La noiosa Eleganza del Riccio e di altri libri


Non me ne vorranno le donne a me care, ma abbandono definitivamente L’eleganza del Riccio. L’effetto è il vuoto, riempito nella notte con il lancio contro la prima parete. Snervante se ci penso e soprattutto soporifero quando lo leggo…da quando ce l’ho sul comodino non riesco a leggerne più di due pagine di seguito che per me che i libri li divoro…Frasi come […] un solitario e infinito monologo della coscienza con sé stessa, un autismo duro e puro che nessun vero gatto andrà mai a importunare […] mi fanno così rabbia per il loro non senso barocco (elegante?)…Leggere di questi due ricci sociali, una ricca adolescente annoiata superdotata (ma vai a giocare!) e una portinaia intellettuale nascosta dietro due pantofole strascicate, due individue pipponiche che discettano una sulle regole del rugby e l’altra sul sublime kantiano è troppo anche per la mia tardiva crisi adolescenziale di ritorno (che è come l’analfabetismo, vedi post sulla punteggiatura!). E poi che palle con il relativismo eracliteo (i punti di vista) contro l’onotologia parmenidea, quando descrive ciò che vedete del gatto e ciò che in realtà il gatto è anche sotto sopra e dietro dove i vostri occhi non arrivano, esercizietto di sofismo spiccio…insomma, se avete fatto il classico e avete avuto un professore di filosofia decente è stato tutto già detto, scritto, sviscerato. Sarà poi che i ricci mi stanno antipatici per posizione, che non sono elegante, che preferisco le zampe goffe e ingenue di un labrador o la puzza sarcastica di una puzzola impertinente. Meglio la Goffaggine del Labrador o la Cafonaggine della Puzzola. Ma L’Eleganza del Riccio, proprio, no.Qualcuno di voi sa dirmi un motivo per proseguirne la lettura? Oltre a quello di evitare l’uso di sonniferi per addormentarmi?

Direte: vabbé questa Muriel Barbery ha avuto successo e tu stai rosicando. Ma neanche per idea e adesso vi faccio l’elenco breve (breve nel senso che ometterò alcuni libri) dei libri letti negli ultimi tre mesi:

1) La solitudine dei Numeri Primi, di Paolo Giordano. Finale realistico (lo ammetto dopo agguerrita discussione), ma non il modo in cui ci arriva. Parlando con esperti: la storia di due psicotici (?) uno per senso di colpa e l’altra per rabbia raccontata molto, ma molto bene. Anche se troppa cattiveria ovunque, alla fine tutta questa negatività è come un Harmony al contrario. No? Troppo facile. E ad Ammaniti (lui sì uno dei migliori scrittori italiani viventi), comunque, riesce meglio. Immeritato il Premio Strega (di cui Ammaniti era giurato, guarda caso), ma bello, davvero. Non lo sto stroncando, anche se ammetto che mi ha lasciato alla fine l’amaro in bocca.

2) Scritto sul Corpo, di Jeanette Winterson. Una storia d’amore, di una follia, del sentirsi vivi, di scriverselo addosso. Dell’accontentarsi o del cercare continuamente. Delle pantofole o della neve. Bello. Forte. Intenso. Divorato.

3) Highsmith, di Marijane Meaker. E già titolo e autrice la dicono lunga. Altra storia d’amore, insopportabile la Highsmith, ma come non innamorarsi di questa scrittrice pazza ed egoista in una Nwe York anni 50 che sembra più avanti di una Roma anni 2010.

4) Chesil Beach di Ian Mc Ewan. Un  matrimonio che finisce prima di consumarsi, infranto contro i pregiudizi e le paure e le resistenze sociali. Amaro. Ma vero. Ian McEwan è quello di Espiazione per intenderci.

5) Ali di Babbo, di Milena Angus. Ci riprova dopo Mal di Pietre, ma non ci riesce. Capita.

6) Durante , di Andrea De Carlo. Che stavolta ci riprova (sarà ormai il settimo ottavo tentativo…io continuo a dargli fiducia per affetto) e stavolta ci si riavvicina. Come non osservare questo Durante, con il suo cappello, che scardina ogni regola, distrugge gli equilibri, sfascia quello che era già sfasciato, insegna a vivere davvero e non per finta, non in superficie. Anche se c’è sempre una nota di distacco, un pò di autoreferenzialità dell’autore. Senti chi parla, eh?

7) Tutta colpa del 68, di Elfo. Spiacente, stroncato. E’ un fumetto, non si capisce un cazzo, sembra scritto per l’autore e i quattro amici suoi, riferimenti a vite a cose a parole che se non sei amico intimo di quei ricordi, non sai da dove viene la storia e dove andrà a finire.

8 ) Ma il libro per cui ho scritto questo post, il vero capolavoro del 2008 è la Moto di Scanderberg, di Carmine Abate, edizioni Mondadori, 2008. Questo libro sì, che meritava lo Strega. La Solititudine dei Numeri Primi è bello, ma non è lo specchio della nostra generazione, chi lo ha scritto non capisce un cazzo dei trentenni italiani, li fossilizza in un problematico esistenziale autodanneggiamento. La descrizione di una nicchia, non certo di una generazione. Ne La Moto di Scanderberg c’è l’odore della nostra giovinezza. C’è l’odore della terra del sud e dell’umido di Colonia, dell’emigrazione di seconda generazione, persino l’odore dell’orgasmo e della follia dell’amore, del suo egoismo, del suo essere assurdo e irrazionale e senza senso. E’ un libro polveroso e materno, estivo e di succo di pomodoro, quello buono e di vino rosso imbottigliato con una goccia di olio sopra. Impregnato di dubbi e di voglia di crescere e di restare bambini insieme. Ha il dolore della noia, della dipendenza dalle cose e dalle persone e del non sapere che fare della propria vita. Responsabilità e radici. Futuro e passato. Poetico. Se vi piace Erri De Luca, Carmine Abbate ne é un allievo di quelli che superano i maestri.

p.s. E’ uscito il nuovo libro di Fred Vargas, Mario me lo ha comprato stasera, e io per ringraziarlo gli porto la moto di Scanderberg.

 

 

  

20 pensieri riguardo “La noiosa Eleganza del Riccio e di altri libri

  1. Solo per essere precisi: Scanderbeg (eroe albanese) scritto 10 volte con la R e meno male che ti sei letta il libro: si scrive senza la R… e fate un po’ di attenzione…e che cazzo…

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  2. comunque “l’eleganza del riccio” giace sul mio comodino letto a metà da mesi…
    per il resto consiglio “il dilemma dell’onnivoro” di michael pollan, e una tua maggiore frequentazione di anobii (evvai di recensioni e discussioni librarie)! 😀

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  3. Il libro della Maeker è davvero un omaggio grande alla Highsmith, riesce a restituirla viva, vera, con le sue contraddizioni, i suoi limiti, la sua generosa vitalità. Inoltre ha una ottima capacità di ritrarre quell’epoca, anche gli ambienti, le città, le persone, i locali, tutto molto ben reso.

    Per scritto sul corpo: oltre a contenere 2 cose bellissime, il desiderio riletto in chiave culinaria e la passione in chiave anatomica, con quella bellissima dissezione del corpo, un elogio alla traduzione è d’obbligo

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  4. sono arrivata al tuo blog cercando su google Milena Angus.
    Ho trovato L’eleganza del riccio piatto, una scrittura autocelebratica degna del miglior Baricco.
    La solitudine dei numeri primi l’ho trovato pretenzioso e un po’ sconclusionato.
    A rileggerti.

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  5. L’eleganza del riccio.
    Io invece lo sto leggendo or ora, dopo esser passato sotto THE-MUM, e lo strovo molto carino, piacevole, ben fatto e anche divertente.

    …ma si sa, io non sono uno che scrive….

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  6. con mooolto ritardo, solo per trovarmi pienamente d’accordo con cri: l’eleganza del riccio e’ una cagata pazzesca! (e per reazione m’e’ scappata anche la citazione dotta, qua…)

    ‘Nofriaus

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  7. Appartiene alla saggezza Cinese la norma secondo cui “chi giudica senza competenza genera sciagura”. Ora, non conosco l’autore di questa “critica-giocattolo all’Opera “L’eleganza del riccio” di M. Barbery e tuttavia non posso astenermi dal sottolineare il mio personale sdegno. La credenza diffusa che i meccanismi letterari possano essere compresi e penetrati da chiunque è un frammento della presunzione che domina il nostro presente. E’ chiaro invece che il giudizio, in ogni ambito dello scibile umano, premette una profonda conoscenza di ciò che si giudica. Non intendo essere offensivo ma sembra evidente il fatto che chi scrive non detiene una sufficiente competenza in materia. Se consideriamo la Letteratura una Scienza definita da caratteri obiettivi e precisi (quale essa è) allora “L’eleganza del riccio” è chiaramente e razionalmente un’opera essenzialmente ben scritta. Il fatto che possa piacere o meno è questione relativa al gusto personale. E il Bello o il Brutto, si sa, competono alla sfera del gusto personale, sempre e assolutamente relativo. Vero è che ognuno è libero di di dire ciò che più crede purché sappia saggiamente accettare il peso delle proprie responsabilità e di che umilmente dissente.
    Salve

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  8. Beh abbiamo solo detto che a noi non piace, ma se vuoi siamo in grado di entrare nel dettaglio…è chiaro che quando si dà un giudizio si esprime un parere personale sull’opera, non sulle persone a cui quell’opera piace o non piace…che è quello che stai facendo tu ora. A partire dal tuo ragionamento, tirandolo per i capelli, potremmo dire che anche gli Harmony sono cultura (e non è detto che non sia così) e che, non so, anche certa tv spazzatura….no?

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  9. Completamente d’accordo su L’Eleganza del Riccio. Pretenzioso, barocco, autocelebrativo. Un bignamino tristo tristo di filosofia. L’Holden Caulfield l’avrebbe definito “fasullo”. Il che gli calza a pennello.
    Completamente d’accordo anche su “Scritto sul corpo” e “Highsmith” (anche se non mi ha fatto trovare Patricia così odiosa. MJ, piuttosto, all’inizio è di una gelosia terrificante..). Gli altri citati, invece, non li ho letti…

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  10. Io invece ti consiglio di finirlo l’Eleganza del Riccio. Le prime pagine sono faticose, lo ammetto, ma c’è un punto in cui si passa da quella (fastidiosa?) prospettiva intellettuale elitaria all’Umanità e, ti assicuro, merita.

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