Verrai a trovarmi d’inverno – Senigallia, Benevento, Bologna

Le prossime tappe:

27 agosto ore 21:00.  Senigallia, Libreria Iobook – via Fratelli Bandiera n. 33

10 settembre, ora da definire. Benevento.

14 settembre, ora da definire. Bologna. Festa Democratica Nazionale dei Diritti.

 

Pantelleria – Le porte dell’inferno si affacciano in Paradiso.

“Che cos’è per te la mafia?” Questa domanda, con l’aria da sbruffone, me l’ha fatta un giovanissimo imprenditore siciliano che si è infilato a forza tra noi. La breve paralisi a cui è andato incontro il mio volto sembrava un cedimento al silenzio, una mia resa alla risposta. Il suo racconto era come una scure che si abbatteva sulle mie dita e le mozzava una per una, lasciandomi infine incapace di afferrare. Impotente.

“Io non ho paura della mafia.” Ha concluso.

E io l’ho fissato negli occhi e gli ho detto: “Tu sei la mafia. Tu sei anticorpo e corpo. Sei tu la tua stessa malattia.”

“Ci sono battaglie che non vale la pena di combattere. Devi imparare a discernere. Così è solo energia sprecata” Così una delle ragazze ha dato il colpo di grazia alla mia disperazione, alla fine.

Ci ripenso mentre salgo sul cratere del vulcano, verso le terme naturali. Sembra di essere in un’altra era geologica, un sentiero si inerpica circondato di cactus enormi. Il verde è più verde del verde. Come il blu ed il nero. Tutto, qui, è elementare. Come se nascesse qui e nell’andare via, nell’allontanarsi perdesse d’intensità. Come il vino puro e non annacquato. Come un colore non sbiadito da toni di bianco. Qui. Il bianco non esiste. Se esiste è artificiale. E’ un ospite.

Si arriva dove la pietra si spacca ed esce del vapore. Sono terme naturali. Tutto gratis in cima all’ultimo piccolo punto d’Italia che  si affaccia sull’Africa. Il vapore, però, si schianta sulla roccia, in alto, e poi ripiove addosso, inventandosi anche un bagno turco. Più entri nella grotta più è caldo. E’ il respiro della montagna, lo sbuffo di mille anni or sono. Il residuo della rabbia che più giù si può scorgere, nei lanci di pietre, nelle colate legnificate. Un’eruzione conservata e ricoperta di verde.

Un tempo queste erano le porte degli inferi. Quelle che gli antichi varcavano violando la legge dell’uomo. La porta per l’inferno. E’ buffo che qui, dove per molte volte al giorno, ti dimentichi di qualsiasi cosa possa accompagnarsi con la denominazione di origine controllata “civiltà occidentale”. Ti scordi a cosa servono i vestiti. Ti scordi il tempo. Riscopri il sapore della marmellata di arance. Dei capperi. Dei pomodori. Dell’olio non filtrato. Del vino fatto in casa a 2 euro al litro. Niente tv. Tutto si semplifica e ti fa considerare gli eccessi a cui, prima o poi, rassegnato, tornerai.

Qui ci sono pesci che non temono l’uomo. E’ perché lo conoscono poco.

E la Mafia esiste. C’è. Siamo noi. Ogni volta che cediamo, ogni volta che deviamo. Ogni volta che accettiamo. La porta dell’inferno si affaccia in paradiso. E così è. Anche se non vi pare.

Pantelleria tra abbandono e silenzio.

Quando scrivi un libro e lo ambienti in un luogo, praticamente dimori in quel luogo per tutto il periodo della scrittura. E’ per questo che mentre volo sul piccolo ATR ad eliche di Meridiana ho quasi l’impressione di tornare a casa e non di andare in vacanza. Mi è tutto familiare come se non fossi mai andata via.

Il pilota sbaglia il primo atterraggio e risale. L’isola è coperta di nuvole. La hostess, un’improbabile hostess vikinga e tarchiata di origini tedesche ci annuncia che non è stato possibile atterrare. Mi accorgo solo ora che davanti a noi viaggia un ministro perché gode di un’informazione riservata da parte del comandante. Forse delle scuse.

Ci riproviamo. L’effetto dell’atterraggio è che un istante sei a duecento metri da terra e poi non sei tu che scendi ma la montagna che è al tuo livello. La pista è cortissima, si tocca terra e poi si frena.

Terra. Pantelleria. Quel nome che quando lo dici subito tutti pensano ad una vacanza da ricchi. Mi fa sorridere questa cosa. Per la verità l’impressione che ho è che Pantelleria versi in stato di parziale abbandono e affermalo il 5 agosto è inquietante. Non  certo per i turisti, quanto per chi ci abita tutto l’anno.

Capire Pantelleria non è semplice. C’è anche chi è venuto fin qui e non sapeva che non esistono spiagge e così, alla fine, preferendo la comodità della sabbia agli spigoli degli scogli, negli anni successivi preferisce altre mete.  Qui non arrivano nemmeno i barconi dei profughi. Non c’è dove attraccare, ma da qui ogni giorno la Capitaneria di Porto va ad aiutare quella di Lampedusa. Anche a raccogliere i cadaveri, come ieri.

Sul volo Palermo Pantelleria (che per la cronaca costa un centinaio di euro, a costare un po’ di più è la tratta Continente-Sicilia, alla faccia della promozione turistica, sia che si voli, sia che si venga in nave, sia che si sia così folli di scendere in macchina come stavo per fare io alla fine) la rivista di Meridiana mi annuncia ogni tre pagine della vendita di appartamenti in resort mozzafiato, ville “pezzo unico” in Sardegna. Porto Cervo. Con tanto di foto e rendering. Sostanzialmente la confessione di una cementificazione selvaggia su carta patinata. La costa sarda. E sappiamo anche chi, come cosa e quando.

A Pantelleria questo non può accadere. Nessun folle verrebbe a costruire ville e resort qui. Non ci sono accessi comodi al mare. L’isola ti rifiuta, è repulsiva. Non possono nemmeno inventarsi una spiaggia finta con villaggio come hanno fatto a Favignana.

A., che ci affitta la macchina, ci fa notare che stanno ricostruendo l’aereoporto.

“Che bisogno c’era di allargare l’aereoporto che viene usato, se va bene, due mesi all’anno. Con tutte le cose che servirebbero.”

“Cosa servirebbe?” Chiedo.

Sorride, scuote la testa.

“Aggiustare certe strade, costruire servizi….anche per i turisti. Qui d’inverno non c’è nulla. Il niente.”

A Pantelleria d’inverno, mi dice una ragazza, poi la sera, c’è solo il carnevale che si balla il liscio. E io che scrivo un libro, ma è un pensiero distratto, ironico, incondivisibile. Talmente cretino da non essere nemmeno narcisistico.

“A chi piace, però. Se non ti piace il liscio resta solo il karaoke.”

Lei ha studiato a Napoli. Ovviamente non ha trovato lavoro e ovviamente è tornata qui.

La verità è che a Pantelleria ci sono pochissimi turisti. Qualcuno dice che è colpa del costo dei voli. Qualcuno, la ragazza della trattoria, dice che “No, non sono i voli che costano troppo. E’ l’isola che non va più bene.”

Mi verrebbe da dire che non va più bene per i tempi che corrono, per i tempi in cui un luogo di vacanza deve avere una discoteca con il buttafuori e la lista e il privè. O per lo meno con il milanese che è rimasto qui, ha aperto un locale e fa l’aperitivo la sera e se non ci vai sei out. Qualche bar fighetto e ristrutturato. Niente. Qui non c’è nulla di tutto questo se si esclude la Nicchia a Pantelleria e O Friscu a Scauri.

Alla fine ho rinunciato alla presentazione del libro al Castello. Optato per un incontro ristretto e deciso che tornerò in inverno, alle soglie della primavera, almeno per coerenza con il titolo che ho dato al libro. Così la facciamo per l’isola e non per i turisti.

Il primo tratto di perimetrale è un necrologio di cemento e alluminio anodizzato. Vento e mare provano a buttarli giù con l’effetto che il tutto sembra diroccato e in stato di abbandono.

Sulla strada decine di dammusi in vendita. Eppure, questa solitudine turistica (ora arrivano le due settimane centrali di agosto e le cose cambieranno) non riesce a rendermi felice come dovrebbe perché l’impatto sull’economia locale è evidente e stride con l’idea che tutti hanno di quest’isola.

La verità è che la natura dell’isola ha attratto, tra i vip, gente sobria e senza troppe manie di grandezza. Persino Armani, l’ospite più ingombrante dell’isola per “nome”, viene qui per rifugiarsi e stare in pace, certo non per fare feste o far parlare di se. Sull’isola tutti lo amano, anche perché ha pagato un bel pezzo di ospedale tra cui l’attrezzatura per la Tac e per le mammografie che significa che le fai qui e non in Sicilia. Sobrietà e calma. Il piccolo alimentari di Rekhale è gestito sempre dalla stessa vecchia signora. Che le suona il telefono e si intrattiene con qualcuno dall’altra parte mentre c’è una piccola fila di tre clienti. Domanda. Risponde. Si informa di salute e di studi. A nessuno di noi salta nemmeno in mente guardando la vecchia cornetta del telefono della SIP di metterle fretta. Qui è così. E te lo devi fare andare bene.

La luce, il blu intenso, il verde. Soprattutto un silenzio profondo, che si annida ovunque.

Verrai a trovarmi d’inverno – L’intervista su Flanerì

Grazie a Matteo Chiavarone. 🙂

Potete leggerla qui.

Verrai a trovarmi d’inverno – La recensione del Fatto Quotidiano di Sciltian Gastaldi

Inutile dire quanto questa recensione mi sia preziosa, sapendo quanto Sciltian sia un critico “cattivo” nel senso che non usa fare sconti a nessuno, nemmeno a se stesso.

Nel frattempo dopo nemmeno 3 mesi, noi ci prepariamo alla ristampa. Grazie, ovviamente a tutti voi che lo state divorando in ogni parte d’Italia.

Un commento “omofobo” a “Verrai a trovarmi d’inverno”

….prima di caricare le mie foto e la mia speranza in questo dopo “Europride2011” vi posto un commento apparso su Anobii un netowork di lettori, sul mio libro qualche giorno fa e che carico oggi. Dopo.

Mi ha fatto sorridere. L’ho riletto più volte e mi sono accorta che non mi faceva alcun effetto. Solo tenerezza.

Ma i motivi per cui ho scritto quel libro stanno tutti dentro quel commento.

Ed è giusto che ognuno di noi sia consapevole di come stanno le cose. O meglio. Che le cose sono 1 milione di persone. Sono Lady GaGa che fa un discorso degno dell’ONU. Sono il boato di dissenso al nome di Alemanno. Sono l’onda viola delle famiglie arcobaleno. Sono la politica del movimento da cambiare soprattutto a Roma. Sono i politici da rimandare al mittente che salutano, pagano, ma NON aderiscono. E sono anche queste parole…che a rileggerle per la terza volta…finalmente….un po’ di effetto lo fanno…anzi devono farci effetto. Soprattutto la parola “disgusto”.

Eccolo qua.

“Tre stelline e mezzo! 

Tre stelline per premiare il coraggio e la disinvoltura con la quale l’autrice racconta questa storia di amori tra persone dello stesso sesso e per come afferma con lo stesso coraggio di essere lei stessa lesbica. Carina la storia : parla di Elena,una ragazza di trent’anni che,a seguito di un incidente stradale,decide di trascorrere la sua convalescenza sulla splendida isola di Pantelleria. Su quest’isola imparerà a scavare dentro di se e ad affrontare il presente che la aspetta a Roma,la sua città.

Difficile farsi prendere inizialmente dal libro,personalmente facevo fatica a seguire,capire la storia. Andando avanti piano piano si attaccano i pezzi nuovi con i pezzi precedenti e il puzzle si risolve.

Probabilmente se la storia avesse avuto dei “classici” protagonisti avrei letto il libro in modo piú piacevole. Trattandosi invece di storie di lesbiche,e non solo,a volte mi ha leggermente infastidito.

Io purtroppo non sono ancora pronta a digerire questo tipo di relazioni dal punto di vista sessuale. Troppo forti i toni e.mi dispiace dirlo.ma mi hanno provocato un po’ di disgusto.

Carinissima la copertina:una Biancaneve senza volto in cerca di un’identità.

Sicuramente un libro per chi ama i sapori forti.”

Verrai a trovarmi d’inverno – a Roma l’8 giugno al Park Pride.

Di nuovo a Roma e per l’ultima volta, poi si parte per il nord e il sud.

Alle 21:00 allo stand del Mario Mieli presso il Park Pride, nell’ambito degli eventi Europride.

Con me Sergio Rovasio di Certi Diritti, Andrea Maccarone del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. A leggere Sara De Santis.