Non era mafia, ma.

21 luglio 2017 § 2 commenti

Non c’è niente per cui essere sollevati per il fatto che l’associazione mafiosa sia caduta.  E cosa sarebbe cambiato se invece di chiamarla Mafia a livello mondiale si fosse chiamata in altro modo? Dagli editoriali del giorno dopo sembra che cascando la teoria del sistema mafioso la questione sia meno grave e, almeno io, ho il timore che si tenda a ridimensionare i fatti che sono stati (e forse ancora sono) di una gravità enorme per una capitale europea. Le dimensioni non erano (e lo dimostra l’entità delle condanne emesse) così vaste, da essere comunque un segnale preoccupantissimo dello stato di salute della cosa pubblica romana e di alcuni comuni dell’hinterland? Secondo una fonte del Campidoglio il 30% dei dirigenti romani sono indagati dalla Magistratura

L’inchiesta chiamata Mafia Capitale scoperchiò (parzialmente) un malaffare diffuso, un’organizzazione criminale tra imprenditori, tra partiti politici, dipendenti comunali che andava avanti da anni e che probabilmente NON è arrivata dappertutto.

Una delle persone condannate è stato uno dei miei più grandi accusatori quando (con altri) denunciavamo comportamenti poco chiari nel PD e fummo accusati di infangare l’immagine del partito.

Speriamo che Roma tiri fuori gli anticorpi per reagire davvero adesso. Purtroppo il malgoverno e l’inettitudine del M5S a cui abbiamo colpevolmente consegnato la città non aiuteranno.

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Renzi si e’ fermato ad Acquapendente: ovvero perche’ il congresso del PD romano non dovrebbe annoiarvi e chi votero’.

18 giugno 2017 § 6 commenti

I congressi locali del PD (vorrei dire dei partiti, ma, ehm…il PD resta l’unico a farli in questo modo “aperto”) di solito finiscono nella mortale noia di dibattiti autoreferenziali e nella quarta pagina delle cronache locali dei giornali che si alimentano di dinamiche che di solito riescono ad appassionare ben pochi.

Eppure la definizione degli organi locali, soprattutto sotto elezioni e’ fondamentale perche’ il segretario “provinciale” e’ quello che fara’ le liste per entrare alla Camera e al Senato, oltre che ad avere la missione di guidare il partito locale a costruire una linea di opposizione o di governo coerente e a fare da collegamento (cinghia di trasmissione!!!) tra gli eletti e gli iscritti ed elettori.

A Roma, perche’ di Roma stiamo parlando, c’e’ (ci sarebbe) da fare una rivoluzione.

Qualche considerazione:

  1. Il PD a Roma ha sbagliato tutto. Su Marino ha fatto un pastrocchio indicibile, mettendo in difficolta’ il proprio sindaco (Marino) e la propria giunta ancora prima dello scoppio di Mafia Capitale (ricordiamoci la Panda rossa). Poi lo scoppio di Mafia Capitale e un po’ di pace (dal fuoco amico), mentre parte del consiglio veniva travolto dalle inchieste (ancora da chiudersi) e mentre in molti si aspettavano che l’inchiesta si allargasse molto di piu’ di dove e’ arrivata andando a toccare anche altri “compagni ed amici” che all’epoca sedevano in altre istituzioni. Poi il fuoco amico e’ ricominciato (complice una situazione romana drammatica e la totale mancanza di gioco di squadra tra vari livelli) e siamo arrivati al pastrocchio delle dimissioni di Marino (che non avrebbe dovuto darle anche se la pressione era enorme), alle dimissioni ritirate (una volta date, e’ stato stupido ritirarle, sarebbe stato meglio come gli avevo consigliato anche io salvare la sua squadra che andava dalla giunta ai presidenti di municipio), alle firme dal notaio.  Uno dei motivi per cui non votero’ Casu e’ che e’ appoggiato da tutti quelli che hanno fatto il pastrocchio suddetto e faccio parte di quelli che ancora aspettano una semplice frase da tutta quella classe politica (che ad onore del vero passa per buona parte del notabilato romano e finisce all’attuale segretario nazionale a cui voglio un bene dell’anima, ma su Roma non andiamo proprio d’accordo per usare un eufemismo edulcorato): ” Scusate abbiamo sbagliato. Abbiamo sbagliato a non aiutare Marino (e si’ con tutti i difetti che aveva), ma sopratutto a NON sostenere i nostri assessori e i nostri presidenti di municipio (il PD li aveva tutti!). Scusate, abbiamo sbagliato a rottamare un’intera classe dirigente (che oltretutto era quasi completamente nuova). Scusate abbiamo sbagliato: ci voleva piu’ pazienza e sopratutto un grande aiuto nel comunicare con la citta’ (invece di infiammare le veline giornalistiche fino al NYT).
  2. Dei 4 candidati, tutti e 4 hanno votato Renzi al congresso nazionale (quindi NON esiste un candidato ufficiale, forse esiste un candidato appoggiato dal notabilato, bene per lui e il fatto di spacciarlo per candidato ufficiale e’ cosi’ antirenziano, su…eravamo quelli che si candidavano senza permesso e che rompevano le palle…)
  3. Due di quei candidati sono espressione di governo nell’epoca Marino ed entrambi hanno fatto bene: Valeria Baglio ed Andrea Santoro. Una consigliera comunale e poi presidente dell’Asemblea in uno dei momenti piu’ difficili e l’altro presidente di Municipio. Ricciardelli e’ un giovanissimo ed agguerrito renziano, tra i giovani dem e’ uno dei piu’ intelligenti e lucidi, ma non so se saprebbe reggere il peso delle dinamiche interne e avere la leadership per fare la tabula rasa che serve. Di sicuro serve gente come Livio, anzi Livio e’ gia’ servito perche’ con la sua candidatura ha smosso il commissario dormiente (Orfini, per i non addentro) ad accelerare la questione (il che ha comportato che l’accordo unanime sovietico (nascere della Margherita e morire stalinisti e’ il nuovo proverbio romano?) su un unico candidato NON si e’ trovato, quindi bene cosi’, se no sai che noia.
  4. Vogliamo un segretario che controlli il tema delle liste a Camera e Senato (da qui la corsa ad avere un candidato ufficiale e a concentrarvi quasi tutto il notabilato) o un candidato che ricostruisca un partito che faccia politica? Veniamo al dunque. Serve un segretario che rimetta in piedi il partito. Il partito e’ come la cultura: con il partito si mangia. Non nel senso che pensate voi, ma nel senso che bisogna restituire, utilizzando tutto quello che il XXI secolo ci mette a disposizione) un partito che dialoghi con le persone, che raccolga idee e lamentele, le trasformi in programma e visione, costringa gli eletti a seguire quelle indicazioni come traccia di elaborazione. Va bene la sto facendo troppo difficile: a Roma, Orfini, ha commissariato il partito praticamente quasi chiudendolo. Bloccandolo (non mi citate convegni e magliette gialle, per favore, grazie). Io non conosco quale e’ la linea del mio partito (l’ultima volta che il PD romano ha avuto una linea era segretario Miccoli e Alemanno faceva il sindaco e non a caso da quel partito e’ nata una classe dirigente che aveva poca esperienza di governo, ma almeno una parvenza di visione di citta’ su molti temi) a Roma. E questo comporta che la gente ci vota per le nostre facce e non per le nostre idee. E su questo perdiamo (sono rimasta basita dai festeggiamenti di questi giorni perche’ il PD Roma ha superato il M5S…si’, ma con uno dei minimi storici, quindi cosa c’e’ da festeggiare? A Roma siamo ridotti al lumicino). Insomma per me serve un segretario che abbia un minimo di esperienza di gioco di squadra e per lo meno di governo della citta’ (che sa di cosa parliamo sul serio perche’ si e’ beccato\a le urle della citta’). Queste due caratteristiche (secondo me) le hanno solo Valeria e Andrea (che io avrei voluto insieme, ma non si puo’ sempre avere tutto e a Roma questa cosa e’ una dannazione).

Ho scritto troppo, lo so. E’ che mi fa rabbia sapere che di questo congresso non freghera’ nulla a nessuno e invece e’ uno dei congressi piu’ importanti del Paese perche’ a Roma la rottamazione non e’ mai arrivata.

Renzi si e’ fermato ad Acquapendente e qualcuno deve pur dire qualcosa (anche se per tutti questo e’ il momento di tacere o per lo meno non fare troppo casino).

In estrema sintesi: votero’ per Valeria Baglio. Perche’ sa fare squadra, sapra’ tenere insieme il positivo che c’e’ da tutte le parti (ce ne e’ anche con Casu, come accade sempre), perche’ sa cosa significa tenere insieme parti distanti. Serve la politica. Non servono slogan, non servono candidati ufficiali, serve ripartire dalla classe dirigente vasta che stava nascendo, continuare il lavoro di dialogo con la citta’ che e’ in ginocchio per capire quale direzione prendere sui grandi temi: sui rifiuti, sui trasporti, sul turismo, sul commercio, sugli asili! So che stanno nascendo (e uno di questi e’ Spazio x Roma a cui da lontano partecipo) think tank sulla citta’ che stanno finalmente ricominciando a congiungere idee e politica ed esigenze della citta’. IL futuro del PD (e quindi di Roma) puo’ essere migliore. E lo sara’.

Andiamo a votare Valeria (ogni municipio ha la sua data, quindi andate su pdroma.it per trovare quando andare a votare nel vostro municipio).

 

E ‘namo su. Totti e il PD romano.

29 maggio 2017 § 4 commenti

18699927_10212500432607389_4536901135679047084_nDiciamo che se lo facessimo segretario del PD romano sicuramente riuscirebbe a fare meglio degli ultimi anni (scusa Orfini ma te le tiri, non sei manco romanista, meglio astenersi no?) e ad evitare queste cadute di stile.

Una caduta di stile che va in direzione opposta a quello che ha passato alla citta’ il Capitano ieri: unire e non dividere.

p.s. e se anche trattasi di citazione del NYT chi se ne frega…sullo stesso articolo di oggi il servizio fotografico descriveva una citta’ che sembrava la Sicilia anni 50.

E ‘namo su.

Rifiuti a Roma: invece del ping pong istituzionale imparare dal Modello Olandese.

15 maggio 2017 § 1 Commento

La discussione sulle competenze dei rifiuti tra il comune di Roma e la Regione Lazio in realta’ e’ una follia e trasmette il messaggio populista che il rifiuto sia da considerarsi un problema perche’ cosi’ vuole la vulgata e siccome siamo rassegnati a non volere trattare i cittadini come essere pensanti, si va tutti avanti in quella direzione.
Eppure basterebbe studiare, anche solo quello che la nostra ambasciata in Olanda scriveva nel 2016 sul ciclo dei rifiuti olandesi, citando non solo il principio di economia circolare ma soprattutto gli impianti di produzione dell’energia che possono essere alimentati dai rifiuti. Invece di cercare discariche a Roma dobbiamo avere il coraggio di dire che aumentando la differenziata costruendo un impianto di produzione dell’energia da rifiuti, si potrebbe sanare il debito e nel tempo abbassare le tasse. Invece continuiamo a parlare di oggi. Purtroppo la discussione sull’ “oggi” e’ tipicamente italiana. Il consenso oggi. Il comunicato stampa oggi. la rielezione oggi. Invece del futuro di tutti noi.

Bill Gates e i tassisti

21 febbraio 2017 § 1 Commento

Il tema dei tassisti e’ un tema vero. Come quello dei giornali di carta con il web. Come quello dei PC sulle macchine da scrivere e quello dei cavalli sulle macchine. Come quello posto recentemente da Bill Gates sulla tassazione dei robot che stanno diminuendo l’esigenza di manodopera in alcuni settori. No, non sto facendo ironia. Ogni volta che progrediamo piccolo o grande che sia il progresso comporta un cambiamento che ha impatti positivi su qualcuno e negativi su altri. La politica deve trovare soluzioni. Capire come sanare quella faglia che si apre tra il passato e il futuro. Poi siamo tutti bravi a schierarci, qualcuno lo fa anche incoscientemente come la sindaca Raggi che e’ stata incapace di capire chi nella sua citta’ sta mettendo a ferro e fuoco il centro (fascisti della peggiore specie che strumentalizzano la protesta). Io non voglio schierarmi a favore di Uber o dei tassisti. Dico che dobbiamo trovare una soluzione per accompagnare un cambiamento che comunque sara’ inarrestabile ma non possiamo fottercene (scusate il termine) dei tassisti.

Roma, Torino, Napoli e quella piccola parte di noi che dice che in fondo va bene cosi’.

22 giugno 2016 § 10 commenti

Torino. Dopo due aerei con problemi tecnici il terzo era buono e siamo atterrati a Torino con 3 ore di ritardo. IL tassista mi ha invitato a mangiare la pizza con lui e altri tassisti (ho declinato solo per stanchezza) dopo una bella discussione su Torino andata piu’ o meno cosi’:
“Che ne dicono i tassisti della vittoria di Chiara Appendino?”
“Siamo contenti.”
“Ah, proprio cosi’?”
“Ho cinquanta anni e da che mi ricordo Torino e’ sempre stata amministrata dalla sinistra, era ora di cambiare.”
Mi prodigo in grandi complimenti sul fatto che Torino e’ una delle citta’ piu’ avanzate d’Italia in termini di servizi.
“Si’, lo so ma ci voleva un cambiamento e Fassino non lo era.”
Io silenzio. Lui continua: “Poi questa cosa della nomina di Profumo cosi’, all’ultimo.”
“uhm..si'”.
Ora sono davanti ad un’insalata in albergo e ricevo un sms da una delle mie ex il cui cognato e’ diventato sindaco in Emilia Romagna. E’ una brava persona, probabilmente l’avrei votato anche io. Metto insieme i pensieri di questi ultimi mesi, il dolore per come sono andate le cose a Roma, lo schifo che ho visto a Napoli che in confronto l’arroganza dell’ego smisurato di De Magistris era nulla, e provo a dirlo in modo chiaro come sono abituata: forse questa e’ un’opportunita’.
E’ un’opportunita’ per noi per capire che forse a sinistra dobbiamo promuovere il merito e non la fedelta’ (mi sembra di averlo gia’ detto in altri tempi, ehm) alla politica in termini di professione (se ci sono candidati che portano tante preferenze non e’ detto che facciano bene all’immagine del partito, finalmente il M5S ci ha dato questa lezione, portando candidati sconosciuti con poche preferenze, forti del “brand” del loro partito, scusate io lo chiamo cosi’, quindi possiamo asfaltare i baroni delle preferenze e prendere con questa mossa 20% in piu’ del nostro 20% che resiste, fidatevi).
E’ un’opportunita’ a Roma (e quanti di noi lo hanno pensato per mesi, anche facendo campagna elettorale senza risparmio, prendendosi anche dei vaffa e se noi lo abbiamo anche solo pensato, noi che siamo quelli border line, quanti elettori lo avranno “fatto” nell’urna) perche’ volenti o nolenti la Raggi continuera’ lo smantellamento dei vecchi poteri romani iniziato da Marino (il che e’ un bene, poi bisogna vedere cosa sa fare ovviamente una volta scardinato il vecchio sistema, ma io non saro’ mai dalla parte di chi cerchera’ di affossarla coi dossier e la foto dei maiali nella monnezza sul NYT, che si sappia).
E’ un’opportunita’ perche’ finalmente i ragazzi del M5S non potranno piu’ fare solo opposizione, ma dovranno confrontarsi con la gente e il consenso (un po’ lo stesso che accade al PD di Renzi passato da rottamatore a premier). Un’opportunita’ per capire, per molti matusalemme della politica (con tutto il rispetto non e’ un’offesa, ma impariamo dai paesi anglossassoni per favore, non puoi stare tutta la vita a vivere di politica, puoi farla, ma non camparci, non e’ sano) che anche basta.
p.s. su Fassino lo avevo detto nel 2010, quando la Leopolda si chiamava Prossima Fermata Italia e molti erano su un altro carro (purtroppo ora sono sul carro sbagliato…)
Suggerirei a Fassino molta autocritica sulla sua sconfitta, non andrei a cercarla fuori. A Napoli, Torino e Roma abbiamo perso perche’ non siamo stati all’altezza della citta’. Non sappiamo se gli altri lo saranno, ma i cittadini hanno deciso che noi non lo eravamo piu’. Forse abbiamo isolato i pezzi buoni in queste citta’? Come mai a Milano non ho sentito di isolamenti e abbiamo vinto e a Roma, Napoli e Torino non conto piu’ pezzi di gente del PD incazzata con il PD? Altrove dove eravamo alternativa o speranza, non c’e’ stato spazio per loro. Questa decisione va rispettata.
Questo significa che dove lasciamo spazio, la rabbia cresce. Lasciare spazio significa cacciare le persone.
Un esempio: mi hanno raccontato che qualche giorno fa in un Comitato del Si’ a Roma c’erano un paio di vecchissime conoscenze della politica romana in prima fila, chi li ha visti e’ scappato a gambe levate. Ecco eviterei di dire che i comitati del si’ saranno il nuovo partito. No, non lo sarete, quindi e’ inutile che vi affannate perche’ non avete nulla da fare nella vita e organizzate comitati del si’ in cerca di uno strapuntino…mi immagino le liste dell’Italicum con voi. Sai la corsa a votare M5S.
Mettiamoli in mano ai giovani i comitati del si’, delle casalinghe, degli studenti, di chi ha un lavoro (qualsiasi), ma vi si dedichera’ perche’ crede nella governabilita’ del Paese e non in cerca di uno strapuntino.
My two cents.

quanto costa la promessa sugli asili nido di Virginia Raggi? #famoduconti5S

25 marzo 2016 § 21 commenti

Virginia Raggi promette asilo pubblico per tutti i bambini di Roma. Bellissimo proposito. 

Penso anche io che dovremmo andare in quella direzione, ma sono consapevole che non possiamo raccontare balle ai romani. 

Per dare un posto a tutti i bambini (quelli i cui genitori lo desiderino, ci sono anche genitori che non vogliono mandarceli) facciamo un ragionamento.

Al 31/12/2014 i bambini tra 0 e 2 anni erano circa 50.000. 

A Roma nell’ultimo anno la popolazione è cresciuta moltissimo, ma teniamoci i dati del 2014.

Il numero di educatori per bambino a Roma è di 1 educatore per ogni 6 bambini.

Ad oggi il comune di Roma arriva tra pubblici e convenzionati e altre soluzioni a 15.000 posti per un totale di circa 2500 educatrici e/o educatori. Pari a circa il 30% (il calcolo l’ho fatto ad occhio, ma mi trovo più o meno con le dichiarazioni ufficiali)

Se tutti i 50 mila bambini volessero andare all’asilo servirebbero circa 8333 educatrici/educatori (questo vale sia per i nidi pubblici che per quelli convenzionati) quindi circa 5833 nuovi educatori.
Ma supponiamo che solo il 60% dei bambini abbia bisogno del nido. Serviranno allora altri 15000 posti per un totale di 2500 nuovi educatori e per un totale di almeno altre 800 strutture (per ogni struttura ho considerato circa 3 classi).
Ma quanto costa questo servizio?
Supponiamo che la Raggi conosca la differenza tra un nido pubblico e uno convenzionato e quindi scelga la strada dei convenzionati per risparmiare (costano meno) e per essere più veloce e quindi scelga la strada di recuperare questi 15000 posti solo con i convenzionati.

Il costo annuo a bambino per un convenzionato per Comune è di circa 4500€ contro i circa 13000€ di un comunale come accade in tutta Italia (il 70% in meno).

Quindi per mandare all’asilo non tutti i bambini, ma il 60% Roma dovrebbe spendere 67 milioni di euro all’anno. 

Io li spenderei volentieri e un’idea di dove trovarli ce l’ho.

Ma voglio sapere la Raggi dove trova questi soldi. Segnalatemi se ho sbagliato i conti.

Dove sono?

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