Votate “Ho dormito con te tutta la notte” a Modus Legendi

6 gennaio 2017 § Lascia un commento


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Qui sotto la scheda (che mi sono commossa) di Angelo Di Liberto uno dei fondatori del premio Modus Legendi. Non è bellissima?

La quarta scheda è dedicata a:

“Ho dormito con te tutta la notte”, di Cristiana Alicata – Hacca Edizioni

È una storia d’introspezione e di ricordi. Di brandelli di vita abbarbicati alle corrispondenze consumate, di tracce, di colori, di sguardi, di occasioni perdute.
Narrata in prima persona da una protagonista di cui non conosceremo mai il nome, la vicenda si snoda attraverso una risistemazione degli affetti, visioni oniriche, viaggi, il ritrovato e mancato amore.
È altresì la storia di un’assenza, di quelle che nelle nostre vite si fanno risentire in certe notti di solitudine, quando è impossibile trovare il sonno e i fantasmi della memoria si affastellano e premono prepotenti, sicuri di averla vinta su un io fiaccato e buio.
Non resta altro che ripercorrerle quelle assenze in cerca di vita o perlomeno di significanze reali, ponderate, percorse su un itinerario di cui si conosce la traccia passata ma non quella futura.

Il primo luogo è l’infanzia, il momento idilliaco dell’inconsapevolezza, quando i tumulti sono relativi al gioco o alla contesa dell’amore paterno, figura centrale ed emblematica.
Nell’infanzia c’è il non esserci, la frantumazione del dubbio, il giorno che non finisce e l’amore incondizionato. L’idea di pace che la protagonista cercherà incessantemente anche dopo. Ma c’è soprattutto un posto, una collocazione, un ruolo riconosciuto e definito.

Dopo è scomparsa, separazione, insufficienza, distanza. Per colmare, per spiegare a se stessa, per trovare un senso, un nesso, la donna interroga i gesti frantumando il tempo. Lo riduce a piccoli pezzi in cui trovano collocazione la malattia psichiatrica della madre, i giochi con Sabrina e Lucia – figure trasparenti e calco dei successivi amori -, i viaggi per l’Italia e Berlino che sono spostamenti d’anima, l’incontro con la ragazza lungo il Tevere che segna un nuovo inizio, un altro punto d’osservazione, una torre fortificata da cui scrutare e vivere intensamente il mondo, seppure solo per una parentesi breve.

“Esistono secondo te luoghi dove restare?”.

È una domanda ma al tempo stesso un’affermazione, una crisi. Non si resta mai, non si giace nell’intima convinzione di una certezza. Non ve ne sono, non sono alla nostra portata, svaniscono proprio quando pensiamo di averne trovata una. È illusione effimera d’infinito. È desiderio d’equilibrio. Vedere in fondo al tunnel da una distanza irragionevole ma possibile.
Cristiana Alicata, l’autrice del romanzo, gioca con una lingua dolce che ha carezze di raso e calore di lana. Lascia che le parole si collochino come pedine su una scacchiera. Non c’è sforzo nel suo raccontare ma liberazione. I silenzi giocano un ruolo importante, sono pause espressive cariche di speranza. Sono immagini rappresentative di un sentimento che continua a tornare nel luogo felice dell’infanzia che si fa adulta e mai trascorsa.

“Poi sono rimasta in silenzio, ho appoggiato la testa al suo petto come facevo da piccola: aveva sempre quell’odore di bosco di montagna che era come tornare a casa. E mi sono addormentata”.

Ciascuno di noi ha il suo luogo dell’infanzia a cui ricorrere nel frangente di una vita insopportabile. Può essere una stanza, un colore speciale, può essere una canzone o semplicemente un profumo. Tra le dita, tra i capelli, sulla nuca, sul petto, in fondo a un letto sfatto mentre dormiamo insieme tutta la notte in un abbraccio infinito che è dimenticanza. È Altrove.

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