Desideriamo un mondo libero.

17 maggio 2015 § 4 commenti

Desideriamo un mondo libero. Abbiamo imparato cosa è la libertà perché ci è capitato di scoprire che eravamo diversi da quello che tutti avevano pensato per noi. Abbiamo combattuto anche con noi stessi a volte per essere liberi. O con le nostre famiglie. Con quello che avevamo di più caro e quindi sappiamo quanto costa la libertà. Non desideriamo imporre a nessuno nessun modello perché, semplicemente, pensiamo che tutti i modelli siano giusti se non feriscono nessuno e non privano nessuno della propria libertà. E vogliamo dire a tutti i ragazzi che stanno scoprendo quella forza interiore che li interroga sulla propria natura: le cose cambiano. E andrà tutto bene. Buona giornata mondiale contro l’omotransfobia. Siate voi stessi e combattete per questo.

Quando un maschio uccide è sempre femminicidio? (Note a margine sulla famiglia)

23 agosto 2014 § 9 commenti

Se li mettessimo tutti insieme i genitori che ammazzano i figli o i mariti che ammazzano le mogli o i figli che ammazzano un genitore, saremmo davanti – più che a una cronaca estiva annoiata in attesa del solito e promesso “autunno caldo”– alla più grande tragedia del nostro tempo.

In molti liquidano gli omicidi perpetuati da maschi come femminicidio (Dal Devoto Oli: “Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”) mentre a mio avviso la prospettiva va ribaltata lievemente: non femminicidio, ma maschi-omicidi. Non ti uccido perché sei donna, per il tuo genere, ma uccido perché sono maschio, un certo tipo di maschio ovviamente, a cui è stato passato in modo più o meno esplicito uno schema di ruolo ben preciso. Lo stesso maschio che oltre ad essere maschilista (anche se spesso non lo sa finché quel nucleo atavico – e quasi rimosso – non viene risvegliato dall’abbandono) è anche omofobo per capirci (ormai è evidente a tutti che maschilismo ed omofobia siano due facce della stessa cultura).

Si parla di femminicidio anche quando un padre mollato dalla moglie (è l’ultimo caso di cronaca) uccide i figli (in questo caso le figlie) per vendicarsi dell’abbandono, per ferire a morte la ex-moglie, per non ucciderla, ma annientarla. Il fatto non è solo italiano. Per esempio in Inghilterra (e ringrazio Loredana Galano per il link) sono sempre di più i padri che uccidono i figli e secondo la criminologa Elizabeth Yardley si tratterebbe sempre di casi di Family Annihilators (annientatori della famiglia): […] ciò che è estremamente preoccupante è che esiste una piccola minoranza diuomini che trova impossibile affrontare la disgregazione della famiglia.Questi uomini provengono da tutti i ceti sociali. Ci sono medici, imprenditori, elettricisti,autisti di camion e guardie di sicurezza.Ma tutti sembrano avere una cosa in comune. Sentono che la loro mascolinità è minacciata. […]

Si potrebbe discutere ora che poiché sempre più donne lasciano gli uomini questa dei figlicidi da parte dei padri è un’assoluta novità del nostro tempo, figlia del disgregarsi delle famiglie e quando a mettere in atto la separazione è la donna e in modo non consensuale. E’ possibile che ci sia una parte di verità in tutto questo. E’ possibile anche che la crisi economica stia acuendo la crisi delle famiglie. Ha ragione in parte Giuseppina La Delfa quando dice: “con la crisi si scoprono i panni sporchi del sessismo e della violenza che il benessere nascondeva sotto l ipocrisia”. Non deve essere facile stare con un disoccupato. Non deve essere facile nemmeno per le donne a cui è stato passato in modo più o meno esplicito uno schema di ruolo ben preciso. Insomma non è detto che dentro lo schema malato patriarcale ci sia solo l’uomo. Può starci dentro anche la donna, quindi con le stesse colpe e le stesse incapacità di emanciparsi. Così, per esempio, si può far sentire un uomo un fallito perché ha perso il lavoro e credo che di situazioni simili ce ne siano parecchie con tutte le conseguenze del caso. Per questo non riesco mai a dare la colpa ai maschi a prescindere anche perché i maschi non nascono in contesti diversi dalle femmine anche se ricevono messaggi culturali diversi, ma che provengono dalle stesse fonti equamente distribuite dal punto di vista statistico (chi educa un maschio a fare il maschio, educa anche la femmina a fare la femmina, no?), ma preferisco guardare alla complessità del problema che coinvolge tutti, uomini e donne e soprattutto lo Stato. 

Forse definire “femminicidio” ogni omicidio di mogli, fidanzate o figli perpetuati da uomini è fuorviante. Ci porta fuori strada, ci fa perdere la prospettiva tridimensionale e ci fa fermare solo agli effetti e non sulle cause. Ci lava la coscienza, ci basta dire: io non sono così. Io sono una donna. O: io non sono un uomo così. E ancora: a me questo non può accadere. 

Di fronte ad un’emergenza come questa lo Stato che sta facendo? Quanti bravi assistenti sociali ci sono sui territori che intervengono quando uno o più componenti della famiglia perdono il lavoro? Che tipo di strumenti mette in atto lo Stato per aiutare le famiglie non solo in modo materiale, ma anche in modo psicologico? Come stiamo affrontando dal punto di vista delle politiche sociali la crisi economica? Cosa stiamo insegnando ai nostri bambini (sia ai maschietti che alle femminucce) nelle scuole rispetto ai ruoli di genere? Come aiutiamo le famiglie numerose? E come aiutiamo le donne che vogliono abortire? Lo so che ad alcuni le due domande una in fila all’altra sembreranno paradossali. Invece il nodo risolutivo, a mio avviso, sta proprio lì. Che tipo di supporti mettiamo in campo per stare vicino alle giovani madri a rischio di depressione post-partum visto che si parla di aborto ovunque, ma poi quei figli (tanto protetti quando sono feti) chi li protegge? il nodo risolutivo è proprio lì: nell’accompagnare le scelte libere e consapevoli dei propri cittadini, costruendo un tessuto sociale fatto di libertà e non di schemi e di ruoli preconfenzionati. Liquidità sociale? Precarietà? Perdita di riferimenti? Mi scriveva un commentatore su FB ieri: “mettici pure il tempo che perdete per inventarvi nuovi modelli di famiglia , invece di concentrarvi su quelle vere…” a lui e a quelli come lui vorrei ricordare che i paesi dove ci sono meno cosiddetti femminicidi sono quelli dove i gay si sposano, cioè quelli dove la cultura della società è più equilibrata. Il maschio non deve fare il maschio, la femmina non deve fare la femmina. 

Qualche numero sui figlicidi:

A proposito di figlicidi dal Rapporto Italia 2011, in particolare sui figlicidi: […] Nel biennio 2009-2010, sono risultati 39 i figlicidi (25 nel 2009 e 14 nel 2010). Di questi, nel 2009, 14 erano stati perpetrati da padri, 11 da madri. Nel 2010, invece, 4 erano stati compiuti da padri e 10 da madri. Nel complesso, la maggior parte dei figli uccisi dai genitori sono stati maschi. (15 contro 10, nel 2009 e 11 contro 3, nel 2010), mentre le madri sono state quelle che hanno ucciso più figli rispetto ai padri (21 contro 18). Nel 2010, invece, 4 erano stati compiuti da padri e 10 da madri. […]

Altra lettura interessante, uno studio sui figlicidi dal 1880 al 2010. 

In merito alle recenti censure su FB.

20 giugno 2014 § 4 commenti

In merito alle recenti censure su FB di alcune pagine omofobe voglio dire una cosa. Dobbiamo partire dalla scuola, dalla cultura dell’accoglienza, del rispetto. Troppa violenza da parte di chi si dichiara cattolico e credente. A me l’omofobia non fa più male (o comunque posso resistere) ma forse ad un ragazzo di 14 anni sì ed è a lui o a lei che penso quando leggo le parole malattia, perversione, finocchi o egoismo per la genitorialità. Sono schiaffi. E sono anche ingiustificati perché sono dati a qualcuno che NON fa male a nessuno. Non fa male al mondo, non fa male alla propria famiglia, non fa male ai propri figli. E’ una discriminazione indiscriminata. Ed è loro che dobbiamo proteggere. Si possono avere posizioni diverse io non impedirò mai a nessuno di esprimermi i suoi dubbi, chi di noi non li ha avuti prima di dire “Le cose Cambiano. Ma dobbiamo sempre pensare all’effetto che hanno le nostre parole sui più fragili. Lo dico pensando che tutti noi possiamo sbagliare a volte. Ho sbagliato anche io in tempi recenti. Per questo in questo caso NON difenderò la libertà di pensiero, perché non è un caso di censura della libertà di pensiero come non è libertà – ma è VIOLENZA – dire che un ebreo è inferiore o un nero è una scimmia e via dicendo.

p.s poi qualcuno mi deve spiegare perché ci accaniamo contro le coppie gay sul tema del cosiddetto “utero in affitto” quando ad usare questa pratica sono più gli etero che i gay. Poi qualcuno mi spiegherà invece come mai non ci stiamo interrogando della follia omicida di due padri di famiglia eterosessuali accanitisi su minorenni, sulle compagne o sui figli. Provoco è ovvio. Ma forse dovremmo interrogarci sulle gabbie emotive, invece di pro vare a costruire altre gabbie ideologiche.

La dolcezza di un pompino.

30 aprile 2014 § 32 commenti

Voglio tornare su quanto accaduto al Liceo Giulio Cesare, liceo in cui ha studiato mia madre.

Partiamo dai fatti. Nell’ambito di un programma governativo per la lotta contro l’omofobia (immagino simile a quello promosso dal Comune di Roma nelle scuole romane), sono stati letti dei brani di un libro (Sei come sei, di Melania G. Mazzucco). Tra questi uno in particolare che riporto qui: 

 “(…) Nessuno avrebbe mai sospettato che quel muscoloso, ruvido, stopper della squadra di calcio dell’oratorio (…) la notte si stancava la mano sulle foto di Jimi Hendrix, Valerij Borzov e Cassius Clay. Pure, benché sapesse che Mariani Andrea non soltanto lo avrebbe respinto ma anche tradito e sputtanato, un pomeriggio, quando dopo la partita indugiò nello spogliatoio e si ritrovò solo con lui, Giose decise di agire – indifferente alle conseguenze. Si inginocchiò, fingendo di cercare l’accappatoio nel borsone, e poi, con un guizzo fulmineo, con una disinvoltura di cui non si immaginava capace, ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò l’uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce. Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all’ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripeté altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita”.   

Alcuni genitori o meglio un paio di associazioni note per le loro posizioni omofobe (giuristi per la vita e Pro Vita) hanno presentato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma una denuncia per i reati previsti e puniti dagli artt. 528 e 609 quinquies del Codice Penale, aggravati ex art. 61, primo comma, n.9 del medesimo Codice, commessi da insegnanti del Liceo Classico Giulio Cesare di Roma.

Qualcuno, non noto per la propria omofobia, ha criticato i docenti per l’uso di quel testo e per il contenuto affermando: perché la descrizione di un rapporto orale dovrebbe essere materia anti omofobica?

Alcune riflessioni.

Come ho scritto su questo blog ed altrove la scoperta (ma soprattutto l’accettazione) della propria omosessualità è una fase molto difficile che pasa per la totale assenza di un immaginario sia emotivo che sessuale. A sedici anni non avevo la minima idea di come facevano l’amore due donne, ma sapevo come lo facevano un uomo e una donna anche se non lo avevo mai fatto. Mi è mancato da morire un riferimento, non per diventare lesbica, ma per esserlo a pieno. Spero si colga la differenza e spero si comprenda che leggere quelle poche righe non può avere indotto nessuno a diventare gay. Forse può avere sdoganato un atto che viene considerato volgare (ricordate la leggenda che il rapporto orale dalle prostitute sì, ma dalla moglie no?) se non addirittura un atto di sottomissione. Su questo sarebbe interessante parlare per ore, su quanto in Italia siamo maledettamente bigotti e bacchettoni e su quanto uno stesso atto sessuale può essere condiviso o imposto. In sintesi: un rapporto orale può essere una cosa bella o brutta. A mio avviso ( ma in questo caso è solo il mio parere soggettivo) la scena mi sembra dolcissima e mi pare che si racconti esattamente una scoperta. Il più delle volte va esattamente così. Non te lo dici a parole, perché le parole non esistono. Il corpo ci arriva prima delle parole.

Ecco. Le parole.

Qualcuno ha citato la letteratura antica. Catullo. Saffo. Poi in mezzo c’è stato, su alcuni temi (alcuni, eh), un buio culturale, la censura del corpo dopo l’ellenismo (sintetizzo un paio di millenni). E il secolo scorso è stato un secolo doloroso, in pochi hanno narrato di corpi, in pochi hanno riconosciuto al corpo (come alla fantasia) pari dignità che alla mente, alla speculazione, alla politica. Il corpo era macchina da lavoro, classe sociale o corpo morto in guerra. Non ci sono tanti romanzi “classici” da leggere in cui trovare la libertà del corpo. Non a caso il 1968. Per dire.

E certo. La lingua contemporanea ha valicato la barriera delle parole, del sottinteso. Ha dato (a prescindere dal livello culturale o letterario) più dignità ai corpi. Li ha liberati. Quindi, sì. Si legge Mazzucco (anche Mazzucco, che io non ho mai letto per esempio e non conosco) per sapere come ci si scopre gay a sedici anni. Come si leggeva Delitto e Castigo se si voleva conoscere il senso di colpa dell’individuo sociale. O Pavese per lo straniamento. E via dicendo.

Perché abbiamo così paura delle parole ma non ci fa paura che nostro figlio vada in una scuola dove a tredici anni già si fuma, ci si droga o si va in discoteca e ci si prostituisce per 100€? Perché non vedo barricate su questo? E tutto ciò che propina la TV? E non basta andare su youporn per sapere molte più cose di quelle raccontate dalla Mazzuco?

Sto provocando chiaramente.

Perché il tema non è il sesso, diciamoci la verità. E se per qualcuno lo è, facciamoci davvero un paio di domande su cosa pensiamo dei nostri ragazzi. Su quanto li crediamo cretini. I ragazzi della scuola romana dove sono stata mi hanno messo in imbarazzo per le domande che mi hanno fatto e sono stati molto più “spinti” di quelle parole, volevano sapere tantissime cose, proprio sul sesso.

Il fatto è che erano due maschi. E l’idea di un uomo che “prende in bocca l’uccello di un altro uomo”, devasta la nostra cultura maschile machista, destruttura e scioglie i muscoli del nostro immaginario di forza “selvatica” (non a caso quello striscione fascista…molto sottile culturalmente).

Quindi non raccontiamoci stupidaggini. C’è della paura in questa barricata. E c’è scarsa conoscenza dei propri ragazzi. Quello il più grosso dei problemi.

L’indottrinamento LGBT, l’Italia come la Russia?

24 marzo 2014 § 10 commenti

Una piccola premessa. Vladimir Luxuria, esponente ed attivista LGBT doveva andare a parlare in una scuola di Modena. Questo (che attivisti LGBT vadano nelle scuole, invitati) accade in tutto il Paese per fortuna ed accadrà anche a me in settimana in una scuola romana, nell’ambito del progetto Le Cose Cambiano a Roma nelle scuole che hanno aderito al progetto, un progetto voluto dal Comune di Roma dopo l’ennesimo suicidio di un ragazzo gay. In sostanza, se mi permettete di dirlo con emozione, nessuno di noi va a propagandare (cioè promuovere, cioè fare pubblicità, cioè dire che un prodotto è meglio di altri o va scelto per le sue qualità) alcunchè. E’ come se io dicessi che qualsiasi eterosessuale che parla della sua fidanzata o dei suoi figli stia facendo propaganda. Semplicemente, vivaddio, si racconta. Ed ogni amore, ogni famiglia è differente, non esiste un modello migliore di altri. E’ come dire che una persona separata o senza figli che si racconta propagandasse la sua forma di famiglia. O un prete, per dire, è come se propagandasse la scelta di prendere i voti.

Provoco, ovviamente.

Sostiene Toccafondi, sottosegretario all’istruzione (una delle tristi scelte figlie delle maledette larghe intese), citando l’articolo 30 della Costituzione che “e’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli” e che quindi una persona LGBT non può entrare in una scuola a parlare della propria esperienza perché questo mette a soqquadro un principio educativo perchè si fa propaganda LGBT e si offre una visione unilaterale di famiglia e sessualità.

Qualche puntino sulle i.

  1. L’essere gay e trans non si può propagandare. Questa visione è figlia, purtroppo, di chi ancora crede che si possa far diventare qualcuno gay o guarire i gay e farli “tornare” etero. Non si guarisce dall’omosessualità come non si convince un etero a diventare gay. Per fortuna.
  2. Le persone LGBT non danno una visione unilaterale di sessualità e famiglia. E’ esattamente il contrario. Noi veniamo per il 99% da famiglie etero e raccontiamo che esiste ANCHE un altro tipo di famiglia e non diamo alcun criterio qualitativo nel definire i due tipi di famiglia. Semplicemente raccontiamo la verità ai ragazzi invece di fargli credere che le famiglie gay non esistono o sono una cosa così mostruosa da non dover essere raccontata. In poca sostanza chi fa propaganda è chi racconta il mondo come lo vorrebbe e non come è. In questo caso chi fa propaganda o forse desidera scuole che la facciano è proprio il sottosegretario Toccafondi.
  3. è molto probabile, comunque, che non sia nemmeno il tema famiglia a voler essere toccato in un contesto scolastico, quanto piuttosto quello “elementare” ma fondamentale della bellezza della diversità. Il progetto romano, per esempio, è nato dopo un’ondata di suicidi tra adolescenti

Infine è davvero triste dover discutere in questi termini e con questi toni nel 2014 in un paese civile, come se fossimo la Russia di Putin che non a caso per limitare in maniera paracula l’evoluzione dei diritti civili, si è rifiugiato contro la frase “propaganda gay” rendendo “propaganda” la sola esistenza delle persone omosessuali che solo in apparenza non sono perseguitate. Lo sono eccome.

Mi piacerebbe portare con me il sottosegretario Toccafondi questa settimana nella scuola romana dove andrò a parlare con 50 studenti (sperando che il ministero a questo punto non me lo impedisca) per dimostrargli il profondo rispetto che ho nei confronti della diversità, in questo caso la sua, quella di qualcuno che evidentemente ha ancora paura. Io non ho paura di lui. Non ho paura della varietà del mondo e quella paura è l’unica cosa che dovremmo provare tutti a guarire.

p.s. Questo tweet di Christian RoccaNuova immagine mi ha fatto rimanere molto male perché assume che il pensiero di Toccafondi sia plausibile, cioé che Vladimir Luxuria, possa davvero andare nelle scuole a promuovere nuove forme di famiglia. Un giornalista (bravo come lui oltretutto) dovrebbe conoscere bene la differenza tra la parola “promuovere” usata in modo ideologico e la realtà del “raccontare”. E coglierne la voragine.

 

 

Roma risponde all’omofobia

23 gennaio 2014 § Lascia un commento

Un’indagine sulla percezione dei diversi orientamenti sessuali, incontri formativi, un concorso per le scuole che aderiscono e una giornata finale: il tutto per intervenire su un fenomeno che – spiega l’Assessorato – “può provocare effetti anche gravi e a lungo termine sullo sviluppo degli adolescenti” e “può contribuire alla dispersione scolastica”

Bravi Alessandra Cattoi e Ignazio Marino che rispondono così all’appello che avevamo scritto al sindaco dopo il suicidio questa estate di Simone, con un progetto complesso che speriamo avrà vita lunga: una mappa dell’omofobia (per ora nelle scuole che aderiranno) e delle attività (a cui parteciperemo in molti tra i firmatari dell’appello) per coinvolgere i ragazzi e le scuole, per scardinare il pregiudizio.

L’omofobia si combatte soprattutto così: a scuola.

Se siete insegnanti delle scuole di Roma fate aderire la vostra scuola!

Prendete un bambino e toglietegli le bambole.

12 gennaio 2014 § 2 commenti

1530468_201897286668671_758933582_nAlla fine Kirk Andrew Murphy si tolse la vita a 38 anni.

Quando ne aveva 5 adorava giocare con le bambole e la sua famiglia lo portò in cura.

La cura del dott.Rekers (poi scovato con un escort nel 2010) consisteva nel tenerlo in una stanza dove c’erano sia giochi da maschio che da femmina. Se si avvicinava a questi ultimi, perpetrando un comportamento sbagliato, in seguito veniva punito.

Non veniva abbracciato dalla mamma, veniva privato dell’affetto e veniva anche punito fisicamente dal padre che non lo aveva mai picchiato in vita sua.

La cura insomma consisteva in questo: correggere il desiderio. Erigere un muro tra il bambino e la sua identità.

Dopo 10 mesi venne dichiarato guarito perchè non presentava più comportamenti femminili, ma questa “cura”, il cosidetto Sissy Boy Experiment segnò per sempre la sua esistenza: si innescò in lui il principio interiore del muro, la negazione continua del desiderio e della propria identità.

Questa è la storia di “femminuccia”, ma è anche in parte la storia di molti di noi che da bambini erano diversi , i cosiddetti “maschiacci” o “femminucce”.

La storia di Sissy Boy approda a Roma, in teatro per la regia di Anna Cianca e il testo di Franca De Angelis. Ad intepretare Sissy Boy – diventato in italiano Sergio Bello – sul palco Galliano Mariani.

Portateci i vostri amici che sono genitori, perché non accada mai più.

Qui la bella recensione di Delia Vaccarello.

“Sissy Boy” (qui, la pagina FB) Spettacolo in programmazione dal 28/1/2014 al 9/2/2014 al Teatro lo Spazio Roma
(Via Locri 42 Tel:0677076486).
Che cos’è un uomo senza il desiderio?

Dove sono?

Stai esplorando le voci con il tag omofobia su NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: