Sullo sciopero, al di là del “Ponte” dell’Immacolata.

Mi piacerebbe fare una riflessione seria sui metodi di lotta dei lavoratori nel 2014. Un tempo si scioperava (quando davvero scioperare era pericoloso) e le fabbriche andavano a mille sfruttando al massimo la manodopera e quindi anche un solo giorno era un danno per il boom economico. Oggi le fabbriche occidentali non “corrono” più. Gli scioperi dei mezzi pubblici mettono in difficoltà più i cittadini che al lavoro ci devono andare e magari non hanno i mezzi, spezzando la solidarietà tra cittadini che non scioperano e che non possono e quelli che possono scioperare. Lasciamo stare un attimo la questione del “ponte” e del “venerdì”. Che senso ha oggi uno sciopero? E badate bene non sto parlando di “limitare” lo sciopero, ma da quando ho 16 anni e davanti al fallimento di tante lotte ( da quelle pacifiche a quelle armate) mi domando quali siano oggi gli strumenti che la collettività ha per combattere gli abusi di Stati o di poteri forti. Oggi mi sembra solo un gioco delle parti, a prescindere da come io posso pensarla in questo contesto. E’ possibile aprire un dibattito su questo tema, franco, sincero e senza partigianerie o siamo condannati al teatrino dell’autunno caldo e dell’immobilismo ricattatorio?

p.s. provate a cercare su google “Sciopero venerdì”. Trovate una valangata di cittadini normali che si domanda perché lo scioero è sempre di venerdì. Ci sarà anche un problema di comunicazione? Il Sindacato non dovrebbe cercare “ponti” con i cittadini?

Leopolda e CGIL conflitto inutile tra due sinistre

Non mi piace il Paese diviso simbolicamente in due manifestazioni. Io c’ero ai tempi della manifestazione di Cofferati contro il governo Berlusconi e ci saro’ sempre accanto ai diritti dei lavoratori. Bisogna pero’ intendersi su chi sono i lavoratori. Gli assunti sotto padrone o tutti? Comprese le partita IVA e i piccoli imprenditori e anche il middle management delle aziende. Gli operai non esistono senza fabbriche. e’ un principio marxista ancora in essere, piu’ forte del concetto di lotta di classe. Se difendiamo solo una parte generiamo un conflitto che uccide il lavoro perche’ il lavoro vive se viene conferita pari dignita’ a chiunque lavori. Mi pare che per ora la difesa parziale abbia comportato un muro all’ingresso per giovani e donne e precari e la difesa di inefficienze e fannulloni. Che Paese vogliamo? Un Paese diviso e precario in cui i diritti si estinguono con l’eta’ dei lavoratori o un Paese unito che ammette che non siamo piu’ negli anni settanta e genera un punto di vista diverso tra chi lavora e chi favorisce il lavoro, soprattutto in tempi di crisi dove il mercato non sostiene il lavoro come accadeva negli anni settanta e va reinterpretato?

A me pare sempre più evidente che la dialettica in essere sia sempre di più quella di dare un volto alla sinistra del terzo millennio. Il tema non è tra destra e sinistra ma tra chi siamo e chi dobbiamo essere.

Cosa penso di questo momento. Sinceramente.

Se non ne posso più di aspettare per le Unioni Civili? Sì, non ne posso più. Se mi dà fastidio che a giugno, pensando che la riforma elettorale sarebbe stata di più rapida approvazione, si era detto che a settembre se ne cominciava a parlare e invece siamo finiti nel mucchio dei 1000 giorni? Da morire.

Però.

Voglio dire una cosa e, a scanso di equivoci dico subito che non tutto mi piace di come stanno andando le cose al governo e nel Partito (e non solo quello Nazionale). Per esempio non mi piace la segreteria plurale, mi sembra un po’ l’ibernazione del partito per far contenti quelli che gli danno importanza più che al Paese, ma dimostra – di contro – che non gli stiamo dando la giusta importanza per costruire elaborazione e radicamento. Per esempio non mi piace che la segreteria sia stata fatta di nomi e poi di deleghe è avvenuto esattamente il contrario di ciò che vorrei accadesse nel partito. Per esempio non mi piace che i PD di Lazio e Roma non abbiano ancora recepito il cambiamento. Non mi piacciono tutti i nomi della segreteria, alcuni mi fanno persino paura. Per esempio non mi piacciono le cose che dice la Lorenzin sull’omogenitorialità e l’assoluto non coraggio a legiferare sul’eterologa andando incontro all’autonomia selvaggia e ingiusta delle regioni che è in pieno contrasto con la nostra visione del titolo V, a proposito di riforme. Ecco, detto questo e chiarito che qui siamo renziani finché somigliamo a noi stessi e  non quando somigliamo a quelli che volevamo rottamare, dico una cosa sulla cosiddetta “annuncite” del nostro segretario-presidente.

Una cosa che vale per le unioni civili, ma che vale per ogni riforma “pesante”. Lo dico da sempre, forse non è ancora chiaro a tutti, provo a ripeterlo. Non ho mai pensato che le larghe intese potessero portarci lontano. L’ho detto ai tempi di Letta, l’ho ripetuto ai tempi di Renzi. Con una differenza. Che dentro le larghe intese c’è chi prova a navigarci dentro eternamente, solo per stare seduto in poltrona. E c’è chi prova a fare le riforme per consentire al Paese di dimenticare le larghe intese al prossimo giro. Detto questo ritengo che senza l’approvazione della legge elettorale difficilmente si potranno fare riforme “scomode” o “radicali”.

Perché? Semplicemente perché oggi non conviene andare a votare ad Alfano e nemmeno alla minoranza PD (scusate la brutalità). E con la legge elettorale approvata si può dimostrare la coerenza politica delle proprie idee. Se Alfano non vuole votare le unioni civili può benissimo fare cadere il governo. Se la minoranza PD non vuole discutere del lavoro del terzo millennio e vuole continuare a discutere di quello del secolo scorso, idem.  Fa male Renzi a fare tutti questi annunci se non ha la certezza di portarsi a casa le riforme, dalle unioni civili alle partite iva alla scuola? Forse sì. O forse fa bene a raccontare al Paese cosa vorrebbe fare per fare vedere cosa non riesce a fare.

Faccio parte di quelli che vogliono bene al Paese, faccio parte di quelli che non vogliono vedere una sola cosa realizzata, ma molte. Da quelle che consentono governabilità a quelle che consentono cultura, da quelle che consentono matrimoni a quelle che consentono lavoro. Io credo che abbiamo bisogno di una stagione di riforme (per una volta dopo il dopoguerra, una eh), senza rivendicare alcuna classifica. Sono tutte importanti e dobbiamo portarle a casa tutte.

Ribadiamo posizione del PD sui diritti civili (ho visto che qualcuno ha bisogno di un ripasso)

valianteLo dico a tutti, in particolare al deputato PD Valiante che si sta strappando i capelli per la sentenza del Tribunale di Roma che in sostanza NON fa passare le adozioni gay, ma ratifica una step-childadoption basandosi sulla continuità affettiva e proprio a tutela di un minore: il segretario, nonché Premier, è stato chiarissimo e il congresso lo ha ratificato: la posizione del PD è a favore di un istituto equivalente al matrimonio e della step-childadoption (adozione del figlio non biologico del proprio partner). Mi spiace per Valiante, forse si è perso gli ultimi due congressi e l’ultimo intervento del segretario all’assemblea Nazionale.

Ah ed è stato bruttissimo leggere “aggredito da gay e lesbiche” o “questi”. Per fortuna per noi e per il Paese a difendere una posizione civile erano tantissime persone di ogni orientamento sessuale. Per fortuna.

 

Tutto il resto sono posizioni minoritarie all’interno del PD e a titolo personale. Punto.

(p.s. sì, certo, è meno di quello che vogliamo tutti: matrimonio e possibilità di adozione, lo dico a quelli per i quali invece questa posizione non è abbastanza, tra cui la sottoscritta)

Unioni Civili dopo la legge elettorale, un’opportunità per portare la legge a casa.

Capisco la preoccupazione (lo sono anche io) sull’esito delle Unioni Civili.

Capisco anche che se un premier rilascia delle dichiarazioni ad Avvenire sul superamento di un testo di legge (quello della Cirinnà per capirci) è difficile capire immediatamente che non c’è nulla di cui preoccuparsi (mi sono ampiamente preoccupata anche io).

Però all’assemblea del PD siamo stati chiarissimi: si faranno dopo le riforme istituzionali (al cui iter complicato stiamo tutti assistendo) e le linee guida NON sono cambiate: “Secondo fonti vicine a Palazzo Chigi la nuova normativa, che andrà a ritoccare il codice civile nel libro primo, garantira alla coppia omosessuale che deciderà di convolare a nozze l’iscrizione all’ufficio dello stato civile in un apposito registro. Da quel momento otterrà i diritti e i doveri delle coppie eterosessuali: dalla reversibilità della pensione alla successione, dai diritti in materia assistenziale e penitenziaria all’assegnazione delle case popolari. Insomma, un’equiparazione a 360 gradi. O quasi. Resterà, infatti, fuori il diritto all’adozione. Tuttavia, è sul piatto l’ipotesi di istituire la stepchild adoption: uno dei soggetti della coppia potrà adottare il figlio dell’altra parte dell’unione civile nel caso in cui il genitore naturale dovesse morire”. (quest’ultima frase contiene in modo evidente un’imprecisione, la step-child adoption prevede l’adozione immediata alla nascita del bambino non alla morte del partner)

Suggerisco a tutti di usare le energie per vigilare che questo accada, non sarà una passeggiata neanche questo passaggio, ma la legge elettorale sarà approvata e allora vediamo se NCD vuole andare a votare pur di non far passare questa ed altre doverose riforme, perchè arrivare alle Unioni Civili con la legge elettorale già approvata fa cambiare lo scenario (e quindi i rapporti di forza) completamente. Non vi pare?

p.s. (e non è un caso che la destra stia facendo le corse per ricompattarsi…)

Continuo ad essere contro le preferenze (e che delusione il M5S)

Per quanto mi riguarda è incomprensibile che, ora che tutti vogliono fare le riforme, nessuno parli di uninominale a doppio turno: l’unico sistema che garantisce governabilità e scelta dei candidati senza dover ricorrere alla pratica delle preferenze (pratica che per me andrebbe abolita in tutti i sistemi elettorali dove i collegi sono cosi grossi da consentirne l’accumulo solo a disonesti o ricchi o famosi per motivi non legati alla politica). Mi meraviglio dell’occasione buttata dal M5S che così davvero poteva dare un colpo serio a quella classe politica che tutti vorremmo rottamare.

Meglio comunque i collegi piccoli dell’italicum alle preferenze.

A morte il PD, lunga vita al PD.

Sono tra le persone che ha sempre dato bastonate al PD, che anche oggi che Renzi è segretario continua a vedere tante, ma tante cose ancora da cambiare in questo partito. Ci sono tantissime cose e persone che vorrei fuori dal PD, ed è un fenomeno normale in un partito che è appena nato, ma si è formato dall’incontro di partiti che hanno attraversato il novecento. Cosa debba fare ed essere un partito dobbiamo ripensarlo, è vero. Oggi troppa somma di comitati elettorali contro il tanto disinteresse (lo dico in senso buono….sono coinvolti come gruppo, non come singoli interessati a se stessi) della gente dei 5 stelle che ha voglia di un cambiamento radicale, lo stesso che molti di noi vogliono.
Ma quando sento Casaleggio e Grillo, mi viene la pelle d’oca dalla paura, riconosco i germi del totalitarismo più pericoloso e penso che non possiamo di nuovo precipitare nella follia del pensiero di uno solo e penso che tutti noi dobbiamo dare una possibilità alla democrazia, ma dando un segnale forte. Io per esempio voterò PD ma NON voterò nessun esponente del PD Roma che è pronto a voltare le spalle al suo sindaco, un sindaco che è del PD ma che sta scardinando ogni vecchio potere, anche quelli creati da noi (nel senso di PD romano o delle sue radici negli ultimi venti anni) e che va aiutato, non attaccato continuamente.

Nella mia circoscrizione voterò per Simona Bonafé, per Nicola Danti e per Manuela Bora e vi invito a fare lo stesso. Votando PD rafforzerete l’impegno di Ignazio Marino, ma non votando nessuno del PD Roma darete un segnale fortissimo di cambiamento in una città dove alle scorse ammnistrative l’astensione è stata altissima ed è anche colpa di come siamo stati partito a Roma se questo è accaduto e solo Marino nel suo essere “fuori dal partito” in una certa maniera, poteva farci vincere.

Nella circoscrizione Italia Nord Orientale vi invito a votare Elly Schlein e nella circoscrizione Nord Occidentale per Daniele Viotti.

Odio le preferenze, lo sanno tutti, ma visto che ci sono è importante che TUTTI le esprimano, altrimenti le esprimeranno come al solito una piccola percentuale di persone che vota per conoscenza o per tornaconto.

E’ un vostro dovere-diritto esprimere la preferenza, se non lo fate aiutate spesso le parti peggiori dei partiti. Il Partito Democratico va ancora fatto, siamo indietro su un sacco di cose – io non lo nego – ma votare Grillo o Berlusconi vuol dire rassegnarsi alla rabbia e alla disperazione, è troppo facile cavalcare la crisi. E’ molto più difficile tentare di dare al Paese un disegno complesso.

I professionisti della democrazia.

Scrive Gustavo Zagrebelsky su il Fatto Quotidiano:

«Mi colpisce che la legge elettorale sia decisa dagli accordi d’interesse di tre persone (Berlusconi, Renzi, Alfano), invece che dalle ragioni della democrazia, cioè dalle ragioni di tutti i cittadini elettori. Mi colpisce tanta arroganza, mentre con un Parlamento delegittimato come l’attuale, si tratterebbe di fare la legge più neutrale possibile. Mi colpisce che si pensi a una legge che, contro un’indicazione precisa della Corte costituzionale, creerebbe una profonda disomogeneità politica tra le due Camere. Mi colpisce che si dica con tanta leggerezza che non importa, perché il Senato sarà abolito. Mi colpisce che nel frattempo, comunque, si sospenderà il diritto alle elezioni, perché la contraddizione tra le due Camere impedirà di scioglierle. Mi colpisce che non ci siano reazioni adeguate a questa passeggiata sulle istituzioni». 

Ora lungi da me dare lezioni di “Costituzione” a GZ che ne sa molto più di me e che leggo spesso con piacere, ma dire che la legge elettorale si sta facendo con l’accordo di tre persone è una frase in malafede e che non rende merito alla bravura del suddetto. Renzi, Berlusconi ed Alfano non sono un triumvirato nominato da Dio, ma sono i capi di tre partiti che messi insieme hanno la maggioranza parlamentare (Grillo come sappiamo si limita allo show, quindi è inutilizzabile in parlamento). Qualcuno di loro è stato acclamato segretario, qualcuno votato a delle primarie, qualcuno si è autonominato e su questo sì, che varrebbe aprire una bella discussione politica e non a caso quando si parlava di riforme ho aggiunto che la riforma dei partiti e della loro democrazia interna è una cosa fondamentale, certo non con un panorama politico dove due due tre più grandi partiti hanno una forma padronale: M5S e FI. Ma quando avremo (se l’avremo) la maggioranza bisognerà mettere mano anche a questo. E magari fare anche una legge elettorale migliore dell’Italicum.

Capisco invece moltissimo il punto sollevato da GZ sulla legge elettorale dedicata alla sola Camera e non estesa al Senato, paura che ha manifestato anche il prof. D’Alimonte: è chiaro ed evidente che Alfano sta cercando di incastrare Renzi e si sta costruendo un lasciapassare, temendo che Renzi dopo l’approvazione della legge elettorale, alla prima crisi porti tutti a votare. Alfano è come Casini, sguazza nelle dinamiche di palazzo, ma teme le elezioni. Ne avevo già parlato qui.

Detto questo però trovo assurde le critiche di personalismo, sanno di professionisti della democrazia: ma come dopo tutte le adunate di Repubblica nelle piazze per la difesa della Costituzione non abbiamo imparato che siamo una democrazia parlamentare e che finché c’è un governo con la fiducia le camere non si sciolgono? Ci piace? A me no, infatti preferirei un sistema elettorale che determina un governo chiaro e se quel governo non va, si torna al voto. Quello che il PD sta cercando di fare. Renzi che piaccia o no oltre ad essere premier è anche segretario del più grande partito del Paese e in questa veste (non quella dell’individuo singolo, ma della rappresentanza) sta cercando (con molte difficoltà e molti ostacoli sui cui il cammino delle riforme sta malamente inciampando) di portare a casa un risultato che alle prossime elezioni NON costringa nessuno a dovere fare inciuci innaturali o larghe intese paludate. Ce la farà? Non lo so, vedo molte cose che non mi piacciono e questa della legge elettorale dedicata alla sola Camera è una porcata perchè è fatta apposta per non andare a votare se dovesse servire.

Ecco questo passaggio è importante: non è vero che in questo momento il popolo è delegittimato o la democrazia svuotata come alcuni sostengono. Potrebbe accadere che le larghe intese non funzionino prima che le riforme siano completate ed è giusto farsi la domanda: cosa accadrebbe in quel caso? Me lo chiedo anche io. Ovvio.

Ma come ho detto spesso quale alternativa c’è in questo momento se non provarci? Provare con questi numeri e questi equilibri. Non vedo alternative. Tornare al voto per ricominciare da capo? Chiedere a Grillo di fare il maggioritario uninominale? Non ha voluto nemmeno parlare con Renzi. Insomma vorrei davvero sapere quali sono le alternative se non non toccare nulla, lasciare tutto così, far passare il tempo, fino alle prossime elezioni, fino al prossimo parlamento monco di possibilità.

E per finire consiglio a tutti noi questa bellissima lettura sulla crisi della democrazia (“La democrazia è stata la vincitrice degli scontri ideologici del XX Secolo: se vuole rimanere vittoriosa anche ne XXI, deve essere allevata con costanza quando è giovane e premurosamente curata quando è matura”), dentro ci sono molte riflessioni che è doveroso fare.

L’errore di Renzi sui diritti civili (da non fare) e la leadership LGBT italiana.

Lo ha detto Renzi stesso al Senato nel suo discorso sulla fiducia, quando mi ha citato per darmi torto: non sono a favore di alcun compromesso con Alfano. A dimostrazione di due cose: che il Premier si circonda anche di dissenzienti, il che è un pregio del premier, e che chi lo ha votato non è solo un tifoso che ha perso lo spirito critico, il che è un pregio di molti noi che lo hanno votato. 

Conosco la buona fede di Renzi sul tema, conosco i passi avanti che ha fatto. Li abbiamo fatti insieme. E so che non è un uomo politico che si nasconderà dietro a qualche bandierina gay per dare qualche contentino a qualcuno. Non manderà avanti nessuno al posto suo. Come sulle pari opportunità ci metterà la faccia. Non appalterà il tema a nessun simbolo corporativo. E rischierà anche di sbagliare, come a mio avviso farebbe se tentasse un accordo con Alfano sulle unioni civili.

Le Civil Partnership con la stepchild Adoption cioè l’uguaglianza quasi (manca l’adozione di entrambi i coniugi) sostanziale (ma non formale) sono già per noi un enorme compromesso e rappresentano il livello minimo oltre cui non è possibile andare.

Non è possibile farlo perché nessuno di noi andrà mai a dire ad un ragazzo di sedici anni gay che lui è meno di un suo coetaneo. Altrimenti non dovremo stupirci se si butta dal settimo piano. Non è estremismo. Non è ideologia checché ne dicano i commentatori da salotto romano con la passione per il poker.

Il matrimonio civile è un istituto civile. Punto. La genitorialità è altra cosa dal concepire un embrione. Punto. Sono dati di fatto che non hanno nessuna presunzione ideologica, ma solo la carica di amore e di affettività che compongono le famiglie, in qualsiasi modo esse si manifestino. Stiamo parlando di affetti. Di libertà di scelta. Stiamo parlando di umanità. A me viene da piangere a pensare di dover ribadire ancora e ancora quali sono i termini del discorso.

Per chi fa politica dentro un partito che può vincere le elezioni (con una legge elettorale maggioritaria ovviamente) in questi anni è stato faticoso portare un partito che era arroccato sui Dico o sui documenti fiume a dire all’ultimo congresso che la posizione maggioritaria del PD è un istituto equivalente al matrimonio (per inciso la mozione Civati era per il matrimonio egualitario). Lo abbiamo fatto tutti insieme, in ogni angolo del partito. Lo abbiamo fatto prendendoci lo stesso gli insulti di tanti tastieristi digitali o di chi ha costruito carriere e professioni su una bandiera e non sull’amore complessivo per tutti, per tutto il Paese. Faccio politica, ho a cuore la vita di tutti, non solo di quelli come me. Non potrei mai relegarmi a chiedere qualcosa che escluda qualcun altro. Non è per me. E’ per questo che credo in un progetto di Paese dove dentro trovino residenza le battaglie per l’uguaglianza della comunità omosessuale e transessuale.

Io voglio che il mio Paese, la mia gente abbia leggi che li renda uguali. Non mi interessa niente altro. So che i processi politici non sono come le dichiarazioni. Non basta farle. Bisogna costruirli. Faccio politica da quando ho sedici anni e non ho mai mangiato con la politica, ma a parte questo comincia a starmi stretta questa cosa demagogica che chi fa politica fa schifo o è disposto a vendersi la madre o i diritti della propria gente per uno scaldotto da qualche parte. Come siamo abituati male. Come ci siamo ridotti. Oggi sono in Direzione Nazionale del PD e spesso non riesco nemmeno ad andarci perché gli impegni del mio lavoro – che mi piace moltissimo – e che non è un parcheggio per funzionari di allevamento, non me lo consentono.

Non solo è stato faticoso portare il partito su posizioni accettabili, ma per alcuni di noi è stato anche un sacrificio personale. Perché chi tiene il punto e dimostra di non saper cedere su questioni sacrificabili si sacrifica per primo. E’ identificato come non piegabile, non è certo carne da larghe intese. Io non sono carne da larghe intese. Ma il vero tema è un altro. Non penseremo che la colpa della mancanza dei diritti in Italia sia colpa di un paio di parlamentari gay che stanno nel PD o di qualche attività che invece di stare in un’associazione ha deciso di portare avanti un cammino politico dentro un partito. Eh, no. Scusate ma è un’analisi ridicola e anche un po’ stupida: mi sembra più lo sport sfigato e superficiale di mirare su qualcuno, dargli tutte le colpe e lavarsi la coscienza.

Cosa si può fare tutti insieme?

Chi è dentro il PD. Opporci ad ogni tipo di compromesso con Alfano. Punto. Io lo scrivo qui, costasse quel che costi. E senza troppi giri di parole.

Chi è fuori dal PD. Spingere per incontrare i gruppi parlamentari e provare a trovare convergenze in parlamento. Se il tentativo di Alfano in questa legislatura (prima di riscomparire sotto le gonne di Berlusconi per capirci) è di far passare una schifezza modello DICO e se la maggioranza parlamentare del PD non è ancora adeguata alle posizioni del PD fuori (non dimenticatevi che il PD in Parlamento non è il PD fuori dal parlamento uscito dalle urne dell’8 dicembre). Alla leadership di Renzi si risponda con un’altra leadership forte. Si contrapponga un’idea, un progetto, dei momenti di confronto. Ci sono tantissimi parlamentari che sarebbero disposti a seguire una strategia simile. Chi per far dispetto ad Alfano, chi per farlo a Renzi. Chi, come me, per fare approvare una legge che vorrei che i miei figli vedessero quando nascono. Magari farebbe comodo allo stesso Renzi perchè se dovesse votare una schifezza con Alfano ne uscirebbe con le ossa rotte perchè dimostrerebbe che nemmeno la sua leadership può far nulla di più che scendere a compromessi con i partitini su questo come su altro. Ma c’è qualcuno che vuole trovare una soluzione per il bene della nostra comunità o abbiamo solo commentatori che cercano click e visibilità sui loro blog alla Scanzi o professionisti della materia (per citare Sciascia) che con l’approvazione di una legge giusta non saprebbero più che cosa fare?

So che Renzi deve fare dei passi avanti sul tema dei diritti civili. L’ho scritto tante di quelle volte che chi non ha capito come la penso o è stupido o è in malafede e penso che le sue stesse parole dette ieri al Senato lo dimostrino. Non lo nega nemmeno lui di essere “timido” e non ha mai cercato giri di parole per nascondersi. Eppure oggi se devo pensare a qualcuno che alla fine ci accompagnerà dove vogliamo andare, penso a lui ed è per questo che l’ho votato. Se no perché lo avrei votato? Fiducia mal riposta? Vedremo. E se mi guardo intorno non vedo nessun altro che possa spiegare al Paese con coraggio che una cosa è giusta e la si deve fare anche se è impopolare (sempre che ancora lo sia). Ho visto gente che si è riempita la bocca e poi ci ha messo da parte. Ed è per questo che su questo tema, insieme ad altri, ho sempre cercato di smuoverlo (fin ora con buoni risultati) e continuerò a farlo senza avere paura di dirgli cosa penso, in pubblico ed in privato. D’altronde non mi dimentico che anche Obama è cresciuto tra il primo mandato ed il secondo. O che Cameron ha cambiato idea. Certo in USA e in UK ci sono anche delle comunità LGBT forti, che hanno saputo guidare dei processi. E allora ognuno si prenda le proprie responsabilità e si provi a guidare un processo collettivo che ci porti alla meta.

Dobbiamo farlo tutti insieme. O vogliamo restare a guardare?

Due righe affettuose a Pippo Civati.

Caro Giuseppe Civati secondo me (alla luce del voto in Direzione che ha formalmente approvato questo passaggio) la fiducia la devi votare e non devi andare via dal partito. Ci sono molte questioni che tutti noi dobbiamo affrontare in modo maturo per gli anni a venire e abbiamo bisogno della forza e dell’intelligenza di tutti proprio per non lasciare questi anni nelle mani di chi sarà pronto a scendere dal carro (come accaduto con Bersani) alla prima difficoltà di Renzi. Proprio le persone più critiche oggi hanno l’enorme responsabilità di restare, di determinare la rinascita del partito che non può essere congelato in un momento che dobbiamo interpretare visto che è la prima volta che capita che il segretario va a fare il premier. Il PD sopravviverà a Renzi e noi abbiamo il dovere di saper gestire con maturità e rispetto della democrazia questo momento difficile. Continuare a dire di non essere d’accordo e poi votare a favore per la fiducia annulla gli effetti delle intelligenze e smonta le passioni. Chiediamo piuttosto delle cose, facciamole diventare maggioranza come i temi dei diritti civili. Sai che ho votato Renzi, ma sai anche che su alcune cose sono più d’accordo con te che con lui e non ho nessun problema a dirlo (o con l’area Franceschini tanto per dirla tutta). Ma i percorsi politici non vanno fatti sulle montagne russe, se noi poi alla gente viene mal di testa. Serve una linea e siccome per me le correnti non esistono e quindi per me siamo pezzi dello stesso partito con idee spesso simili mi permetto di intervenire su cose che considero del PD e non della tua corrente. Pensaci.

Navigare e non galleggiare.

Siamo una repubblica parlamentare e non presidenziale, quindi mi aspetto proteste solo dai presidenzialisti. Se state twittando che è una dittatura o un colpo di stato, fatevi due domande sulla conoscenza che avete della nostra Costituzione.

Continuo ad essere perplessa sulle capacità di questo parlamento, ma so che i processi si possono guidare: si può navigare cercando terra o si può galleggiare. Pur stando nella stessa barca. Fino ad ora stavamo galleggiando.

Si può presentare un programma basato sulle riforme e staccarsi la spina appena le linee guida di programma non vengono rispettate dagli attori giochi.

Mi auguro che Matteo Renzi faccia esattamente questo: imposti un governo leggero, un programma chiarissimo fino all’ultimo dettaglio (finoallultimodettaglio) e sia pronto a staccare la spina a se stesso appena la palude dovesse riaffacciarsi. Solo così potrà dimostrare a tutti di avere davvero a cuore le sorti del Paese.

Se sono preoccupata? Sì moltissimo. Ma so che Letta avrebbe fatto e ha fatto poco o nulla e che non stava correndo a fare le riforme, necessarie a restituire in poco tempo una normalità a questo Paese, una struttura istituzionale governabile e gestibile. La madre di tutte le battaglie. Stiamo a vedere.