Elezioni europee 2019: cosa votare

Il mio voto per domenica Collegio Centrale (lLazio, Marche, Umbria, Toscana):

Voterò Più Europa ed esprimerò preferenze per: Emma Bonino Francesco Mingiardi (che ha denunciato fin dai tempi di Minniti gli accordi con la Libia e lavorato con la squadra dei radicali Roma su tutti i temi scottanti di Roma dal bilancio all’Atac), Silvja Manzi

Se proprio dovete votare PD, voterei: Simona Bonafè, Bartolo.

Se votate La sinistra: Marilena Grassadonia

ALTRI COLLEGI:

Collegio Nord Est, per Più Europa: Pizzarotti e Manzi.

Collegio Nord Ovest: per Più Europa Della Vedova, Manzi. Se dovete votare PD Irene Tinagli e Pierfrancesco Majorino e Daniele Viotti

Collegio Sud, per più Europa: Francesco Galtieri, Manzi.

Collegio Isole, se dovete votare PD votate Mila Spicola e Bartolo.

IN TUTTI I CASI ESPRIMETE UNA PREFERENZA, NON VOTATE SOLO IL PARTITO.

Il 1994 è finito. Di giustizialismo e democrazia.

Ora che dopo anni abbiamo una lista quasi infinita di politici indagati, gettati nel fango, annientati e poi assolti in via definitiva abbiamo tre scelte: o pensiamo che lo Stato sia corrotto fino al midollo, fino a controllare i giudizi per via definitiva assolvendo persone in realtà colpevoli (sarebbe una teoria molto eversiva) o chi indaga lo fa male (e magari fa le cose in fretta per motivi mediatici e rovina le inchieste) e non riesce a produrre prove oppure lo fa in malafede sopratutto sotto elezioni (o magari alcune inchieste vengono conservate per essere fatte uscire al momento giusto).

Ecco io faccio parte di quei cittadini semplici ai quali oggi un avviso di garanzia NON fa più alcun effetto e forse non vorrei nemmeno saperlo.

Diteci le cose quando avete finito e avete le idee chiare perché molte inchieste finite in un nulla di fatto hanno cambiato la storia del Paese e questo è grave. Quindi anche la magistratura (e sono nipote di un magistrato) senta addosso la responsabilità dell’impatto mediatico che ha il loro prezioso lavoro di “terzo potere”.

Cominciamo ad invertire la tendenza che ci ha fagocitato nel 1994 e a tornare democraticamente e costituzionalmente garantisti (ovvio che le sentenze devono essere veloci, lo Stato si organizzi per fare funzionare la giustizia, perché anche una giustizia lenta NON è indice di una buona democrazia)

Gli intellettuali (gasp) e le periferie.

Si dice sempre che la politica non frequenta più le periferie e di solito a dirlo sono gli intellettuali, i giornalisti, insomma quella categoria di persone che parla di politica molto spesso, ma tenendola a distanza. Torno adesso da un pomeriggio al Parco delle Palme (siamo sulla Palmiro Togliatti) dove un gruppo di ragazzi ha animato un reading di letture e poesie (ho avuto la fortuna di ascoltare Carla Di Veroli raccontare di Settimia Spizzichino, sopravvissuta all’Olocausto, ed è stato molto toccante) e con gli esercenti della strada hanno messo su una biblioteca diffusa (Miriam Agnese Patacchiola poi qui sotto lo racconti per tutti?). C’era anche Simone del Parco di Torpignattara che è una specie di Svizzera – come dice Miriam – dei parchi autogestiti (confermo, l’ho visto è bellissimo). Ci doveva essere Alessandra Laterza e lei è come se ci fosse stata (a proposito, fissiamo questa data, sono pronta!).

Ora…

…ogni volta che finisco in luoghi di trincea a parlare del mio libro mi sento sempre dire che gli autori famosi in questi posti non ci vanno mai (me lo hanno detto in una libreria di una cittadina di provincia della Lombardia, me lo hanno detto in un paesino di Avellino e in mezzo ai monti dell’Abruzzo). Io capisco il tema del business letterario (quanta gente ci sarà, quante copie venderete, quanti giornalisti famosi amici vostri ci saranno per fare una recensione che poi magari voi ricambierete), ma se non ci andate voi scrittori famosi e intellettuali fighi, ma chi ci deve andare in questi posti? Io? Io comunque ci vado sempre, non chiedo mai quante persone ci saranno. Sono felice anche se c’è una persona, mi onora pensare che in posti così remoti qualcuno si sia letto il mio libro e voglia parlare con me. E poi finisce sempre che imparo qualcosa io, che mi smonta un pregiudizio e sopratutto finisce sempre con del vino buono e qualcosa di locale e tanta allegria e felicità. Io vado sempre via grata per l’invito. Grazie Miriam Agnese Patacchiola mi hai fatto un pomeriggio felice.

Non chiedete a #Greta il come. Non è il suo mestiere. #climatestrike

Come spesso accade davanti a problemi insormontabili (Luna-climatechange) si discute di dettagli (dito-Greta).
La questione non è parlare di Greta e chi sia, da dove venga e se sia giusto o no non andare a scuola il venerdì (e se questo abbia senso visto che non andare a scuola toglie qualcosa solo a chi non ci va).

L’azione di Greta e dei ragazzi scesi in piazza oggi è un’azione di sensibilizzazione, una battaglia di visibilità perché nessuno di noi può negare che il tema “ambiente” sia un tema irrilevante per le masse e quindi di conseguenza non sia un tema rilevante per la politica di questo tempo tutta basata sul consenso dell’attimo. E quindi ben venga Greta e chi le dà voce. E chi se ne frega se sarà strumentalizzata, usata, mitizzata. Capita a tutte le persone simbolo (Saviano, il Che, e via dicendo)

Il tema del come ce lo dobbiamo porre noi classe dirigente e dare delle risposte rapide. E il problema sta proprio lì: trovare un accordo su come fare ad invertire la rotta del riscaldamento globale o per lo meno rallentarlo perché il vero problema è che non siamo tutti d’accordo su come risolverlo: penso per esempio al dibattito sulle emissioni di CO2 in campo automobilistico per esempio che continua ad essere affrontato in modo ideologico e pericoloso: non è detto che una macchina elettrica inquini di meno, dipende. E non è detto che una macchina diesel inquini di più, dipende. E non è detto che aspettare di andare tutti a elettrico sia più intelligente che cambiare subito parco vecchio circolante con uno più nuovo e meno inquinante ma dal costo sostenibile e quindi dagli effetti più veloci.
Ora siccome anche quando manifestavo a liceo e avevo 16 anni mi chiedevo cosa fare dal giorno dopo, ai ragazzi che oggi manifestavano chiedo una cosa in più: certo che voi potete cambiare il mondo. se tornate a casa e convincete i vostri genitori a fare la differenziata, a usare borse di tela per la spesa, a buttare meno cose, ad andare meno in macchina quando non serve, a spegnere i riscaldamenti o l’aria condizionata quando possiamo farne a meno, a votare chi difende l’ambiente, ad usare assorbenti ecologici (per esempio!) a studiare cosa davvero possiamo fare per non inquinare allora cambieremo il mondo. Dovete diventare la nostra spina nel fianco, boicottare i packaging costosi e inquinanti al supermercato, riciclando qualsiasi cosa, andando a piedi quando possibile, mangiando la frutta di stagione a Km0 potete cambiare anche la filiera dell’economia. In massa si può fare. Siamo massa?

TAV o Agrigento-Caltanissetta?

Quando Conte dice che la Agrigento Caltanissetta è più strategica della TAV la risposta non può essere una risata. Certo che sul corridoio della erroneamente definita Torino Lione ci passa più PIL che sulla Caltanissetta-Agrigento (l’acqua calda!), ma dimenticare e negare il gap infrastrutturale del sud d’Italia sarebbe da scemi. Conte lo dice apposta, probabilmente imboccato dalla strategia pro Sud del M5S in vista della crisi di governo. Quel gap è ciò che alimenta la sussidiarietà, quello che alimenta la disoccupazione, la fuga delle panze e dei cervelli, la criminalità che in quel bacino di disperazione prolifera allegro. La risposta del mio “partito ideale” è: la TAV è importante e altrettanto è importante mettere in piedi investimenti per colmare il gap di strade e ferrovie che c’è da Salerno in giù. L’Italia avrebbe la più grande occasione “sovranista” (provocazione, no polemiche grazie) di sviluppo in quel piano di infrastrutture.

Due parole su ecotassa ed ecoincentivi sull’auto.

Dal 1 marzo sono partiti ecoincentivi ed ecotassa sulle vetture che verranno immatricolate a partire da quella data.
Alcune cose importanti da sapere nella confusione delle dichiarazioni da “tifo”.
Gli ecoincentivi vanno su un mercato che nel 2018 è stato pari allo 0,5%. Praticamente nulla perché il livello di CO2 fissato per ottenere l’ecoincentivo è veramente basso e le vetture con così poca CO2 sono molto costose. Vedremo che effetto avrà ma capite bene dai numeri che anche se raddoppiasse farebbe un baffo alla qualità dell’aria.
L’ecotassa colpisce solo il 2,9% del mercato. Non fa molto male a nessun marchio e sbaglia qualcuno del PD a dire che è un attacco a FCA, è un attacco alla CO2 e anche se alcune versioni di alcuni modelli di FCA sono colpiti parliamo di vetture 4×4 o con cambio automatico, dello stesso modello ci sono versioni senza ecotassa e più economiche. Quindi è falso che l’ecotasa colpisce i poveri.
La verità è che questo intervento NON ha alcun effetto e
1) aiuta i ricchi che già si compravano un’elettrica (anche se c’è tetto a 50k).
2) non fa alcun effetto sui ricchi che si compravano autoinquinanti e potenti perché se ti compri un SUV da 70k, non cambi idea per 2mila euro.
3) per il 97% delle auto vendute NON cambia nulla.
 
Cosa andrebbe fatto e cosa l’opposizione dovrebbe chiedere?
Una vera politica per abbassare la CO2 e le emissioni di particolato doveva essere una politica di rottamazione per fare sostituite euro 0, 1,2,3 e 4 con un euro 6. In questo modo avremmo davvero aiutato a pulire l’aria e fatto bene al comparto auto che pesa almeno il 11.1% del PIL italiano (fonte Osservatorio Autopromotec su dati ACI, ISTAT, Unrae, Ministero dei Trasporti, Ministero dello Sviluppo, Economico, Aiscat e Ania).
Inoltre andrebbe armonizzata la normativa governativa con quella dei comuni (impossibile capire cosa fare a Roma per esempio con la Raggi che blocca pure i diesel euro 6!).
In ultimo giusto per fare capire come la penso: le città vanno decongestionate dal traffico. Questo non si fa punendo o con le domeniche ecologiche, ma potenziando il trasporto pubblico. Alla fine l’unica città che ci sta veramente provando con una pianificazione coraggiosa (con qualche piccola pecca) è Milano. Buon we.

“A me che me ne viene?” appunti per un manifesto per l’Italia.

I fatti che di recente hanno coinvolto politici di alto livello su lavoro nero (ma penso anche a quando si è insediato Fico e alla persona che li “aiutava” in famiglia) invece che trovarci a tifare per le manette da una parte o dall’altra dovrebbe farci riflettere e molto. Che in Italia il “nero” sia pratica diffusa anche tra le persone che si considerano “oneste” deve farci fare una riflessione seria su come farlo emergere. Noi abbiamo una signora che viene una volta alla settimana che abbiamo “assunto” e a cui paghiamo contributi, tredicesima e ovviamente le ferie. Idem mia madre che ha bisogno di assistenza continua e la cui badante abbiamo assunto con il contratto scaricato dal sito della CGIL e abbiamo compilato con lei nelle parti da concordare (riposo, ferie, ecc). Per info collettiva: esistono delle meravigliose tabelle concordate coi sindacati che tutelano il lavoratore MA anche il datore di lavoro!
Ma tutti sappiamo quanto a volte anche un datore di lavoro “domestico” fa fatica a regolarizzare il collaboratore domestico perché “ho già abbastanza contributi”, “preferisco così perché se no mio marito perde disoccupazione” e via discorrendo. Il lavoro domestico e le figure delle badanti sono ormai una professione diffusissima e se è vero che al centro e al nord sono mestieri di “stranieri”, al sud sono mestieri ancora di “italiani”. Come mai nessun giornalista fa un’inchiesta su questi temi? Andate su subito.it a vedere quanta domanda e offerta di lavoro c’è su questo tema con tariffe da fame. E quando leggo queste notizie , mi sento male perché capisco che questo governo tra quota 100, reddito di cittadinanza e cancellazione di norme che tendono all’emersione sta accarezzando la pancia più malata del paese…ma attenzione: quella pancia è molto diffusa. Non è popolo contro élite qui…questo fenomeno è quasi genetico in questo paese tanto che ogni volta che discuti con un professionista sul tema “fattura” ti senti un cretino e a volte ti dici: ma chi me lo fa fare di farmi fare la fattura e di pagare di più? Cosa me ne viene. Ecco…cosa ve ne viene. Stiamo discutendo dell’autonomia regionale. In Sicilia se il lavoro nero emergesse farebbe entrare soldi nelle casse dello stato. Quello stato che dovrebbe garantire la sanità allo stesso livello di quella del Veneto (e non lo è, fidatevi, manco lontanamente e le ho provate entrambe). E direte voi: ma se pago le tasse i politici, i miei soldi, se li rubano. Non mi tornano. E qui veniamo al dunque. Qualsiasi contratto tra un partito e il paese non potrà mai più prescindere da un rapporto di fiducia reciproca: paga le tasse, pagale tutte così ne pagherei di meno e io ti toglierò i bonus, ma ti darò asili, ed ospedali, e scuole, e servizi per gli anziani, e analisi diagnostiche fatte bene e pagate dal sistema sanitario nazionale. Questo è l’unico manifesto politico che può riportare a votare il 50% che non sta andando a votare. Il vero partito di massa del Paese, quelli che non ci credono più. E, verrebbe da dire, come dargli torto, visto che si parla di tutto, tranne che di questo. Buona serata.