PD: meno cognomi, piu’ valori.

17 febbraio 2017 § 3 commenti

La dico brutale. Con il premio di maggioranza al 40% togliere anche un 5% al PD significa condannare il Paese alle larghe intese invece che ad un governo PD. Ma non voglio pensare il gioco sia questo. Non voglio pensare che alla fine tutto si riduca ad un “meglio governare come negli ultimi settantanni” che dare al Paese una speranza di avere un governo chiaro, limpido e che governi senza alibi, rispondendo nelle urne agli elettori dopo 5 anni.
Il PD non e’ e non sara’ mai un partito personale. Ma deve smettere di essere il partito delle correnti portando in eredita’ questa mala pratica da PCI e DC. Il PD deve rispondere ad iscritti ed elettori che messi tutti insieme rappresentano la piu’ grande maggioranza progressista e democratica d’Europa. Un valore inestimabile. Chi danneggera’ questo patrimonio umano e politico, chiunque esso sia, si rende responsabile di un danno immenso al Paese, all’Europa e scusate se ci aggiungo il resto del mondo. Contemporaneamente nel PD c’e’ tanta pulizia da fare che ancora non e’ stata fatta. E’ ora di farla. E vale da tutte le parti. Il PD non e’ diviso tra bersaniani e renziani e franceschiniani. E’ diviso in brave persone (tante) e assetati di potere (pochi ma potenti). Quindi io al giochino dei cognomi non ci sto. Io sto alla battaglia dei valori. E dobbiamo ricominciare a scriverli, elencarli, gridarli. Per me il primo valore di un partito come vuole chiamarsi Partito Democratico e’: Uguaglianza. Maniacale perseguimento dell’eguaglianza. 

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Stare da una parte o della dissidenza.

23 ottobre 2016 § 4 commenti

in Italia dovremmo rivedere cosa significa stare da una parte. Per la maggior parte di noi “stare da una parte” e’ difendere quella parte anche davanti all’evidenza dell’errore.
Criticare anche una sola volta e’ tradimento, significa varcare la soglia della “casa”, uscire per il bosco oscuro, inseguiti dalla sassaiola,
Per questo la maggior parte preferisce “restare dalla parte” sempre (ci sono anche quelli che criticano quando hanno gia’ “un’altra parte”, eh).
Quindi si perde la capacita’ di criticare, si ha paura di farlo, quella buona pratica che e’ discutere, criticare per cambiare. La critica viene vista come distruzione: a sinistra e’ il tipico approccio comunista sovietico. Il critico e’ oppositore. il dissidente. Va distrutto con qualsiasi mezzo. Azzerato. La sua distruzione diventa piu’ importante del cambiamento, diventa meta finale, non parte di una visione. Per cui si perde di vista la visione. Resta solo il nemico.
 
Mi piace pensare (in coppia, in azienda, in politica) che stare da una parte significa sollevare i problemi per cambiare. Fare meglio. Crescere. E sopratutto non essere spazzati via: da un’amante, da un competitor, da un movimento populista.
La natura del nostro Paese secondo me e’ racchiusa in questa mancata maturita’ che e’ personale e collettiva insieme. Dobbiamo trovare il modo di evolverci per sopravvivere.

D’Alema, come la volpe e l’uva.

11 marzo 2016 § 5 commenti

Che la rottamazione non abbia ancora raggiunto alcuni confini, Capitale compresa, questo è un fatto che solo uno stupido potrebbe negare. Per chi sta nel PD dalla fondazione osservare i tanti ex dalemiani, ex bersaniani o talebani dell’antirenzismo ora saliti sul carro del vincitore è la sofferenza più grande, accanto al vedere tante brave persone non professioniste della politica storcere il naso davanti ad alcune cose, ad alcuni assetti, ad alcune scelte. Ci sono delle valutazioni da fare che partono da come andarono le primarie 2013 e da come è composto il parlamento attuale per capire alcune cose incompiute di questi anni, una discussione lunga e sincera che andrebbe fatta prima o poi e che io da semplice militante non avrei paura a fare. Ma prendere lezioni da D’Alema che il Pd non lo voleva, le primarie non le voleva, quello che fece cadere Prodi, quello che alla fine direttamente o indirettamente ci ha fatto perdere per venti anni con la classe dirigente allevata da lui come polli da batteria che non osavano contraddirlo è ridicolo. Nessuno si offenda, anzi forse molti adesso si definiscono renziani. Io vorrei che la politica fosse servizio, che la facessimo tutti quanti un pochino di più senza generare mostri che fanno solo questo nella vita per cui poi la politica diventa esistenza e non servizio per il bene comune. Se tutti fossimo un pochino più politici, avremmo meno professionisti e più controllo diffuso, altro che primarie dopate (che poi dove si dopano le primarie si dopa anche il voto vero, quindi il problema è molto ma molto più profondo). Io credo che il PD avrebbe tutte le carte in regola non per cambiare sistema di potere da D’Alema a Renzi, cosa che a me personalmente non interessa, ma per ricostruire un tessuto civico di partecipazione anche leggera, che consenta l’impegno e il controllo di molti per evitare il potere in mano a pochi. Non accetto lezioni da D’Alema o dai suoi polli di batteria, ma contemporaneamente non nego che la rottamazione in molti territori va cominciata e di brutto. L’ho sempre chiamata provocatoriamente un’operazione a 5 stelle, prendere il buono della partecipazione civica che con la nostra storia può evitare di divenire populismo o solo inesperienza che davanti al potere diventa fame ancora più brutale di quella più accorta dei professionisti. Tempi difficili, ma continuo a pensare che solo il PD può ospitare per primo quella rivoluzione di cui tutto il sistema politico italiano avrebbe bisogno. My two cents del venerdì.

Due sassolini (per la minoranza PD)

7 marzo 2016 § 8 commenti

Io non capisco la cosiddetta minoranza PD. Cosa c’entra il doppio incarico di Renzi con la scarsa affluenza a Roma? Quindi a Napoli e altrove invece il doppio incarico ha funzionato? Roma è un discorso a parte di cui è più responsabile la minoranza PD passando anche per Fassina dell’ultimo renziano in Val D’Aosta. Come la storia di Verdini che vota la fiducia per le unioni civili. E se la legge la votavamo con il M5S? Siamo seri. Parliamo di cose serie. Parliamo tutti insieme di come si può vincere a Roma, dei passi da fare, dell’umiltà da mettere in campo (tutti, perchè se non siamo tutti è un casino). Forza.

Perchè domenica, a Roma, voterei Morassut

3 marzo 2016 § 14 commenti

Non potrò votare alle primarie di Roma perchè pur essendo iscritta a Roma, sono residente a Napoli, Questo non toglie, come mi è sempre accaduto ogni volta che ero lontano, che so chi voterei.
Soffro da morire in questi mesi perchè, ve lo confesso, l’emergere di Mafia Capitale che molti di noi avevano denunciato in qualche forma, pur non capendone i confini, mi sembrava un’opportunità. L’opportunità del commissariamento del Partito e quella di una Giunta pulita, sicuramente sotto i riflettori continui, ma mi sembrava che se avessimo fatto tutti uno sforzo in più adesso non saremmo in questa situazione.
Ad Ignazio Marino dopo le dimissioni avevo chiesto di raccogliere, dentro il PD, la parte buona e di accomapgnare la tanta parte della sua squadra a riconquistare la città. Non lo giudico per la rabbia che porta umanamente, ma politicamente la sua battaglia contro tutto il PD può fare tantissimi danni. Continuo a pensare che è dentro il PD che esiste ed alberga l’anticorpo del malaffare. Non lo ha la destra (che si è adattata subito al malcostume e lo ha triplicato quando ha governato) non lo ha il M5S che dove governa fa disastri e che sembra più un partito allo sbando. Non lo ha Fassina che deve togliersi sassolini dalle scarpe contro Renzi e da che ricordo io ha sempre fatto parte dell’estabilishment del PD romano. Non lo potrà avere Ignazio Marino da solo, senza la sua squadra. Roma non si governa da soli. Non lo faceva nemmeno lui, nel bene e nel male e non è in grado di farlo in futuro, senza quel pezzo buono di PD.
A queste primarie voterei Roberto Morassut perchè penso che sappia raccogliere con più umiltà quel testimone, perchè lui e la sua squadra (passaggio importante, lo dico in questo modo leggero, anche io invecchio) ha dimostrato maggiore autocritica per come sono andate le cose a Roma.
La mia speranza è che se dovesse vincere Roberto Morassut, facciano un passo indietro i Fassina e i Marino e si ricostruisca il centro sinistra che pure ha fatto bene, ma con quella spinta che la giunta Marino aveva dato di forte cambiamento.
Non boicottate queste primarie, non fate decidere il sindaco a qualcun altro. Queste primarie non hanno l’appeal che hanno avuto le primarie milanesi. Non si sono viste prime pagine, alti profili, differenze e provocazioni di visione. Ma dobbiamo ricominciare dalle competenze profonde che non possono essere solo l’ascolto referendario del territorio. Un vero leader la visione della città deve averla. Deve ascoltare sì, ma deve avere chiaro dove arrivare. In bocca al lupo Roma mia adorata. Torno presto. Promesso.

Unioni civili: facciamo tutti un bel respiro?

15 gennaio 2016 § 2 commenti

Come avevo previsto il dibattito sulle unioni civili si sta infiammando, sta generando macroscopiche divisioni (tutti i cattolici del PD vs contro i gay dei gay pride e delle tette al vento e via dicendo). I cattolici del PD sono tanti, se vogliamo io stessa vengo da una famiglia cattolicissima. I gay non sono più per fortuna quelli con le piume in discoteca, possiamo per favore ricondurre la discussione sul tema: è giusto o no riconoscere pari diritti reciproci ad una coppia dello stesso sesso? Se la risposta è no, perchè? E’ giusto o no che se la mia compagna fa un figlio perché lo decidiamo insieme e magari rinuncia al suo lavoro o alla sua carriera io mi occupi di lei e di nostro figlio anche se scappo con un tizio alto bello e biondo ed eterosessuale (metto un evento impossibile per rasserenare casa!)? Ai pochissimi deputati del PD che stanno tentando di affossare la legge dico: fermatevi, state cercando di fermare la storia, una storia di eguaglianza, state indebolendo il principio secondo cui una famiglia è fondata sulla responsabilità e il rispetto reciproco, state indebolendo il legame doveroso che un genitore deve avere verso i propri figli. Vi imploro, fermatevi a riflettere, fate un bel respiro, votiamo la legge e parliamo di altro. Parliamo di asili nido. Parliamo di donne che non fanno figli.

Facciamo tutti un bel respiro. Noi, gli altri e i giornalisti, tutti. Smettiamo di etichettarci: lobby di qui, cattolici di là. Non esiste la lobby gay come non si può dire “tutti i cattolici del PD”. Forza, ce la possiamo fare a fare entrare l’Italia in Europa.

il 16 gennaio #ricuciAMO Roma

11 gennaio 2016 § 5 commenti

12417597_10153845152942838_287386077124513991_nChe siamo 5 donne è stato un caso, però forse no evidentemente, di sicuro proveniamo da pianeti diversi e questo è il bello, di sicuro abbiamo imparato tanto (io da loro tantissimo…) e abbiamo fatto l’esercizio di ascoltare e di ascoltarci per un bel po’…. Forse a Roma si può vincere se usciamo di casa, sia virtualmente che fisicamente. Se usciamo dai luoghi comodi per avventurarci per strade nuove, assumendo che a Roma non serve un sindaco (o una sindaca?) ma serve che a tutti i romani venga un po’ la voglia di fare il sindaco e quindi riconoscendo che nessuno di noi ha la soluzione ma ce l’abbiamo tutti insieme. Per questo bisogna ricucire e chi (per prenderci un po’ in giro) lo sa fare meglio delle donne? Venite?

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