Il paradosso dell’aborto e della surrogata.

Gli stessi che dicono che NON è possibile che una donna possa volontariamente (lo spiego bene qui che la surrogata non è l’utero in affitto) sono gli stessi che sostengono che le donne non dovrebbero abortire e, se non vogliono tenere il bambino, dovrebbero portare avanti la gravidanza e dare il bambino in adozione. E’ un cortocircuito, se ne rendono conto? Delle due l’una: o una donna non riesce a staccarsi dal figlio. O sì.

Elton John vs Dolce&Gabbana: dibattito tra gay che non riguarda i gay.

253627_10150220679502838_3510388_nCerchiamo di fare ordine.

Dolce&Gabbana (anche se in realtà l’intervista è del solo Domenico Dolce) cambiano idea sulla “famiglia” rispetto a qualche anno fa (forse erano piu’ giovani e magari anche innamorati, in ogni caso fatti loro) e in un’intervista recente affermano di essere contrari all’omogenitorialità, o meglio considerano i bambini dei gay dei bambini sintetici. Frase forte.

Sul tema fanno tanta confusione e non sono i soli.

1) Dolce parla solo di omogenitorialità maschile per raggiungere la quale è necessario un aiuto esterno “importante” quale la maternità surrogata. L’inseminazione artificiale omologa o eterologa (assimilabile alla surrogata in termini “scientifici”), pratica comunemente usata ormai da migliaia di coppie etero NON viene citata.

2) Impropriamente (lo avevamo già rilevato durante una puntata di Ballarò condotta sul tema – malamente – da Giannini) il giornalismo italiano, ed evidentemente anche Domenico Dolce, confonde la maternita’ surrogata con l’utero in affitto. La maggior parte delle coppie gay che conosco, per esempio, NON hanno mai pagato la donna che ha portato avanti la gravidanza (l’ovulo proviene sempre da una donatrice diversa).

Ora entrambe le cose (sia la maternità surrogata che l’utero in affitto) non sono un affare gay come per esempio non lo e’ l’AIDS, malattia di cui continuano a parlare solo i gay o di cui se ne parla sempre pensando ai gay e che invece riguarda tutti, sacra famiglia compresa via corna, tradimenti e prostitute.

L’utero in affitto o la maternità surrogata o la fecondazione assistita, cioè tutte quelle pratiche che consentono di procreare senza passare per il tradizionale rapporto sessuale, sono questioni su cui dobbiamo dibattere tutti in modo laico sapendo che non stiamo parlando di una questione gay, ma di una questione che riguarda l’umanità del XX secolo.

Io per esempio NON sono d’accordo sull’utero in affitto come non sono d’accordo alla donazione di organi da persone in vita ad altre a pagamento.

Non lo sono pensando a chiunque etero o gay che sia, mentre sono MOLTO d’accordo sulla maternita’ surrogata come sulla donazione di organi come scelta gratuita e autonoma. Sono d’accordo sul fatto che una donna possa, se vuole, portare avanti una gravidanza per dare alla luce un bambino (l’ovulo come detto più su solitamente proviene d un’altra donatrice) e regalare il dono della genitorialità ad una coppia gay o etero che non hanno questa opportunità. Una coppia con donna sterile o che non può concludere una gravidanza per me è equiparabile in tutto e per tutto ad una coppia gay e quindi il nostro giudizio sul loro desiderio di genitorialita’ deve essere identico nel bene e nel male. 

Nessun bambino e’ sintetico. A meno che sperma e ovulo non siano “costruiti” in laboratorio e potremmo discutere per mesi (accadrà probabilmente) anche di questo.

Secondo Dolce sono sintetici perchè la scienza ci mette lo zampino? Come la mette nelle plastiche al naso o nel curare i tumori con la chemio. Siamo tutti un po’ sintetici dopo il XX secolo. Motivo per il quale viviamo più a lungo per esempio. E quindi?

La nascita, per molti di noi, continua a mantenere (giustamente) quella dimensione di mistero ancestrale per la quale per un periodo si è creduto che provenisse solo da una donna e quindi la donna era adorata come una dea (vedi per esempio la civilta’ etrusca). Ora sappiamo che la nascita non è un mistero come non lo è la digestione o non lo sono le carie dei denti o il battito del cuore. Non c’è nessun mistero. I figli nascono per amore, per una botta e via, a causa di uno stupro, per errore o a volte senza amore semplicemente (e potremmo dibattere sull’amore per secoli senza trovarci d’accordo, potremmo dire che solo chi si ama deve fare figli, ma chi lo deciderebbe?) e anche grazie ad inseminazione.

E così. Ci piaccia o no. E’ una notizia deludente come scoprire che Babbo Natale non esiste e forse nemmeno il Paradiso, ma è così.

E sì, ecco qual è il punto. La parte religiosa che l’uomo mette nella nascita, così come quando discutiamo di aborto o di eutanasia quando discutiamo di morte. Per questo un cattolico (e lo capisco) si sente in dovere di difendere la nascita, la vita e la morte, come se fosse una missione umanitaria. Perché per loro lo è. Questo è importante per capire chi abbiamo di fronte quando discutiamo di questi temi ed è altresì importante che lo Stato determini gli spazi che governano la libertà dei cittadini. Per me la libertà è anche potermi sposare ed è anche poter fare un figlio accedendo a tecniche di procreazione assistita. Non c’è nulla di egoista. O meglio: c’è lo stesso egoismo contenuto in qualsiasi donna che desidera un figlio e insegue questo desiderio ad ogni costo, magari prescindendo dall’amore per il marito.

I figli nascono se in qualche modo uno spermatozoo incontra un ovulo e la gravidanza va a termine. Punto. Questo e’ quello che si definisce “generare”. Poi c’e’ il “crescere”, l’ “allevare”. Chi e’ capace di allevare un figlio e farne un animale sociale e politico? Tutti potenzialmente. Di questo lo Stato dovrebbe occuparsi: del fatto che la parte difficile non e’ generarli. Viene dopo, comincia nel momento esatto in cui vengono al mondo. E’ un riferimento culturale ritenere che questo sia prerogativa di un maschio e di una femmina insieme. Una società adulta, uno Stato sano, risiede nella consapevolezza che la nascita di un essere umano riguarda la società nel suo complesso. Molto spesso, al di là di queste chiacchiere che lasciano il tempo che trovano, crescere un figlio è una questione individuale, molto spesso della sola donna nella famiglia tradizionale. Se usassimo forze ed energie per discutere di come migliorare la vita dei nostri cittadini non avremmo tempo di chiederci come nascono i bambini e da chi.

Lettera ai gemelli nati oggi.

Si potrebbero dire un mucchio di banalità oggi. Discettare sul senso dei legami di sangue, sul richiamo oscuro dei legami chimici. Si potrebbe invece ripescare tutti quegli studi che analizzano gli effetti della gravidanza sul futuro dell’essere adulti che sembra siano simili ai primi 3 anni di vita, gli anni più importanti per lo sviluppo adulto, il DNA ambientale che costruisce sul DNA genetico quello che poi diventiamo da adulti.

Si potrebbe dire che comunque, anche se siete figli biologici di una coppia, tramite il cordone ombelicale (così qualcuno sostiene) avete preso un po’ del DNA della donna che vi ha portato in grembo e che per la legge da oggi è vostra madre.

Ma sarebbero tutte chiacchiere inutili.

Oggi ho pensato che voi non state nascendo nel medioevo e nemmeno negli anni settanta quando ancora ai figli adottivi non si raccontava nemmeno di averli adottati tranne poi gestire i traumi di ragazzi adolescenti che avevano sentito una battuta sfuggire allo zio distratto o si erano domandati come mai nessun tratto del viso, tranne le smorfie, rientravano nei connotati di famiglia.

Ho pensato che state nascendo nel 2014. Che siete gemelli. Che tutti i giornali hanno scritto fiumi di inchiostro digitale nel giorno della vostra nascita e che quindi, ancora bambini, tra pochi anni, cercando su google per curiosità potreste scoprire che quei gemelli siete voi e, se nessuno vi racconta le cose per bene mentre crescete, potreste soffrire. Ecco nessuno si sta preoccupando di questo. In molti, forse, non vedono l’ora di avervi in qualche trasmissione per farvi raccontare come vi sentite.

Io penso che voi vorrete conoscere i vostri genitori. Tutti e quattro. Io penso che questo sia un caso limite, che la legge di re Salomone in questo caso si schianti sull’illogicità di quanto accaduto. Magari è stata una fortuna. Magari impiantati nel grembo della madre biologica non avreste attechito e non sareste nati e forse chiedere i danni è quasi assurdo. I danni di cosa? Siete nati, non siete morti.

Chi può dirlo cosa sarebbe accaduto se i medici non si fossero sbagliati.

In ogni caso ormai è andata così. Siete nati. Da una madre che vi ha portato in grembo e con il DNA di altre due persone. Quello che mi auguro è che quando leggerete (se mai accadrà) questa lettera, i vostri quattro genitori abbiano pensato a voi due da grandi e abbiano capito, come hanno detto persone più autorevoli di me in queste settimane, che avrete bisogno di loro. Tutti e quattro.

In bocca al lupo.