,Cagliari, Milano e…cucù….Roma. Bersani deve avere più coraggio e si deve imporre di più…l’errore di Palermo lo ha fatto Orlando che ha peccato di presunzione e ha trascinato tutti in questo harakiri al brodetto di Vasto. A volte dire no, sarebbe una gran cosa.

E’ tutta in questa sintesi che mi scaturisce dai globuli rossi siculi la minchiata che abbiamo combinato a Palermo.

Una moratoria sulle alleanze per favore.

Scalfari dice che il PD deve allearsi con il Terzo Polo e candidare Monti.

Gilioli dice che il centrosinistra deve sbrigarsi a produrre un premier perché il centro destra è al lumicino e la nostra lentezza ha il sapore dell’ennesimo suicidio.

I fatti:

Casini spalmato su Monti tenta di cavalcare il consenso popolare che sta premiando Monti in tutti i sondaggi, da bravo opportunista anche perché sa che essendo la maggioranza parlamentare di centro destra difficilmente Monti riuscirà a fare la parte sinistrorsa delle riforme (welfare e patrimoniale e liberalizzazione delle caste e castucce).Mi perdoni il vecchio Scalfari ma io lo ripeto; mai con l’UDC forza estremista clericale e a livello locale degna spesso del peggiore PDL. Io capisco che Scalfari forse non esce più di casa, ma la realtà è ben diversa dai sorrisetti di Pierferdi.

Bersani non credo sia così felice di vedere quei sondaggi che dicono che il popolo del PD per quasi il 70% vuole Monti premier (che secondo me nella nostra testa è il Prodi che avete sempre desiderato). SeL ed IDV cavalcano in modo cannibalesco e parassitario il fatto che il PD appoggia Monti e cercano di accumulare consenso tra gli scontenti per poi battere cassa al PD. Spiace dirlo ma Vendola e Di Pietro non stanno onorando la foto di Vasto: vogliono stare con il PD ma nel frattempo gli scavano la terra da sotto i piedi. E lo dice qualcuno che quell’alleanza l’ha sempre voluta.

Berlusconi deve correre in aiuto ad Alfano con il cerone che ormai cola con evidenza dai solchi della sua plastica facciale.

Bossi è tornato a fare il capetto fascista e a declamare violenze e strafalcioni democratici.

Rutelli, scomparso tranne che a Ballarò.

Fini, non pervenuto.

Grillo, ha appena ucciso il suo movimento perché lo trova troppo partito.

Mi dispiace dirlo ma continuo a pensare che la soluzione risieda nel costringere la politica ad un’unione coatta. Una legge elettorale con alto sbarramento e a vocazione maggioritaria è l’unico sistema per fare crescere la nostra democrazia. Attenzione. Non sto dicendo che voglio fare fuori Vendola e Di Pietro. Voglio dire che li voglio dentro un progetto, fin da subito, in cui ci si prende oneri ed onori delle scelte politiche collettive. Si definisce una benedetta strategia dai pensieri lunghi, un programma e ci si presenta con quello. Ma oggi a parte appoggiare tutti insieme Rita Borsellino alle primarie di Palermo, cosa ci unisce? Quale idea di lavoro, quale di diritti civili, quale di sviluppo industriale o fiscale?

Scalfari ha ragione quando individua in Monti qualcuno che sta dicendo chiaramente al Paese qual’è la sua idea di Paese. Ma da qui a dedurre che allora deve essere il premier di PD ed UDC ci passa l’incapacità di leggere cosa accade fuori dai salotti.

E noi, che vogliamo parlare agli italiani e non alle sigle, sembriamo dei folli. Lo so.

SeL e IDV pensano ad un Polo smagnetizzato.

Buffo.

Noi non dobbiamo più avere la vocazione maggioritaria. E va bene, me la terrò in tasca per altri 10-15 anni finché capiremo che questa frammentazione partitica crea solo il mercato delle poltrone, perché se poi le coalizioni vogliono governare tanto vale trovare le sintesi prima, ragionandoci per tempo e allora tanto vale stare dentro un unico partito una grande federazione politica. E poi nel PD c’è più SeL che in SeL. E c’è pure, ahimé,un po’ di UDC. C’è tanto di simile ai radicali. Ecco ultimamente gli unici dubbi me li sto ponendo sull’IDV. Non sul suo elettorato e militanti di base che ci somigliano molto, ma sull’ingombrante Di Pietro che ormai sembra più un Bossi al di qua del fiume nei modi e nei toni.

Però se proprio dobbiamo fare la Grande Coalizione e assumendo che dell’UDC mi interessano SOLO gli elettori, so che il PD è il catalizzatore placido in cui SeL e IDV si possano ritrovare. Placido nel senso di elemento mediatore. Di assorbente di conflitti.

Sentire che insieme vogliono fare un polo alternativo al PD, mi suona stonatissimo. E mi sembra l’argomento per un titolo di giornale e via.

E’ vero che Di Pietro insegue la Fiom sui temi del lavoro, che sui diritti ha sempre speso buone parole, ma la sua eversività verbale e la sua vanità individuale non si sposano con la tradizione istituzionale e il primato del collettivo della sinistra italiana che spero il compagno Vendola voglia conservare. Tra l’altro sulle questioni del lavoro nel PD sarebbe in una buona compagnia e io penso e spero che da questa dicotomia ne nasca qualcosa di buono ed equilibrato. In soldoni sul lavoro il PD può arginare le spinte centrifughe, e contribuire ad una sintesi innovativa ed equa (se non è chiaro ci torno).

Tutto questo muoversi per cercare più consenso ha solo un risultato. Rafforzare il resto. Da Alfano a Montezemolo, per chi volesse porre quest ultimo in lizza e tra i possibili avversari.

 

L’angoscia del “dopo”: ovvero ho paura degli italiani.

Cadrà.

E’ questione di poco. Altrimenti ha un’età e ci penserà la natura. Su questo ho pochi dubbi.

MI preoccupa il dopo.

Un’intera classe politica allo sbando, figlia legittima di un Paese diseducato alla lettura, allo studio. Un Paese che si innamora di nomi, di leader, di singole dichiarazioni, di singoli exploit mediatici.

Basta un discorso, un’intervista e si è consacrati. Basta una sfumatura, un’opinione fuori moda e sei nella polvere, massacrato come se di te parlassero pochi istanti.

E’ successo a Mussolini. A Craxi. A Berlusconi. A Bossi. A Di Pietro. A Vendola. In piccolo accade dentro i partiti, ogni giorno. Fenomeni che rompono la noia burocratica dei partiti che allevano giovani turchi, a volte solo giovani fedeli e servitori del “vecchio” di turno.

Tutti i fenomeni “all’italiana” sono nati quando la struttura politica era arida e autoreferenziale. Sempre. Per cui la liquidità e la mediaticità sono proprio ed esattamente figlie della troppa solidità.

Bene farebbe il mio partito a capire che tra dalemismo e veltronismo la verità sta nel mezzo.

Ma c’è dell’altro.

La maturità di un Paese che tifa qualsiasi cosa. Siamo figli del televoto figlio a sua volta di un’empatia emozionale fondata sul nulla.

Abbiamo tifato operai contro Marchionne, dimenticando il mercato, dimenticando gli errori del sindacato e dimenticato persino di chiedere a Marchionne quello che oggi, candidamente, ha promesso SOLO dopo il referendum (e la considero una profonda sconfitta) : salari tedeschi e distribuzione degli utili.  Siamo stati capaci di sputare al migliore amministratore d’Italia, Chiamparino, perché ha avuto il coraggio di dire come la pensa. I politici che hanno coraggio sono quelli che non si preoccupano di cosa pensa la gente, ma che dicono cosa pensano. Si chiama trasparenza. Chi si è schierato nettamente non ha la coscienza a posto. Mia umile opinione.

Sei giudicato per una battuta, per un perizoma verbale, per la cravatta contemporanea o per la scarpa consumata. Simboli, ma sempre più spesso abusati ed usati da agenzie che “vestono” i politici alla moda di Obama.

Ci innamoriamo dell’effimero, non esiste più l’amore vero (un pò come in questa società liquida in cui consumiamo tutto e il contrario di tutto, anche i sentimenti) e non esistono bravi leader senza un popolo critico ed intelligente.

Si dialoga con le offese oppure non si parla proprio, come se fossimo tutti dentro un talk show o vivessimo davvero dentro una pagina di facebook in cui o ti piace o non ti piace. Tutti strumenti che ben usati garantiscono la democrazia diffusa. Ma che come tutte le cose annidano pericoli verminosi.

Chi verrà dovrà ripartire dalla scuola. Dalla rieducazione alla civiltà collettiva. Al rispetto dell’altro. Dell’altrui opinione. Del dialogo. Della costruzione di basi comuni di convivenza. Ovviamente pubblica.

La politica è lo specchio dell’elettore. Laddove ci sono deputati regionali che prendono botte di preferenze personali sappiamo spesso cosa c’è dietro. Saviano e Fazio ce lo hanno raccontato di nuovo: un pezzo di paese che si fa pagare per votare, che vuole un lavoro senza meritarselo, una visita medica, agevolazioni di ogni tipo. Persino l’espressione delle preferenze fa tornare voglia di proporzionale…pensate se fosse un Berlinguer a fare le liste del PD in Sicilia. Mi fiderei più di lui che delle liste con le preferenze fatte chissà come. Tutto è relativo, come vedete. Il tifo non porta da nessuna parte, fa solo stare più comodi, come la fede. Credo a questo è il resto è merda. Non è così. Pensare, criticare, proporre sono esercizi faticosi dell’ingegneria cerebrale, più difficili che premere un tasto sul telecomando. Ricominciate a pensare.

Per questo dobbiamo recuperare gli astenuti e riuscire a dialogare di nuovo, con impegni e non con parole, con il Paese. E il Paese voti gli impegni e non le parole. Per 16 anni il Paese ha votato un sorriso in tv. E chi non lo ha votato mai, come me, si metta in cammino, bussi alle porte dei vicini di casa, si metta al lavoro che adesso…proprio adesso….c’è bisogno di tutti. Non di un altro sorriso in tv.

Cosa c’è nella testa del PD?

Questa mattina ho partecipato al funerale di un ragazzo di 39 all’estrema periferia di Roma. Di un amico, padre di 3 figli. La Chiesa era gremita perché a 39 anni hai ancora tutta la vita intorno. Il passato, il presente e persino il futuro sono ancora tutti lì, intorno. Il prete, con linguaggio semplice, ha spiegato che un funerale di domenica è proprio un’eccezione alla liturgia e che comunque le letture sono quelle della domenica prima di Natale. Come si spiega a più di 300 persone il senso di una morte come questa? Il prete ha ripreso la scelta di Giuseppe di non ripudiare Maria alla scoperta della sua gravidanza. Tutti i progetti che lui si era fatto sembravano essere crollati davanti a questo “cambio” di verso…ma dietro ogni cosa c’è un disegno divino.

Io non ho fede, quindi caro Fabrizio io non lo so dove sei adesso. Però lo capisco perché la gente ha fede. Perché si ha bisogno di averla.

Si ha bisogno di averla in tutte le cose, di fidarsi, di appoggiarsi.

In questi giorni la base del PD (vi prego evitate le battute amare…per me la vita del Paese è importante e quindi le vicende politiche permeano i miei pensieri, anche tornando da un funerale) è in piena rivolta per le sparate di Bersani sul Terzo Polo.

Tornando a casa, lungo la Casilina ho provato a chiedermi cosa ci sia che ci sfugge a noi, della base. E ho provato a ragionare in modo cinico, come se fossi nella testa di chi sta dirigendo il Partito:

1)      se si dovesse andare a votare senza modificare la legge elettorale le possibili alleanze sono:

  1. PDL + Lega
  2. FLI + API + MPA + UDC
  3. SeL + IDV + PD + Radicali
  4. Rif. Comunista (che secondo me va da sola e resta fuori)

Oppure:

  1. FLI + API + MPA + UDC + PD
  2. SeL + IDV (sempre che Di Pietro e Vendola trovino, senza PD un accordo)
  3. Rif. Comunista
  4. PDL + Lega
  5. I Radicali non saprei dove metterli in questa situazione

2)      Nel primo caso, per la coalizione c,  ci sarebbero le primarie di coalizione. Due scenari per le primarie:

  1. Candidati: Bersani e Vendola. Vince Vendola. E’ sicuro. E il PD si spacca. Metà resta con Vendola e metà si “offende” e va nel terzo polo.
  2. Se il PD vuole sopravvivere e capisce che Bersani non può rappresentare quel tipo di centro sinistra, modifica il proprio statuto e concede ad altri del PD di candidarsi e che salverebbero il PD (raccoglierebbero i voti che dal PD andrebbero a Vendola…almeno in parte e sarebbe la prova che il PD è forte, non ha il leader maximo, è come diciamo sempre: plurale): Zingaretti, Chiamparino, Renzi (per esempio).

Candidato premier di PDL e Lega: Berlusconi o Formigoni

Candidato premier di Rifondazione: Ferrero.

Candidato premier di FLI + API + MPA + UDC: Casini.

In questo caso, con questo scenario, secondo me, vince il candidato di SeL + IDV + PD + Radicali che nel caso del punto b potrebbe NON essere Vendola. Programma di riforme (fiscale, federale), sistemiamo la Giustizia, le infrastrutture pubbliche, rilanciamo il welfare e l’innovazione fondata su green economy per la prima parte della legislatura. Per la seconda metà litighiamo sul Lavoro, l’unica cosa che vedo ostica.

3)      Nel secondo scenario. Il PD muore. Metà va con Vendola. Metà con il terzo Polo. Forse una parte con l’IDV. Due soggetti deboli in contrapposizione con Berlusconi, Berlusconi vince. Un’intera generazione di politici si auto rottama. Dimissioni collettive e regime berlusconiano fino alla sua morte. Secondo me gli elettori moderati di Berlusconi non si spostano sul Terzo Polo. I nostri dirigenti credono invece di poter vincere e di poter governare meglio in questa situazione. Rilancio delle liberalizzazioni, un governo confindustriale senza controllo del welfare, privatizzazione dell’acqua (tanto a cuore all’UDC anche in Puglia e che D’Alema non ha nascosto di appoggiare NON per vincere, ma proprio per fare quelle robe lì). Dubito che dietro ci sia la mossa di candidare Montezemolo. O meglio: se fossi Montezemolo mi guarderei bene di scendere in campo con questa armata brancaleone. Persino Berlusconi si è costruito una classe dirigente mista: dalle professioni e poco, pochissimo, dai partiti.

Il tema è proprio questo. Che il PD è destinato ad essere in pericolo in tutti e due i casi a meno che non si modifichi lo statuto e Bersani faccia un atto di generosità, aprendo alle nuove generazioni o ai saperi “amministrativi” che ancora oggi rappresentano un PD vincente (appunto Chiamparino, Zingaretti, Renzi) e questo va fatto modificando lo statuto del PD.

La candidatura di Fassino a Torino definita un atto di generosità mi preoccupa molto. Va esattamente nella direzione di una compagine terzo polista. Mi auguro seriamente che uno dei giovani cresciuti intorno all’amministrazione Chiamparino si batta contro Fassino e vinca. Ne va persino degli equilibri nazionali e della fretta che abbiamo di sistemare l’Italia. Badate bene:  Chiamparino è obbligato ad appoggiare Fassino, ma poi oggi si mette a parlare di biotestamente ed unioni civili per far capire a tutti che la pasta è diversa.

Dei partiti non ci importa molto. La nostra azione politica la potremo fare comunque, anche altrove. Eppure questo Partito aveva una bella vocazione che il suo segretario e la dirigenza ristretta stanno sacrificando, ignari delle conseguenze di questa loro cecità. Non vedono e non sentono. Dire che Vendola, dopo 16 anni di berlusconismo, pensa a se stesso è una tale sciatteria politica da far pensare che ci sono cose che loro sanno e noi non sappiamo.

Cambiamo lo statuto. Regaliamo la scelta agli elettori, fermiamo questa deriva a destra, salviamo quel modo di essere di sinistra che stiamo ricostruendo con fatica: una sinistra che non sia statalismo, che non sia burocrazia, che non sia odio per gli imprenditori, che sia innovazione, europeismo, parità di genere, rilancio dell’innovazione sulle gambe di giovani e donne. E’ un Paese morto se lasciato in mano ai tatticismi. Siete pazzi. Oppure siete in malafede.

Qui l’intervista a Chiamparino: ditemi se non lo vorreste premier:

http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2010121917455752-1 (al netto di Fassino…ma nessuno è perfetto)

 

I fischi alla bocciofila.

Due premesse.

Non ho nessuna stima per chi “usa” il malcontento politico per i propri scopi. Lo ha fatto persino Bossi. Anzi ne è stato l’antesignano. Grillo è un piccolo monarca non molto dissimile da B. Di Pietro ogni tanto, devo dire, lo detesto. A volte mi sembra più indirizzato a danneggiare i vicini che i lontani, vedasi i manifesti che tappezzano Roma che recitano con una foto sua e di Pedica (altro piccolo politico in cerca di visibilità personale): siamo l’unica vera opposizione. Come a dire non ha importanza essere contro B., ma stare con noi che siamo quelli più contro degli altri. Un po’ presuntuoso, un po’ viscido, un po’ populista. A nessuno del PD verrebbe in mente di mettere due facce su un manifesto. Per fortuna. Perché la nostra sfiga attuale (le tante voci) ci rende anche il partito più democratico e vario ed esente dal personalismo di stampo fascio-comunista. E’ chiaro che è necessaria la sintesi, così non va. Ma i segnali positivi ci sono. No, non li vedete ancora.

Veniamo al dunque.

Ieri Schifani, invitato alla festa nazionale del PD a Torino, è stato duramente contestato. I giornali riportano che la contestazione sia stata promossa da grillini e popolo viola. Come se i grillini e il popolo viola non fossero infestati (in senso buono lo dico, per smontare la leggenda mediatica) anche da piddini.

L’Italia come al solito si è divisa.

Chi trova controproducente contestare in questo modo le istituzioni.

Chi lo considera giusto (della serie “sei dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando?”)

Nel mio partito la maggior parte degli iscritti ha mal visto questa baraonda di autoconvocati che fa di tutta un’erba un fascio e, i compagni democratici si sono sentiti feriti nel loro orgoglio. Insomma questi come si permettono di venire qui, alla nostra festa, dove noi abbiamo fatto un invito, alla nostra festa!, e romperci le uova nel paniere.

Cosa penso.

1) se fossi stato l’organizzatore della festa NON avrei invitato Schifani. Che ci dobbiamo dire con Schifani alla festa? A che serve questo invito? Educazione istituzionale? Vi sembra il momento dell’educazione, questo? Delle forme? Con un governo che a tutto pensa tranne al lavoro (parola che viene ripetuta come mantra da Bersani)? In un momento come questo in cui le istituzioni sono carne da macello occupata da una combriccola di assatanati di potere personale e di impunità? No, dico. Ci sembra questo il momento? A me: NO.

2) rifletterei su una cosa. Noi non siamo una bocciofila. Siamo il più grande partito dell’opposizione. Votato, ancora, dal 25% degli italiani e sulla bocca (amaramente) di almeno un altro 10% che non è che vota altro. Semplicemente NON vota noi. Quindi il nostro potenziale elettorato. Che ha comunque dei diritti inalienabili perché NOI NON SIAMO UNA BOCCIOFILA. NON siamo il Rotary Club. Non siamo un’associazione privata. Noi facciamo politica. Con delle regole interne, ma facciamo politica. E non la facciamo solo per noi, la facciamo anche per loro. Persino per quelli che non ci voterebbero mai. Persino. O NO? Quella non è casa nostra. E’ la casa di tutti. E quella, credetemi, non era una contestazione a Schifani. Era una contestazione al PD. Non era dispregio delle istituzioni. Era un grido all’opposizione di farla, l’opposizione.  Io non ho potuto avvicinarmi per contestare Gheddafi che cenava con il presidente del consiglio del mio Paese e aveva vilipeso le donne. Non ho potuto esercitare il dissenso, cosa che avrei comunque fatto fuori da un luogo istituzionale e riconosciuto dal mio Paese. Era reato? Era immorale? Era anti-politica? Il bello del nostro partito, in confronto agli altri, è che proprio perché fa delle feste pubbliche, piene di volontari, proprio perché fa assemblee aperte…proprio per questo siamo contestabili. Guai a censurare il dissenso. L’anticamera del fascismo anche alla nostra porta.

3) Due paroline ai contestatori (qui ne abbiamo sempre per tutti). La rabbia è collettiva, non crediate che chi ha la tessera del PD in tasca viva su Marte. E smettete di identificare il PD con 4 mummie. Le manderemo via. Non fatevi strumentalizzare da falsi miti. Non cadete nella legge che per cacciare un reuccio, ci voglia un altro reuccio. E trasformate quella rabbia in costruzione. Non in astensione e grida. NON serve a nulla. Arrocca l’oligaghia ancora più in alto. Invece affiancatevi a chi si ribella a chi con il lavoro di ogni giorno cerca di cambiare le cose. Lo avete dimostrato voi: senza PD non si vince. Per questo ieri siete venuti a gridarci in faccia. Bene, mi ripeto come sempre: impossessatevi di noi. E’ l’unico partito in cui si possa fare una cosa del genere, lo statuto lo prevede. Altrimenti non avete a cuore il paese.

4) ai manovratori del dissenso. Fate attenzione alla buona fede. Prima o poi verrete smascherati anche voi, anche la vostra brama di potere. E piantatela di dare addosso al PD per prendere voti da lì. Per vincere B. bisogna prendere i voti dall’altra parte, non dal PD. Quello si chiama cannibalismo di poltrone.

Le europee degli altri.

Bene fa Veronica Berlusconi a scandalizzarsi per l’harem che suo marito ha inserito nelle candidature europee. Si è davvero perso ogni ritegno.

Poi, sono perplessa da tutti questi leader ineleggibili che si mettono capolista. Sono un pò meno perplessa sul fatto che lo faccia Nichi Vendola che ha un deficit rispetto a tutti gli altri: il suo partito non ha nessuno spazio, è scomparso dalla tv. Ma una regola di onestà morale deve valere comunque per tutti, quindi anche per Nichi.

Sapete tutti che sono molto critica, rispetto al mio partito e non lo ho mai nascosto in nessuna sede, ma mi dispiace dire che le nostre liste hanno un livello di potabilità (Ivan Scalfarotto, Debora Serracchiani ed altri che stiamo studiando, selezionando e intervistando, per darvi il quadro del nuovo PD da scegliere rispetto al vecchio: qui trovate i CV di tutti i candidati e presto troverete interviste e risposte ad una lista di domande che abbiamo fatto e indovinate chi ha chiesto loro del matrimonio gay) che non ha confronti con nessuna altra lista.

Prendiamo Di Pietro. Lui non andrà in europa, chi ci andrà al suo posto? I soliti che poi passeranno nella PDL? Ripeto: non votatelo, è una sòla.

L’UDC? Ma per favore, che a Roma candida il palazzinaro Carlino che dice di essere Uno Di Casa. Certo i nostri manifesti anti-berlusconi secono me fanno perdere voti. Lo dirò.

Resto inoltre basita quando scopro che Nichi Vendola, nel collegio del Centro candiderà Imma Battaglia. Riporto la nota stampa ed evito di fare commenti:

Imma Battaglia, lesbica, leader storica del movimento gay, presidente dell’associazione Di Gay Project sarà candidata con Sinistra e Libertà alle prossime elezioni europee. La Battaglia sarà tra i capilista al sud. Domai all’Hotel Nazionale a Roma alle ore 11.00 sarà presentata la sua candidatura insieme con gli altri candidati della lista.

“E’ la prima volta che mi candido e lo faccio con una lista che ad oggi non sa nemmeno se raggiungerà il 4%. E’ una sfida, un’avventura a cui ho voluto partecipare per dare il mio contributo affinché il quorum sia superato, perchè la politica è innanzitutto impegno civile e non garanzia di carriere politiche. Ci vuole in Italia una sinistra che trovi una sua collocazione europea.
E Nichi Vendola può essere uno dei leader di un cambiamento importante per assomigliare un po’ di più ad una sinistra modello Zapatero sulle libertà civili.
A partire ad esempio dai diritti delle persone gay, lesbiche e trans. Personalmente non sono mai stata comunista e non mi piacciono le ideologie di nessun colore. Mi piacerebbe invece che ci fosse anche in Italia una sinistra liberale e moderna, una sinistra che sappia essere di popolo, una sinistra che abbia una precisa identità, cosa che oggi ancora manca e fa male non solo alla sinistra ma anche alla destra, dove il modello berlusconiano si è rivelato vincente e necessita senza alcuna demonizzazione di una sinistra che sia altrettanto forte perchè la democrazia in Italia trovi di nuovo un sano equilibrio nel confronto. L’assenza di una leadership vera e di una sinistra forte produce invece la deriva populista dell’attuale governo. Forza Vendola!”

Sarà interessante vedere quanti voti sarà in grado di catalizzare Imma in quella parte politica. Intanto mi piacerebbe sapere se ha strappato la tessera del PD, fermo restando che confermo la mia simpatia per Nichi e che non vedo l’ora di averlo con noi.

Non votate Antonio Di Pietro.

Stimo Antonio Di Pietro come persona e ne immagino la dedizione. Percepisco la sua buona fede accompagnata dalla giusta misura di egocentrismo e vanità, tipico di chi si espone personalmente nell’agone mediatico.

Ma.

C’è un ma. Antonio Di Pietro non fa parte di un partito strutturato. Sta cercando di crearne uno, basato sul suo nome (cosa che già aborro…questa dei partiti fondati su un individuo è una roba pseudofascista) e non ha un radicamento storico, equilibri di anni che spesso sono un impedimento (nel nostro caso) ma altrettanto spesso sono una sicurezza.

Antonio Di Pietro, forte dei suoi consensi PERSONALI sta imbarcando sul territorio uomini radicati, già dotati di pacchetti di voto. La selezione non si capisce come avvenga. Forse a naso del leader. Forse in base al pacchetto di voti che porta. Fatto sta che sto sentendo ovunque di eletti a tutti i livelli con le liste di Di Pietro che passano alla PDL. Questa cosa è pericolosissima. Molte persone che votano Antonio Di Pietro sono persone in buona fede, magari con valori di sinistra, delusi dal PD, certamente anti-berlusconiani perchè non sopportano il principio di illegalità che tiene in piedi il suo potere da più di 15 anni. Si tratta di un vero e proprio inganno elettorale ai danni di una parte di popolazione che vota Di Pietro in totale buona fede.

Sento il dovere di denunciare quanto sta accadendo nei municipi romani, nei consigli comunali, anche piccoli, in giro per l’Italia. Questa cosa è pericolisissima.