I Manifesti abusivi di Partecipazione Democratica per Gasbarra.

Qui Frascati.

Iniziativa di una delle 4 liste che appoggerà Gasbarra come candidato alla segreteria del PD LAZIO.

Quattro perché quattro sono le macrocorrenti che si andranno a contare per poi avere da che pretendere con il mano il Cencelli nelle varie deleghe dell’esecutivo.

Io sogno un segretario che chiama le persone per merito e non per peso…ma finché avrà 4 liste a sostenerlo, dovrà chiamare per correnti in base al loro peso.

Sigh.

Comunque.

Nel manifesto che vedete: Astorre è il consigliere regionale del PD che ha beccato più preferenze di tutti: circa 22 mila. E che quando noi ci leccavamo le ferite per la sconfitta della Bonino, ringraziava i cittadini per le preferenze ricevute, ovviamente con un giro di manifesti abusivi per tutta la provincia.

Aurelio Lo Fazio è assessore alla provincia di Roma e presidente dell’Unione delle province del Lazio.

Io voglio un segretario che metta fine a queste prove muscolari, a questo scempio. Che dica basta con autorevolezza. Oppure li sbatta fuori.

Per far vincere la bella politica, non per cattiveria.

Perché qui sembra che i cattivi sono quelli che non ci stanno a queste cose e non chi le fa. Cominciamo a rimettere al posto giusto l’ordine delle cose.

Sul caso Concita De Gregorio-Bonino e il complotto PD per perdere nel Lazio.

Ho già detto come la penso sul caso Bonino in queste ore a chi me lo ha chiesto su FB.

Penso che non si riportano in questo modo le notizie, lo dico ai giornalisti che sguazzano nelle polemiche anti-PD,  non ricordando che il responsabile campagna elettorale della bonino ora e’ nell’Api ed era l’allora segretario romano Riccardo Milana.

Almeno questo dettaglio un bravo giornalista riportando il racconto di Concita lo doveva fare.

Ritengo si tratti di una teoria offensiva verso tutti i i militanti – ed anche verso gli elettori del PD – che non hanno bisogno di prendere comandi da nessuno e hanno fatto campagna elettorale per mesi. L’offensivo, ovviamente, è il dirigente che ritiene di poter fare il deus ex machina, si intende.

Mi spiego: magari qualcuno aveva anche questa idea ma quel qualcuno era uno dei dirigenti – e conoscendo la balcanizzazione del PD significa che al massimo era l’idea di uno che pesa il 5%, forse! – a meno che qualcuno non venga a dirmi con le prove che era Bersani e che tutti erano d’accordo con questa linea, io compresa che allora ero candidata.

NON risulta affatto, inoltre, nessun tipo di ordine nei circoli di NON volantinare. Magari è stato dato in qualche circolo che circolo non è definibile e che obbedisce ai capobastone. Se Giovanni Bachelet diventa segretario del Lazio (e qualche giornalista si mette a raccontare le notizie davvero) metteremo mano anche e soprattutto ai circoli morti.

Ricordo inoltre che a Roma la Bonino vinse.

Darei colpa (ed è quello che chi sta conducendo la battaglia nel PD lazio dice da mesi inascoltato! Giornalisti dove siete quando si tratta di notizie vere e non di scoop?) al Pd nelle province ma perchè ha pagato la sua incapacità sui territori, non perché si voleva far perdere la candidata Bonino che in ogni caso non aveva tutta questa voglia di girare le province. Insomma se si esce dal voler solo far notizia e prendersi visibilita’ l’analisi da fare (e che abbiamo fatto) rileverebbe certamente delle responsabilita’ del PD macroscopiche ma non riconducibili ad un complotto, piuttosto ad inettitudine.

Anche se fosse Fioroni (come sta girando) e non Milana, il risultato non cambia. Voi credete che il PD Lazio faccia quello che gli dice Fioroni? C’è chi farebbe l’esatto contrario per come siamo balcanizzati, quindi torniamo a parlare di politica.

A Latina, Frosinone Rieti e Viterbo abbiamo perso e non per colpa della Bonino o di chi per lei e questo lo dico ai soloni da caminetto di cui il PD Lazio è ancora infestato.

Qualche giornalista vuole raccontare che nelle province si sono 2 o 3 PD diversi? Qualcuno vuole raccontare i domini territoriali con relativo riferimento al capobastone? Ma c’è ancora qualche giornalista che voglia davvero fare informazione in questo Paese?

L’analisi di una sconfitta del candidato si fa anche analizzando se ha preso meno voti della lista che lo sostiene….cosa che non mi pare.

Ammettiamo pure che qualcuno l’abbia detta e pensata questa cosa che viene riportata….quanto può avere influito sul voto?

C’erano meno soldi che per Marrazzo? Vorrei le prove ragazzi, magari è vero, ma non sono i soldi a fare una vittoria, altrimenti dovremmo metterci l’anima in pace a sinistra.

Aggiungo:

1) il PD non ha appoggiato i referendum ed è vero, è salito all’ultimo minuto. Il quorum è stato raggiunto.

2) Il PD non ha tentato in tutti modi di fare fuori Vendola in Puglia ma Vendola ha vinto lo stesso.

3) Pisapia, De Magistris dove li mettiamo? Perché loro hanno vinto e la Bonino no?

Insomma decidiamo…o la gente è pecorona e fa quello che vuole il PD oppure no. Non è che potete abusare della consapevolezza del Paese in base al pezzo che dovete scrivere.

p.s. Ho inviato un sms a Concita avvertendola che una sua frase sta girando nel web (a mio parere decontestualizzata) e che forse è il caso che lei stessa faccia chiarezza. Concita fa bene a raccontare questa cosa e farebbe ancora meglio a dirci chi è l’imbecille. Perché io ci credo a questa cosa, ma credo anche che sia irrilevante completamente sul risultato della Bonino. La dice adesso e non l’ha detta prima? Forse nemmeno lei ha dato risalto a queste idiozie e le racconta ora solo per dare il giusto quadro di quello che è  ed era il PD e quello che il PD NON deve più essere.

PD Lazio: si va a primarie.

Ce l’abbiamo fatta…adesso, nell’ambito delle regole condivise ricominciamo a parlare tutti insieme di politica. Finalmente.

Il Partito ha semplicemente rispettato le regole che si e’ dato e anche Gasbarra, gli va riconosciuto fermamente, ha chiesto il confronto davanti alla mancata unita’. Unita’ che mi permetto di dire non era su di lui ma sul metodo con cui era stato scelto.

Il PD oggi dimostra di non essere la somma di vecchi partiti ma di avere con se i germi della partecipazione collettiva  alle decisioni, germi non più trascurabili.

La vittoria, oggi, non è di nessuno. E’ di tutti, anche di chi era contrario.

Da qui si riparte a costruire l’alternativa perché va detta una cosa. Il PD è l’unico partito in cui la democrazia può prevalere sugli interessi di parte se si usano le regole che ci siamo dati che valgono per tutti. Giovani e vecchi, ex dc, ex PC I e nativi.

E questo fa bene a tutti. Soprattutto al Paese.

p.s. mi auguro che anche la situazione Calabria si sblocchi nello stesso modo.

Adesso andiamo a primarie con un’idea di Partito aperto, con un’idea da costruire per il Lazio, tutti insieme, confrontandoci  lealmente, dando forza a chi sarà segretario e soprattutto lavorando con chi lo sarà tutti uniti e a testa bassa.

Il nemico non è tra noi. E’ fuori e ha già fatto abbastanza danni.

Un grazie alla figura autorevole ed instancabile e puntuale di Giovanni Bachelet che ha incarnato questa battaglia collettiva e diffusa che ha raccolto consensi in tutto il partito, tra tutte le età, tutti i generi e tutte le provienenze con tanta generosità.

Ora, Giovanni, è il nostro candidato alle primarie e di tutti coloro i quali vorranno sostenerlo.

Il PD del Lazio ha il suo primo candidato ufficiale.

In una bellissima ed appassionata lettera Giovanni Bachelet si mette a disposizione del PD Lazio. Non c’è niente di più diverso da me in questo partito. Io sono giovane lui è vecchio. Io sono donna lui è maschio. Io sono lesbica e lui è etero. Io sono agnostica e lui è cattolico praticante. Ma è proprio qui che nasce il mio totale ed incondizionato appoggio alla sua candidatura: che così facciamo davvero il PD perché non ho bisogno di un mio clone o di me stessa per essere rappresentata e nemmeno per una battaglia di vero rinnovamento. E poi la sua credibilità e la sua disponibilità a lasciare tutto per mettersi a fare quello ed anche la non presunzione di essere l’unico a poterlo fare. In ultimo anche un profilo del partito che vogliamo che condivido e che con lui e molti altri in questi mesi abbiamo immaginato e sogniamo.

Come generazione dimostriamo anche di non avere voglia di fare solo battaglie di visibilità, ma che riusciamo anche ad andare nell’altro campo e a tirare fuori il tanto di buono che ancora c’è.

Nei fatti, ad oggi, 8 novembre e con un’assemblea da fare il 26 non c’è alcun candidato perché quello che tutti si aspettano ancora non si è manifestato perché non è ancora stato definitivamente investito dall’alto, dimenticando che andare a fare il segretario è mettersi a disposizione della base degli iscritti. E allora forza Giovanni. La mia firma ce l’hai.

Fate così: leggetevelo, invitatelo a parlare e così..in modo trasparente, se vi piace metteteci il nome e il numero di tessera, senza chiedervi da dove viene, cosa faceva venti anni fa. Ma solo dove va e dove vuole portarvi. Insomma #occupypdlazio anche voi.

Io ci sono. Cristiana Alicata tessera PD n° 119021.

La lettera integrale la trovare qui.

Mentre il piano casa della Polverini diventa un caso nazionale, il PD del Lazio continua a non avere un segretario. Possibile? Industria, commercio e turismo, attività finanziarie immobiliari e servizi, producono nel Lazio circa il 20% del corrispondente segmento di PIL nazionale con circa il 10% della popolazione nazionale. Il Lazio ospita un grande stabilimento Fiat, le grandi istituzioni di ricerca italiane, la Capitale e tutto quel che consegue in termini di opportunità ma anche pendolarismo e inquinamento: è nel Lazio la piú grande discarica di rifiuti in Europa. Negli ultimi anni calo dell’occupazione, criminalità organizzata, clientelismo e inquinamento in almeno un paio di province rischiano poi di far risucchiare nel buco nero del sottosviluppo una Regione che potrebbe aprire al meridione la pista della crescita. Può permettersi il Lazio di stare per anni con un governo incapace e un partito di opposizione a bagnomaria? Certo le politiche del PD per il lavoro, la casa, l’ambiente, la ricerca, i trasporti, trovano negli amministratori locali, e particolarmente nei Consiglieri Regionali, un importante riferimento. Esse rischiano però di risultare lontane, a volte incomprensibili per elettori e iscritti, in assenza di un partito capace di suscitare ampia partecipazione democratica, al di là dei pur preziosi bacini elettorali personali (nel 2010 il 46% degli elettori PD non ha espresso preferenze e un altro 20% ha dato la preferenza a candidati non eletti). Eppure, a due anni dal rovinoso abbandono del governo regionale, il PD non è riuscito a darsi un gruppo dirigente: né primarie né voti assembleari né un anno di commissariamento hanno ancora sciolto la matassa dei veti incrociati, mentre non si arresta, dicono le ultime amministrative, la spirale di sconfitte elettorali ed emorragie. La fisiologia della competizione politica interna è diventata patologia, con interessanti capriole: chi in Italia vuole il partito solido, nel Lazio lavora alacremente alla sua liquefazione; chi vuole primarie sempre, nel Lazio predilige i caminetti; molti sembrano preferire che il PD perda le elezioni pur di mantenere il controllo delle tessere, o la certezza della propria candidatura (o ricandidatura) alle prossime politiche. Nell’ultimo anno, infatti, la presunta imminenza di elezioni anticipate, anziché indurre un rapido recupero di compattezza, autonomia territoriale e competitività elettorale attraverso primarie che la direzione del PD aveva affidato al commissario Chiti, ha purtroppo agito da ulteriore forza centrifuga: pochi lo ammetterebbero in pubblico, ma molti sono privatamente ossessionati dal problema di chi sarà segretario regionale al momento della composizione delle liste di Camera e Senato, con una legge elettorale che dà tutto il potere alle segreterie. In queste circostanze risultano coraggiose e legate fra loro piú di quanto non appaia a prima vista le due decisioni estive di Chiti: creare un coordinamento politico (che ha da poco stabilito un percorso per eleggere il segretario regionale secondo l’invito di Bersani all’ultima direzione nazionale) e una commissione incaricata di studiare le modalità con cui gli elettori saranno coinvolti nella definizione delle liste di Camera e Senato alle prossime politiche (uno dei temi all’ordine del giorno della prossima conferenza nazionale organizzativa del PD).

Nello stesso spirito un segretario capace di superare le divisioni e rilanciare il partito democratico nel rispetto dello statuto e del codice etico dovrebbe

  • promuovere nel partito regionale e nazionale la cessione di una porzione di sovranità dalle segreterie agli elettori nella definizione delle liste di Camera e Senato con elezioni primarie, da promuovere anche in tutte le elezioni monocratiche, a norma di statuto
  • rinunciare ad essere in lista e, se già parlamentare o consigliere, dimettersi da ogni altro ruolo elettivo in caso di elezione a segretario (ricevendo a questo punto dal partito un contratto a tempo determinato): per metter mano con libertà e credibilità a primarie e candidature, ma soprattutto per dedicarsi a tempo pieno al rilancio e alla ricostruzione del partito in tutta la Regione
  • girare le province per conoscere e vedere con i propri occhi, valorizzare i circoli sani, curare i malati, ricucire i divorziati, bonificare gli inquinati, certificare e seppellire i morti
  • voltare pagina rispetto a spartizioni e etichette che non ci hanno portato fortuna, non per fagocitare e annullare la diversità e il pluralismo, bensí per valorizzarle, anche con un censimento di competenze capace di coinvolgere nel governo del partito, a tutti i livelli, nuovi e vecchi militanti che hanno un contributo da dare
  • impegnarsi nella trasparenza dei bilanci; nella parità di genere, nella convocazione di riunioni cui per orario e ordine del giorno possa partecipare chi lavora; nel rispetto di doveri e diritti di iscritti ed eletti; nella periodica consultazione dei livelli territoriali inferiori
  • voltare pagina nel metodo e nel merito delle nomine nelle aziende partecipate, abbattere i costi principali ma occulti della politica: in Italia ci sono 3600 aziende partecipate, 23mila consiglieri d’amministrazione, 3mila incarichi apicali, e il 60% di queste aziende risultano in deficit (Cuperlo, l’Unità 8/8/2011); di queste un decimo si trova nel Lazio

Il partito democratico del Lazio non ha bisogno di rottamatori e neanche di disinvolti piloti che lo portino a un’altra sconfitta per poi cambiare scuderia: ha bisogno di ingegneri, gommisti e carrozzieri capaci di rimetterlo in pista per vincere la prossima corsa. A questo mira il programma delineato qui in poche righe. Poiché, a venti giorni dall’assemblea regionale e dieci dalla sua convocazione, molti sentono la necessità di ripartire da zero ma nessuno rompe l’incantesimo con il nome di un candidato, sento il dovere di proporre me stesso come candidato alla segreteria regionale. Sono impegnato in Parlamento e nel Forum Nazionale Istruzione e per nulla attirato dal tritacarne del PD Lazio: se altri candidati intendono recepire almeno parte di questo programma raccogliendo, secondo l’auspicio di Bersani, un consenso molto ampio, sono ben lieto di farmi da parte; altrimenti, però, corro io.

Pd Lazio: accordo per Gasbarra? Tra chi?

Repubblica201011 ….non è proprio corretto dire che c’è un accordo su Gasbarra.

Manca per esempio la notizia che ci saranno altri candidati…e che quindi non c’è alcun accordo unitario.

Sarebbe stato bello farlo, un accordo. Ma loro se lo fanno tra loro…come se noi non ci fossimo. Diciamo che hanno scarso senso di responsabilità. Noi ne abbiamo molto e quindi combatteremo fino in fondo. Intanto lunedì al Circolo di Trastevere alle 20:30 facciamo un’assemblea pubblica e cerchiamo di produrre una posizione di “base”.

Sondaggio: come uscire dalla crisi del PD Lazio (dì la tua)

Vi confesso che secondo me l’assemblea del PD Lazio non è più legittimata visto che siamo stati commissariati proprio in seguito al suo fallimento ormai più di 14 mesi fa. In ogni caso la Commissione di Garanzia Nazionale si dovrà esprimere sulla sua legittimità.

Confesso che comprendo la richiesta di unità e responsabilità di Bersani anche se viene detto sempre in questi casi e molte volte richiamare alla responsabilità significa solo fermare la rigenerazione del partito. Ma il momento è pesante davvero in questo momento.

Confesso che vorrei un segretario fuori dalle dinamiche di corrente, ma più che un segretario vorrei una squadra tutta nuova e che “corra” per il territorio (potrebbe essere oggetto di un prossimo sondaggio)

Confesso che non capisco chi vuole una conferenza programmatica (per fare che?)

Detto questo però, come dirigente, ho l’obbligo di ascoltare (vale anche per me) la base del partito. Per favore partecipate a questo sondaggio solo siete iscritti al PD nel Lazio. Grazie.

PD Lazio: aria di inciucio.

Ridicolo…da 20 anni in questo partito e nei suoi vari nomi non si modifica nulla per “senso di responsabilità” o “crisi economica”.

Fosse servito a qualcosa. Statisticamente è una teoria fallimentare, è ormai dimostrato ampiamente.

Leggete qui e qui e divertitevi a capire che anche i campioni delle primarie hanno ceduto (basta che venga eletto uno dei loro, insomma). A partire da Dario Franceschini.

Io non sono d’accordo.

Abbiamo delle regole. Un’assemblea che ha già fallito con pezzi di API e UDC che ancora non sono stati espulsi. Siamo stati commissariati un anno a che è servito? Allora potevate inciuciare un anno fa.

Voglio un segretario. Ma non lo voglio che per parlare di partito ogni santo giorno. Lo voglio perché voglio bene al Lazio come regione da Fondi ad Acquapendente. E solo un PD onesto, retto, pulito che rispetta per primo se stesso, può contribuire ad una politica diversa sui nostri territori.

Si approfitta del fatto che alla gente, questa cosa del PD Lazio, sembra un tema lontano…si nasconde che sotto queste decisioni ci sono già le liti su chi andrà alla Camera e al Senato (sveglia democratici!!!!) o con chi allearsi a Roma per il 2013.

Siamo ancora così ingenui o c’è qualcuno in questo partito che non è d’accordo?

Il Piano Casa Polverini.: cemento selvaggio.

Come ci racconta questo blog dei Verdi:

Sarà permesso cambiare la destinazione d’uso delle aree commerciali e industriali in residenziali anche se il piano regolatore del comune dice il contrario; le aree già residenziali potranno essere ampliate del 50% se ristrutturate; si elimina la protezione per le fasce costiere, per le zone vicine ai laghi, per i parchi regionali come quello dei Castelli; si potrà ampliare nelle zone a rischio sismico anche se le nuove costruzioni non rispetteranno la normativa antisismica (art. 3.3).

e ancora:

Il Piano, in cambio dei sostanziosi favori e premi che concede, non contiene praticamente nessun obbligo per i costruttori, nemmeno quello di dotare i nuovi insediamenti di opere di urbanizzazione primaria (fogne, strade, luce); i Comuni, in cambio di qualche posto di lavoro in più nei cantieri si dovranno accollare tutti gli oneri che nel medio periodo derivano da uno sviluppo senza regole: siamo in presenza di uno squilibrio fortissimo tra i vantaggi privati e i costi pubblici di questo sussidio mascherato. 

L’emendamento Tor Bella” (art. 4.2) è concepito ad hoc per la demolizione-ricostruzione immaginata dal sindaco Alemanno per la borgata romana (chi demolirà condomini degradati avrà il diritto di ricostruirli il 50% più grandi). Perciò Tor Bella Monaca, quartiere di 30.000 abitanti a 15 km dal centro con pochi servizi e collegamenti indecenti diventerà un quartiere di 50.000 abitanti con gli stessi problemi di prima. Sarà il Comune che dovrà provvedere a un’eventuale metropolitana, a servizi vari e centri di aggregazione (parchi, centri sociali, ambulatori)

e infine:

Lo stesso sindaco Alemanno ha stimato che a Roma esistono almeno 30.000 case sfitte. Si tratta dunque di una debolezza strutturale, non legata a questa crisi. A cosa serve allora un piano casa che premia la costruzione di nuove zone residenziali? Facendo aumentare troppo l’offerta quando non c’è domanda, e quando i rubinetti del credito sono chiusi, si rischia una svalutazione ancora più grave del mercato della casa.

Prendiamo atto, inoltre che un paio di consiglieri regionali del PD pare abbiano presentato emendamenti peggiorativi. Capito a che serve un partito sano? Ad evitare che ognuno faccia come cazzo gli pare o magari non ricandidandolo la prossima volta.

Aggiornamenti sul PD Lazio ovvero dal Lazio, regione in via di meridionalizzazione.

Mentre si convocano le direzioni del PD Lazio di 1 di agosto ed alle due del pomeriggio e, lasciatemelo dire a scanso di equivoci, non per negligenza del Commissario Chiti, ma forse per sua impotenza da “balacanizzazione”, qualcuno provvede alle nomine delle aziende regionali. (attendiamo smentita con ansia).

Faremo la spunta nome per nome delle nomine nelle aziende regionali. Soprattutto di quelle fatte da non si sa chi e con quale mandato “imputabili” al PD. Ecco perché serve un partito.

E lunedì in direzione presenteremo un lungo elenco di cose che vanno fatte subito per ridare dignità ad un partito e prima che il Lazio diventi regione definitivamente del sud e resti prigioniero delle stesse dinamiche. Nessuno al sud si offenda. Da siciliana, posso dirlo.

E forse più che Migliavacca, lunedì, occorrerebbe che venisse Bersani che nel Lazio ci giochiamo la partita nazionale….non so se è chiaro a tutti, questo.

p.s. il nostro senso di responsabilità è tutto dedicato ai cittadini del Lazio che è la stessa premura che dovrebbe avere chiunque.