QUATTRO

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Quarta di copertina

“Insomma mia sorella e Martina se ne stavano faccia a faccia a studiarsi negli occhi, affondate nel divano, mia sorella quasi invisibile. Fu la prima volta che mi accorsi di quanto si assomigliavano. Non avevano una sola goccia di sangue uguale nelle vene, ma si erano assorbite così bene che nessuno avrebbe mai potuto dire che non erano madre e figlia”.
Ventunesimo secolo. In un luogo imprecisato a nord di Roma. Campagna. Un gruppo di case di pietra le cui porte sono dipinte con i colori dell’arcobaleno. Una vigna e una antica quercia ferita da un fulmine su cui nessuno ha mai inciso delle iniziali. Francesca e Martina: due donne, una storia d’amore che comincia all’università e sarà la storia di una famiglia. A raccontare è Andrea, il figlio. Tutto intorno Chiara, sorella di Andrea, che sembra fragile e invece no, una tribù di amici, il mondo curioso e confuso, e poi Elena, figlia di conoscenti, che crescendo scardina improvvisamente un equilibrio che si pensava intoccabile. La ricerca spontanea di un lessico familiare si trasforma in una favola-romanzo in cui Francesca e Martina scopriranno di essere “solo” due genitore alle prese con le domande buffe di due bambini prima e con le contestazioni violente di due adolescenti dopo. Ironico, tragico e commovente, Quattro vi sembrerà così naturale che vi aspetterete di incontrare dietro l’angolo Francesca, Martina, Andrea e Chiara. E non è detto che questo non accada.

Andrea ascolta Francesca e Martina parlare della “sua” domanda

Le guardavo dalla porta della cucina nascosto nel buio e accovacciato sul legno chiaro e caldo del pavimento della sala. Nel camino di pietra scura, al centro della sala, c’era ancora la brace rossa, che pulsava abbracciandosi lentamente di cenere. Mi arrivava un pò di calore anche da lì. Neanche respiravo, terrorizzato che anche solo un soffio avrebbe potuto avvertirle della mia presenza. Sapevo che qualcosa di molto grave era successo. Avevo solo otto anni, ma ne ero perfettamente consapevole. Ed era per questo motivo che avevo fatto finta di dormire e quando era calato il silenzio al piano di sopra ero sgattaiolato fuori dalla mia stanza cercando le loro voci. Ero scivolato morbidamente –o forse quel senso di morbido me lo riporta il ricordo del pigiama azzurro di flanella – giù per le scale. In sala arrivava un filo di luce. Tutto il resto, dove ero io, era avvolto nel buio. La politica familiare del risparmio energetico
Francesca stava appollaiata sullo sgabello della cucina con la testa tra le mani. Io ero terrorizzato. Si sentiva il ronzio silenzioso della lavastoviglie nuova. Martina allungò una mano e la appoggiò sulla mano di Francesca. Era una carezza sulla sua guancia coperta. Francesca sospirò e lasciò che la mano di Martina arrivasse all’obiettivo. “Perché te la prendi tanto
“Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento
“E allora?”
“Lo sapevo e non mi sono preparata nulla.
Martina si alzò. Io mi ritrassi d’istinto, aspettando con gli occhi socchiusi e la testa ritratta nel collo, che mia madre uscisse dalla cucina e mi trovasse, ma lei si avvicinò a Francesca le tolse le mani dal viso e la costrinse a guardarla.
“E’ tuo figlio…” Le disse. Ricordo ancora la faccia di Francesca rivolta verso l’alto con la pelle del viso tirata verso gli occhi nella mano di mia madre. Lo sguardo di acque docili di mia madre che misurava la paura di Francesca e dolcemente, in silenzio, sistemava tutto. Come sempre.

San Donato

Nel freddo silenzioso dell’inverno di San Donato, isolati dal paese quanto bastasse per poterci dire in campagna, che fa differenza con provincia (parola che lo snobismo di mia madre non poteva nemmeno sentire pronunciare), eravamo cittadini metropolitani esuli, per mia madre, o fortunati illuminati, come diceva Francesca. La città distava 60 chilometri d’aria e 300 di traffico. Stime della mamma. Ma misurava un decimo delle sostanze inquinanti respiratorie e sonore. Stime di Francesca.

§ 23 risposte a QUATTRO

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