La rottamazione si è fermata fuori dal GRA.

28 novembre 2015 § 12 commenti

Comunque quello che vale per Bassolino vale per Rutelli. Possono candidarsi e rimettere in campo il loro vecchio progetto (quello degli anni 90 quando le città avevano i soldi – Napoli ebbe quelli del G7 e Roma quelli del Giubileo) le loro relazioni con i poteri della città (a Roma costruttori, imprenditori della monnezza).

Possiamo dire che quel progetto è stato un fallimento, basta vedere come sono ridotte Roma e Napoli, che sono stati molto bravi a mettere polvere sotto il tappeto che abbiamo ereditato. Ma la verità è che l’unica cosa da fare è proporre candidature alternative, progetto collettivo nuovo, e sicuramente qualcuno che ami più Roma e Napoli di se stesso e faccia le cose che vanno fatte senza nascondere nulla, chiamando i romani e i napoletani ad una grande stagione di rinascita che non passi per salotti, monsignori, costruttori, editori di giornali, imprenditori della monnezza. Ecco quel film lo abbiamo già visto e ha solo generato mostri.

La rottamazione è ancora ferma fuori dal raccordo anulare.

Roma, più che sadismo, rottamazione.

10 novembre 2015 § 9 commenti

Leggo che Anzaldi, fan rutelliano della prima ora, attacca le domeniche ecologiche a Roma definendole “sadismo”. Le domeniche ecologiche sono state un’idea (giusta) delle giunte di Centro Sinistra in tempi “ambientali” ancora non sospetti. Vogliamo negare l’inquinamento dovuto al traffico romano? Vogliano negare che fermare le macchine per quattro domeniche fa bene alla città e fa riconquistare ai romani la bellezza solitamente vissuta di sfuggita?

E’ incredibile pensare che le domeniche ecologiche venivano criticate (e furono fermate) da Alemanno e compagni. Non lamentiamoci se accusano il PD di derivare a destra se per attaccare la Giunta Marino mettiamo in discussione persino gli aspetti elementari del centro sinistra! Sappia Anzaldi che a Roma una delle cose a dover essere rottamata e’ proprio la mitologia rutelliana e con lei chi ha fatto danni negli ultimi venti anni costruendo il disastro sociale e culturale che Alemanno ha solo finito di allargare.

Spiace vedere quanta mancanza di approfondimento ci sia nell’analizzare la situazione romana. Spiace che nessuno si sia accorto che sia nel caso di Veltroni che di Rutelli, per esempio, Roma sia stata usata (ahimé in modo perdente) come trampolino di lancio per il nazionale, quindi finendo per gestire più relazioni politiche che il bene della città. Vogliamo fare una piccola analisi sull’impatto che ha avuto sulle dinamiche politiche romane questo fenomeno?

Spiace vedere quanto non siamo in grado di andare a vedere dove e quando e perche’ sono cominciati i rapporti con le cooperative.

O chi ha costruito e alimentato le relazioni pericolose ed esclusive con alcuni imprenditori tra cui Cerroni, il proprietario della piu’ grande discarica d’Italia proliferata senza competizione sotto il naso dei passati sindaci. O il rapporto con alcuni costruttori.

Il futuro di Roma passa per il riconoscimento dei limiti politici e gestionali di tutte le giunte passate partendo da Rutelli arrivando a Marino e sicuramente, consentitemelo, passa anche per la rottamazione profonda della dirigenza di partito di questi ultimi venti anni che anche dove appare piena di belle parole e buoni propositi ha partecipato alla spartizione oppure, nel migliore dei casi, ha lasciato fare ai compagni di partito chiudendo in alcuni casi entrambi gli occhi. Tutti sappiamo tutto. Anche senza magistratura.

Una nuova generazione esiste ed è su di essa che va innestato il futuro della città.

Abbiamo bisogno di un’operazione M5S dentro il PD romano nei prossimi 6 mesi che faccia emergere i talenti nascosti e le tante persone che vogliono rendersi autonomi dai capobastone. Da tutti i capobastone, anche da quelli che si riempono la bocca di come sia balcanizzato il PD romano tranne poi partecipare o cedere alla volonta’ dei caminetti. Sappiamo che c’e’ gia’ qualcuno che sta facendo la mappa delle candidature sulla base dei vecchi assetti. Tutti sappiamo tutto anche se non lo scrive repubblica. E’ fuffa che si schiantera’ contro una pernacchia degli elettori se non troviamo un’altra via. E’ già successo con la geniale seconda candidatura di Rutelli. Non è bastata quella batosta per farci capire che i romani hanno un giudizio netto e chiaro su quel periodo? O abbiamo come al solito la presunzione di saperne di più degli elettori? La verità è che a Roma la rottamazione non è nemmeno arrivata ai bordi del raccordo anulare.

E non si pensi (qualcuno di sicuro a Roma lo pensa) di perdere facendo vincere un altro Alemanno (non so un Marchini?) per poi riaccordarsi a spartire la città come successo con Alemanno (anche qui tutti sappiamo tutto). Film gia’ visto.

Roma non deve essere di quel pezzo di PD, non deve essere del duo Meloni-Alemanno che ha già dato, come non deve essere del M5S che ha dimostrato totale incapacita’ nei confronti della complessita’ romana.

Roma deve essere di Roma. E voi non siete Roma.

Roma: l’errore che non dobbiamo fare.

3 novembre 2015 § 5 commenti

Ho letto l’analisi su Roma che Lorenza Bonaccorsi ha scritto per l’Unità e penso una cosa: facciamo un errore se l’analisi su Roma e il suo disastro lo liquidiamo dando tutte le colpe ad Alemanno e poi diciamo che l’esperienza Marino non è stata in grado di gestirne i danni.

Non posso essere d’accordo. Siamo sicuri che la macchina amministrativa che non funziona sia cominciata con Alemanno? Che Ama e Atac prima di Alemanno erano aziende virtuose? E come si interviene in aziende così grandi se non con una ristrutturazione profonda, ma lenta, che almeno in Ama per esempio era ed è cominciata? Chi dice che non avere affrontato prima il tema di Malagrotta non abbia comportato esattamente ciò che poi è successo: difficoltà a far ripartire a Roma un ciclo virtuoso dei rifiuti? 

O che i vigili urbani o la macchina amministrativa non abbiano dei limiti da più di questi sette anni? Che anche il centro sinistra non abbia usato le municipalizzate a proprio uso e consumo? Come possiamo non parlare di Mafia Capitale e della responsabilità macroscopica che arriva anche dalla nostra parte? Siamo sicuri che l’Auditorium sia un modello culturale che parla a tutta la città o non vogliamo piuttosto guardare alle esperienze fatte in altre città dove la cultura è seme da diffondere e non da chiudere nelle cattedrali che poi diventano i luoghi dove celebrare in outdoor i salotti? Penso per esempio a Torino. 

Siamo sicuri che ad una città che avesse avuto una visione dopo due mandati come quello di Rutelli e Veltroni sarebbero bastati un Alemanno qualsiasi per cadere in mille pezzi? Mi hanno insegnato che un vero manager si giudica da cosa resta quando se ne va non dai risultati immediati. E siamo sicuri che che in mezzo al terremoto di Mafia Capitale e alle emergenze che ci sono state tra integrazioni e conti da risanare, era facile costruire una visione che non fosse il salvataggio? Questa è una domanda seria, me la sono posta spesso.

Chi ha deciso di concentrare il tema dell’integrazione in macro blocchi nelle periferie? Il business dell’emergenza dell’accoglienza quando è nato? Non siamo giusti nei confronti di Roma se non analizziamo bene gli ultimi 21 anni con coraggio. Non sto cercando responsabilità personali dicendo queste cose, ma ritengo necessario riflettere profondamente su cosa sono stati a Roma gli ultimi decenni. Solo facendo un’analisi laica di questo periodo, senza autoassolvere nessuno o puntare il dito solo su alcuni, Roma può ripartire e rinascere. Perché la verità è che Roma non deve tornare ad essere quello che era nel 2000. Roma deve proprio tramutarsi in Capitale Europea, non lo era nel 1998, non lo era nel 2002, non lo è oggi. 

p.s. Non mi soffermo sull’esperienza Marino, l’ho fatto spesso ed è noto come la penso. Non voglio nemmeno dilungarmi sul rapporto tra Marino e il PD.

Tor Sapienza. O Muratella. O eccetera eccetera. Storia di una città dis-integrata.

14 novembre 2014 § 19 commenti

Non ci vuole un genio per capire che i profughi, in particolare i minorenni orfani, stanno pagando colpe non proprie. Non ci vuole un genio nemmeno per capire che era scontato che se il sindaco fosse andato a Tor Sapienza A D E S S O sarebbe stato fischiato. E’ giusto. rappresenta le istituzioni. Non si sta prendendo i fischi perché è antipatico o poco empatico come qualche imbecille continua a ripetere sui “problemi” tra il sindaco e la città. Si è preso i fischi della vecchia DC, di Rutelli, di Veltroni e di Alemanno. E della crisi. E del fatto che Roma sta ospitando da anni e male una quantità di disperazione che proviene dai balcani e da poco tempo dal Mediterraneo. Questo lo dico all’intellettuale Francesco Merlo. Lui può passeggiare per Tor Sapienza a parlare con la gente, eviterei fossi in lui di fare il radical chic da salotto sostenendo che il sindaco doveva fare due passi con lui a Tor Sapienza.

Non ci vuole un genio per rispondere a Gad Lerner che dà dei “borgatari razzisti” agli abitanti di Tor Sapienza. Nessuno di noi ci andrebbe a vivere a Tor Sapienza. E nemmeno a Ponte Mammolo dove sono stata a Natale scorso con Sant Egidio. Non c’era nessuno, poi all’improvviso ho visto che lungo il fiume c’era una città di baracche e sono spuntate decine di persone per venire a cenare. Dal nulla. Dal fiume. Impossibile gestire la convivenza nel degrado. Impossibile continuare ad ignorare il “come” accogliamo tutta questa gente e il “come” facciamo vivere tanti abitanti delle periferie.

Basta fare una ricerca su google per capire che il problema di Tor Sapienza non sono 100 profughi, non sono poche decine di orfani minorenni. Basta studiare la città, ascoltarla, per capire che ci sono situazioni abbandonate da anni di impossibilità di convivenza dove le razze non c’entrano nulla o sono solo scusa per “distinguere” e quindi discriminare, perché la discriminazione è esattamente questo: io qui tu là. Io buono tu cattivo. Io bianco tu nero. Io cattolico tu musulmano. Io etero tu travestito.

Posto una serie di materiale (lo faccio in modo acritico, basta fare una ricerca su google per date) che si trova sul web su Tor Sapienza e che descrive la situazione di degrado sociale che va avanti da anni, posto random materiale appositamente precedente all’insedimento della Giunta Marino.

Qui un video del 2009 che fa riferimento al 2007 e al degrado denunciato.

Qui un articolo del 2011.

La lettera di un cittadino nel 2012.

Non ci vuole un genio per capire, poi, che qualcuno sta soffiando sul fuoco da destra e sinistra. LO stesso soffio dell’autunno caldo. Soffio di prossime elezioni come qualcuno sostiene, così tutti scaldano i motori e alimentano la dialettica. Gli scontri. Gli estremi. Le disperazioni.

Non ci vuole un genio per capire che alcune delle nostre periferie vivono condizioni di degrado acuite dai troppi insediamenti irregolari. E’ necessario trovare una quadra che concili accoglienza e convivenza. Non funziona né mandare via tutti o non fare entrare più nessuno, né accumulare baracche intorno alle periferie. Ed è altrettanto chiaro che il sistema di accoglienza dopo la crisi dei balcani prima e quella del Mediteranneo adesso, va totalmente ripensato a livello europeo. Non basta un sindaco. E nemmeno un governo. Ed è inaccettabile che un sindaco diventi capro espiatorio anche dei cosiddetti intellettuali da salotto di problemi generati da altri e la cui soluzione è in mano a livelli molto più alti.

Il coraggio di un sindaco.

8 giugno 2014 § 10 commenti

Erano 20 anni che un sindaco di Roma non metteva piede al Pride. Lo fece Rutelli nel suo primo anno prima di pensare che gli convenisse rincorrere il voto moderato anziché rimanere coerente con la sua storia politica. La polvere in cui è precipitato dimostra che l’incoerenza e la vigliaccheria prima o poi si pagano.

Lo fa oggi Ignazio Marino, lo stesso che sale sulla macchina del Papa a salutarlo, quindi con equilibrio, senza posizioni di contrapposizione in una città complessa che ha bisogno di un sindaco che rappresenti tutti e non una parte. Roma in un anno ha già lanciato azioni contro l’omofobia con #lecosecambianoaroma che ha portato più di 2400 studenti a parlare di omofobia. E ieri il sindaco ha promesso che presto anche Roma avrà il registro delle unioni civili. Vi dico una cosa. Molti penseranno che ci sono altre priorità. I rifiuti (oggi sotto gli occhi di tutti quanto è difficile la situazione dopo avere rinunciato ai ricatti di Cerroni chiudendo la discarica di Malagrotta), gli asili nido, la situazione di tanti impiegati comunali che costano tantissimo e producono poco con un livello di assenteismo indegno per una Capitale. Per me un sindaco che ha il coraggio di parlare di Unioni Civili è uno che metterà mano anche a tutto il resto con rettitudine e senza badare ai poteri incrostati, tantissimi a Roma. Ci sono tantissime cose messe in pista e sono certa che questa giunta con l’aiuto di tutti ce la farà a rendere questa città più bella, più efficiente e più libera.

Fioroni all’Api.

17 settembre 2012 § Lascia un commento

Visto che l’unico ad essere contento della possibilità del ritorno di Rutelli (certa gente proprio non ha ritegno) è Fioroni propongo di cedere Fioroni all’Api così stanno insieme.

Lusi agli arresti

20 giugno 2012 § Lascia un commento

Lusi va agli arresti.

E’ giusto. A

ggiungo che spero si faccia luce completamente su eventuali corresponsabilità e sull’uso effettivo che hanno avuto tutti i (nostri) soldi.

Dove sono?

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