Primarie del PD, diario di viaggio. #2

24 giugno 2012 § 32 commenti


Ieri Fabio Chiusi (che vede in Renzi una specie di Bonolis-conduttore) ed oggi Gotor (biografo di Bersani sparato democraticamente in prima pagina di Repubblica) sono intervenuti sul modello comunicativo di Matteo Renzi.

A parte che secondo me Gotor ha letto Fabio Chiusi (almeno sulla parte della comunicazione e grazie ad Arianna Ciccone per avermi invitato ad aggiungere un “secondo me”), in ogni caso ci sono delle cose giuste nelle critiche che vengono sollevate a Renzi: troppo show rischia di distogliere l’attenzione dai contenuti e rischia di berlusconizzare così tanto la forma da infettare anche la sostanza.

Gotor ha ragione sul fatto che Renzi appare troppo anti-PD.

Ma non si domanda perché il PD è da sempre anti-Renzi.

Peccato, inoltre, non riuscire a vedere la trave nel modello comunicativo bersaniano, modello che io trovo totalmente fallimentare da sempre. Oppure diamo per scontato che non sappia comunicare? E troviamo giusto il non sapere comunicare? Attenzione: comunicare non è fare una bella e costosa campagna pubblicitaria. Comunicare è riuscire a raccontare cosa siamo davvero, cosa vogliamo, con maniacale coerenza e testardaggine. E’ riuscire a valorizzare tutto il PD e non solo i pezzi comodi. La comunicazione è una roba legata al prodotto. Il marketing, per chi non lo sapesse, è anche “costruire” il prodotto e fare in modo che la comunicazione abbia il giusto e corretto mandato per comunicare il prodotto. Applicato in politica: se abbiamo delle idee giuste dobbiamo comunicarle in modo coerente. Per dirne una a me cara: è inutile parlare di rifiuti e fare manifesti abusivi. E’ una forma di menzogna politica.

In ogni caso, alcune cose divengono chiare.

1) Bersani dovrà comunque rispondere ad una richiesta di rinnovamento e già pare che le deroghe al secondo mandato saranno solo 30 (che già sono troppe)

2) che lo scontro sarà durissimo e speriamo che il PD sopravviva (sempre pensando che se il PD non sopravvive il Paese ne avrebbe da soffrire, secondo me)

3) che Renzi fa paura e persino Gotor perde di lucidità quando dice che Renzi sta aspettando per capire se le regole possono farlo vincere. Più che altro sta aspettando di capire se può partecipare alle primarie senza essere espulso dal PD.

4) che Franceschini non ha ancora deciso con chi schierarsi

5) che una cosa importante nella scelta sarà anche chi andrà con chi. Nel senso che non è solo Renzi vs Bersani, ma sarà quelli con Bersani vs quelli con Renzi. Uno dei motivi per cui molti di noi sono in attesa, è questo.

Come dico da sempre le differenze le vedremo prevalentemente sulla questione lavoro e sulla questione diritti (ci saranno anche altre differenze ma è su questi due temi che ci giocheremo l’enfasi, la passione, la rabbia, il desiderio di vittoria).  Sperando che non diventi uno scontro tra gay e famiglia tradizionale o tra Fiom e Marchionne. Il PD era quello che doveva stare al di sopra e rappresentare tutti, facendo lo sforzo sovrumano di non cascare nelle vecchie logiche. Il Paese ha bisogno della Fiat? Forse no. Forse la politica potrebbe trasformarla e andare oltre. Il Paese deve restare schiavo della Chiesa? Forse ne può rielaborare il rapporto. L’importante è non inseguire il tesserato Fiom o l’imprenditore in cerca di mercati selvaggi. Oggi una giovane architetta a 300€ al mese era felice per avere avuto una proposta di contratto a tempo determinato ad 800€ al mese per due anni. Meno di quanto guadagna un operaio Fiat. Quanti sono gli operai della Fiat di cui parliamo da mesi? Quanti sono i giovani come Elisa (il nome è di fantasia)? A questo dobbiamo rispondere.

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§ 32 risposte a Primarie del PD, diario di viaggio. #2

  • antonella ha detto:

    Attenzione però che la logica di ‘quanti sono questi e quanto sono quelli?’ è la stessa che viene usata per glissare sui diritti civili delle persone omosessuali. Non mi sembra giusto nè corretto contrapporre i diritti degli operai Fiat a quelli dei giovani precari, così come fanno quelli che contrappongono i diritti della famiglia etero ai diritti civili dei gay. Se un programma politico si basa su questo aut-aut non è giusto. Punto. (e non è vero che nei media si parla più degli operai Fiat che dei giovani precari, se è questo il senso del tuo ‘di cui parliamo da mesi’ )

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    • calicata ha detto:

      è un po’ diverso….non ci sono barricate e molotov per i gay o le famiglie e lì si parla di diritti e incappiamo nella religione…là si parla di modello economico che è cambiato e nessuno se ne accorge.

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      • antonella ha detto:

        No, le barricate e le molotov non capisco cosa c’entrano, e finora non li ho visti nemmeno per gli operai Fiat. E se volessi seguire questo tuo pensiero dicotomico tra diritti/modello economico, ti direi che ci sono ovviamente anche i diritti dei lavoratori, e quindi? Quando si parla di modelli economici non si parla anche di questo? En passant, mi sembra un po’ presuntuoso e qualunquista dire che il modello economico è cambiato e nessuno se ne è accorto. Ma davvero lo pensi? Guarda che messa così è proprio una Grillata.

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        • calicata ha detto:

          Sono cambiate le relazioni del lavoro…e non sono camboiati i modi per tutelarle. Purtroppo questo e’ un problema. No?

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        • antonella ha detto:

          Infatti. Cosí come sono cambiate le relazioni familiari rispetto al modello eterosessuale e non sono cambiati i modi per tutelarle. E questo è un problema. Ma non per questo dico che bisogna togliere i diritti delle famiglie etero. Il territorio dei diritti è ampio. Vogliamo allargarlo o vogliamo restringerlo?

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      • Simone ha detto:

        Nella religione??? Vedi che te di laicita’ non capisci proprio nulla! Il matrimonio CIVILE cosa ha a che fare con al religione!! Poi ti arrabbi se D’Alema dice che non si devo fara rrabbiarei cattolici! Sei dalemiana nell´anima non c’e’ verso

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  • luigia.panarello ha detto:

    Ci sta tutto…ma una cosa va detta chiara,da cittadina votante,che oggi sconta l’esperienza di venti anni con un one man show al governo non scelto ma patito a caro prezzo…basta con questi paini che se la suonano e se la ballano, cantando per un pubblico enfatico e plaudente su musica scadente e dozzinale, frutto nemmeno di plagio ma di copia-incolla. Preferisco,se proprio si deve restare sullo spettacolare,un one man band di talento sotto la galleria della metropolitana:fa più servizio sociale lui tenendo compagnia ai lavoratori che vanno e vengono dalla propria vita che sti tarpani con la faccia di tolla folgorata da un sorriso a paresi,falso come un ghigno da mascherone di baccanale.

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  • Jacopo Bombarda ha detto:

    scrivo anche su questo post, già che ci sono. condivido al 1000 % le argomentazioni di antonella: soprattutto quando dice che non bisogna farne una questione di numeri (“quanti sono?”) perchè altrimenti sarebbero proprio le battaglie che conduci tu, con passione e lucidità, le prime a essere dimenticate; quanti sono, in italia, gli omosessuali, rispetto agli etero? quanti sono, all’interno del pd, quelli disposti a lottare veramente per i diritti civili? e quanti invece, almeno nei posti di comando, quelli che, brutale ma vero, prendono ordini dalle gerarchie ecclesiastiche? e allora è questo un buon motivo per non fare niente? io credo di no. oltre al fatto, come ho già detto, che difendere i diritti del’operaio fiom non significa certo schifare i diritti del giovane precario; anzi, non può esserci l’una cosa senza l’altra, stiamo parlando di situazioni quasi identiche, economicamente e anche dal punto di vista emotivo; essendo un giovane laureando, più di uno fra i miei amici, alcuni dei quali laureati, oggi è precario, e incazzato come una iena; così come molti amici di mio padre, operai come lui, oggi nuotano nel mare della cassa integrazione, anche loro abbastanza alterati. chi cerca di dividere le due cose, fa un’operazione subdola, intellettualmente disonestissima, politicamente pericolosissima. quello che noi in italia chiamiamo “riformismo”…

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  • calicata ha detto:

    fermatevi e non mischiate i diritti umani con le relazioni lavorative. Uno è un diritto di base…l’altro afferisce alla politica. A meno che non crediate che il socialismo sia l’unica forma corretta…scadendo in una religione politica.

    Non confondete i diritti della persona in quanto tale nell’esercizio delle sue funzioni emotive e sociali con il resto.

    Con questo non voglio dire che il lavoro non è fondamentale per il pieno sviluppo sociale ed emotivo…anzi. Ma quale lavoro? Voi siete sicuri che basta uno stipendio? Io no. Non è bello fare l’operaio nemmeno ben pagati, credetemi. Sto dicendo un’altra cosa….che mentre voi difendete noi metalmeccanici, fuori quel contratto non esiste più per nessuno….stiamo tenendo il punto per una cosa che si sta estinguendo. E più teniamo il punto più si estingue. L’unica soluzione è la rivoluzione, l’espropriazione, la dittatura del proletariato. Non esistono vie di mezzo. Un giorno avremo conservato il mio contratto e nessuno lo avrà più. Fuori la gente si ammazzerà, se ne andrà, ma noi staremo seduti su un pezzo di carta che nessuno potrà più firmare.

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    • Simone ha detto:

      Il diritto al lavoro e´un diritto umano! Veramente pessima! 150 anni di storia della sinistra buttati al macero! Brava!

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      • calicata ha detto:

        Il diritto al lavoro, ma non al sistema intorno. non fraintendere.

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        • Simone ha detto:

          “Sistema intorno” sarebbe un eufemismo pdino per dire diritto alla rappresentanza sindacale , a un orario di lavoro non da schiavi ecc
          Continuate cosi sparite senza speranza …ci sara’ di sicuro di peggio ma il PD se e’ ridotto a far la guerra ai metalmeccanici e´bene sparisca al piu presto…

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        • calicata ha detto:

          No. E’ quella cosa che si chiama sistema e che finche’ non ci sara’ il paradiso in terra con quella roba li’ devi farci i conti. Mentre noi parliamo ci sono disoccupati o precari e persino schiavi. in quest ultimo caso siamo nel campo dell’illegalita’. Negli altri due? Cioe’ come ti poni nell’assenza di lavoro? Come fai ad obbligare qualcuno a creare lavoro? O a non crearlo altrove? Io non ho mai detto che si debba togliere a noi per dare ad altri….o dare meno a noi per dare di più agli altri. Quale e’ la soluzione a parte la rivoluzione e la dittatura del proletariato globale (che anche a livello nazionale affama i popoli…)

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  • Meursault ha detto:

    Concordo completamente con Cristiana.
    E’ un filino anacronistica e un bel po’ macchiata di nostalgia questa difesa del contratto a tempo indeterminato brandito come l’unica realtà applicabile altrimenti si apre il baratro. Il baratro c’è già e con buona grazia degli amici sindacalisti. E visto che la realtà si norma partendo dalla realtà e non auspicando rivoluzioni posticce, mi chiedo: come mai il 9 Aprile alla grande manifestazione dei precari, Ugl, Uil e numerose altre sigle erano assenti? Non ho mai sentito nemmeno particolare enfasi da parte dei sindacati quando Ichino ha giustamente proposto di pagare doverosamente di più il lavoro atipico (visti i rischi) e proporzionalmente meno i dipentendi fissi. Il sindacato che faceva? Tutelava gli interessi degli iscritti perché, parole loro, gli atipici non si iscrivono perché hanno contratti che somigliano a “ricatti”. Ai ricatti la gente disperata cede e le battaglie chi dovrebbe farle le fa solo dopo una firma. Il sindacato tutela i lavoratori già tutelati, più in la non si spinge. Poi un giorno si affronterà anche il discorso delle trattative governo-sindacati sul fattaccio “istruzione” che ha promosso i sindacati al ruolo di agenzie interinali senza nessun consenso da parte dei presunti tutelati. Poco s’è fatto e quel poco pure male. Se si parla si mobilità vera (modello anglosassone) allora si parla di mobilità per tutti. Non si può pretendere di allargare le maglie di un sistema economico che è radicalmente mutato, che ha bisogno di dinamismo e di coraggio con le barricate di chi non vuole e non può cambiare in favore del decoro di tutti. Cerchiamo di non diventare tutti come i tassisti romani. Io ho 30 anni e non ho più tempo, voglia e pazienza di aspettare.

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  • topometallo ha detto:

    Sottoscrivo Jacopo. e con tutto il male che pernso dei sindacati odierni per la millesima volta non riesco a trovare la logica nel “siccome i precari sono ricattati, per difenderli rendiamo ricattabili anche i metalmeccanici”

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  • GP Giampi ha detto:

    ciao Cristiana, sono d’accordo sulla tua analisi, soprattutto sul modello comunicativo.
    se leggi Popolino oggi, spiega anche il perchè di quel modello (che è chiaramente indirizzato ai militanti e non al Paese) con una teoria molto condivisibile.
    ho qualche dubbio sulle questioni lavoro/diritti però.
    Non credo che si possano fare scale di importanza e che siano entrambe fondamentali, ma basta leggere la Costituzione.
    Il pericolo vero però secondo me è quello di cadere nella trappola del bianco/nero, o con noi o contro di noi, buoni cattivi, giovani vecchi.
    Sui diritti c’è ben poco da discutere, vanno estesi e basta e la gente è d’accordo.
    Sul lavoro è sbagliato porsi o con marchionne o con la fiom, è un modello berlusconiano, ci vuole un patto fra impresa e lavoratore, condiviso e non imposto, come hanno fatto in germania, e bisogna lavorare per questo.
    E non ha nulla a che vedere con le tutele.
    Ciao.

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  • Simone ha detto:

    “Comunicare è riuscire a raccontare cosa siamo davvero, cosa vogliamo, con maniacale coerenza e testardaggine”
    Ancora pensi che il problema e´comunicare?? IL PD non ha nulla da comunicare per quello fa schifo non perche ha un carciofo come Bersani come segretario!

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    • gianmarionava ha detto:

      simone, il tuo modo di comunicare è aggressivo e volutamente strafottente
      cosa vuoi dirci? cosa sei davvero? cosa hai da portare? pensi di potere convincere qualcuno? o pensi di demolire qualcuno? o vuoi “rimettere le cose a posto”?
      il PD non ha nulla da comunicare, come il PDL, SEL, IDV, rifondazione (e le sue varianti cangianti) e neanche M5S, se lo dico in modo abbastanza assertivo può valere per tutti…
      ciò non vuol dire che sia vero
      lo schifo che provi sei sicuro che venga da fuori di te?

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  • jakopino88@libero.it ha detto:

    ancora qualche osservazione. devo dire che non condivido quel che dice cristiana quando differenzia fra “diritti umani” e “diritti del lavoro”. anche perchè qui si sta parlando di un diritto fondamentale, cioè quello di non essere discriminati per le opinioni che si esprimono, e per la tessera sindacale che si ha in tasca. detesto atteggiarmi a professorino, ma dovreste dare tutti un’occhiatina all’artcolo 3 della costituzione: al primo comma, che riassume tutte le discriminazioni che la repubblica nega (sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali), al secondo, che enuncia l’impegno solenne della repubblica a rimuovere gli ostacoli che ostacolano la partecipazione dei lavoratori (dei lavoratori!) alla vita sociale e politica del paese. nessuno qui sta difendendo il contratto a tempo indeterminato come un totem, come dice la fornero: piuttosto, si difende il diritto della controparte a conoscere la causa di rescissione unilaterale di un contratto, e a vederne rimossi gli effetti se tale causa è illegittima; quello che è un principio elementare di tutto il diritto civile, come sa una matricola al primo anno che abbia dato privato, e che vale a maggior ragione in un rapporto, quello di lavoro subordinato, ove le parti non sono in condizione di parità. peraltro, chiunque abbia un minimo di conoscenza dell’argomento, sa che, in un sistema come quello tedesco, è molto più difficile per un lavoratore essere licenziato. e, qui qui dissento da gianpi, si tratta esattamente di una questione di tutele; solo che nel modello tedesco esse si trovano già a monte: col modello cogestorio che prevede la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, è difficilissimo alla base che l’organo di gestione, eletto da un comitato di vigilanza composto per metà da rappresentanti dei lavoratori, faccia un licenziamento discriminatorio; se poi anche dovesse succedere, allora scatta la procedura di conciliazione, cui partecipa il medesimo organo di vigilanza. detto per inciso, con un modello così sono pari a zero le probabilità che in un’azienda come la volkswagen venga scelto un amministratore come marchionne; perchè, prima di tutto, è uno che non sa fare il suo mestiere; per questo scarica le colpe della sua inettitudine su qualcun altro; infatti la volkswagen continua a vendere, a fare utili e a redistribuirli, a pagare ai suoi operai stipendi impensabili in italia, senza che mai si abbia avuta notizia di un solo comportamento discriminatorio verso le maestranze; marchionne, incapace di tenerle testa, se la prende con la fiom e poi decide di andare a costruire i suoi bolidi in serbia e in polonia, dove la manodopera costa un tozzo di pane; vediamo quanti ne venderà…

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    • calicata ha detto:

      non voglio dire che il lavoro non è un diritto….sto dicendo che sancire cose teoriche che non manteniamo è folle….in un sistema come il nostro come facciamo ad impedire ad un imprenditore di chiudere? O di andare via? Non possiamo. E quindi? Come facciamo a tenerlo qui?

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      • jakopino88@libero.it ha detto:

        mi pare evidente, cristiana, che qui marchionne non ha intenzione di restarci un minuto di più; e non ne ha intenzione perchè, scadenti le sue capacità di manager dell’auto, le regole italiane sono per lui un peso inutile, mentre altrove regole ben più severe non impediscono a veri imprenditori di fare profitti senza calpestare i diritti, per fino in una congiuntura non favorevole come questa. e allora inscena questo ignobile ricatto; o mi mettete delle regole da ottocento, o io me ne vado. io credo che ai ricatti non si debba cedere; lui è qui in italia, la fiat nei suoi 113 anni di storia ha sempre preso palate di soldi dallo stato (ci sto scrivendo una tesi su questo, fomentato dalla mia docente di sindacale), e bisogna trovare il modo di non farlo delocalizzare; un governo di destra come quello di sarkozy l’ha fatto in francia con le sue case automobilistiche, senza pregiudicare i diritti del lavoro. se in italia si sceglie di non farlo, allora questa è una scelta, una scelta politica; niente di più e niente di meno.

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    • calicata ha detto:

      Non faccio distinzioni competitive. Sto solo cercando di farvi capire che i diritti sociali sono diritti se il lavoro esiste. Se il lavoro non esiste un soggetto disoccupato che soggetto e’ rispetto al lavoro?

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  • Jacopo Bombarda ha detto:

    @ Meursault
    ichino avrà anche proposto di pagare proporzionalmente di più gli atipici; peccato che sia la sua scuola di pensiero ad aver partorito, ormai quasi quindici anni fa, la prima infornata di contratti atipici; se non li si vuole, basta cancellarli; basta ridurli dai più di 40 che sono oggi a 4 o 5 (proposta fiom, fra l’altro); la fornero se ne è ben guardata. ma allora di cosa stiamo parlando?
    p.s. nel commento di sopra ho messo la mail anche al posto del nome; cristiana se hai tempo riesci a correggere?

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    • antonella ha detto:

      Anche la CGIL (sicuramente la Filcams) sono almeno 8 anni che propone che i contratti atipici costino di più alle aziende, rispetto ai dipendenti strutturati. In questo non mi sembra che Ichino dica una cosa nuova, ma sicuramente ribadisce una cosa giusta.

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    • gianmarionava ha detto:

      le proposte di ichino sono molto molto molto più a sinistra della fiom
      basta intendersi su cosa sia di sinistra
      e la fiom non lo è, per me
      non è libertaria, non è liberista, non è liberale

      in più ichino ha proposto di eliminare tutti i contratti atipici (tutti, hai letto bene)

      e la fornero non lo ha seguito perchè si è messa di traverso la cisl
      e la cgil, zitta
      forse per fare dispetto ad ichino, chissà
      sta di fatto che il mondo andrà avanti anche senza la nostra sinistra
      e noialtri, appena crolleranno gli stati nazionali, finalmente potremo votare una sinistra europea libertaria, liberista e liberale

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  • calicata ha detto:

    questo fa schifo.

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