Roma: l’errore che non dobbiamo fare.

Ho letto l’analisi su Roma che Lorenza Bonaccorsi ha scritto per l’Unità e penso una cosa: facciamo un errore se l’analisi su Roma e il suo disastro lo liquidiamo dando tutte le colpe ad Alemanno e poi diciamo che l’esperienza Marino non è stata in grado di gestirne i danni.

Non posso essere d’accordo. Siamo sicuri che la macchina amministrativa che non funziona sia cominciata con Alemanno? Che Ama e Atac prima di Alemanno erano aziende virtuose? E come si interviene in aziende così grandi se non con una ristrutturazione profonda, ma lenta, che almeno in Ama per esempio era ed è cominciata? Chi dice che non avere affrontato prima il tema di Malagrotta non abbia comportato esattamente ciò che poi è successo: difficoltà a far ripartire a Roma un ciclo virtuoso dei rifiuti? 

O che i vigili urbani o la macchina amministrativa non abbiano dei limiti da più di questi sette anni? Che anche il centro sinistra non abbia usato le municipalizzate a proprio uso e consumo? Come possiamo non parlare di Mafia Capitale e della responsabilità macroscopica che arriva anche dalla nostra parte? Siamo sicuri che l’Auditorium sia un modello culturale che parla a tutta la città o non vogliamo piuttosto guardare alle esperienze fatte in altre città dove la cultura è seme da diffondere e non da chiudere nelle cattedrali che poi diventano i luoghi dove celebrare in outdoor i salotti? Penso per esempio a Torino. 

Siamo sicuri che ad una città che avesse avuto una visione dopo due mandati come quello di Rutelli e Veltroni sarebbero bastati un Alemanno qualsiasi per cadere in mille pezzi? Mi hanno insegnato che un vero manager si giudica da cosa resta quando se ne va non dai risultati immediati. E siamo sicuri che che in mezzo al terremoto di Mafia Capitale e alle emergenze che ci sono state tra integrazioni e conti da risanare, era facile costruire una visione che non fosse il salvataggio? Questa è una domanda seria, me la sono posta spesso.

Chi ha deciso di concentrare il tema dell’integrazione in macro blocchi nelle periferie? Il business dell’emergenza dell’accoglienza quando è nato? Non siamo giusti nei confronti di Roma se non analizziamo bene gli ultimi 21 anni con coraggio. Non sto cercando responsabilità personali dicendo queste cose, ma ritengo necessario riflettere profondamente su cosa sono stati a Roma gli ultimi decenni. Solo facendo un’analisi laica di questo periodo, senza autoassolvere nessuno o puntare il dito solo su alcuni, Roma può ripartire e rinascere. Perché la verità è che Roma non deve tornare ad essere quello che era nel 2000. Roma deve proprio tramutarsi in Capitale Europea, non lo era nel 1998, non lo era nel 2002, non lo è oggi. 

p.s. Non mi soffermo sull’esperienza Marino, l’ho fatto spesso ed è noto come la penso. Non voglio nemmeno dilungarmi sul rapporto tra Marino e il PD.

3 cose dalla piazza del Campidoglio di oggi.

Ho scritto 3 cose su FB sulla piazza di oggi in Campidoglio, mano a mano che vedevo foto e video e commenti.

Una.

La Roma da cui ripartire sono i volti di chi in questo momento sta riempiendo piazza del Campidoglio. Che sono venti volte di più di grillini, Casa Pound, Fratelli d’Italia messi insieme. Un abbraccio a quella parte bella della città.

Due.

Bellissimo l’abbraccio con cui centinaia di persone hanno salutato il sindaco. Riflettiamo. C’è chi ha finito la propria carriera sotto una pioggia di monetine. Ignazio se ne va tra gli applausi di una piazza autoconvocata. La Curia romana invece oggi ha perso un’occasione per tacere o dobbiamo ricordare che a Roma è parte dei poteri forti visto che se ne è accorto pure il Papa? Alla nuova generazione di Roma ci pensiamo noi. Già c’è. Voi pensate a fare pulizia nella Chiesa.

Tre.

Ve lo devo confessare. Sono ammirata dell’autoconvocazione a favore di Marino da tante persone per bene senza alcun fine se non quello di difndere un sindaco che ritengono abbia fatto del suo meglio per abbattere il mal affare. Lo sono perché nessun partito di Roma o pseudo movimento ha guidato quella convocazione (come accaduto spesso in città sotto il falso nome della “società civile”). So bene che lo spontaneismo spesso si logora per mancanca di organizzazione (il bene non si sa organizzare, il male è banale e si organizza benissimo), ma quella piazza è uno spazio politico che nemmeno i 5 Stelle hanno saputo occupare (e per questo perderanno le elezioni o se la vedranno tra loro e Meloni-Salvini-Casa Pound). Quello spazio aveva una sola casa. La nostra e dobbiamo ricostruirla. Grazie per avermi emozionato “civilmente” comunque andrà a finire. Voi siete la prova che le cose a Roma possono cambiare. Malgrado tutto.

Roma. Mi avete fatto incazzare.

Non ne posso più. Lo confesso. Sarà che non abito a Roma da più di un anno e che giro l’Italia da sempre, ma non è tollerabile questo bombardamento ipocrita. Una specie di moda. Come un Moncler. Spara Gassman (a dire il vero l’unico che almeno ha mostrato un po’ di senso civico) arrivano Verdone, Muccino (che pare abbia postato foto del 2009 e del 2013 e sarebbe da chiedergli i danni)  e Proietti (anche lui propositivo va detto). Tutti romani. Tutti der cinema, tutti der salotto buono della Roma passata. E qui mi fermo non voglio infierire sulla Grande Bellezza. La grande Cultura del modello Roma consumata come una cicca di sigaretta evidentemente (io se fossi un intellettuale romano di quella generazione un po’ di autocritica indivanata me la farei)

Si sono svegliati con il New York Times? Si sono svegliati perché sui giornali non si parla di altro? O forse ad un certo punto è scattato l’effetto bullismo da branco? Come con il compagno di scuola brufoloso preso in giro dal bullo della classe, tutti cominciano a tirargli i cartoccetti per non sentirsi meno sfigati del bullo della classe.

Possibile che Muccino non si fosse accorto degli abusivi di cincaglierie a Fontana di Trevi ai tempi di Veltroni? Li vede solo ora?

Allora ho fatto un esercizio. Ho aperto google e ho cominciato a scrivere il nome di una città qualsiasi, fregandomene di che colore sia il sindaco, con la parola degrado accanto. Come filtro ovviamente ho messo gli ultimi 12 mesi. Non le troverete in prima pagina sui giornali nazionali e internazionali, ma questo vi dovrebbe fare pensare. Come se l’Italia fosse un buco nero inghiottito da Roma e non ci fosse niente altro. Che non significa che a Roma non ci sia un problema, ma non sarà che forse andrebbe fatto un bel discorso serio sul patto di stabilità, sul governo delle municipalizzate, sulle politiche di accoglienza e di contenimento (o gestione) del degrado sociale di TUTTE le città? Non sarà che abbiamo un problema in tutta Italia e vada fatto semplicemente un bel ragionamento politico complesso e collettivo invece di fare la sassaiola contro uno per non guardare il resto?

Ecco cosa viene fuori.

Cagliari.

Torino.

Padova.

Brescia.

Palermo.

Milano.

Napoli

Firenze.

Parma

Ah, dimenticavo Roma. Prima di Marino. E prima di Alemanno, giusto per non apparire di parte.

Potete continuare. Io ora ho sonno e vado a dormire.

Roma, l’inglese e le redazioni locali dei giornali.

11737947_10153062386603435_8739430589793161899_nScrive giustamente Guido Allegrezza:

Il titolo originale è “A virtuous mayor vs. Roms’s vice”.

Significa “Un sindaco virtuoso contro il vizio di Roma”.

Come gli viene in mente di affermare che il titolo dell’articolo è “Il sindaco è onesto, ma lo è abbastanza per fermare il declino della città Eterna?”. Nell’immagine la pagina del New York Times fotografata questa mattina da Antonio Pavolini.” Ometto i commenti di Guido. 

 

Ancora, di nuovo, testardamente, due parole su Roma.

Voglio esprimere di nuovo tutta la vicinanza al sindaco di Roma Ignazio Marino​ e dire una cosa da cittadina. E’ vero, ci sono molte cose che ancora non si vedono, ma in questi anni sono state poste le basi perché Roma finalmente possa essere amministrata come una Capitale vera e non con l’assegnazione di incarichi senza gare d’appalto, senza assunzioni di parenti o amici o sodali di partito. Riportare Roma alla normalità significa essere giusti nei confronti dei romani significa garantire equità nelle assunzioni, merito nelle selezioni e quindi quello che manca a questa città: l’efficienza (quello che fa una città pulita, apre gli asili, non fa mettere macchine in doppia fila, fa girare i bus, e via dicendo), un parametro che non può essere espresso da un singolo, ma da un collettivo: da una giunta pulita, da un consiglio comunale responsabile, dalle municipalizzate ripulite e rimesse in condizione di essere non un peso sulle casse della città, ma delle utilities snelle (se oggi fossi un lavoratore del comune onesto lavorerei ancora di più per dare il mio contributo, per l’orgoglio di dimostrare il valore immenso del servizio pubblico!), operative e con responsabilità visibili (e quindi premiabili e contestabili) ed infine da cittadini educati. Mi addolora tantissimo che nessuno stia raccontando del buco di conti trovato a Roma, dei leasing di milioni di euro sui cassonetti, delle pressioni ricevute da tutti gli assessori onesti per favorire questo o quello in qualsiasi campo. Mi addolora che non si possa, a prescindere dal colore politico e dalla sete di potere, attraversare questa fase così delicata, così critica e che ha manifestato l’incapacità anche delle gestioni precedenti tutti insieme in modo responsabile. Sì, è vero le cose non si vedono ancora, cambiare Roma non è cambiare una città qualsiasi, non stiamo parlando di una piccola città. E’ una sfida mastodontica, ma Roma è in questo stato da anni solo che prima avevamo tanta stampa che ci raccontava il contrario e ci illudevamo di avere una specie di pellicola protettiva. Roma è nuda adesso. Ma interrompere adesso l’azione di questo sindaco significa fare un favore a chi in questi due anni si è trovato escluso dai giochi. E mi meraviglio di tutti coloro i quali hanno a cuore Roma di questo accerchiamento. e mi auguro che chi lascia ora incarichi lo faccia per ritirarsi a vita privata e che non ci sia per chi fugge dalla nave in difficoltà nessun premio ad attenderlo. Me lo auguro da cittadina, perché prima di essere qualsiasi altra cosa, di avere qualsiasi colore politico o connotazione correntizia, io mi sento questo: una cittadina di Roma che vuole vedere funzionare le cose.

L’era australiana (a Roma)

Dunque. Ricapitoliamo. C’è una certa quantità di giornalisti a cui Ignazio Marino non sta simpatico, non riescono a fargli la corte come spesso hanno fatto con sindaci precedenti (che sul tema di sicuro ci sapevano fare di più…e questo è indubbiamente un limite, ma anche no, ehm) ai quali però tutto questo attacco di tanti del PD al proprio sindaco non è andato giù. Diciamo che l’essere vigliacchi è peggio di essere un po’ nerd. La storia di queste settimane verrà ricordata come il “tempo australiano” e non perché Renzi era in Australia ad abbracciarsi un Koala, ma perché parte (è importante ribadirlo: SOLO PARTE) del Pd romano e laziale si è tirato un boomerang in faccia. Il problema è che ce lo prendiamo anche tutti noi. Noi del PD e noi di Roma. Ecco ora tornate tranquilli e accanto al sindaco ricostruiamo l’immagine del PD a Roma attraverso una politica partecipata, condivisa e soprattutto collettiva. Che nessuno ha mai sentito che “uno solo” risolveva tutto. Quindi se Marino non ce la fa è perché TUTTI NOI non ce la facciamo (lo stesso vale per Renzi, per dire). Eurodeputati e vicepresidenti del senato compresi passando per consiglieri in cerca di poltrone eccetera eccetera eccetera. Punto.

p.s. Suppongo che il mio amico Zanda le stesse cose sull’inesperienza (come lo dice sugli assessori romani, che poi vorrei capire di chi parla, si facessero i nomi e i cognomi) l’abbia detta anche a Renzi quando si è circondato di quasi tutti ministri giovani e donne che non avevano mai fatto il ministro (piccola provocazione che io renziana della primissima ora posso fare ben sapendo distinguere tra chi sa fare le cose e chi sa semplicemente muoversi nelle stanze del potere che non significa necessariamente “sapere fare bene”, ricordando a tutti che la politica è “un peso una misura” no la misura a come ci pare a seconda di cosa ci serve, almeno a casa mia).

Tor Sapienza. O Muratella. O eccetera eccetera. Storia di una città dis-integrata.

Non ci vuole un genio per capire che i profughi, in particolare i minorenni orfani, stanno pagando colpe non proprie. Non ci vuole un genio nemmeno per capire che era scontato che se il sindaco fosse andato a Tor Sapienza A D E S S O sarebbe stato fischiato. E’ giusto. rappresenta le istituzioni. Non si sta prendendo i fischi perché è antipatico o poco empatico come qualche imbecille continua a ripetere sui “problemi” tra il sindaco e la città. Si è preso i fischi della vecchia DC, di Rutelli, di Veltroni e di Alemanno. E della crisi. E del fatto che Roma sta ospitando da anni e male una quantità di disperazione che proviene dai balcani e da poco tempo dal Mediterraneo. Questo lo dico all’intellettuale Francesco Merlo. Lui può passeggiare per Tor Sapienza a parlare con la gente, eviterei fossi in lui di fare il radical chic da salotto sostenendo che il sindaco doveva fare due passi con lui a Tor Sapienza.

Non ci vuole un genio per rispondere a Gad Lerner che dà dei “borgatari razzisti” agli abitanti di Tor Sapienza. Nessuno di noi ci andrebbe a vivere a Tor Sapienza. E nemmeno a Ponte Mammolo dove sono stata a Natale scorso con Sant Egidio. Non c’era nessuno, poi all’improvviso ho visto che lungo il fiume c’era una città di baracche e sono spuntate decine di persone per venire a cenare. Dal nulla. Dal fiume. Impossibile gestire la convivenza nel degrado. Impossibile continuare ad ignorare il “come” accogliamo tutta questa gente e il “come” facciamo vivere tanti abitanti delle periferie.

Basta fare una ricerca su google per capire che il problema di Tor Sapienza non sono 100 profughi, non sono poche decine di orfani minorenni. Basta studiare la città, ascoltarla, per capire che ci sono situazioni abbandonate da anni di impossibilità di convivenza dove le razze non c’entrano nulla o sono solo scusa per “distinguere” e quindi discriminare, perché la discriminazione è esattamente questo: io qui tu là. Io buono tu cattivo. Io bianco tu nero. Io cattolico tu musulmano. Io etero tu travestito.

Posto una serie di materiale (lo faccio in modo acritico, basta fare una ricerca su google per date) che si trova sul web su Tor Sapienza e che descrive la situazione di degrado sociale che va avanti da anni, posto random materiale appositamente precedente all’insedimento della Giunta Marino.

Qui un video del 2009 che fa riferimento al 2007 e al degrado denunciato.

Qui un articolo del 2011.

La lettera di un cittadino nel 2012.

Non ci vuole un genio per capire, poi, che qualcuno sta soffiando sul fuoco da destra e sinistra. LO stesso soffio dell’autunno caldo. Soffio di prossime elezioni come qualcuno sostiene, così tutti scaldano i motori e alimentano la dialettica. Gli scontri. Gli estremi. Le disperazioni.

Non ci vuole un genio per capire che alcune delle nostre periferie vivono condizioni di degrado acuite dai troppi insediamenti irregolari. E’ necessario trovare una quadra che concili accoglienza e convivenza. Non funziona né mandare via tutti o non fare entrare più nessuno, né accumulare baracche intorno alle periferie. Ed è altrettanto chiaro che il sistema di accoglienza dopo la crisi dei balcani prima e quella del Mediteranneo adesso, va totalmente ripensato a livello europeo. Non basta un sindaco. E nemmeno un governo. Ed è inaccettabile che un sindaco diventi capro espiatorio anche dei cosiddetti intellettuali da salotto di problemi generati da altri e la cui soluzione è in mano a livelli molto più alti.

Il coraggio di un sindaco.

Erano 20 anni che un sindaco di Roma non metteva piede al Pride. Lo fece Rutelli nel suo primo anno prima di pensare che gli convenisse rincorrere il voto moderato anziché rimanere coerente con la sua storia politica. La polvere in cui è precipitato dimostra che l’incoerenza e la vigliaccheria prima o poi si pagano.

Lo fa oggi Ignazio Marino, lo stesso che sale sulla macchina del Papa a salutarlo, quindi con equilibrio, senza posizioni di contrapposizione in una città complessa che ha bisogno di un sindaco che rappresenti tutti e non una parte. Roma in un anno ha già lanciato azioni contro l’omofobia con #lecosecambianoaroma che ha portato più di 2400 studenti a parlare di omofobia. E ieri il sindaco ha promesso che presto anche Roma avrà il registro delle unioni civili. Vi dico una cosa. Molti penseranno che ci sono altre priorità. I rifiuti (oggi sotto gli occhi di tutti quanto è difficile la situazione dopo avere rinunciato ai ricatti di Cerroni chiudendo la discarica di Malagrotta), gli asili nido, la situazione di tanti impiegati comunali che costano tantissimo e producono poco con un livello di assenteismo indegno per una Capitale. Per me un sindaco che ha il coraggio di parlare di Unioni Civili è uno che metterà mano anche a tutto il resto con rettitudine e senza badare ai poteri incrostati, tantissimi a Roma. Ci sono tantissime cose messe in pista e sono certa che questa giunta con l’aiuto di tutti ce la farà a rendere questa città più bella, più efficiente e più libera.

Dalla parte di Roma (e del suo sindaco)

Il debito di ‪#‎Roma‬ va imputato a chi ha “mangiato” di marchette e finanziamenti a pioggia negli ultimi anni  ,a chi ha assunto amici e parenti nelle partecipate, a chi non ha saputo governare la complessità e ha solo distribuito favori.

Io sto con Ignazio Marino (e sono sicura che a Palazzo Chigi la questione romana l’hanno capita benissimo. E’ altrove che dobbiamo cercare chi sta remando contro la giunta Marino. Tanto per dirla tutta) che con la sua giunta sta con fatica scardinando un sistema di poteri anche precedente alla giunta Alemanno (altrimenti non saremmo sinceri se non lo dicessimo).

E io non voglio che la città torni nelle mani di quei poteri forti e piccoli che si sono spartiti i soldi delle nostre tasse, il nostro tempo e il nostro diritto ad essere cittadini felici. Questa giunta non ha nemmeno cominciato a lavorare, per mesi ha solo tappato le buche della gestione precedente e messo in sesto molte più cose in pochi mesi di quanto molti non abbiano mai fatto. Vogliamo far pagare Roma e loro e ridare la città nelle mani di chi ha creato il disastro? Anche no.

Lettera ad Ignazio Marino sul congresso del PD romano.

Chiedo scusa agli elettori se ogni tanto qui si parla di congresso, ma la forma partito è importante, è il sale del partito più grande dell’opposizione e questa dinamica, volenti e nolenti, vi riguarda.

Caro Ignazio

ti scrivo per informarti di quanto sta accadendo al congresso romano. Hai scritto una bella lettera, di quelle ricche di entusiasmo e di passione politica in cui chiedi agli iscritti romani di votare la lista “Cambia Roma” che incarnerebbe i valori della mozione Marino, la mozione cioè, che costituimmo tutti insieme per votarti e farti votare come segretario del PD.

Chi ti scrive si sente ancora parte di quel percorso. Voterebbe di nuovo, tra te, Bersani e Franceschini: te. Non lo nego e lo ribadisco con orgoglio.

Quando cominciammo quel percorso imbarcammo una pluralità complessa che si componeva di nativi del PD che non trovavano spazio e rappresentanza nelle altre due mozioni fortemente di “apparato” se si escludono esperimenti come SemDem, lista che appoggiava Franceschini.

L’apparato non è una brutta cosa. E’ l’esperienza del partito, la storia, il radicamento e la competenza delle dinamiche interne e la mozione Marino ne ha una bella componente.

Il voto tra gli iscritti e gli elettori dimostrò infatti che proprio la tua candidatura era più capace delle altre di parlare “fuori”. Una ricchezza inestimabile.

Una ricchezza, caro Ignazio, che “Cambia l’Italia” doveva continuare a catalizzare e a favorire. Invece, forse per la forza e la difficoltà di staccarsi da certe dinamiche, la parte di apparato ha avuto la meglio anche per il fatto che dall’altra parte l’inesperienza delle dinamiche interne non favoriva i democratici di primo pelo, i nativi e tutti coloro i quali guardano al partito come un luogo di confronto continuo e non come il cristallizzarsi delle correnti.

Dire che lo spirito della mozione Marino è contenuto in Cambia Roma e basta, significa dire che oltre a coloro i quali sono candidati in quelle liste non c’è nessun altro da salvare. Lo dico perché io nei valori della “mozione marino” ci credo ancora come credevo nelle primarie per il segretario del PD Lazio e non all’accordo su Piero Latino che però la mozione Marino nel Lazio ha sostenuto. Alcuni di noi espressero parere contrario. Un grave reato pensarla diversamente dalla maggioranza, così grave che proprio quel giorno ho capito che eravamo proprio una corrente. E mi è stato tutto stretto.

Ti spiego perché.

Proprio nella “mozione Marino” pensavo che avremmo potuto far posto a tutti. Perché anche fuori dalla nostra “mozione“ ci sono un sacco di bravi democratici e li ho trovati in tutte le mozioni congressuali. La presunzione di essere i migliori e chi non fa parte della propria corrente, chi non è fedele alla linea è fuori…beh, proprio questo è quello che combattevamo delle correnti.

Anche perché, se fuori da una corrente tutti sono sbagliati, allora cosa stiamo insieme a fare? Siamo una coalizione? No, siamo un partito. Andare oltre le correnti significa, per me, che non esiste la fedeltà alla linea. Non esiste il pensiero unico. Non esiste la tattica, solo per posizionare i fedelissimi, non siamo i migliori di tutti, anzi, lo spirito che ci muoveva era quello per cui avrei voluto, un giorno che si arrivasse a promuovere non le “nostre” persone, ma i migliori.

Non era forse questo lo spirito della “Marino”? Piero Latino era il migliore per il PD Lazio? Secondo alcuni di noi, no. Secondo te, sì?

Non avevamo la libertà di scegliere in modo diverso? Almeno l’ho abbiamo fatto allo scoperto.
Caro Ignazio…la “mozione Marino” sta perdendo proprio quella parte di anime che ti somigliava di più e alle quali io vorrei tu tornassi senza paura. Tenere insieme quelle due anime e continuare ancora quel percorso era l’obiettivo che ci eravamo dati e proprio per questo a Roma molti, moltissimi che votarono la tua mozione, oggi stanno sostenendo Rigenerazione Democratica ed anzi avrebbero voluto che tutta la mozione Marino vi partecipasse con entusiasmo invece di chiudersi a riccio e cristallizzarsi su dinamiche che sono persino più vecchie del PD.

Caro Ignazio…la politica è fatta dalle persone e non dalle etichette.

Saresti pronto a giurare che chiunque si candida nella lista Cambia Roma incarna il tuo spirito e che invece chiunque non è in quella lista non lo incarna? Io dico di no e per questo ti chiedo di partecipare al congresso in modo laico, osservando la bella umanità di tutto il partito che si annida in tutte le mozioni congressuali. Come sempre.

Per questo ti invito a riflettere sul fatto che parte delle persone che hanno contribuito alla discussione e alla diffusione delle idee fondanti della mozione Marino, dalla scelta dei temi che rischiavano l’oblio, al rispetto delle regole e all’impostazione di nuove prassi politiche, di trasparenza e merito, oggi lavorano dentro Ri-Generazione democratica, dove si vuole costruire quello spirito ‘del 25 ottobre’ che tanto ci fu caro.

Quello che andava oltre le mozioni e proponeva un ricambio sano di persone, idee e pratiche.

Oggi alcune persone della Marino seguono quell’ideale di contaminazione che spero, in virtù del tuo e nostro primario impegno, vorrai continuare a sostenere.

p.s. Andando oltre Roma…sai cosa sta accadendo per esempio al congresso del PD di Latina? Lo sai che uno dei tuoi si è candidato a fare il segretario, vero outsider, in una provincia dilaniata dalla guerra correntizia?