La rottamazione si è fermata fuori dal GRA.

Comunque quello che vale per Bassolino vale per Rutelli. Possono candidarsi e rimettere in campo il loro vecchio progetto (quello degli anni 90 quando le città avevano i soldi – Napoli ebbe quelli del G7 e Roma quelli del Giubileo) le loro relazioni con i poteri della città (a Roma costruttori, imprenditori della monnezza).

Possiamo dire che quel progetto è stato un fallimento, basta vedere come sono ridotte Roma e Napoli, che sono stati molto bravi a mettere polvere sotto il tappeto che abbiamo ereditato. Ma la verità è che l’unica cosa da fare è proporre candidature alternative, progetto collettivo nuovo, e sicuramente qualcuno che ami più Roma e Napoli di se stesso e faccia le cose che vanno fatte senza nascondere nulla, chiamando i romani e i napoletani ad una grande stagione di rinascita che non passi per salotti, monsignori, costruttori, editori di giornali, imprenditori della monnezza. Ecco quel film lo abbiamo già visto e ha solo generato mostri.

La rottamazione è ancora ferma fuori dal raccordo anulare.

Roma, più che sadismo, rottamazione.

Leggo che Anzaldi, fan rutelliano della prima ora, attacca le domeniche ecologiche a Roma definendole “sadismo”. Le domeniche ecologiche sono state un’idea (giusta) delle giunte di Centro Sinistra in tempi “ambientali” ancora non sospetti. Vogliamo negare l’inquinamento dovuto al traffico romano? Vogliano negare che fermare le macchine per quattro domeniche fa bene alla città e fa riconquistare ai romani la bellezza solitamente vissuta di sfuggita?

E’ incredibile pensare che le domeniche ecologiche venivano criticate (e furono fermate) da Alemanno e compagni. Non lamentiamoci se accusano il PD di derivare a destra se per attaccare la Giunta Marino mettiamo in discussione persino gli aspetti elementari del centro sinistra! Sappia Anzaldi che a Roma una delle cose a dover essere rottamata e’ proprio la mitologia rutelliana e con lei chi ha fatto danni negli ultimi venti anni costruendo il disastro sociale e culturale che Alemanno ha solo finito di allargare.

Spiace vedere quanta mancanza di approfondimento ci sia nell’analizzare la situazione romana. Spiace che nessuno si sia accorto che sia nel caso di Veltroni che di Rutelli, per esempio, Roma sia stata usata (ahimé in modo perdente) come trampolino di lancio per il nazionale, quindi finendo per gestire più relazioni politiche che il bene della città. Vogliamo fare una piccola analisi sull’impatto che ha avuto sulle dinamiche politiche romane questo fenomeno?

Spiace vedere quanto non siamo in grado di andare a vedere dove e quando e perche’ sono cominciati i rapporti con le cooperative.

O chi ha costruito e alimentato le relazioni pericolose ed esclusive con alcuni imprenditori tra cui Cerroni, il proprietario della piu’ grande discarica d’Italia proliferata senza competizione sotto il naso dei passati sindaci. O il rapporto con alcuni costruttori.

Il futuro di Roma passa per il riconoscimento dei limiti politici e gestionali di tutte le giunte passate partendo da Rutelli arrivando a Marino e sicuramente, consentitemelo, passa anche per la rottamazione profonda della dirigenza di partito di questi ultimi venti anni che anche dove appare piena di belle parole e buoni propositi ha partecipato alla spartizione oppure, nel migliore dei casi, ha lasciato fare ai compagni di partito chiudendo in alcuni casi entrambi gli occhi. Tutti sappiamo tutto. Anche senza magistratura.

Una nuova generazione esiste ed è su di essa che va innestato il futuro della città.

Abbiamo bisogno di un’operazione M5S dentro il PD romano nei prossimi 6 mesi che faccia emergere i talenti nascosti e le tante persone che vogliono rendersi autonomi dai capobastone. Da tutti i capobastone, anche da quelli che si riempono la bocca di come sia balcanizzato il PD romano tranne poi partecipare o cedere alla volonta’ dei caminetti. Sappiamo che c’e’ gia’ qualcuno che sta facendo la mappa delle candidature sulla base dei vecchi assetti. Tutti sappiamo tutto anche se non lo scrive repubblica. E’ fuffa che si schiantera’ contro una pernacchia degli elettori se non troviamo un’altra via. E’ già successo con la geniale seconda candidatura di Rutelli. Non è bastata quella batosta per farci capire che i romani hanno un giudizio netto e chiaro su quel periodo? O abbiamo come al solito la presunzione di saperne di più degli elettori? La verità è che a Roma la rottamazione non è nemmeno arrivata ai bordi del raccordo anulare.

E non si pensi (qualcuno di sicuro a Roma lo pensa) di perdere facendo vincere un altro Alemanno (non so un Marchini?) per poi riaccordarsi a spartire la città come successo con Alemanno (anche qui tutti sappiamo tutto). Film gia’ visto.

Roma non deve essere di quel pezzo di PD, non deve essere del duo Meloni-Alemanno che ha già dato, come non deve essere del M5S che ha dimostrato totale incapacita’ nei confronti della complessita’ romana.

Roma deve essere di Roma. E voi non siete Roma.

Roma: l’errore che non dobbiamo fare.

Ho letto l’analisi su Roma che Lorenza Bonaccorsi ha scritto per l’Unità e penso una cosa: facciamo un errore se l’analisi su Roma e il suo disastro lo liquidiamo dando tutte le colpe ad Alemanno e poi diciamo che l’esperienza Marino non è stata in grado di gestirne i danni.

Non posso essere d’accordo. Siamo sicuri che la macchina amministrativa che non funziona sia cominciata con Alemanno? Che Ama e Atac prima di Alemanno erano aziende virtuose? E come si interviene in aziende così grandi se non con una ristrutturazione profonda, ma lenta, che almeno in Ama per esempio era ed è cominciata? Chi dice che non avere affrontato prima il tema di Malagrotta non abbia comportato esattamente ciò che poi è successo: difficoltà a far ripartire a Roma un ciclo virtuoso dei rifiuti? 

O che i vigili urbani o la macchina amministrativa non abbiano dei limiti da più di questi sette anni? Che anche il centro sinistra non abbia usato le municipalizzate a proprio uso e consumo? Come possiamo non parlare di Mafia Capitale e della responsabilità macroscopica che arriva anche dalla nostra parte? Siamo sicuri che l’Auditorium sia un modello culturale che parla a tutta la città o non vogliamo piuttosto guardare alle esperienze fatte in altre città dove la cultura è seme da diffondere e non da chiudere nelle cattedrali che poi diventano i luoghi dove celebrare in outdoor i salotti? Penso per esempio a Torino. 

Siamo sicuri che ad una città che avesse avuto una visione dopo due mandati come quello di Rutelli e Veltroni sarebbero bastati un Alemanno qualsiasi per cadere in mille pezzi? Mi hanno insegnato che un vero manager si giudica da cosa resta quando se ne va non dai risultati immediati. E siamo sicuri che che in mezzo al terremoto di Mafia Capitale e alle emergenze che ci sono state tra integrazioni e conti da risanare, era facile costruire una visione che non fosse il salvataggio? Questa è una domanda seria, me la sono posta spesso.

Chi ha deciso di concentrare il tema dell’integrazione in macro blocchi nelle periferie? Il business dell’emergenza dell’accoglienza quando è nato? Non siamo giusti nei confronti di Roma se non analizziamo bene gli ultimi 21 anni con coraggio. Non sto cercando responsabilità personali dicendo queste cose, ma ritengo necessario riflettere profondamente su cosa sono stati a Roma gli ultimi decenni. Solo facendo un’analisi laica di questo periodo, senza autoassolvere nessuno o puntare il dito solo su alcuni, Roma può ripartire e rinascere. Perché la verità è che Roma non deve tornare ad essere quello che era nel 2000. Roma deve proprio tramutarsi in Capitale Europea, non lo era nel 1998, non lo era nel 2002, non lo è oggi. 

p.s. Non mi soffermo sull’esperienza Marino, l’ho fatto spesso ed è noto come la penso. Non voglio nemmeno dilungarmi sul rapporto tra Marino e il PD.

Tor Sapienza. O Muratella. O eccetera eccetera. Storia di una città dis-integrata.

Non ci vuole un genio per capire che i profughi, in particolare i minorenni orfani, stanno pagando colpe non proprie. Non ci vuole un genio nemmeno per capire che era scontato che se il sindaco fosse andato a Tor Sapienza A D E S S O sarebbe stato fischiato. E’ giusto. rappresenta le istituzioni. Non si sta prendendo i fischi perché è antipatico o poco empatico come qualche imbecille continua a ripetere sui “problemi” tra il sindaco e la città. Si è preso i fischi della vecchia DC, di Rutelli, di Veltroni e di Alemanno. E della crisi. E del fatto che Roma sta ospitando da anni e male una quantità di disperazione che proviene dai balcani e da poco tempo dal Mediterraneo. Questo lo dico all’intellettuale Francesco Merlo. Lui può passeggiare per Tor Sapienza a parlare con la gente, eviterei fossi in lui di fare il radical chic da salotto sostenendo che il sindaco doveva fare due passi con lui a Tor Sapienza.

Non ci vuole un genio per rispondere a Gad Lerner che dà dei “borgatari razzisti” agli abitanti di Tor Sapienza. Nessuno di noi ci andrebbe a vivere a Tor Sapienza. E nemmeno a Ponte Mammolo dove sono stata a Natale scorso con Sant Egidio. Non c’era nessuno, poi all’improvviso ho visto che lungo il fiume c’era una città di baracche e sono spuntate decine di persone per venire a cenare. Dal nulla. Dal fiume. Impossibile gestire la convivenza nel degrado. Impossibile continuare ad ignorare il “come” accogliamo tutta questa gente e il “come” facciamo vivere tanti abitanti delle periferie.

Basta fare una ricerca su google per capire che il problema di Tor Sapienza non sono 100 profughi, non sono poche decine di orfani minorenni. Basta studiare la città, ascoltarla, per capire che ci sono situazioni abbandonate da anni di impossibilità di convivenza dove le razze non c’entrano nulla o sono solo scusa per “distinguere” e quindi discriminare, perché la discriminazione è esattamente questo: io qui tu là. Io buono tu cattivo. Io bianco tu nero. Io cattolico tu musulmano. Io etero tu travestito.

Posto una serie di materiale (lo faccio in modo acritico, basta fare una ricerca su google per date) che si trova sul web su Tor Sapienza e che descrive la situazione di degrado sociale che va avanti da anni, posto random materiale appositamente precedente all’insedimento della Giunta Marino.

Qui un video del 2009 che fa riferimento al 2007 e al degrado denunciato.

Qui un articolo del 2011.

La lettera di un cittadino nel 2012.

Non ci vuole un genio per capire, poi, che qualcuno sta soffiando sul fuoco da destra e sinistra. LO stesso soffio dell’autunno caldo. Soffio di prossime elezioni come qualcuno sostiene, così tutti scaldano i motori e alimentano la dialettica. Gli scontri. Gli estremi. Le disperazioni.

Non ci vuole un genio per capire che alcune delle nostre periferie vivono condizioni di degrado acuite dai troppi insediamenti irregolari. E’ necessario trovare una quadra che concili accoglienza e convivenza. Non funziona né mandare via tutti o non fare entrare più nessuno, né accumulare baracche intorno alle periferie. Ed è altrettanto chiaro che il sistema di accoglienza dopo la crisi dei balcani prima e quella del Mediteranneo adesso, va totalmente ripensato a livello europeo. Non basta un sindaco. E nemmeno un governo. Ed è inaccettabile che un sindaco diventi capro espiatorio anche dei cosiddetti intellettuali da salotto di problemi generati da altri e la cui soluzione è in mano a livelli molto più alti.

Il coraggio di un sindaco.

Erano 20 anni che un sindaco di Roma non metteva piede al Pride. Lo fece Rutelli nel suo primo anno prima di pensare che gli convenisse rincorrere il voto moderato anziché rimanere coerente con la sua storia politica. La polvere in cui è precipitato dimostra che l’incoerenza e la vigliaccheria prima o poi si pagano.

Lo fa oggi Ignazio Marino, lo stesso che sale sulla macchina del Papa a salutarlo, quindi con equilibrio, senza posizioni di contrapposizione in una città complessa che ha bisogno di un sindaco che rappresenti tutti e non una parte. Roma in un anno ha già lanciato azioni contro l’omofobia con #lecosecambianoaroma che ha portato più di 2400 studenti a parlare di omofobia. E ieri il sindaco ha promesso che presto anche Roma avrà il registro delle unioni civili. Vi dico una cosa. Molti penseranno che ci sono altre priorità. I rifiuti (oggi sotto gli occhi di tutti quanto è difficile la situazione dopo avere rinunciato ai ricatti di Cerroni chiudendo la discarica di Malagrotta), gli asili nido, la situazione di tanti impiegati comunali che costano tantissimo e producono poco con un livello di assenteismo indegno per una Capitale. Per me un sindaco che ha il coraggio di parlare di Unioni Civili è uno che metterà mano anche a tutto il resto con rettitudine e senza badare ai poteri incrostati, tantissimi a Roma. Ci sono tantissime cose messe in pista e sono certa che questa giunta con l’aiuto di tutti ce la farà a rendere questa città più bella, più efficiente e più libera.

Una moratoria sulle alleanze per favore.

Scalfari dice che il PD deve allearsi con il Terzo Polo e candidare Monti.

Gilioli dice che il centrosinistra deve sbrigarsi a produrre un premier perché il centro destra è al lumicino e la nostra lentezza ha il sapore dell’ennesimo suicidio.

I fatti:

Casini spalmato su Monti tenta di cavalcare il consenso popolare che sta premiando Monti in tutti i sondaggi, da bravo opportunista anche perché sa che essendo la maggioranza parlamentare di centro destra difficilmente Monti riuscirà a fare la parte sinistrorsa delle riforme (welfare e patrimoniale e liberalizzazione delle caste e castucce).Mi perdoni il vecchio Scalfari ma io lo ripeto; mai con l’UDC forza estremista clericale e a livello locale degna spesso del peggiore PDL. Io capisco che Scalfari forse non esce più di casa, ma la realtà è ben diversa dai sorrisetti di Pierferdi.

Bersani non credo sia così felice di vedere quei sondaggi che dicono che il popolo del PD per quasi il 70% vuole Monti premier (che secondo me nella nostra testa è il Prodi che avete sempre desiderato). SeL ed IDV cavalcano in modo cannibalesco e parassitario il fatto che il PD appoggia Monti e cercano di accumulare consenso tra gli scontenti per poi battere cassa al PD. Spiace dirlo ma Vendola e Di Pietro non stanno onorando la foto di Vasto: vogliono stare con il PD ma nel frattempo gli scavano la terra da sotto i piedi. E lo dice qualcuno che quell’alleanza l’ha sempre voluta.

Berlusconi deve correre in aiuto ad Alfano con il cerone che ormai cola con evidenza dai solchi della sua plastica facciale.

Bossi è tornato a fare il capetto fascista e a declamare violenze e strafalcioni democratici.

Rutelli, scomparso tranne che a Ballarò.

Fini, non pervenuto.

Grillo, ha appena ucciso il suo movimento perché lo trova troppo partito.

Mi dispiace dirlo ma continuo a pensare che la soluzione risieda nel costringere la politica ad un’unione coatta. Una legge elettorale con alto sbarramento e a vocazione maggioritaria è l’unico sistema per fare crescere la nostra democrazia. Attenzione. Non sto dicendo che voglio fare fuori Vendola e Di Pietro. Voglio dire che li voglio dentro un progetto, fin da subito, in cui ci si prende oneri ed onori delle scelte politiche collettive. Si definisce una benedetta strategia dai pensieri lunghi, un programma e ci si presenta con quello. Ma oggi a parte appoggiare tutti insieme Rita Borsellino alle primarie di Palermo, cosa ci unisce? Quale idea di lavoro, quale di diritti civili, quale di sviluppo industriale o fiscale?

Scalfari ha ragione quando individua in Monti qualcuno che sta dicendo chiaramente al Paese qual’è la sua idea di Paese. Ma da qui a dedurre che allora deve essere il premier di PD ed UDC ci passa l’incapacità di leggere cosa accade fuori dai salotti.

E noi, che vogliamo parlare agli italiani e non alle sigle, sembriamo dei folli. Lo so.

I Pride a Roma e la maledizione del sindaco di turno.

Roma è una città da liberare.

Arrivo a questa conclusione banale alle soglie dell’estate del secondo decennio del nuovo millennio e alle soglie della stagione dei Pride.

E’ la città che ha conquistato il mondo e diffuso l’idea di civiltà che oggi, l’occidente, riconosce a partire dall’uso del diritto.

Roma, possiamo dire, ha fatto giurisprudenza per millenni. Oggi appare svuotata e divorata da se stessa, erede di un sistema perverso che si crea e si distrugge ogni volta e rinasce sempre uguale a se stesso.

La Roma dell’Impero era una capitale di un mondo basato sulla diversità, la cui conquista passava sì per le armi, ma non per l’imposizione del pensiero unico in termini di usi, costumi e cultura. La Chiesa che ha ereditato la struttura burocratica dell’Impero Romano ha capovolto questo schema: non governa direttamente i territori, ma vi incide pesantemente.

Il primo Pride a Roma è datato 1994, anno in cui Berlusconi a marzo vinceva le elezioni e a solo un anno dall’elezione di Francesco Rutelli che, con la sua elezione, segnava una profonda rottura con l’amministrazione precedente e sanciva la nascita del “famoso” modello Roma voluto da una generazione di centro sinistra che rottamando la precedente prese la città in un coraggioso tentativo di rinnovamento.

Continua sul blog de IMille: http://www.imille.org/2011/06/i-pride-e-la-maledizione-del-sindaco-di-turno/

Colpi di sole ovvero sul presunto sms dell’API (nel senso di Rutelli) che smentisco (per fortuna) e piccola parentesi sul PD Lazio e Lucio D’Ubaldo.

Ieri vi avevo raccontato di aver ricevuto un sms che sondava la possibilità da parte di molti del PD Lazio di passare all’API in caso di commissariamento visto che l’assemblea del PD Lazio da mesi non è in grado di cavare un ragno dal buco e di definire una squadra ed un programma di governo politico e di proposta sul territorio.

Piccola parentesi sul PD Lazio (che è come la mela al giorno). Però molti giovani burocrati, in queste ore – consentitemi il sassolino grammaticale dalla scarpa – si sono lamentati di un recente sondaggio lanciato dall’Unità che ha chiesto agli elettori di nominare i nomi degli sconosciuti, dei poco noti che potrebbero secondo loro rilanciare la politica sul territorio nazionale. Io per prima ho storto il naso contrariata visto che uno che faceva il mio nome era uno del mio comitato elettorale (ma magari l?unità manco lo sapeva) e quindi lo considero profondamente di parte (benché abbia lavorato gratis, quindi per scelta, certo non per interesse visto che ha perso un mese di vita). Ricordo a tutti che sulla Puglia gli elettori interrogati sull’Unità avevano espresso il desiderio di Vendola, ma noi siamo andati lo stesso due volte a fare figure di merda con Boccia, perché noi dell’apparato, noi dirigenti, noi ne sappiamo più degli elettori sondaggiati, che tanto sono una manica di coglioni rivoluzionari da tastiera che non sanno niente e non vedono il vero lavoro e bla bla bla, poi quelli ti fondano il movimento 5 stelle e in Emilia Romagna ti pigliano a pernacchie con il 5% e in Piemonte, addirittura,ti fanno perdere una Regione. Però noi semo quelli se fanno er culo e gli elettori nun capiscono un cazzo. Tutto il contrario. Il culo se lo fanno pure gli elettori, vi informo, non arrivando alla fine del mese, non avendo posti all’asilo, non avendo alcun politico che ti passa la paghetta o ti fa vincere il concorso o ti porta i voti per farti eleggere da qualche parte anche se non sai manco cosa è pagare un mutuo. Diciamo che gli elettori dovrebbero farci a tutti un culo così (scusate è estate mi sto prendendo delle licenze poetiche per essere più es(asu)tiva) per il senso di irresponsabilità e per l’incapacità che abbiamo di decidere e fare.

Chiarimento sul sms. Era di un giornalista, non di un cacciatore di teste, non ci siamo capiti e lui nemmeno ha capito quando gli ho risposto che per me l’Api non dovrebbe nemmeno esistere pensando di stare parlando con uno scemo voltagabbana. Invece parlavo con un giornalista pure bravo e che sta osservando cosa accade e che forse anticipa la distruzione a cui andremo incontro prima nel Lazio, ma con un occhio alla Nazione, un po’ nell’API, un po’ in SeL e un po’ a fare non si sa cosa se il nostro segretario non si mette a dettare la linea prima delle alleanze. Ora mi sto incazzando e parecchio perché trovo irresponsabile questo silenzio e questa vigliaccheria. Ma potete giurarci che resterò accanto a Bersani anche quando persino baffetto senile dovesse essere transumanato altrove.

Altra piccola considerazione. Consiglierei ai compagni di non sparare su D’Ubaldo. Piuttosto di invitarlo a confrontarsi (io l’ho fatto è stato istruttivo). Non possiamo perderlo e sulla festa Democratica ha ragione lui. Altrimenti rifamo i DS in cui stamo tra amici con il 18%. Attenzione…non sto dicendo che il PD serve perché prende (dovrebbe per lo meno) più voti dei DS + altro. No! Dobbiamo tornare a quello che volevamo fare prima, tanto al governo senza D’Ubaldo NON ci andiamo, perché quella è la parte buona dei cattolici. I cattivi li abbiamo persi per fortuna. Se perdiamo i buoni è meglio che andiamo a Cuba. Poi i bersaniani mi spiegheranno come fanno a pensare di allearsi con l’UDC ma a sparare su D’Ubaldo. Secondo me siamo masochisti.

Il mio furibondo “E QUINDI?”

Questa sera è iniziata la direzione regionale del PD Lazio.

51 iscritti a parlare. Oggi hanno parlato solo in 8.

Segnalo che gli interventi delle due donne che sono intervenute sono stati sommersi dai bisbiglii, dalla gente che se ne andava, insomma da una evidente mancanza di rispetto dell’assemblea che è facile capire come mai abbia accettato supinamente (a larga maggioranza) la mancata elezione di una qualsivoglia donna al Consiglio Regionale.

Grande silenzio durante l’intervento di Migliavacca, responsabile organizzazione del PD Nazionale e un discreto silenzio durante gli interventi di Morassut e Montino.

Devo dire di essermi comportata in modo molto indisciplinato.

Durante il primo intervento femminile (che quanto a statura politica non era per nulla inferiore ai precedenti il che non è un giudizio necessariamente positivo) mi sono alzata in piedi ed ho apostrofato la folla (gridando, confesso) chiedendo silenzio.

Durante l’intervento di Migliavacca non sono stata assolutamente composta sulla sedia.

Pensavo alle ultime tre riunioni anarchiche che ho seguito in due circoli del PD (San Lorenzo e Muratella). Pensavo al fatto che le persone che erano entrate in quei circoli (moltissimi cittadini con un problema) dopo un’analisi breve del problema, insieme a noi, si erano guardate in faccia e avevano detto: e quindi?

Ok, 11 asili sono chiusi. Ok le tagesmutter non le hanno ancora rifinanziate. Ok non assumono le educatrici del concorso. Ok, i rom bruciano i copertoni e noi non siamo razzisti. Ok, non posso andare a gettare la spazzatura la notte o uscire tranquilla nel mio quartiere pieno di buche e povero di servizi.

E quindi?

E quindi non è che le persone, i cittadini, si accontentavano di una bella analisi del sistema sociale o dello stato del quartiere. Chiedeva soluzioni. O metodi di lotta per trovarle. E noi, tutti noi del PD che eravamo lì, bassa manovalanza dirigenziale, non ci siamo schiodati prima di avere fatto una riflessione comune con loro, sulle possibili soluzioni. Riflessione che continuiamo a fare mantenendo con loro il contatto, dando conforto, cercando i canali giusti. Ogni giorno. Io cosa hanno votato Valentina Grippo o Andrea Alemanni del III municipio, al congresso del PD, nemmeno lo so. E manco me lo sono chiesto. Così come non avrebbe avuto importanza sapere cosa hanno votato Maurizio Veloccia, Gabriele Veneziale o Alberto Simone del XV municipio. So solo che erano lì. Che si sono fatti corpi con i cittadini. Che erano competenti della loro materia. Questo importava in quel momento. Questo dovrebbe importare.

Ascoltavo Migliavacca fare fine analisi elettorale. Ha parlato per 20 minuti. Quando ha finito mi sono chiesta E QUINDI? Cioé tu sei un consulente, un cittadino o sei quello che deve provvedere per gerarchia di partito? Quindi cosa farai?

Ma se io andassi dal mio capo a dirgli: sai capo, non si vendono più macchine, non c’è mercato. Punto. Mi spedirebbe a vendere climatizzatori al Polo Nord, perché lui, da me, si aspetta che io trovi delle soluzioni lo stesso, per vendere lo stesso, non si aspetta l’analisi della situazione. Quella se la legge da solo. Una volta capito se è incapacità commerciale, calo di mercato, concorrenza aggressiva, tocca dare una soluzione.

Quindi, domani, nelle province dove l’astensione è stata alta e il PD è crollato, cosa faremo? Una riunione con i dirigenti locali per dire che dobbiamo liberare energie e radicarci sul territorio? E quindi? Come?

E perché Roma ha vinto per quelli che non vogliono cambiare nulla e Roma ha perso per quelli che vogliono cambiare tutto? L’analisi politica non deve essere strumentale. Roma ha vinto, ma non c’era la lista del PDL, abbiamo avuto astensione anche qui e soprattutto facciamo i conti con il dato rutelliano che è falsato. Questo non significa che Miccoli non può fare il segretario. Non è così che io, almeno ragiono. Non è che ammettere le sconfitte di una dirigenza che sta lì da 4 mesi, significa che si debbano dimettere. Anzi. Significa che devono mettersi a lavorare. Questo non significa che io non abbia da chiedere delle cose a Miccoli su come penso debba essere il partito. Questo lo considero lapalissiano. E poi deciderò. Non potremmo ragionare tutti così? O tutto è già scontato in questo partito in cui tutti (tranne pochi) si conoscono da anni?

Ad onor del vero, l’unico (non ho sentito Mazzoli e me ne scuso, ma lavoro e stacco in orario da metalmeccanico, ma mi dicono abbia proposto una road map e mi riservo di leggerla) che ha avanzato proposte è stato Morassut (chi se ne frega che non è della mia mozione!). Molte buone, alcune che non condivido. Ma dove si decide delle sue proposte? In che sede? Si vota e se sì, quando? A cosa serve un’assemblea sfogatoio che non decide nulla e tanto fuori ci sono i capannelli di capo bastone che decidono per tutti e non si capisce mai dove vengono prese le decisioni e qualcuno, persino, si lamenta che si scriva su facebook o sui blog perché è una forma di anarchismo.

Anarchia? L’anarchia è quella dei caminetti. Non di un dibattito pulito in pubblico, persino qui.

Il senso di responsabilità? Abbiate pazienza. Il giorno che ho deciso di candidarmi ho scelto di averlo solo nei confronti della gente. Non nei confronti di un partito. Perché il partito stesso deve avere per primo senso di responsabilità nei confronti delle persone.

Cosa fare, quindi?

1) prendete un problema sul vostro territorio. Vedrete che non faticherete, vedrete che ce ne è più d’uno. Andate ad acchiappare i cittadini che lo vivono. Parlate con loro. Vivete quel problema con loro. Cercate soluzioni seguendo l’iter istituzionale.

2) convocare le riunioni di partito il sabato e la domenica. Un’unica giornata, si discute poi si vota.

3) interventi di 5 minuti. Non di venti.

4) invitare 50 cittadini presi a caso, per fare in modo di capire se ciò che diciamo è marziano o terreno. Ne vedrete delle belle e soprattutto mi sentirò meno in solitudine (anche se devo dire che alla fine eravamo un bel gruppetto di anarchici a bofonchiare).

E quindi, basta chiacchiere e fare. Abbiamo solo tre anni. Anzi, da qualche parte meno di un anno.