I circoli del PD Europa scrivono a Renzi per i diritti umani.

Rilancio l’appello che molti circoli del PD europeo hanno inviato oggi pomeriggio al segretario del PD Matteo Renzi, raccogliendo l’invito che avevo fatto (ma non ero stata la sola, anche da Milano Teresa Cardona aveva rilanciato) affinche’ il PD, in questi tempi di buio dell’era Trump, si faccia promotore di una manifestazione europea in difesa dei diritti umani. L’Europa deve esserci, noi dobbiamo esserci. Sarebbe bello che tutti i circoli del PD Italia aderissero con forza. Per farlo basta copiare questa lettera ed inviarla al segretario, se aderite commentate questo blog, mi fa piacere. Dobbiamo tutti tornare a parlare di politica.

Al Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi

Siamo un gruppo di militanti del Partito Democratico in Europa e assistiamo con sgomento agli sviluppi della politica mondiale.

Crediamo che in questo momento storico sia urgente e necessario concentrarsi su quanto il secolo passato ci ha insegnato e trasmesso: che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” e “devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, che i diritti spettano a tutti “senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” e che va rifiutata ogni discriminazione “sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene”.
Ciò che Trump sta facendo negli Stati Uniti riguarda noi, la nostra società e il mondo che lasceremo in eredità ai nostri figli.

Da europei crediamo che l’Europa possa e debba costituire un baluardo contro questa cultura della disuguaglianza e della discriminazione, a maggior ragione oggi, a sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma; e crediamo sia necessario che tutta l’Unione Europea si impegni in modo compatto per la difesa della dignità umana.
Chiediamo perciò al nostro Partito di farsi promotore di una manifestazione europea per ricordare i valori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, perché il nostro secolo non ripeta gli errori del passato e segni un deciso passo in avanti per i diritti umani.

Franco Garippo – Segretario PD Germania

Giulia Manca – Presidente PD Germania

Cecilia Mussini – Segretaria PD Monaco di Baviera

Giuseppe Izzo – Presidente PD Monaco di Baviera

Flavio Venturelli – Segretario PD Karlsruhe

Angela Schirò – Presidente PD Karlsruhe

Angelo Turano – Segretario PD Metzingen

Federico Quadrelli – Segretario PD Berlino

Silvestro Gurrieri – Segretario PD Wolfsburg

Cristina Rizzotti – Segretaria PD Stoccarda
Santo Vitellaro – Segretario PD Hannover

Marcello Battistig – Segretario PD Olanda

Andrea Naccarato – Segretario PD Amsterdam

Lanfranco Fanti – Segretario PD Belgio

Francesco Cerasani – Segretario PD Belgio e Coordinamento dei Circoli Europei

Roberto Parrillo – Segretario Circolo 25 aprile – La Louviere (Belgio)

Massimo Cocco – Segretario PD Scandinavia

Laura Parducci – Presidente PD Scandinavia

Cristiano Cavuto – Segretario PD Lussemburgo

Michele Schiavone – Segretario PD Svizzera

Massimiliano Picciani – Segretario PD Parigi e Coordinamento dei Circoli Europei

 

Unioni Civili: da consumarsi preferibilmente entro il 15 ottobre 2015.

Ieri all’assemblea nazionale del PD, il segretario Matteo Renzi ha dettato l’agenda dell’approvazione del testo in discussione in commissione Giustizia del Senato.

E’ vero: l’anno scorso si era detto subito dopo le riforme, a settembre (2014). Le riforme sono andate lunghe e con esse le unioni civili.

Poi ci aspettavamo tutti una calendarizzazione al Senato entro l’estate. Difficile perché la commissione giustizia ha chiesto dei pareri al MEF e c’è la pausa estiva.

Quello che posso dire a chi parla di rinvio (lo dicono gli oppositori del PD, ma anche gli ultras omofobi che ne gioiscono) è che la situazione non è come quella dell’anno scorso. Tutt’altro. Con il lavoro certosino di senatori, di segreteria e di alcuni qui fuori, nel frattempo il PD in Senato ha raggiunto un testo unificato (e che alla Camera ci aspettiamo venga ratificato nella forma nella quale verrà votato in Senato in modo da procedere rapidamente alla trasformazione in legge).

Possiamo dire che ci sono alcuni nodi da sciogliere e che una legge subito sarebbe una legge meno forte e quindi per proteggere il testo (e preservare in particolare la stepchild adoption) va bene anche prorogare di alcuni mesi, basta che il PD rispetti la propria tabella di marcia e soprattutto cerchi sponde al di fuori della maggioranza governativa se serve. In un Paese dove la discussione dovrebbe essere matrimonio sì o matrimonio no, noi stiamo ancora discutendo di unioni civili. Purtroppo quando si parla di unioni civili parliamo di tutto e non parliamo di niente perché dentro quelle due parole esiste una possibile creatività legislativa.

Il testo cosiddetto Cirinnà che racchiude la posizione del PD come uscita dalle primarie per la segreteria deve essere un impegno politico che superi gli equilibri di governo. Un impegno etico. Un impegno mai più prorogabile e soprattutto non impugnabile da una forza politica irrisoria.

Siamo già in questa situazione visto che il governo ha rinunciato a proporre un suo testo (che avrebbe dovuto mediare al suo interno) lasciando al parlamento la parola dove M5S e frange di Forza Italia possono collaborare ad approvare un testo dignitoso seppur ancora arretrato (ce lo dobbiamo dire e non dobbiamo negarlo) rispetto alla direzione presa da Europa e Stati Uniti.

Ieri i tempi sono stati dati in modo inequivocabile dal segretario del PD nonché presidente del Consiglio.

C’è una data e dobbiamo impegnarci tutti a farla rispettare.

Entro il 15 ottobre il testo deve essere approvato dal Senato. Attendiamo: mancano -88 giorni.

Che fa il PD a Roma?

E’ complicato raccontare Roma oggi perché per farlo bisognerebbe partire dal primo mandato Rutelli, da quando cioè, l’asse Carraro-Sbardella fu spazzato via da una felice intuizione dell’allora”nuova” generazione di centro sinistra.

Ma come tutti i fenomeni sociali che riguardano l’uomo e il potere ogni cosa “nuova” poi diventa “vecchia”. Non è un fatto d’età anagrafica, bensì qualcosa che ha a che fare con le relazioni tra politica e potere dove per potere si può intendere Cerroni e lo smaltimento dei rifiuti, Caltagirone e il cemento. Ma usando la lente di ingrandimento con opportuna precisione si scopre che non esistono solo i  grandi poteri forti. Ne esistono anche di piccolissimi, ramificati in ogni settore. L’associazione che difende i gatti, quella che difende i gay, quella che pensa ai poverelli. Ogni schema “benefico” se non rinnovato porta con se il germe del potere e del “malefico”, non c’è bisogno di pensare al racket delle bancarelle o a chi lucra sugli uomini in divisa da povero (che poveri lo sono di certo, ma bisogna vedere quanti di quei soldi resta a loro) sparsi per i semafori di Roma (li riconoscete dal cappotto rattoppato e dai piedi nudi, sono tutti uguali). Per questo è difficile governare Roma. Perchè qualsiasi cosa si tocca si tocca un potere, una rendita di posizione.

E allora i partiti di maggioranza (ovviamente non tutti, ci sono delle felici eccezioni) si mettono a fare i dispetti al proprio sindaco, magari perché il sindaco blocca la “manovrina d’aula” (guardatevi a questo proposito questo video di Riccardo Magi), una cosina che doveva servire a distrubuire un po’ di soldi a progetti e associazioni varie che il sindaco non ha voluto fare approvare. I maligni sostengono che quei soldi servono a pagare le costose campagne elettorali degli eletti (ve lo racconto per ribadire la mia totale contrarietà alle preferenze che alimentano baronati, clientelismo e lobbismo), i più benigni si limitano a dire che servono a finanziare progetti di associazioni vicine agli eletti, ma che comunque a qualcosa servono. I propendo più per la prima versione e penso (come lo penso per tutte le manovre di questo tipo, anche in Parlamento) che i soldi pubblici debbano essere destinati in base ad un criterio complessivo che risponda alla visione di governo. Certo non allo sguardo individualista e limitato dei singoli consiglieri.

Ora da gennaio si sta combattendo una strana battaglia. Mentre il sindaco Marino è alle prese con le nomine Ama (anche questa ovviamente presa in totale indipendenza), con l’emergenza atmosferica, parte del PD sta facendo mancare il numero legale in aula per approvare l’anagrafe dei rifiuti  che dovrebbe servire (e figuriamoci se dopo lera Cerroni non si è capito quanto è urgente ed importante) a tracciare con trasparenza il ciclo dei rifiuti. Ha a che fare con la nostra salute e con la pulizia della nostra città.

Riccardo Magi di cui vi ho postato video ed intervento è in sciopero della fame per tenere alta l’attenzione sul tema, ma anche per denunciare lo stupido ostracismo.

Ora io penso che come iscritti ed elettori del PD dovremmo chiedere al PD Capitolino di darsi una bella svegliata e di dare una mano al sindaco su questo tema e su tutto il resto. Troppo facile concentrare le difficoltà tutte sul sindaco che, per quanto non provenga dall’esperienza ammnistrativa, ce la sta mettendo tutta per sradicare un sistema di potere ormai marcio e malato. Non esiste il PD romano da una parte e il sindaco Marino dall’altra. Marino ha vinto le primarie del centro sinistra, è stato votato dalla maggioranza degli elettori (con un allarme profondo dovuto alla tanta astensione che non fa ben sperare per il futuro) ed è il nostro sindaco. Metterlo in difficoltà e mettere a rischio il suo mandato travolgerà i responsabili prima di lui. Per quanto mi riguarda sarò la prima a denunciare pubblicamente chi, invece di dare una mano, fa buchi nella nave sperando che affondi.

p.s. Segnalo un vasto pezzo di PD che sta sostenendo la battaglia di Magi e che ha scritto al sindaco, agli eletti e al PD Romano segnalando anche che pezzi di PD (contravvenendo al programma sottoscritto quando si sono candidati per Marino sindaco) non stanno votando le unioni civili nei municipi. Io non l’ho firmata, pur condividendone la sostanza, perché è indirizzata a Marino per primo che in questo caso non ha responsabilità, come se già non fosse sotto tiro abbastanza. Credo sia opportuno convocare una Direzione Roma con la presenza di tutti gli eletti romani per fare una verifica collettiva sul programma e sull’efficienza dell’azione politica che come è noto, avendo la maggioranza, a questo punto dipende non soo dal sindaco, ma da quest’ultima.

Riorganizzare una comunità.

“Ma a sinistra siamo abituati a parlare alla gente, non a parlare con la gente. Siamo pieni di pregiudizi sugli operai che votano a destra: pensiamo che in fondo non abbiano capito nulla, altrimenti voterebbero per noi. Pretendiamo di insegnargli cosa è più giusto per loro. Abbiamo smesso di parlare con le persone, è tutto qui.”

Leggete la bella intervista di Arnie Graf, chiamato a riorganizzare il Labour che sembra avere problemi molto simili ai nostri.

Venite a votarvi.

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Domani finalmente generiamo quel partito che aspettiamo da almeno 5 anni. Lo faremo tutti insieme a prescindere da chi voteremo e daremo inizio ai democratici e non agli ex di qualche cosa.

Ci attende un grande lavoro di sintesi e un grande lavoro di squadra. In questi giorni in cui, come da tanto non mi accadeva – non per scarsa volontà ma perchè finisco sempre tardi in ufficio – ho girato per i circoli, ho visto tre cose evidenti: il bisogno di una classe politica nuova ed onesta (limite dei mandati, bilanci di partito trasparenti e condivisi, regole che tutti devono rispettare senza deroghe e senza prese in giro vedi il tema dei consiglieri regionali usciti dalla finestra e rientrati dal parlamento).

Poi ho visto una comunità appassionata consapevole che tutti parlano di PD, anche quelli che non lo votano. Forse perchè sono tanti quelli che vorrebbero votarlo e qui abbiamo una grande responsabilità: essere quello che quella parte di Paese si aspetta. E poi quei 2 milioni che domani verranno a votare non sono altro che lo stesso numero che prima era iscritto ai partiti PCI e DC. Insomma oggi il PD con i suoi soli 300mila iscritti circa NON rappresenta più la società come accadeva prima. Non c’è più identità e quindi rappresentanza diretta tra partito e sistema Paese. Le primarie restituiscono questa legittimità e il PD è l’unico partito che questa legittimità la va a cercare con uno strumento democratico.

E infine: definire cosa siamo. Siamo divisi e confusi su troppi temi ed è venuto il tempo di chiudere quelle due posizioni dentro una stanza ed uscire da lì con una sintesi e con la capacità di raccontarla al Paese in modo credibile. Avere una posizione e raccontarla al Paese convincendolo che quella è la strada giusta.

Questo vale soprattutto per lavoro e diritti, ma impatta su tantissimi altri temi. Dobbiamo fare come stanno facendo la CDU e SPD per fare le larghe intese: hanno creato gruppi di lavoro, ci mettono settimane, ma c’è un motivo: poi firmano e prendono un impegno con il Paese e non si gioca più, non esiste il giochino dei sottosegretari, dei rimpasti e via dicendo. Ecco noi prima di fare le larghe intese con Alfano non le abbiamo ancora nemmeno fatte tra di noi!

Io voterò Matteo Renzi e sono capolista nel collegio n° 8 (Portuense e Garbatella) insieme a Gabriele De Giorgi per l’assemblea Nazionale. Penso che Matteo, rispetto agli altri, abbia dato la lettura migliore del nostro tempo e so che continuerà a costruire quella rete di conoscenze e saperi che da tanti anni lavora intorno al sogno di un Partito Democratico diverso da quello visto ad oggi. 

Voterò Matteo Renzi sperando di andare a votare il prima possibile, sperando in un segretario forte (la somma dei voti di Civati e Renzi sarà anche un referendum critico sulle Larghe Intese) che sappia chiedere a Letta di mettere la legge elettorale come priorità n°1. Inutile andare avanti, io lo dico dal primo giorno: non ci sono pensieri lunghi dentro le larghe intese, troppe differenze. Non faremo nulla di buono per questo Paese tirando a campare. La maggioranza per fare una legge elettorale giusta c’è. Non è quella che appoggia il governo. Benissimo. Si faccia la legge elettorale e si torni a votare.

Domani potete venire a votare tutti se ritenete che il PD possa essere il vostro partito e se gli volete dettare la linea.

Dettateci la linea, venite a votarvi.

Link utili a capire meglio cosa penso e perchè voto Renzi.

Perché voterò Matteo Renzi (versione 2012)

Buongiorno Sinistra!

Le Primarie PD viste dai diritti.

Cari Compagni ma dove eravate? (Lettera a Livia Turco)

1542970-bersalemaVolevo scrivere a Livia Turco personalmente quando ho letto che si è commossa e si chiedeva in una qualche intervista se il partito di Renzi, qualora lui vincesse (ricordo a tutti che non ha ancora vinto) avrebbe riconosciuto la sua storia, la storia di quelli come lei.

Dice Livia Turco, riferendosi alla questione “tesseramento”: ““Vengo dalla storia del Pci, Pds, Ds e ho vissuto la politica come grande passione. Questi fenomeni di degenerazione sono stati molto dolorosi. Io ed altri militanti non siamo qualcosa di arretrato, non siamo zavorra. Veniamo da quella scuola lì ed è stata quella scuola che è stata mortificata. E se questa scuola non la troverò più nel Pd non esito ad andarmene”

A Livia Turco, che stimo e conosco, vorrei chiedere se quella storia sia tutta lì, nel modo ubbidiente e monolitico di fare i congressi, al massimo affrontando qualche dilaniante scissione tra compagni (consiglio ai fanatici del tema il film Mario, Maria e Mario di Ettore Scola, 1993). Mi piacerebbe chiederle perché dal 2008 ad oggi, siccome le modalità democristiane fino ad ora sono servite per avallare le scelte dei vecchi compagni, andava tutto benissimo. E guardate che io me lo ricordo benissimo quando Rutelli fece gonfiare le tessere della Margherita cosa che poi ebbe impatto anche sui pesi della fondazione del PD.
Insomma quella storia se aveva del buono lo ha perso completamente. Mi dispiace dirlo così brutalmente. Quella storia ha adottato tutti i peggiori vizi del compagno (ehm, amico) di strada. E loro, gli ex DC per inciso, hanno preso i nostri. Quelli che il dibattito è insano. Il dissenso è da spazzare via. Le critiche sono turbolenza che disturba il grande timoniere che sa cosa è buono per il suo popolo. Per la vostra generazione è stata una fissione a freddo. Per la nostra è stata partire tutti insieme, con un’unica storia.
Il PD era nato proprio per essere contendibile e permeabile alla base e agli elettori, visti come corpo sociale con diverso livello di militanza, ma di pari dignità. Ma come possiamo alzare un muro tra noi e gli elettori, Come possiamo giudicare i diversi livelli di impegno politico in un tempo precario come il nostro?
Mi fa ridere D’Alema che si domanda chi smonterà i gazebo se vincerà Renzi. Qualcuno gli dica che i militanti (forse non quelli che ancora obbediscono a lui militarmente) non li montano nemmeno più i gazebo. Né alle primarie né alla festa dell’unità. Si paga una ditta esterna. Poi i militanti li tengono aperti, ovvio, che non è più come una volta, anche le vite della base sono cambiate, i lavori hanno orari diversi, i giovani sono precari, fanno invisibili turni di 12 ore al giorno, lavorano se serve anche la notte e nei finesettimana. I militanti non attaccano nemmeno più i manifesti. Dove funziona li attacca il comune, dove non funziona li attaccano migranti abusivi, sì, cara Livia, anche quelli dei cari compagni romani, per dire.
Alcuni compagni grazie alla legge elettorale regionale che misura la politica sulle preferenze individuali hanno imparato a finanziarsi in qualche modo se no con gli ex DC  non competevano. Insomma hanno avallato un metodo, si sono adattati. Questa mutazione genetica tra ex è avvenuta da anni, mi meraviglio che la vediate adesso. Persino chiedere alla CGIL di schierarsi ai congressi di partito, fa impallidire la storia del sindacato che aveva il volto di Lama e Di Vittorio. Quale indipendenza credibile ha un sindacato se partecipa ad un congresso di partito che un giorno può governare e legiferare sul lavoro?
Insomma non sarà un ragazzo della mia età a rottamare la tua storia cara Livia.
Lo hanno già fatto gli ex compagni che ci hanno portato fin qui. Non sarà Matteo Renzi a determinare quella svolta che ti commuove. Quella è già avvenuta. Sarà Matteo Renzi, speriamo, a dare vita alla sinistra del terzo millennio (ne parlavo qui un anno fa). E, credimi, io sono tra quelli che non hanno l’anello al naso e che vedono benissimo gli spostamenti di personaggi che ieri stavano con Bersani ed oggi sono con Renzi. Sono sempre gli stessi, Livia. L’anno scorso stavano di là con “voi”. Se a vincere fosse qualcun altro, anche fuori dal PD, andrebbero con quel qualcun altro.
Ho profonda stima di chi come te crede in un’idea di sinistra e di etica (per il fatto stesso che ci credo quanto te) e sono contenta che non tutti salgano sul carro (anche se avrei preferito te a tanti altri): mi racconta di coerenza e chi è coerente ha sempre la mia stima.
Quello che posso dirti è che nel PD del 2014 ci deve essere molto posto per la tua esperienza e la tua dolcezza piemontese e molto poco per chi oggi porta voti a Renzi pensando di ottenerne qualcosa. Per capirci esistono Crisafulli in tutto il Paese e non tutti stanno con Cuperlo.
La vera sfida di Matteo Renzi e della nostra generazione politica (non generazionale) è quella di mantenere ciò che stiamo dicendo. Se l’operazione Renzi (qualora vincesse) sarà un’operazione di trasformismo politico dei soliti furbetti, quello allora sarà un vero fallimento. Ma quella era già la sorte scritta di Bersani nel 2012.
Sta a noi ribaltare il principio del Cencelli e importare  il merito dentro una grande forza politica popolare. Sogno, lo dico sempre, un Partito Democratico che contenga la politica come il Labour inglese.
Che resista ai moti scissionisti e personalistici perché avere a cuore un partito grande ed unito è avere a cuore la governabilità del Paese. 
Ti ho scritto proprio oggi che il PDL si scinde. La loro frantumazione, il loro egoismo intorno a Berlusconi non è la nostra cifra politica.
Il PD sta solo finendo di nascere e il tuo posto è qui. Con noi.

D’Alema e Bersani si amano ancora, tranquilli.

Ha ragione Chiara Geloni. E’ una montatura giornalistica. In realtà non è successo niente:

Bersani: “Io non chiederò a D’Alema di candidarsi. Io non chiedo a nessuno di candidarsi. Io non sono quello che nomina i deputati. Io farò applicare la regola, chi ha fatto più di quindici anni per essere candidato deve singolarmente chiedere una deroga alla direzione nazionale”

D’Alema: “Sono del tutto d’accordo con Bersani: ha giustamente ricordato una procedura che mi è nota, cioè che è l’organismo collegiale che decide. Ha ragione, non spetta a lui e d’altro canto non mi ero rivolto a lui ma al partito”.

p.s. ma non abbiamo altro di cui parlare in Italia? Lo dico ai giornalisti…..Bersani non rottama D’Alema, non può. Sarà l’assemblea del PD a dare o no la deroga a D’Alema. L’assemblea cammellata di tanti dalemiani, quindi state sereni: o si fa da parte o sarà candidato. Amen.

 

Perché voterò Matteo Renzi.

Chi prende posizione si prende la responsabilità dei propri atti, delle proprie scelte. Ho deciso di farlo, in modo netto ed anche lacerante.

Voterò per Matteo Renzi alle primarie per un motivo molto semplice:  non voglio solo vincere le prossime elezioni. Vorrei un governo che duri almeno dieci anni e che sappia incidere sul Paese, trasformandolo radicalmente. Ad oggi Matteo Renzi è l’unico che ha le carte in regola per vincere ed è l’unico che consenta attorno a se spazi per poter partecipare a quel progetto anche se non si proviene dalla tradizione di partito o da una qualche corrente benedetta. Bersani fa parte della classe dirigente degli ultimi venti anni. E’ una brava persona, forse un po’ ingenuo considerato che ha nominato Penati suo responsabile della campagna elettorale da segretario.

Bersani, come Veltroni, non ha saputo smarcarsi dal giogo correntizio della fusione fredda di due partiti.

Renzi oggi pur provenendo da una storia e da una tradizione diversa dalla mia, è un democratico a tutti gli effetti. Ha persino un senso molto meno reverenziale nei confronti del partito, non perché i partiti debbano essere spazzati via come professa Grillo. Ma perché devono tornare ad essere strumento di democrazia e non fine ultimo di interessi di parte. E questa la terza via tra Grillo e D’Alema, Dei partiti utili. Trasparenti. Non di proprietà. Non ostaggio. Contendibili. Lo abbiamo visto nel Lazio con la candidatura di Bachelet. Avevamo contro tutti. Tutti i consiglieri regionali che hanno tappezzato il Lazio di manifesti abusivi per Gasbarra e cammellato truppe per impedire che Bachelet potesse occupare anche solo un po’ di spazio nel partito con la sua gente. Tutto chiuso. Sbarrato. Di proprietà.

Matteo Renzi oggi viene dipinto come il male assoluto. E’ il sindaco del PD di Firenze. A Piazza Pulita hanno elencato i personaggi che lo elogiano: Berlusconi, Iva Zanicchi, Lele Mora, Flavio Briatore, Marcello dell’Utri.  Tutti personaggi del ventennio che hanno in comune una cosa agli occhi di un osservatore con un minimo di cultura politica. Sono soggetti alla fascinazione del carisma. Se chiedete loro se gli piaceva Berlinguer vi risponderanno di sì. Il fatto che Matteo Renzi abbia carisma non può essere un’affermazione ontologica che lo collochi a destra. E’ una follia propagandistica. Il carisma non è l’arte di imbonire. Lo è nella declinazione berlusconiana.  Esiste anche il carisma che proviene dal “sentire” il proprio tempo. Dal sapere cosa dire.

Voterò Matteo Renzi perché parla agli elettori e non alle sigle.

Voterò Matteo Renzi perché non voglio lasciarlo nelle mani dei post democristiani che saltano sul suo carro perché odorano il buon risultato. Fa bene Matteo a non volere comitati centralizzati. In questo modo (lo dico chiaro con nomi e cognomi così non lascio dubbi) se a Viterbo ci sono 10 comitati, Fioroni non potrà intestarsi il risultato. Così Moscardelli a Latina. O i lettiani eretici in giro per il mondo.

Voterò Matteo Renzi perché vive da contemporaneo il problema del precariato, sa cosa è. Sa cosa passa una donna a 34 anni sul lavoro. Sa cosa significa fare il creativo e non pagare l’affitto. O l’operaio nella fabbrichetta dove ti schiavizzano davvero, dove la sicurezza non esiste, mentre tutti parliamo dell’operaio della grande industria, quello che sul contratto ha persino descritti i pesi che può caricare. Una cosa che nessun cameriere, nessun falegname, nessun saldatore sa cosa sia. E nemmeno i lettori dei giornali da salotto, tutti occupati a sparare altrove, dove fa più audience. Consiglio il bel libro di Santarossa “Viaggio nella notte” per sapere cosa significa lavorare in una fabbrichetta di provincia. Preparate il Maalox.

Voterò Matteo Renzi perché non credo all’Europa dei mercati, ma all’Europa “abitata” dai suoi cittadini (vedi la proposta di servizio civile europeo). Non ho paura di vederlo parlare con la Merkel. La cosa importante è cosa si fa in Italia, non il capello brizzolato che fa autorevolezza. Che se sei autorevole di aspetto, ma poi sei ostaggio delle correnti del tuo partito, non decidi nulla davvero.

Voterò Matteo Renzi perché ha il coraggio di dire che in Italia spendiamo poco per i dipendenti pubblici. E’ che spendiamo male.

Voterò Matteo Renzi perché è un cattolico che dice che se i gay si sposano a lui non frega nulla. Il sacramento è una cosa privata. Lo voterò anche per essere la sua goccia cinese sulla questione dei figli. Ha una cosa, Matteo. Non fa finta che i problemi non esistano. Li affronta. Prende posizione. Vi dice come la pensa. Per questo in molti lo odiano – lo odiate – perché siamo assuefatti ad una classe politica che quando ha paura di dire la sua e di perdere consenso non parla. Tace. Tanto il tema è vincere le elezioni, non governare.

Voterò Matteo Renzi perché incarna meglio di chiunque altro il motivo per cui abbiamo fondato il PD, la casa comune dei progressisti che superava l’accrocco delle alleanze, dei giochetti, della spartizione.

Lo voterò perché ha capito che tra la gente che ha votato a destra c’è qualcuno da recuperare, altrimenti – banalmente – si perde.

Lo voterò perché abita il futuro, come me, e mi sono stufata degli interventi per i giovani come se fossero degli interventi straordinari per chissà quale categoria protetta. Da oggi gli interventi per il Paese SONO gli interventi per i giovani perché in tutti i luoghi del mondo è così, perché esiste identità tra progresso e futuro e quindi tra i giovani e la loro esistenza.

Lo voterò sapendo che molta gente non prenderà posizione o alla fine voterà Bersani, per sicurezza. Per comodità. So che queste primarie saranno laceranti. Chi promette di lasciare il PD se Matteo Renzi vince. E’ una battaglia strana, che coinvolge tante cose. Generazioni piantate ancora nel secolo scorso, con i loro giovani sodali e fedeli che governano i meccanismi decisionali. Non è una questione di generazioni, infatti. E’ una questione epocale che riguarda il Paese, le sue dinamiche corporative, il modo con cui si va al potere e quello con cui si governa. Ed io so da che parte stare. Non sto dalla parte di chi è parte del ventennio appena passato, anche se ha solo 20 anni. Sto dalla parte di chi ha una visione complessiva, anche avesse 90 anni.

Non lascio a Matteo Renzi quello spazio. Lo occupo con lui nella speranza di ridare futuro a chi non lo ha, alla mia generazione e a quella dopo la mia. Quelli che i figli no, il mutuo no, il contratto no. Per trasformare quei no, in sì.

Il suo programma è qui, per chi volesse leggerlo. Così parliamo di contenuti e non di ceroni televisivi.

Renzi no. Casini sì (Primarie del PD, diario di viaggio. #5)

Cioè ma quelli che odiano tanto Matteo Renzi, che si taglierebbero le vene, non andrebbero a votare se vincesse, imbraccerebbero le armi e salirebbero sulle montagne…invece se andiamo con Casini va bene? No così, tanto per capire la schizofrenia delle ultime ore.

Casini e Vendola detestano Renzi.

Bersani prima dice che vuole le primarie aperte ora non si capisce aperte a chi.

Io direi: a chi firma un programma comune e chiaro. Se Casini non lo firma niente alleanze. Se Vendola, Renzi, Di Pietro e Bersani lo firmano si facciano tra loro. Se Casini rinuncia a Confindustria e Chiesa di cui è il cavaliere, e firma il programma, parliamone.

Ma ci vuole tanto? A me sembra tutto semplice.

Alleanze: la scelta è tra un programma laico e di sinistra o un programma clericale e confindustriale. Le sigle vengano dopo. Decidiamo quale idea di Stato, di laicità, di società. Chi ci sta firma e partecipa alle primarie. Chi non ci sta va per i fatti suoi. Si chiama maggioritario inclusivo e trasparente.

Cioè diciamo ai cittadini il programma e POI facciamo le alleanze. Sarebbe geniale, che dite?

Primarie del PD, diario di viaggio. #2

Ieri Fabio Chiusi (che vede in Renzi una specie di Bonolis-conduttore) ed oggi Gotor (biografo di Bersani sparato democraticamente in prima pagina di Repubblica) sono intervenuti sul modello comunicativo di Matteo Renzi.

A parte che secondo me Gotor ha letto Fabio Chiusi (almeno sulla parte della comunicazione e grazie ad Arianna Ciccone per avermi invitato ad aggiungere un “secondo me”), in ogni caso ci sono delle cose giuste nelle critiche che vengono sollevate a Renzi: troppo show rischia di distogliere l’attenzione dai contenuti e rischia di berlusconizzare così tanto la forma da infettare anche la sostanza.

Gotor ha ragione sul fatto che Renzi appare troppo anti-PD.

Ma non si domanda perché il PD è da sempre anti-Renzi.

Peccato, inoltre, non riuscire a vedere la trave nel modello comunicativo bersaniano, modello che io trovo totalmente fallimentare da sempre. Oppure diamo per scontato che non sappia comunicare? E troviamo giusto il non sapere comunicare? Attenzione: comunicare non è fare una bella e costosa campagna pubblicitaria. Comunicare è riuscire a raccontare cosa siamo davvero, cosa vogliamo, con maniacale coerenza e testardaggine. E’ riuscire a valorizzare tutto il PD e non solo i pezzi comodi. La comunicazione è una roba legata al prodotto. Il marketing, per chi non lo sapesse, è anche “costruire” il prodotto e fare in modo che la comunicazione abbia il giusto e corretto mandato per comunicare il prodotto. Applicato in politica: se abbiamo delle idee giuste dobbiamo comunicarle in modo coerente. Per dirne una a me cara: è inutile parlare di rifiuti e fare manifesti abusivi. E’ una forma di menzogna politica.

In ogni caso, alcune cose divengono chiare.

1) Bersani dovrà comunque rispondere ad una richiesta di rinnovamento e già pare che le deroghe al secondo mandato saranno solo 30 (che già sono troppe)

2) che lo scontro sarà durissimo e speriamo che il PD sopravviva (sempre pensando che se il PD non sopravvive il Paese ne avrebbe da soffrire, secondo me)

3) che Renzi fa paura e persino Gotor perde di lucidità quando dice che Renzi sta aspettando per capire se le regole possono farlo vincere. Più che altro sta aspettando di capire se può partecipare alle primarie senza essere espulso dal PD.

4) che Franceschini non ha ancora deciso con chi schierarsi

5) che una cosa importante nella scelta sarà anche chi andrà con chi. Nel senso che non è solo Renzi vs Bersani, ma sarà quelli con Bersani vs quelli con Renzi. Uno dei motivi per cui molti di noi sono in attesa, è questo.

Come dico da sempre le differenze le vedremo prevalentemente sulla questione lavoro e sulla questione diritti (ci saranno anche altre differenze ma è su questi due temi che ci giocheremo l’enfasi, la passione, la rabbia, il desiderio di vittoria).  Sperando che non diventi uno scontro tra gay e famiglia tradizionale o tra Fiom e Marchionne. Il PD era quello che doveva stare al di sopra e rappresentare tutti, facendo lo sforzo sovrumano di non cascare nelle vecchie logiche. Il Paese ha bisogno della Fiat? Forse no. Forse la politica potrebbe trasformarla e andare oltre. Il Paese deve restare schiavo della Chiesa? Forse ne può rielaborare il rapporto. L’importante è non inseguire il tesserato Fiom o l’imprenditore in cerca di mercati selvaggi. Oggi una giovane architetta a 300€ al mese era felice per avere avuto una proposta di contratto a tempo determinato ad 800€ al mese per due anni. Meno di quanto guadagna un operaio Fiat. Quanti sono gli operai della Fiat di cui parliamo da mesi? Quanti sono i giovani come Elisa (il nome è di fantasia)? A questo dobbiamo rispondere.