MicroPride 2010 (questa sera ore 21, via di san giovanni in laterano, fronte Colosseo))

Qualcuno la chiama fiaccolata, qualcuno la snobba perché non si capisce chi la organizza. Io li chiamo MicroPride perché mi piace l’idea del nostro orgoglio in giro per la città di notte e di giorno, non nella città deserta e senza spendere soldi, senza business laterale. Una specie di Pride intimo, ma esteriorizzato. Ma questa è la mia idea ed ognuno di voi, oggi, verrà con la sua piattaforma intima perché ci sono cose dove la politica passa attraverso le emozioni e un comune sentirsi, non solo tramite piattaforme a volte bellissime, ma prive di emozioni.

Whad (we have a dream) non esiste. E’ un acronimo, una speranza, dentro il quale l’anno scorso si sono riconosciute tantissime persone (il 4 settembre circa 3000). Accadde semplicemente che dopo la coltellata a Dino, fuori dal Gay Village, la comunità scese in piazza in modo spontaneo. E poi continuò a farlo ogni venerdì di settembre. E poi si ritrovò fuori dal Parlamento quando fu bocciata la legge contro l’omofobia, con i mano dei libri o in bicicletta per il centro a regalare palloncini colorati ai bambini.

Whad nacque per caso. E casuale chi mandò il primo sms. Capita a volte che il sentimento collettivo si realizzi nel gesto del singolo (in quel caso più di un singolo), che diventa solo strumento. Whad non è diventata un’associazione. E’ e resta una sigla dentro la quale tutti devono e possono sentirsi parte. Whad esiste in emergenza. Non ha struttura. Whad non ha leader, compie la fatica della democrazia. Whad discute, whad stressa, whad divide, come tutti i tentativi unitari del mondo. Whad, sei tu che stai leggendo. Chiunque tu sia.

Whad è un esperimento ancora neonato, ancora verde. Difficile. La comunità omosessuale e transessuale e varia e distinta e piegata dall’assenza di diritti e non così facilmente e sempre (tranne nelle emergenze) si trova compatta. Con chi fare sinergie? Stare a destra o sinistra o nessuna delle due? Chi ha una tessera di partito, va guardato male? Insomma gli interrogativi di whad, le fratture, sono state le stesse del movimento, con la differenza che i singoli presenti hanno fatto l’esperimento di non costituirsi ragione sociale identitaria. Se funziona funziona per tutti, altrimenti Whad non sarà nulla, perché sarebbe stata solo la replica dell’ennesima associazione LGBT.

Le 4 C di WHAD: Città, Comunità, Connessione, Coinvolgimento.

Non importa quante persone ci saranno per esempio stasera. Perché WHAD è lento…vuole costruire la comunità, non delle leadership e delle visibilità. Vuole parlarsi Whad, non vuole sfilare in testa ai cortei.

Whad siamo tutti noi. O per lo meno…questo era ed è il nostro sogno rivoluzionario.

Domani ore 21:00, sosteniamo Manuel e Francesco.

Riporto dall’evento di FB:

Manuel e Francesco si vogliono sposare e non lo possono fare.
Per protestare, il 4 gennaio hanno iniziato lo sciopero della fame.
Mass media, politica e molte associazioni per i diritti GLBT non danno segni di vita.
Li stanno lasciando soli relegando al silenzio il loro gesto civile e non violento.
Con l’appoggio di chiunque voglia sostenerli hanno convocato un sit-in circolare in “stile americano” davanti alla sede del Parlamento.

La manifestazione sarà pacifica, con bandiere e ombrelli rainbow e cartelli, a sostegno dei due ragazzi e del loro atto di protesta non violento.

Tutt* sono invitati a partecipare e sostenere l’iniziativa.
Per chi non è a Roma o non può esserci, l’invito è a replicare nelle città la manifestazione alla stessa ora nello stesso giorno davanti alle sedi municipali.

Non dimenticate di fare foto, video e di scrivere e diffondere tutto sulla rete!

NON LASCIAMO FABIO E MANUEL DA SOLI!!!

http://www.facebook.com/event.php?eid=241698853298&ref=mf

Questa sera ore 21:00 tutti a Montecitorio

Avrete letto tutti quanti cosa è accaduto in queste ore…
http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/gay-aggrediti/legge-omofobia/legge-omofobia.html
Questa sera vi invitiamo insieme a noi ad esprimere tutto lo sdegno e la delusione che abbiamo dentro in piazza montecitorio, alle ore 21:00.
Una manifestazione che sarà pacifica come si conviene alla nostra comunità, ma incazzata. Perché siamo incazzati. Incazzati neri e non possiamo far passare sotto silenzio questa vergogna.
Cristiana Alicata per WHAD

Il grande romanzo della comunità LGBT romana.

(Vi segnalo il post del miticoZamba sui Micropride.)

Ieri sera, per il terzo venerdì di seguito la comunità LGBT romana è scesa in piazza. Questa volta micropride stanziale (e meno male viste le mie stampelle nuove di zecca). Direi che 500, 600 persone c’erano tutte.

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La fucina creativa del lunedì (l’incontro serale con cui “inventiamo” la forma dei venerdì) aveva decretato di dare il megafono 3 minuti a testa. Devo ammettere che da un lato coglievo il profondo senso politico della nostra idea, il messaggio che volevamo mandare a chi si appropria della comunità senza mai, in realtà consultarla, dall’altro ero terrorizzata dal rischio di rovinare qualcosa, di dare voce ad un platea non matura, non omogenea (sì, rabbrividisco anche io di me stessa talvolta).

Mi sono trovata davanti una comunità matura, in cui ha detto bene Guido, ognuno è già leader di un processo. Ero affascinata dalla giovane lesbica in minigonna che come in un libro di Moccia (e con lo stesso accento) dichiarava amore e rispetto alla “sua” donna. Accanto a lei Filippo, l’ amico rasta, con giacchetta di velluto e citazioni di Di Vittorio e delle lotte contadine. E poi chi vuole essere un pò meno pacifista. Chi tornerà a casa e fara coming out. Chi ha scritto una cosa insieme ai proprio familiari. Chi un pò la politica l’ha fatta e sa arringare la folla (io per esempio non riesco a fare un comizio incazzato e poi quando ho finito, non riesco e ridere  e a stringere le mani per quanto sono stata brava…se sto incazzata sto incazzata). Ho guardato scorrere tutte queste storie, le diversità nelle diversità.

Ieri è nata, o comincia a nascere davvero, una comunità. Una comunità non omogenea e non piatta. Affatto. Ma una comunità che può fare un cammino insieme al di là delle differenze, una comunità che ha capito che adesso, il rastone gay intellettuale di sinistra deve abbracciare il fighetto con la maglia di A&F. E la lesbo-chic, forse dovrebbe strappare un sorriso alla butch. Ieri abbiamo riso, ci siamo incazzati, abbiamo fatto spettacolo, ma soprattutto siamo nati per la terza volta, perché siamo nati come collettivo, come entità sociale.

Benvenuta comunità LGBT romana. Adesso il cammino è lungo, il lavoro duro, ma la fucina creativa alla quale sto assistendo, mi sta facendo innamorare. Non ho mai visto tante idee ed energie così concentrate in un solo posto.

Oggi ore 21:00 Piazza Navona: coming out collettivo.

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Per il terzo venerdì di seguito la comunità LGBT romana, stasera, uscirà di casa e si recherà in un luogo della propria città. Stasera siamo a piazza Navona a “megafono libero”, anche questo un atto simbolico, in cui vogliamo ribadire che la comunità non appartiene a nessuno, ma a se stessa, alle proprie storie, ai propri sogni. E’ molto rischioso ciò che abbiamo scelto di fare, ma vogliamo pensare che faccia parte del percorso di maturità della comunità. Ho già letto molti “3 minuti” che verranno letti: storie, coming out, speranze, un intero romanzo cittadino che prima era rimasto sopito nelle realtà private. Oggi la comunità ha capito che il privato è pubblico e che solo testimoniando “se stessi” si possono cambiare le cose.

Ecco. La comunità LGBT romana sta facendo un Coming Out collettivo.

Qualcuno ci chiede qual’è l’obiettivo di questi eventi. Io rispondo che gli obiettivi della comunità, quelli politici, sono già scritti nella piattaforma del pride del 2007: pari diritti e pari dignità.

Quanto sta accadendo a Roma è sociale e dobbiamo avere la forza di farlo diventare culturale. La nostra energia si dovrà evolvere nel coinvolgimento profondo della città, nella libertà di organizzare qualcosa a Centocelle o a Tor Bellamonaca.

La comunità sa che una legge contro l’omofobia, non basterà. Non basterà ad evitare che un padre ed una madre folli ti portino a 16 anni da un psicologo, o che un vicino di casa non ti rivolga la parola, o le risatine, gli insulti. Non basterà probabilmente nemmeno ad evitare bombe e coltelli. Noi non vogliamo essere tollerati per legge. Noi vogliamo essere conosciuti ed amati. Noi vogliamo una legge, ma vogliamo soprattutto un Paese diverso.

E questo nuovo capitolo che stiamo scrivendo è il capitolo in cui, noi stessi, ci mettiamo in gioco per cambiare il Paese, ripartendo dall’atto politico più importante: il coming out, questa volta in forma collettiva e soprattutto fuori dai luoghi consueti.

Prendete queste parole come la nostra piattaforma sociale e politica. Non vi preoccupate se non ci saranno giornalisti e domani la stampa non ne parlerà. Non lo stiamo facendo per questo. Lo stiamo facendo per noi e per la città, senza filtri. E un cammino lungo ed arriveremo ovunque, anche solo con il nostro megafono (che stasera sarà più potente di quello di venerdì scorso).

La rivoluzione Rainbow continua…