Bene Di Pietro sul matrimonio gay.

6 luglio 2012 § 2 commenti

Di Pietro presenta una proposta di legge sull’estensione del matrimonio che si va ad aggiungere tra quelle presentate da altri partiti a quella dei Radicali.

Molto bene.

La chiarezza fa pulizia (si è già dimesso un dirigente IDV contrario ai matrimoni gay a riprova che dentro IDV c’era anche tanta destra e ce ne è ancora, almeno questo è stato coerente).

E quanta ne servirebbe nel PD di pulizia, ma mica per fondamentalismo, chiariamoci: per avere almeno la chiarezza che su i temi che riguardano la libertà e la felicità di ogni singolo individuo, la sua socialità, il suo modo di relazionarsi e “produrre” energia vitale da immettere nel tessuto collettivo, il PD non può avere libertà di coscienza come per esempio sta accadendo a Milano sul Registro delle Unioni Civili.

p.s. a chi se lo sta chiedendo: io non entrerei mai nell’IDV di oggi. Plaudo alla loro posizione sul matrimonio perché ogni cosa che può migliorare la condizione della comunità omosessuale va sostenuta. Anche se provocatoria.

Il PD resta per me l’unica ed ultima spiaggia dell’agire politico dentro un partito. Lo sogno con dentro tutto il centro sinistra, come è noto. Più largo ma più chiaro. Più evoluto rispetto al secolo scorso. Meno chiuso. Lo sogno simile ad Ilda Curti, la mia candidata a sindaco a Torino che non si presentò, che oggi sull’Unità dice delle cose bellissime. Magari questo partito fosse più simile a lei ed ai tanti che dalla Sicilia alle Alpi sull’idea del matrimonio esteso e a tutti senza più giri di parole ci sono già, eccome.

Ma vabbè, mi ripeto. Lo so.

Renzi no. Casini sì (Primarie del PD, diario di viaggio. #5)

2 luglio 2012 § 2 commenti

Cioè ma quelli che odiano tanto Matteo Renzi, che si taglierebbero le vene, non andrebbero a votare se vincesse, imbraccerebbero le armi e salirebbero sulle montagne…invece se andiamo con Casini va bene? No così, tanto per capire la schizofrenia delle ultime ore.

Casini e Vendola detestano Renzi.

Bersani prima dice che vuole le primarie aperte ora non si capisce aperte a chi.

Io direi: a chi firma un programma comune e chiaro. Se Casini non lo firma niente alleanze. Se Vendola, Renzi, Di Pietro e Bersani lo firmano si facciano tra loro. Se Casini rinuncia a Confindustria e Chiesa di cui è il cavaliere, e firma il programma, parliamone.

Ma ci vuole tanto? A me sembra tutto semplice.

Alleanze: la scelta è tra un programma laico e di sinistra o un programma clericale e confindustriale. Le sigle vengano dopo. Decidiamo quale idea di Stato, di laicità, di società. Chi ci sta firma e partecipa alle primarie. Chi non ci sta va per i fatti suoi. Si chiama maggioritario inclusivo e trasparente.

Cioè diciamo ai cittadini il programma e POI facciamo le alleanze. Sarebbe geniale, che dite?

Il ritorno dei venditori di nulla e degli immobilizzati.

11 marzo 2012 § 14 commenti

Mentre negli Stati Uniti Santorum parla con Dio (clinicamente è una psicosi, qualcuno glielo dica), Alfano si spara le poche cartucce del solito repertorio, affermando che se vince l’alleanza Bersani, Vendola, Di Pietro ci sarà una deriva zapaterista e ci saranno le nozze gay.

Insomma i venditori di nulla stanno per tornare con il solito condimento clericale di ispirazione putiniana e machista.

Fossi Alfano starei zitto, ricordando che la loro idea di famiglia è stata in questi anni un brutto inciucio tra il Bunga Bunga e le sparate di Giovanardi, e si è scaricato brutalmente solo sul corpo morto di Eluana Englaro.

Inoltre lo informiamo che, purtroppo, il PD non è ancora arrivato a tanto (magari!) e che forse, se ci arrivasse e infilasse le nozze gay, in un grande disegno di avanzamento della società italiana in senso europeo, loro apparirebbero per ciò che sono: dei maschi primitivi che declamano valori che nella notte divorano, una tribù ipocrita fondata sul malaffare e sulla difesa del più furbo, categoria che contiene un insieme ampio: dall’evasore fiscale al marito fedifrago che però la domenica sfila a messa con moglie e figli, passando per lo sfruttatore di minorenni, impalmate secondo alcuni, nei luoghi più fantasiosi e condivise spesso da tutta la combriccola.

Insomma appare evidente l’ennesima anomalia di questo Paese. Un centro destra clericale e machista che vende il nulla e segna voragini tra le proprie parole e le sue pratiche e un centro sinistra ancora pavido, ancora pauroso di scardinare una regola non detta, insomma immobilizzato.

Tutto questo non per governare, ma per vincere.

Ecco, ho il desiderio profondo di una classe politica che voglia governare e che anteponga questo desiderio alla vittoria. Spiccherebbe il senso dello Stato, del bene comune, sul senso della poltrona e del bene privato.

E concludo augurandomi che per fare stare zitto Alfano su questi punti basta dirgli: sì, lo faremo perché è giusto e faremo anche questo, questo e questo. Lo avremmo seppellito. Invece girare intorno alle sue parole come ha fatto Bersani, viene letto, ancora una volta come un tentennamento, una mancanza di coraggio. In politica, ora lo dovremmo sapere, il peggiore fianco che si può offrire, a prescindere dal tema in questione.

Un errore che costerà caro in termini di astensione.

La minchiata di Palermo.

6 marzo 2012 § 9 commenti

La cosa assurda è che a Palermo hanno perso tutti:

Ferrandelli e la linea Lombardo (minoritaria) vincono ma non sfondano e visto che gli altri 3 candidati sono anti-lombardo il tema è evidente: alle primarie del centrosinistra se vogliamo leggerle come voto a Lombardo, quest’ultimo pesa solo il 30%…a meno che Ferrandelli non divenga il sindaco di un altro asse buono solo per il laboratorio sicilia.

Faraone (che ha comunque fatto un gran risultato) appoggiato da Renzi, non ce la fa a superare la Borsellino che era la vera avversaria per il rilievo nazionale della sfida. E forse come a Genova i due litiganti in cui si giocano altre questioni che non hanno a che fare con la città finiscono per elidersi a vicenda.

La Borsellino e il trio di Vasto (Bersani, Vendola e Di Pietro) che a Palermo con un nome famoso e un centrodestra allo sbando pensava di fare una passeggiata di salute per rinvigorire il famoso scatto e fare fuori il giovane rottamatore.

Ma soprattutto ha perso Palermo.

Ricordarsi che al sud ci si sta e non ci si scende quando serve. Palermo è allergica a Roma più di quanto lo sia Bergamo. E non a caso i Mille erano bergamaschi e a Palermo si aspettano ancora la distribuzione della terra promessa secoli fa.

Ed è allergica anche a chi da quella terra se ne va e torna solo ad imporre scelte.

L’errore il PD lo ha fatto tanto tempo fa quando ha concesso alla Finocchiaro di tornare a Roma dopo avere perso le regionali. Bastava girare per le strade del centro sinistra per sapere che quel tradimento non sarebbe mai stato perdonato. Siamo siculi, altro che celodurismo. Ma Sciascia lo avete letto? Il verbali di Buscetta? Noi siamo così.

Non mafiosi, badate bene. I siciliani hanno una caratteristica che gli altri italiani non hanno. I siciliani ricordano, anche quando non sembra.

Bersani e Vendola e Di Pietro sono stranieri a Palermo e la Borsellino se ne è andata in Europa, bella sistematina.

Faraone è stata una sorpresa visto che aveva solo Renzi, niente partiti nazionali e poco apparato. Ma non è bastato, non a Palermo.

Ferrandelli è un caso particolare forse più complesso di ciò che pensiamo. Perché accanto a Lumia e Cracolici c’era anche Sonia Alfano e Rosario Crocetta, la prima vicinissima a De Magistris notoriamente “l’altro IDV” rispetto a Di Pietro ed il secondo  eurodeputato PD. Da solo non può vincere, cerchiamo di capire se questo ragazzo di 31 anni, magari anche usato dall’apparato PD filo-lombardo per dare un segnale a Roma, può rappresentare il capofila di una grande squadra che comprenda l’offeso Orlando (che aveva minacciato di candidarsi, ma dovrebbe rassegnarsi per non fare la fine di Rutelli e Bassolino) fino alla bravissima e coraggiosa Antonella Monastra e ai movimenti a cui ha dato voce.

Astenersi analisi nazionali. Palermo non è considerabile laboratorio Italia visto che è solo terra di conquista e saccheggi. L’unico laboratorio Italia è l’Italia che comprende Torino e Palermo insieme passando per Napoli,Cagliari, Milano e…cucù….Roma. Bersani deve avere più coraggio e si deve imporre di più…l’errore di Palermo lo ha fatto Orlando che ha peccato di presunzione e ha trascinato tutti in questo harakiri al brodetto di Vasto. A volte dire no, sarebbe una gran cosa.

E’ tutta in questa sintesi che mi scaturisce dai globuli rossi siculi la minchiata che abbiamo combinato a Palermo.

Una moratoria sulle alleanze per favore.

4 marzo 2012 § 13 commenti

Scalfari dice che il PD deve allearsi con il Terzo Polo e candidare Monti.

Gilioli dice che il centrosinistra deve sbrigarsi a produrre un premier perché il centro destra è al lumicino e la nostra lentezza ha il sapore dell’ennesimo suicidio.

I fatti:

Casini spalmato su Monti tenta di cavalcare il consenso popolare che sta premiando Monti in tutti i sondaggi, da bravo opportunista anche perché sa che essendo la maggioranza parlamentare di centro destra difficilmente Monti riuscirà a fare la parte sinistrorsa delle riforme (welfare e patrimoniale e liberalizzazione delle caste e castucce).Mi perdoni il vecchio Scalfari ma io lo ripeto; mai con l’UDC forza estremista clericale e a livello locale degna spesso del peggiore PDL. Io capisco che Scalfari forse non esce più di casa, ma la realtà è ben diversa dai sorrisetti di Pierferdi.

Bersani non credo sia così felice di vedere quei sondaggi che dicono che il popolo del PD per quasi il 70% vuole Monti premier (che secondo me nella nostra testa è il Prodi che avete sempre desiderato). SeL ed IDV cavalcano in modo cannibalesco e parassitario il fatto che il PD appoggia Monti e cercano di accumulare consenso tra gli scontenti per poi battere cassa al PD. Spiace dirlo ma Vendola e Di Pietro non stanno onorando la foto di Vasto: vogliono stare con il PD ma nel frattempo gli scavano la terra da sotto i piedi. E lo dice qualcuno che quell’alleanza l’ha sempre voluta.

Berlusconi deve correre in aiuto ad Alfano con il cerone che ormai cola con evidenza dai solchi della sua plastica facciale.

Bossi è tornato a fare il capetto fascista e a declamare violenze e strafalcioni democratici.

Rutelli, scomparso tranne che a Ballarò.

Fini, non pervenuto.

Grillo, ha appena ucciso il suo movimento perché lo trova troppo partito.

Mi dispiace dirlo ma continuo a pensare che la soluzione risieda nel costringere la politica ad un’unione coatta. Una legge elettorale con alto sbarramento e a vocazione maggioritaria è l’unico sistema per fare crescere la nostra democrazia. Attenzione. Non sto dicendo che voglio fare fuori Vendola e Di Pietro. Voglio dire che li voglio dentro un progetto, fin da subito, in cui ci si prende oneri ed onori delle scelte politiche collettive. Si definisce una benedetta strategia dai pensieri lunghi, un programma e ci si presenta con quello. Ma oggi a parte appoggiare tutti insieme Rita Borsellino alle primarie di Palermo, cosa ci unisce? Quale idea di lavoro, quale di diritti civili, quale di sviluppo industriale o fiscale?

Scalfari ha ragione quando individua in Monti qualcuno che sta dicendo chiaramente al Paese qual’è la sua idea di Paese. Ma da qui a dedurre che allora deve essere il premier di PD ed UDC ci passa l’incapacità di leggere cosa accade fuori dai salotti.

E noi, che vogliamo parlare agli italiani e non alle sigle, sembriamo dei folli. Lo so.

SeL e IDV pensano ad un Polo smagnetizzato.

15 gennaio 2012 § 4 commenti

Buffo.

Noi non dobbiamo più avere la vocazione maggioritaria. E va bene, me la terrò in tasca per altri 10-15 anni finché capiremo che questa frammentazione partitica crea solo il mercato delle poltrone, perché se poi le coalizioni vogliono governare tanto vale trovare le sintesi prima, ragionandoci per tempo e allora tanto vale stare dentro un unico partito una grande federazione politica. E poi nel PD c’è più SeL che in SeL. E c’è pure, ahimé,un po’ di UDC. C’è tanto di simile ai radicali. Ecco ultimamente gli unici dubbi me li sto ponendo sull’IDV. Non sul suo elettorato e militanti di base che ci somigliano molto, ma sull’ingombrante Di Pietro che ormai sembra più un Bossi al di qua del fiume nei modi e nei toni.

Però se proprio dobbiamo fare la Grande Coalizione e assumendo che dell’UDC mi interessano SOLO gli elettori, so che il PD è il catalizzatore placido in cui SeL e IDV si possano ritrovare. Placido nel senso di elemento mediatore. Di assorbente di conflitti.

Sentire che insieme vogliono fare un polo alternativo al PD, mi suona stonatissimo. E mi sembra l’argomento per un titolo di giornale e via.

E’ vero che Di Pietro insegue la Fiom sui temi del lavoro, che sui diritti ha sempre speso buone parole, ma la sua eversività verbale e la sua vanità individuale non si sposano con la tradizione istituzionale e il primato del collettivo della sinistra italiana che spero il compagno Vendola voglia conservare. Tra l’altro sulle questioni del lavoro nel PD sarebbe in una buona compagnia e io penso e spero che da questa dicotomia ne nasca qualcosa di buono ed equilibrato. In soldoni sul lavoro il PD può arginare le spinte centrifughe, e contribuire ad una sintesi innovativa ed equa (se non è chiaro ci torno).

Tutto questo muoversi per cercare più consenso ha solo un risultato. Rafforzare il resto. Da Alfano a Montezemolo, per chi volesse porre quest ultimo in lizza e tra i possibili avversari.

 

L’angoscia del “dopo”: ovvero ho paura degli italiani.

18 gennaio 2011 § 9 commenti

Cadrà.

E’ questione di poco. Altrimenti ha un’età e ci penserà la natura. Su questo ho pochi dubbi.

MI preoccupa il dopo.

Un’intera classe politica allo sbando, figlia legittima di un Paese diseducato alla lettura, allo studio. Un Paese che si innamora di nomi, di leader, di singole dichiarazioni, di singoli exploit mediatici.

Basta un discorso, un’intervista e si è consacrati. Basta una sfumatura, un’opinione fuori moda e sei nella polvere, massacrato come se di te parlassero pochi istanti.

E’ successo a Mussolini. A Craxi. A Berlusconi. A Bossi. A Di Pietro. A Vendola. In piccolo accade dentro i partiti, ogni giorno. Fenomeni che rompono la noia burocratica dei partiti che allevano giovani turchi, a volte solo giovani fedeli e servitori del “vecchio” di turno.

Tutti i fenomeni “all’italiana” sono nati quando la struttura politica era arida e autoreferenziale. Sempre. Per cui la liquidità e la mediaticità sono proprio ed esattamente figlie della troppa solidità.

Bene farebbe il mio partito a capire che tra dalemismo e veltronismo la verità sta nel mezzo.

Ma c’è dell’altro.

La maturità di un Paese che tifa qualsiasi cosa. Siamo figli del televoto figlio a sua volta di un’empatia emozionale fondata sul nulla.

Abbiamo tifato operai contro Marchionne, dimenticando il mercato, dimenticando gli errori del sindacato e dimenticato persino di chiedere a Marchionne quello che oggi, candidamente, ha promesso SOLO dopo il referendum (e la considero una profonda sconfitta) : salari tedeschi e distribuzione degli utili.  Siamo stati capaci di sputare al migliore amministratore d’Italia, Chiamparino, perché ha avuto il coraggio di dire come la pensa. I politici che hanno coraggio sono quelli che non si preoccupano di cosa pensa la gente, ma che dicono cosa pensano. Si chiama trasparenza. Chi si è schierato nettamente non ha la coscienza a posto. Mia umile opinione.

Sei giudicato per una battuta, per un perizoma verbale, per la cravatta contemporanea o per la scarpa consumata. Simboli, ma sempre più spesso abusati ed usati da agenzie che “vestono” i politici alla moda di Obama.

Ci innamoriamo dell’effimero, non esiste più l’amore vero (un pò come in questa società liquida in cui consumiamo tutto e il contrario di tutto, anche i sentimenti) e non esistono bravi leader senza un popolo critico ed intelligente.

Si dialoga con le offese oppure non si parla proprio, come se fossimo tutti dentro un talk show o vivessimo davvero dentro una pagina di facebook in cui o ti piace o non ti piace. Tutti strumenti che ben usati garantiscono la democrazia diffusa. Ma che come tutte le cose annidano pericoli verminosi.

Chi verrà dovrà ripartire dalla scuola. Dalla rieducazione alla civiltà collettiva. Al rispetto dell’altro. Dell’altrui opinione. Del dialogo. Della costruzione di basi comuni di convivenza. Ovviamente pubblica.

La politica è lo specchio dell’elettore. Laddove ci sono deputati regionali che prendono botte di preferenze personali sappiamo spesso cosa c’è dietro. Saviano e Fazio ce lo hanno raccontato di nuovo: un pezzo di paese che si fa pagare per votare, che vuole un lavoro senza meritarselo, una visita medica, agevolazioni di ogni tipo. Persino l’espressione delle preferenze fa tornare voglia di proporzionale…pensate se fosse un Berlinguer a fare le liste del PD in Sicilia. Mi fiderei più di lui che delle liste con le preferenze fatte chissà come. Tutto è relativo, come vedete. Il tifo non porta da nessuna parte, fa solo stare più comodi, come la fede. Credo a questo è il resto è merda. Non è così. Pensare, criticare, proporre sono esercizi faticosi dell’ingegneria cerebrale, più difficili che premere un tasto sul telecomando. Ricominciate a pensare.

Per questo dobbiamo recuperare gli astenuti e riuscire a dialogare di nuovo, con impegni e non con parole, con il Paese. E il Paese voti gli impegni e non le parole. Per 16 anni il Paese ha votato un sorriso in tv. E chi non lo ha votato mai, come me, si metta in cammino, bussi alle porte dei vicini di casa, si metta al lavoro che adesso…proprio adesso….c’è bisogno di tutti. Non di un altro sorriso in tv.

Dove sono?

Stai esplorando le voci con il tag Di Pietro su NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: