Rifiuti a Roma: invece del ping pong istituzionale imparare dal Modello Olandese.

15 maggio 2017 § 1 Commento

La discussione sulle competenze dei rifiuti tra il comune di Roma e la Regione Lazio in realta’ e’ una follia e trasmette il messaggio populista che il rifiuto sia da considerarsi un problema perche’ cosi’ vuole la vulgata e siccome siamo rassegnati a non volere trattare i cittadini come essere pensanti, si va tutti avanti in quella direzione.
Eppure basterebbe studiare, anche solo quello che la nostra ambasciata in Olanda scriveva nel 2016 sul ciclo dei rifiuti olandesi, citando non solo il principio di economia circolare ma soprattutto gli impianti di produzione dell’energia che possono essere alimentati dai rifiuti. Invece di cercare discariche a Roma dobbiamo avere il coraggio di dire che aumentando la differenziata costruendo un impianto di produzione dell’energia da rifiuti, si potrebbe sanare il debito e nel tempo abbassare le tasse. Invece continuiamo a parlare di oggi. Purtroppo la discussione sull’ “oggi” e’ tipicamente italiana. Il consenso oggi. Il comunicato stampa oggi. la rielezione oggi. Invece del futuro di tutti noi.
Annunci

Bill Gates e i tassisti

21 febbraio 2017 § 1 Commento

Il tema dei tassisti e’ un tema vero. Come quello dei giornali di carta con il web. Come quello dei PC sulle macchine da scrivere e quello dei cavalli sulle macchine. Come quello posto recentemente da Bill Gates sulla tassazione dei robot che stanno diminuendo l’esigenza di manodopera in alcuni settori. No, non sto facendo ironia. Ogni volta che progrediamo piccolo o grande che sia il progresso comporta un cambiamento che ha impatti positivi su qualcuno e negativi su altri. La politica deve trovare soluzioni. Capire come sanare quella faglia che si apre tra il passato e il futuro. Poi siamo tutti bravi a schierarci, qualcuno lo fa anche incoscientemente come la sindaca Raggi che e’ stata incapace di capire chi nella sua citta’ sta mettendo a ferro e fuoco il centro (fascisti della peggiore specie che strumentalizzano la protesta). Io non voglio schierarmi a favore di Uber o dei tassisti. Dico che dobbiamo trovare una soluzione per accompagnare un cambiamento che comunque sara’ inarrestabile ma non possiamo fottercene (scusate il termine) dei tassisti.

Roma, Torino, Napoli e quella piccola parte di noi che dice che in fondo va bene cosi’.

22 giugno 2016 § 10 commenti

Torino. Dopo due aerei con problemi tecnici il terzo era buono e siamo atterrati a Torino con 3 ore di ritardo. IL tassista mi ha invitato a mangiare la pizza con lui e altri tassisti (ho declinato solo per stanchezza) dopo una bella discussione su Torino andata piu’ o meno cosi’:
“Che ne dicono i tassisti della vittoria di Chiara Appendino?”
“Siamo contenti.”
“Ah, proprio cosi’?”
“Ho cinquanta anni e da che mi ricordo Torino e’ sempre stata amministrata dalla sinistra, era ora di cambiare.”
Mi prodigo in grandi complimenti sul fatto che Torino e’ una delle citta’ piu’ avanzate d’Italia in termini di servizi.
“Si’, lo so ma ci voleva un cambiamento e Fassino non lo era.”
Io silenzio. Lui continua: “Poi questa cosa della nomina di Profumo cosi’, all’ultimo.”
“uhm..si'”.
Ora sono davanti ad un’insalata in albergo e ricevo un sms da una delle mie ex il cui cognato e’ diventato sindaco in Emilia Romagna. E’ una brava persona, probabilmente l’avrei votato anche io. Metto insieme i pensieri di questi ultimi mesi, il dolore per come sono andate le cose a Roma, lo schifo che ho visto a Napoli che in confronto l’arroganza dell’ego smisurato di De Magistris era nulla, e provo a dirlo in modo chiaro come sono abituata: forse questa e’ un’opportunita’.
E’ un’opportunita’ per noi per capire che forse a sinistra dobbiamo promuovere il merito e non la fedelta’ (mi sembra di averlo gia’ detto in altri tempi, ehm) alla politica in termini di professione (se ci sono candidati che portano tante preferenze non e’ detto che facciano bene all’immagine del partito, finalmente il M5S ci ha dato questa lezione, portando candidati sconosciuti con poche preferenze, forti del “brand” del loro partito, scusate io lo chiamo cosi’, quindi possiamo asfaltare i baroni delle preferenze e prendere con questa mossa 20% in piu’ del nostro 20% che resiste, fidatevi).
E’ un’opportunita’ a Roma (e quanti di noi lo hanno pensato per mesi, anche facendo campagna elettorale senza risparmio, prendendosi anche dei vaffa e se noi lo abbiamo anche solo pensato, noi che siamo quelli border line, quanti elettori lo avranno “fatto” nell’urna) perche’ volenti o nolenti la Raggi continuera’ lo smantellamento dei vecchi poteri romani iniziato da Marino (il che e’ un bene, poi bisogna vedere cosa sa fare ovviamente una volta scardinato il vecchio sistema, ma io non saro’ mai dalla parte di chi cerchera’ di affossarla coi dossier e la foto dei maiali nella monnezza sul NYT, che si sappia).
E’ un’opportunita’ perche’ finalmente i ragazzi del M5S non potranno piu’ fare solo opposizione, ma dovranno confrontarsi con la gente e il consenso (un po’ lo stesso che accade al PD di Renzi passato da rottamatore a premier). Un’opportunita’ per capire, per molti matusalemme della politica (con tutto il rispetto non e’ un’offesa, ma impariamo dai paesi anglossassoni per favore, non puoi stare tutta la vita a vivere di politica, puoi farla, ma non camparci, non e’ sano) che anche basta.
p.s. su Fassino lo avevo detto nel 2010, quando la Leopolda si chiamava Prossima Fermata Italia e molti erano su un altro carro (purtroppo ora sono sul carro sbagliato…)
Suggerirei a Fassino molta autocritica sulla sua sconfitta, non andrei a cercarla fuori. A Napoli, Torino e Roma abbiamo perso perche’ non siamo stati all’altezza della citta’. Non sappiamo se gli altri lo saranno, ma i cittadini hanno deciso che noi non lo eravamo piu’. Forse abbiamo isolato i pezzi buoni in queste citta’? Come mai a Milano non ho sentito di isolamenti e abbiamo vinto e a Roma, Napoli e Torino non conto piu’ pezzi di gente del PD incazzata con il PD? Altrove dove eravamo alternativa o speranza, non c’e’ stato spazio per loro. Questa decisione va rispettata.
Questo significa che dove lasciamo spazio, la rabbia cresce. Lasciare spazio significa cacciare le persone.
Un esempio: mi hanno raccontato che qualche giorno fa in un Comitato del Si’ a Roma c’erano un paio di vecchissime conoscenze della politica romana in prima fila, chi li ha visti e’ scappato a gambe levate. Ecco eviterei di dire che i comitati del si’ saranno il nuovo partito. No, non lo sarete, quindi e’ inutile che vi affannate perche’ non avete nulla da fare nella vita e organizzate comitati del si’ in cerca di uno strapuntino…mi immagino le liste dell’Italicum con voi. Sai la corsa a votare M5S.
Mettiamoli in mano ai giovani i comitati del si’, delle casalinghe, degli studenti, di chi ha un lavoro (qualsiasi), ma vi si dedichera’ perche’ crede nella governabilita’ del Paese e non in cerca di uno strapuntino.
My two cents.

Il tema non e’ olimpiadi si’ o no, il tema e’ olimpiadi come.

15 giugno 2016 § 3 commenti

Questa manfrina dei partiti cattivi l’abbiamo già’ sentita. L’abbiamo sentita con la Lega, con l’IDV, con il Partito Fascista. Il problema erano sempre le sigle altrui e non la regolamentazione valida per tutti. Quello che più’ mi fa paura del M5S e’ questa operazione di marketing per cui i partiti sono i cattivi e loro sono i cittadini bravi. Non e’ vero. Dove governano hanno gli stessi problemi di governabilità’ di sistemi complessi o di onesta’. Questo non significa affatto che il PD sia meglio del M5S o il contrario. Significa che il tema politico della capacita’ di governare e’ un tema che coinvolge tutti.
Pd e M5S e altri.
Non c’e’ nessuna superiorità’ di nessuno rispetto a nessun altro. Per questo al ballottaggio non si deve votare pensando al “brand”, ma pensando alle persone. Mi fa paura una Virginia Raggi che non ha opinioni e vuole sottoporre tutto a referendum. Io non voglio che le olimpiadi diventino carne per fare mangiare palazzinari romani e affini. Certo che sono preoccupata.
Ma voglio che le olimpiadi romane siano come quelle di Torino. Siano come l’expo a Milano. Concordo che la classe dirigente romana non e’ all’altezza, ma se fossi un candidato sindaco combatterei per dare a Roma le stesse opportunità’ di crescita e sviluppo che ha avuto Torino con le Olimpiadi invernali. Il tema non e’ olimpiadi si’ o no, il tema e’ olimpiadi come e questo non e’ un tema da referendum, e’ un tema politico.
My two cents.

Non mischiamo Alemanno con Marino.

12 giugno 2016 § 26 commenti

Da Amsterdam non riusciamo a seguire Rai 3 ma stiamo seguendo la diretta twitter. Mi sembra che Giachetti se la stia cavando bene. Qualche suggerimento ai pasdaran (deputati o hooligan di altro genere): a Roma abbiamo fatto una cazzata con Marino. Una di quella cose di cui possiamo serenamente (e’ il mio caso) vergognarci e per quanto mi riguarda ho fatto di tutto perche’ si trovasse un’altra soluzione che non fosse tornare a votare.

Questo non significa che Marino non avesse limiti o che oggi sia guidato molto solo dal livore. Ma questo non c’entra nulla con Giachetti. Non mischiamo Alemanno con Marino. Non fatelo. Anche perche’ il 95% della squadra di Marino e’ candidata ai ballottaggi nei municipi. Abbiamo fatto una cazzata, lo ripeto non sia mai non sia chiaro, ora dobbiamo pensare al futuro e per quanto mi riguarda Giachetti puo’ restituire a Roma dignita’ e visione anche continuando molte delle cose messe in pista dalla squadra di Marino. La Raggi no. Ma non perche’ e’ del M5S, semplicemente perche’ non ha le idee chiare e in 3 anni da consigliere ha solo lavorato contro il PD e Marino e non per la citta’. Quindi fara’ lo stesso. Trasformera’ il suo mandato in una rivendicazione continua contro Regione e Governo. Roma adesso ha bisogno di una rivoluzione in termini di serenita’, i romani sono incazzati (piu’ dei napoletani se volete saperlo) e non lo sono per colpa di Marino o di Renzi lo sono per anni di abbandono e di promesse e di superficialita’ e di trucco pesante sui veri guai della citta’. Questo e’ quello che penso. E mi auguro che Giachetti vinca e possa riappacificare il nostro popolo a Roma. My two cents.

Napoli vs Roma

17 marzo 2016 § 2 commenti

Roma avrebbe bisogno di una stagione. Ne discutevo oggi a parte invertite con una napoletana famosa che vive a Roma. Ci confrontavamo sull’era che sta vivendo Roma rispetto a Napoli, un gioco di specchi contrapposti a soli 200km di distanza, solo un’ora di alta velocità ferroviaria, quasi una metropolitana del III millenio. Roma è difficile. E’ complicata, è una città piena di “no”, piena di bastoni ficcati nelle ruote degli sconosciuti e di scale immediate per chi, invece, frequenta salotti, palazzi, Chiese. Roma è la città del “chi conosci”.
 
Napoli è la città del “in qualche modo faremo”, spazi infiniti e lo so che chi non abita qui non riesce a crederci. Napoli è la città del “cosa sai fare” come dovrebbe essere qualsiasi luogo d’Italia.
 
Ieri mi è capitato nello stesso giorno per lavoro di visitare il carcere di Nisida, un carcere minorile dove è nato un laboratorio di pasticceria (vi metto qui il link, così se vi serve una colomba per Pasqua la ordinate da loro) e una cantina piccolissima che fa del vino buonissimo alle pendici del Vesuvio. Napoli offre aria continuamente, apre strade, nell’anarchia spesso abusata da un crimine selvaggio, si spalancano le porte del merito che a Roma non esistono neppure.
 
Sto riflettendo su questa differenza abissale con la nostalgia della lontananza dalla mia città e la sorpresa continua per la città che mi ospita. C’è molta storia antica in questo modo diverso di essere e in questo momento persino la frammentazione politica di Roma racconta un’era che sembra non poter diventare stagione condivisa. Ecco io credo che a Roma serva qualcosa di miracoloso, di potentemente anarchico, una specie di esplosione entusiasta che contamini il modo di stare insieme, di stare nel traffico, di andare al lavoro, di vivere la sera e il tempo libero. Serve una quantità di amore colossale difficile da scovare nella melma in cui è precipitata la Capitale. Scusate il post scomposto, forse poco politico, ma avevo un morso in gola e lo dovevo dire. Non basterà un sindaco. Non basterà un partito. Serve un abbraccio immenso.
 

Due sassolini (per la minoranza PD)

7 marzo 2016 § 8 commenti

Io non capisco la cosiddetta minoranza PD. Cosa c’entra il doppio incarico di Renzi con la scarsa affluenza a Roma? Quindi a Napoli e altrove invece il doppio incarico ha funzionato? Roma è un discorso a parte di cui è più responsabile la minoranza PD passando anche per Fassina dell’ultimo renziano in Val D’Aosta. Come la storia di Verdini che vota la fiducia per le unioni civili. E se la legge la votavamo con il M5S? Siamo seri. Parliamo di cose serie. Parliamo tutti insieme di come si può vincere a Roma, dei passi da fare, dell’umiltà da mettere in campo (tutti, perchè se non siamo tutti è un casino). Forza.

Dove sono?

Stai esplorando gli archivi per la categoria roma su NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: