Il Partito Democratico arriverà al matrimonio.

21 luglio 2012 § 1 Commento

Lo spiego in un pezzo su Europa, un contributo per fotografare ciò che è successo sabato, ma andare oltre. Molto oltre. 

L’intervista su Il Politico.it

10 dicembre 2011 § 4 commenti

La bella intervista (e lunga) che mi ha fatto Ginevra Baffigo vicedirettrice de Il Politico che ringrazio per la profondità di discussione che mi ha offerto. That’s web.

Potete leggerla qui.

Una rete nazionale LGBT nel PD per un Paese migliore. Qui il manifesto. Aderite.

14 settembre 2011 § 17 commenti

GAY/PD – SCALFAROTTO E LO GIUDICE (PD) “SI’ AL MATRIMONIO GAY. FACCIAMO EMERGERE IL PD CHE SUI DIRITTI E’ IN LINEA CON L’EUROPA”

“Il fatto che persino una persona colta e avveduta come Massimo D’Alema confonda matrimonio civile e religioso e consideri l’istituto matrimoniale come ‘un’unione tra persone di sesso diverso, finalizzata alla procreazione’ dimostra un’esigenza non più procrastinabile: che venga alla luce quella parte del Partito Democratico che – portando il PD ad allinearsi con i partiti progressisti, socialisti democratici e con la legislazioni più avanzate nel mondo – è a favore del matrimonio e che a sostegno di questi democratici si schierino le associazioni nazionali lgbt e tutto il movimento gay e  lesbico italiano” Lo dichiarano in una nota congiunta il vicepresidente del PD Ivan Scalfarotto e il capogruppo del PD al Comune di Bologna Sergio Lo Giudice.

 I due esponenti democratici hanno iniziato una raccolta di adesioni a un manifesto per uno standard europeo dei diritti delle persone omosessuali e transessuali in Italia: matrimonio, riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, gestione della transizione per le persone transessuali ed estensione della legge Mancino contro l’odio omofobico. “Proprio adesso, in questo momento di crisi economica in cui è fondamentale ridare speranza al Paese e con il PD chiamato a divenire asse portante dell’alternativa di governo – continuano in coro Cristiana Alicata (PD Lazio) e Carlo Santacroce (associazione 3D) – è importante che il PD rappresenti quelle istanze di modernità che non sono secondarie, nemmeno economicamente, ma rappresentano la natura di un Paese che guarda al futuro e non al passato. Un paese dove tutti possono assumersi doveri e dove tutti sono uguali è un paese più moderno, un paese dove valga la pena restare per contribuire, un paese in cui riconoscersi.”

“Chiamiamo a raccolta – continuano insieme – chi vuole contribuire al progetto del PD in termini di innovazione. Noi crediamo in questo progetto, consapevoli degli ostacoli posti anche all’interno del nostro partito da un forte ritardo culturale e da una prevalenza di posizioni più attente alle  ragioni dell’alleanza con  partiti confessionali ed omofobi come l’UDC che a quelle della parte sana del Paese. Abbiamo il compito – concludono – di dare speranza a tutti i cittadini italiani. Prendere una posizione chiara sui diritti delle persone omosessuali significa avere il coraggio di prendere decisioni e guadagnare anche la fiducia di chi, pur non essendo omosessuale, non vuole vivere in un Paese che limita i diritti dei suoi cittadini.”

DIRITTI E DIGNITÀ LGBT: UNA RETE PER IL PD

L’Italia appare sempre più caratterizzata da un complessivo arretramento politico, sociale, economico e culturale. La politic a

risulta ostaggio di una maggioranza illiberale, che mina in tutti i campi il principio costituzionale di laicità, rendendo così

volontariamente impossibile la collaborazione e la crescita comune tra culture diverse.

L’arretratezza dell’Italia nella tutela dei diritti e della dignità delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans  è uno dei sintomi di

tale arretramento, ma è un fenomeno che ha anche proprie, negative, specificità.

Il Parlamento, non solo si è dimostrato incapace di elaborare qualsiasi soluzione legislativa per riconoscere i diritti negat i alle

persone gay, lesbiche e trans, ma ha anzi affermato, con un voto surreale e indegno di un paese civile, l’incostituzionalità di una

semplice legge contro le violenze nei loro confronti.

Lo stesso centrosinistra appare, tuttavia, incapace di proporre una propria complessiva visione dei diritti delle persone Lgbt e le

strategie opportune per realizzarla.

Noi, militanti, simpatizzanti, elettori, potenziali sostenitori del Partito Democratico non ci arrendiamo di fronte al

fallimento della politica sulle questioni relative ai diritti umani fondamentali di una parte importante della popolazione,

tematiche imprescindibili per uno sviluppo completo e complessivo di una società che la politica ha il dovere di

affrontare organicamente.

La politica ha la possibilità e il dovere di agire in Parlamento, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle Pubbliche amministrazioni e

ovunque nella società per guidare, e non frenare come avviene oggi, quella crescita culturale che rappresenta la sola strada  per

garantire il definitivo superamento di ogni discriminazione e, di conseguenza, di ogni violenza.

Per questa ragione riteniamo necessaria la nascita di una rete nazionale permanente di azione sul e nel Partito

Democratico che unisca tutti e tutte coloro, iscritti o meno al Partito Democratico,  che condividano i nostri stessi

obiettivi.

Riteniamo, in particolare, che il PD debba urgentemente affrontare alcuni temi fondamentali:

  1. l’estensione del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso, come richiesto dal Parlamento Europeo a partiredalla Risoluzione del 1994 – e già presente in molti stati  – attraverso iniziative legislative adeguate che quantomeno diano una risposta alla sentenza 138 del 2010 della Corte costituzionale, nella quale la Corte ha chiesto al Parlamento italiano di garantire alle unioni tra persone dello stesso sesso “il diritto fondamentale di vivere una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. In assenza di un’adeguata e rapida soluzione programmatica condivisa, crediamo che la strada giusta sia quella di coinvolgere la base attraverso lo strumento della consultazione diretta degli iscritti,  dando loro la possibilità di esprimersi su un tema che nel paese oggi trova un consenso crescente;
  2. la prevenzione e il contrasto alla violenza omofobica e transfobica, attraverso l’estensione della legge Mancino, ai casi di discriminazione e ai crimini d’odio motivati da orientamento sessuale e identità di genere;
  3. la tutela delle  famiglie omogenitoriali a cui viene limitata la possibilità di esercitare in una forma giuridicamente riconosciuta i doveri e le responsabilità genitoriali, con pesanti ripercussioni sui diritti delle bambine e dei bambini;
  4. i diritti e la dignità delle persone transessuali e transgender che furono oggetto di una legge innovativa nel 1982 ma che oggi necessitano di nuove misure legislative e di politiche attive che assicurino il superamento del grave livello di discriminazione a cui sono sottoposte nella società e in particolare nel lavoro.

Con la costituzione di questa rete nazionale permanente ci proponiamo – anche collaborando con il mondo associativo,

e in particolare con le associazioni LGBT che costituiscono un prezioso patrimonio di volontariato ed impegno  – di

favorire il confronto, contribuire all’approfondimento e alla crescita culturale, monitorare e stimolare le necessarie

azioni positive da parte del Partito Democratico.

Vogliamo dare forza così al nostro impegno per giungere rapidamente a soluzioni concrete, per dare forma ad una società che

riconosce a tutte e tutti piena cittadinanza con diritti e doveri specifici e condivisi, per rendere l’Italia un paese civile ed

accogliente, al passo con gli altri paesi europei.

Hanno già aderito

Carlo Santacroce Presidente Associazione 3D

Cristiana Alicata Direzione regionale Pd Lazio

Daniele Viotti PD Torino – Coordinatore Torino Pride

Fabio Iovine PD Roma

Giovanni Corsi Associazione 3D

Giuseppe Silvestris Pd Bologna

Ivan Scalfarotto Vice presidente Assemblea Nazionale Pd

Matteo Cavalieri Pd Bologna

Mirco Manzi

Osvaldo Panaro

Paolo Gerra Assemblea provinciale PD Como

Pietro Disi

Riccardo Camilleri (Direzione PD Roma)

Roberta Li Calzi

Sergio Lo Giudice Direzione Pd Bologna

Simone Buttazzi Associazione 3D

Stefano Cappelli Associazione 3D

Giuseppe Civati (Direzione nazionale PD)

Tutta l’associazione Laicità e diritti nelle persone di

Luisa Merlini

Davide Leonelli

Dario Marchi

Eleonora Bellini

Stefano Ciatti

Fabio Bracciantini

Gabriella Zonno

Alessandro Cresci

Juanito Giovanni Berrittella

Ermanno Martignetti

Patrizia Viviani

Fiorella Sciarretta

Il Pd sano risponde a D’Alema.

13 settembre 2011 § 13 commenti

Qui, Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD.

Qui, Sergio Lo Giudice, capogruppo PD a Bologna.

Ci saremmo anche stufati dei distinguo. Vogliamo tutto e la trattativa parte dal tutto. Non da qualcosa in meno.

Sulla questione morale nel PD….

1 settembre 2011 § 1 Commento

…Un Ivan Scalfarotto che ha ragione. Ovviamente.

PD: Concia vs Bindi? Una trappola.

14 marzo 2011 § 16 commenti

Sono molto preoccupata della piega che sta prendendo la discussione sulle coppie di fatto in commissione diritti.

Trovo inquietante che la discussione esterna alla commissione si stia concentrando su un battibecco tra Paola Concia e Rosy Bindi e temo, lo temo fortemente, che questo possa spostare l’attenzione sul vero problema: l’incapacità di quel tavolo di rappresentare la vera posizione del PD.

Per questo voglio assolutamente sorvolare sulla questione tra Rosy e Paola che non considero figlia della politica altrimenti la Bindi non avrebbe affidato il ruolo di relatrice a Paola e avrebbe spedito dallo psicologo anche una buona parte di coloro che compongono la commissione, Scalfarotto compreso.

Vorrei che Rosy comprendesse la rabbia che tutti abbiamo dentro, che significherebbe anche ammettere, finalmente, la nostra discriminazione e dall’altra vorrei che Paola fosse all’altezza del suo ruolo e sopportasse, per noi tutti, di sentire dire cose omofobe e non si sentisse sola perché sola non è. Ogni volta che glielo sento dire mi sento personalmente ferita così come è ingiusto affermare  – da parte di siti non firmati la cui proprietà intellettuale è però nota a tutti  – che Scalfarotto e Marino non erano schierati con Paola sui temi.

So che è difficile, cara Paola, ma quella è la sede del dolore, come lo è una sala operatoria per intenderci. Quello è il luogo ultimo dove dobbiamo resistere, il luogo dove si decidono le sorti non del partito, ma del Paese. E’ inutile ripetere che se il PD non scioglie quel nodo e non si libera dai gangli dell’omofobia difficilmente riusciremo, in Italia, ad avere una legge decente. Siamo nel PD per questo. Certo non per stare comodi ed al caldo e di sicuro non per fare sconti per avere posti al sole come qualcuno ha accusato, vigliaccamente, Ivan Scalfarotto che ha invece fatto un discorso accorato e bellissimo e che prima ancora che il movimento italiano ci arrivasse, chiedeva il matrimonio e le adozioni e si sentiva dire dai leader del movimento che aveva posizioni troppo avanzate e non opportune.

E’ visibile ormai anche ai ciechi che le posizioni della dirigenza PD su questi temi non rappresentano le posizioni degli iscritti e nemmeno degli elettori. Questo non significa che noi omosessuali e lesbiche del partito, insieme a tutte le persone eterosessuali (la maggioranza di questo partito) non dobbiamo rispettare le difficoltà che hanno alcuni democratici. Amo dire che l’accettazione che ognuno di noi ha affrontato su di sé o la pazienza con cui ha dovuto aspettare che i propri genitori capissero è il microcosmo che si ripete anche nel macrocosmo politico. Ma la pazienza ha un limite e questo non significa che io non sia incazzata ed esasperata per le resistenze reazionarie che ci troviamo a combattere. Chi pensa di riproporre i Dico, può scordarseli perché non sarà accettabile da parte nostra e delle persone intelligenti uno strumento così offensivo.

Non dobbiamo cadere in questa trappola della diatriba personale che manda a nozze giornalisti da quattro soldi o i nostri detrattori in malafede e che non ha nulla di politico: serve solo a spostare l’attenzione.

Questa, in ultimo, non è una guerra tra gay e cattolici. Questo è quello che fa piacere pensare e  millantare a molti omosessuali di professione fuori e dentro il PD e a molti cattolici. Da una parte chi fa il combattente solitario ed eroico dicendo di essere solo contro tutti e dall’altra a quei cattolici in malafede che possono dire che la posizione è minoritaria. Noi non dobbiamo cadere in questo tranello. La nostra battaglia è di molti e valorizzarlo sarà la nostra vera forza. Per questo sono contraria alle associazioni esterne, ma vicine al PD (mentre sono a favore di associazioni come 3D che invece sono associazioni ufficialmente legate al senso del partito democratico) o a chi spara comunicati stampa con sigle di propria proprietà quando ha la tessera del PD in tasca.

Voglio politici che sappiano valorizzare i compagni delle proprie battaglie, che siano generosi e che nello stesso tempo quando parlano parlino sotto la bandiera del partito. Fa comodo a tutti che si parli sotto altri simboli. Così quella bandiera resta in mano a chi non è dalla nostra parte. E io non ci sto più ed è uno dei motivi per cui insieme al partito romano stiamo costruendo una consulta aperta a tutti ed ampia, una novità assoluta a chi era abituato a fare ghetti per moltiplicare poltrone. Io in quella consulta voglio tutto il partito: giovani e vecchi, cattolici e atei, omosessuali ed eterosessuali. Insomma: ci voglio il Paese.

Questa nostra guerra è squisitamente la guerra tra chi è in buona fede e chi non lo è e molti, moltissimi, credenti sono dalla nostra parte e si rendono conto che non riconoscere diritti alle famiglie omosessuali sarebbe un atto disumano, così come riconoscere solo parte dei diritti, come se i nostri amori non meritassero la stessa interezza, la stessa forza. L’atto di limitazione politica è un atto di giudizio dell’intimità, una violazione, una considerazione dei sentimenti di milioni di persone. Un atto di superbia fondamentalista.

Per questo faccio appello alle persone in buona fede dentro quella commissione di resistere dandosi però un termine perché la resistenza ha un limite. Un limite che però deve essere politico e non personale e collettivo e non individuale.

Nel momento in cui la posizione di una commissione costruita a tavolino per approvare la posizione della Bindi dovesse palesarsi (proponendo per esempio i Dico e che Dio ce ne scampi) sarà necessario ricorrere ad un altro strumento che non dovrà avere alcuna paternità personale o di corrente.

Lanciamo il referendum tra gli iscritti, strumento previsto dallo Statuto, e verifichiamo se davvero la posizione del Partito diffuso è quella che qualcuno vuole farci credere. Il PD è molto più avanti dei suoi dirigenti. Dimostriamolo con coraggio mostrando la nostra leadership politica, guidando il partito finché la questione non sarà risolta.

In ultimo mi appello alla presidente di quella commissione Rosy Bindi affinché applichi la stessa durezza che sta applicando con Paola Concia anche al primo dei non eletti nel Lazio tale Mario Adinolfi, iscritto visibile e mediatico di questo partito, che semina odio omofobico dal proprio blog e dalla propria pagina di facebook e per il quale, appellandoci al nostro bello statuto, abbiamo chiesto l’espulsione che sarà discussa tra poche settimane.

Mi chiedo però: se avesse detto che i neri erano inferiori o che gli ebrei sono un popolo criminale, non sarebbero intervenute le più altre cariche del partito a censurarlo?

Non vi approfittate della calma di alcuni di noi o dell’irascibilità di altri per considerare gli uni più moderati o gli altri da isolare come schegge impazzite.

Perché quando sarà il dunque noi saremo tutti insieme compatti e saremo tantissimi.

Il vicepresidente del PD Ivan Scalfarotto su coppie di fatto e famiglie omogenitoriali.

14 marzo 2011 § 1 Commento

Vi condivido l’articolo di Delia Vaccarello che racconta del discorso che Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD ha fatto per tutti noi in commissione diritti. E’ scontato ciò che pensa Ivan, da anni, ma in questi giorni qualcuno ha cercato di infangare il suo lavoro. Ivan è questo. Il resto è fango.

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